TA semplice sulla produzione di petrolio

Ogni tanto qualche sito/blog americano di economia presenta dei grafici molto basic con tanto di recessioni inclusi disegnati in rosa. Ecco, il sito che può fornire grafici del genere si chiama www.economagic.com.

Sono andata a cercarmi la produzione di petrolio. Cliccando su “GIF chart” si può giocare a creare dei grafici diversi con i numeri a disposizione. Per esempio questo, il default:

L’abbiamo visto mille volte in salse diverse. Il grafico mi da una produzione giornaliera di ca 73-74 milioni di barili al giorni, almeno 10 milioni in meno dei dati EIA, che includono tutti i liquidi. Senza un abbonamento non mi fanno vedere la fonte dei dati però.

Poi ho scelto di tracciare la produzione di petrolio sin dal 1973. Ci ho applicato un po’ di analisi tecnica molto semplice.

Il nostro famoso plateau di produzione tanto discusso da tutti è delineato dalle linee verdi orizzontali. Ma facendo un passo indietro per una visione più ampia, si può tracciare un canale trend classicissimo, in blu,  che porta fino a oggi senza uscire dal canale. Secondo il canale siamo ancora nella crescita lineare iniziata nel 1983.

La crisi del 1973 ha interrotto 3 decenni di crescita esponenziale della produzione di petrolio, rendendo la gente di nuovo consapevole della necessità di risparmiare energia. Consapevolezza, investimenti e nuove tecnologie hanno rallentato la produzione, fino a quando i miglioramenti non abbiano portato a un maggiore consumo totale, quando sempre più persone in effetti poteva permettersi macchine e prodotti consumatori.

Se guardiamo quindi la produzione secondo un punto di vista del chartista, ad aprile 2011 non eravamo ancora in peak oil. Mancano i dati degli ultimi quattro mesi, per sapere se l’inizio della nuova recessione abbia rotto o no il canale in giù.

21 responses to “TA semplice sulla produzione di petrolio”

  1. andreaX says :

    Veramente un ottima analisi Anna, molto esauriente ed esplicativa. Hai detto quello che ormai hanno capito quasi tutti: siamo nella fase del plateau, quella attorno al picco, da qui a poco la produzione mondiale di petrolio non potrà far altro che diminuire.
    Le crisi delle borse di questi giorni sembra proprio che lo stiano preannunciando, prepariamoci al peggio.

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  2. Pinnettu says :

    “”Il grafico mi da una produzione giornaliera di ca 73-74 milioni di barili al giorni, almeno 10 milioni in meno dei dati EIA, che includono tutti i liquidi.””

    Stiamo parlando del solo crude. Direi che il grafico è perfettamente in linea con i dati EIA sul solo crude. Anzi sembra proprio che la fonte sia proprio l'EIA.

    Continuo comunque a pensare che il picco non ci sarà almeno fino al 2015.

    La media annuale del 2011 è in linea se non leggermente superiore a quella del 2010, che rapresentò l'anno del massimo assoluto, sia per il solo crude che per tutti i liquidi.

    Tutto questo considerando che manca completamente la produzione libica (1,6 miloni di b/g !!!).
    Quandanche dovesse tornare sul mercato anche solo la metà del greggio libico, nel 2012 si assisterà (salvo accadimenti non di origine geologica) alla rottura verso l'alto del plateau, sia della produzione totale che del solo crude.

    Prescindendo dai fattori politici, da un punto di vista strettamente geologico la produzione già oggi potrebbe essere di 75 milioni di b/g per il crude e 88 milioni per la produzione totale.
    Numeri tral'altro superati come media mensile di Gennaio, ovvero prima degli accadimenti libici.

    Durante i prossimi anni potremmo quasi sicuramente assistere ad un allargamento del gap fra domanda e offerta (offerta che nel 2011 si appresta a segnare un nuovo record assoluto) ma la produzione non credo inizierà a declinare prima del 2015.

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  3. fausto / fardiconto says :

    C'è una cosa che mi rode da un po: parliamo solo di valori lordi. A queste produzioni bisognerebbe cavare la quota divorata dal processo produttivo. A me non interessano i barili di greggio che muovono una pala gommata in Canada; mi interessano quelli realmente disponibili per il mio serbatoio. Li chiamano “energia netta”. Ho il terribile sospetto che i due grafici siano diversi per forma e significato.

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  4. Pinnettu says :

    @ Fausto

    Credo che in quel caso il parametro da seguire sia il prezzo della benzina. In particolare il suo costo industriale.

    I carburanti incorporano i costi di estrazione, trasporto, raffinazione ecc…
    Sono sicuramente più rappresentativi della situazione generale.

    Intanto oggi, in Italia, i prezzi dei principali marchi oscillano fra 1,623 e 1,629.

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  5. oronero says :

    Veramente dicevo il contrario. In questo post guardo la produzione di petrolio non come tale, ma come se fosse un prezzo, forse di un azione, o dell'oro al kilo. Applicando TA, la produzione è ancora in salita.

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  6. sinbad says :

    Siamo alle solite..prezzo alto per gli alti costi di estrazione o per la crescita della massa monetaria? O tutte e due?
    Chi ha un indicatore affidabile su questo si faccia vivo. Grazie.
    ciao
    Sinbad

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  7. Pinnettu says :

    @ Sinbad

    A naso direi più per gli alti costi di estrazione/raffinazione.
    In Europa in particolare, dove il peso del Brent è probabilmente determinante nelle dinamiche dei prezzi dei raffinati.

    La crescita della massa monetaria, non sembra per il momento aver creato movimenti inflazionistici di rilievo. E' probabile che tutta questa nuova moneta, continui a restare confinata nel circuito delle banche e non sia, se non in parte, entrata in circolazione.

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  8. oronero says :

    Alti costi estrazione -> alti costi energetici -> indebitamento sovrano – > crescita massa monetaria -> minore fiducia negli asset tradizionali come azioni e dollari -> afflusso degli soldi nelle commodities -> ancora più indebitamento sovrano -> crescita massa monetaria…kaboom

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  9. Hunter76Lima says :

    Pinnettu, concordo sulle tue conclusione basate l'analisi classica sulla domanda-offerta del petrolio ma qui secondo me pecchi di semplicismo.
    Parli di accadimenti non di orgine geologica che influenzano la produzione petrolifera come se fossero eventi non prevedibili e da non conteggiare …. e qui ti sbagli!

    L'intera estrazione petrolifera non è un fatto geologico, bensì economico ed energetico.
    Il fondamento del peak-oil è geologico (finitezza delle riserve, posizionamento dei giacimenti e via discorrendo) ma la sua attuazione è puramente economica e geo-politica.

    In un contesto di turbolenze economico-finanziarie come quello attuale l'estrazione del petrolio non è solo causata da una legge di domanda e offerta ma da tutta una serie di percezioni, oggettive e soggettive, che i soggetti economici hanno nel rispetto della questione dell'esaurimento delle risorse, dell'inquinamento ambientale, dei ritorni decrescenti.

    Il modello economico di base tende quindi a mutare in corrispondenza del peak-oil e a diventare del tutto non-lineare.

    In base a questo non ti concedo quindi che gli 1,6mbd della Libia sono “sfortunatamente” bloccati. Sono semplicemente economicamente e geo-politicamente non sfruttabili come qualsiasi altra risorsa o giacimento disponibile e non sfruttato sparso nel mondo.

    Hunter76Lima

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  10. Fabrizio73 says :

    La tua considerazione è interessante.
    Bisognerebbe però che tu spiegassi quali sono i fatti geo-politici che impediscono alle multinazionali e quindi agli stati occidentali , di importare petrolio.
    Sbaglio se dico che ci sono state almeno un paio di guerre scatenate per il petrolio?? Non mi sembra che siano molti i fattori politici che fermano l'estrazione del petrolio.
    In Libia non mi sembra che non esportassero greggio, ma si vede che lo esportavano verso i paesi “sbagliati”.
    Se la Siria fosse piena zeppa di petrolio ,credi che Assad sarebbe ancora lì a sparare sui civili, o ci sarebbero le portaerei vicino alle sue coste????

    E poi per quel che riguarda il lato economico, direi che siamo ancora lontani dall'aver raggiunto il picco del prezzo.Quindi affermare come tu fai, che vi è del petrolio che non è conveniente sfruttare dal punto di vista economico mi viene da ridere quando penso che al largo delle coste pugliese fanno ricerche per estrarre qualche centinaio di migliaio di barili di petrolio.
    D'altronde quale prezzo siamo disposti a pagare per il petrolio???

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  11. medo says :

    Certo che se accoppiamo il primo grafico della produzione globale al numero di abitanti del Pianeta, siamo senza relativaa crescita nella produzione dal 1999! E stiamo collassando dal 2005 circa. Questo è il dato più importante, secondo me nel “dopo picco del petrolio” il grafico della produzione in se stessa non ha alcun senso pratico… Poi si potrebbe accoppiare il dato della produzione pro-capite al PIL pro-capite e vedere come quest'ultimo è molto sensibile ai piccoli cali di disponibilità di prodotto. SOPRATTUTTO alla disponibilità di SWEET LIGHT CRUDE OIL per persona… Ma questi grafici sarebbero talmente rispecchianti la realtà di collasso che anche io stesso ho timore a produrli e pubblicarli sul mio post. Oddio, un tabellone con tutti questi numeri ce l'ho già e mi parla di un collasso energetico 2015 – 2030 senza precedenti nella storia umana per qualità e quantità del danno irreversibile sociale, culturale ed economico che genererà oltre che il numero di morti, il numero di non nati, il collasso del tasso fertilità mondiale, etc.

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  12. medo says :

    Esattamente, poi quel neto andrebbe diviso per quanti serbatoi ci sono… Che qui sembra che la domanda sorpassoi ancora l'offerta di quel famoso 1% a cui non crede nessuno. Ovvio che l'economia si stia contraendo, ma tu dammi una produzione di 400 milioni di barili di petrolio al giorno e vedrai come riapro immediatamente le centrali ad olio (ce ne sono ancora in giro non smantellate anche in Europa…).

    E quanti vorrebbero essere riempiti. Nel senso: abbiamo oggi serbatori e motori pronti a bruciare ben oltre i 75 milioni di barili di greggio disponibili in media ogni giorno. Va beh. Spero si sia capita la mia osservazione sull'eterno dilemma della domanda e dell'offerta.

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  13. sinbad says :

    Se ci fai un grafichino e lo intitoli “Oronero Cycle” , ci metti il copyright e te lo rivendi alle aziende di consulenza tipo BCG o McKensay vivi di rendita oltre a guadagnarti una voce su wikipedia ; -) Non dimentacare il Kaboom!!
    ciao

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  14. Pinnettu says :

    @ Hunter

    Ma certo…siamo d'accordo.

    Parlando della Libia infatti ho lasciato intendere la possibilità che non tutta la produzione possa tornare sul mercato. Resta però il fatto che nel giro di pochi mesi una certa parte (la meta?) sarà nuovamente disponibile.
    Gia oggi dal campo di Sarir sono nuovamente in produzione 160.000 b/g.

    Quanto alle altre considerazioni, mi pare ovvio che ci sia da tener conto di EROEI, disponibilità procapite, costi di raffinazione ecc..ecc….
    e che questo rappresenti il punto centrale del problema.

    Il post di Anna parlava però esclusivamente di produzione e picco in senso stretto. Barili/giorno nudi e crudi. Di questo si parlava e da un punto di vista strettamente numerico non vi è dubbio che il picco non è alle spalle e che, secondo mie confutabilissime considerazioni, fino al 2015 non assisteremo al declino della produzione.

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  15. Libero says :

    Che lo scollinamento avenga non prima del 2015 mi sembra un'ipotesi un pò troppo ottimistica. Dai post pubblicati in questi ultimi mesi su TOD sembra più plausibile entro il 2013 (J. Leggett). Comunque è oramai assodato che quando la spesa per il petrolio, a causa degli alti prezzi, sale per qualche tempo oltre una certa soglia di PIL (circa 5,5) si verifichi inesorabilmente una recessione economica. Quindi picco o non picco prezzi permanentemente oscillanti tra gli 80 – 100 dollari al barile non sono sostenibili per qualunque economia votata alla crescita. E non credo che oramai, anche nel caso di una nuova recessione, i prezzi caleranno più di molto.

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  16. Pinnettu says :

    Si, difficilmente i prezzi potranno scendere di molto, anche perchè la domanda continua a salire.

    Magari in ambito OECD siamo in presenza di una domanda stagnante o in leggero calo, ma su base mondiale la domanda è ancora in salita.

    Lo scenario più probabile nei prossimi 1-2 anni non sarà tanto l'inizio del declino dell'offerta, quanto l'allargamento del gap fra la domanda e l'offerta stessa.

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  17. Hunter76Lima says :

    Le vostre considerazioni (Libero,Pinnettu, Medo, Fabrizio) sono tutte condivisibili, però a quanto pare pur avendo orizzonti previsionali differenti (chi dice subito, chi 2013, chi 2015) abbiamo tutti ben chiaro il destino della produzione petrolifera e i conseguenti effetti sulle economia e sulla vita degli abitanti di questo pianeta.

    Da parte mia in particolare propendo ad allinearmi alla posizione di Libero e vedo come le economie occidentali fanno sempre più fatica a sopportare il prezzo alto del petrolio trovandosi di fatto ad annaspare ogniqualvolta sembrano emergere dalla recessione.

    La fascia 80-100$ è infatti piuttosto indicativa e un vero respiro per la spesa nazionale, per qualsivoglia nazione, lo si ha solo al di sotto di tale fascia. Al di sopra invece si entra subito in sofferenza. Lo stato attuale ci dice che il livello di sopportazione si sta esaurendo e l'effetto palpabile sono le sempre nuove manovre che vengono proposte per ripianare i buchi di bilancio indotti non dalla eccessiva spesa energetica ma dai ridotti margini di crescita imposti dalla spesa petrolifera che non permettono di conseguire una crescita del PIL e quindi un ripagamento degli interessi sul debito.

    Secondo le mie valutazioni, lo scenario più probabile ci porterà a fissare il peak-oil nel biennio 2011-2012 (termine plateau ondulante) anche se non escludo l'avverarsi di scenari di collasso a volte paventati in rete (probabilità bassa ma non nulla) ovvero crisi energetica globale già a partire da questo inverno

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  18. medo says :

    Non dimentichiamo che si spende sempre di più (denaro ed energia, e tempo, che son tutte e tre la stessa cosa) per acquistare greggio di sempre peggiore qualità. Ora paghiamo 80 $ per avere del medium crude oil tirato fuori pompando acqua a tutto andare negli sprofondi del sottosuolo, quando vent'anni fa con 15 $ ti portavi a casa dello stupendo light. Ed i nostri raffinatori, che lavorano a margini da chiusura immediata, lo sanno bene. La raffineria IES di Mantova, ungherese di proprietà da tre anni, totalizza un altra annatta con perdita netta di circa 15 milioni di Euro. Dopo aver perso 35 milioni di Euro negli scorsi due anni. Quanto dura?
    Essa da sola rifornisce il fabbisogno di tre aeroporti (Brescia, Verona, Bologna) e di quasi 2 regioni italiane.(Trentino Alto-Adige e province di Mantova, Verona, Brescia, Rovigo, Modena). E non è in grado di raffinare l'80% del greggio sul mercato mondiale. Fate voi sul dove siamo diretti. E sul quando (2015 avremo in Italia una produzione di raffinati diminuita della metà, se non oltre, rispetto AD OGGI, i numeri li ho rigirati da tutte le parti ma tant'è…).

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  19. sinbad says :

    Da un blog spagnolo sperando che sia inteso da tutti (per noi italiani è abbastanza facile).
    Bella analisi.
    http://crashoil.blogspot.com/2011/09/cuando-la-demanda-supera-la-oferta.html

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