Sanzioni contro la Siria

Secondo me sono un pugno in aria, queste sanzioni da parte della CE. I politici europei che ultimamente stanno parlando di un ritorno del petrolio libico, e quindi hanno preso coraggio e mettono un embargo alla Siria, si sbagliano di grosso se pensano che la produzione libica tornerà presto, e ai livelli prebellici.

Non importare più petrolio dalla Siria, significa solo che finalmente lo potrà comprare la Cina. Che tra l’altro sta litigucciando con la Russia per il prezzo del petrolio ASPO, quello siberiano. L’esportazione siriana era comunque mininimisso e l’Italia praticamente l’unico cliente in Europa.

Il prezzo del petrolio è molto sensibile all’offerta, dove un piccolo disturbo porta a dei grandi aumenti del prezzo. Non importa tanto quanto costa, lo compriamo lo stesso. Arabia Saudita ha bisogno di 100 dollari al barile, almeno. Troppe capriole logiche?

10 responses to “Sanzioni contro la Siria”

  1. medo says :

    Diciamo che è l'ennesimo colpo duro all'Italia. In attesa che dopo quello che sta accadendo in Libia ci taglino fuori anche dal commercio con l'Iran, poi veramente dobbiamo andare in giro con l'asino.
    L'Italia in vent'anni di berlusconismo ha perso tipo il 90% del suo potere contrattuale a livello internazionale. A parte tutto, a parte cause nautrali dovute alla mancanza di risorse minerarie ed energetiche del nostro paese, una classe dirigente aziendalista che faceva innanzitutto il proprio bene ha portato il paese al disastro quasi completo. All'estero sanno benissimo che la coperta è sempre più stretta e l'Italia va tagliata fuori per poter far continuare a consumare gli altri, per primi coloro che hanno testate nucleari in stock: USA, Inghilterra, Francia… Ci stanno facendo fuori in mille modi, l'unica via d'uscita sarebbe dichiararci falliti e mettergliela in quel posto. Non è riuscita la Grecia nonostante settimane di scontri sanguinosi in tutte le maggiori città: non ci riusciremo nemmeno noi.

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  2. sinbad says :

    @medo
    Concordo.
    Ma la partita è lunga (nonostante la nostra classe politica).

    La Francia energicamente è nei guai (in prospettiva). Puntare sul nucleare sta incominciando a dare problemi. Io, conoscendo i cuginetti, non esiterei a sigillare la frontiera per le scorie (altro che tav). Inoltre mi aspetto l'implosione di areva…

    Uk senza brent aumenteranno il deficit e con il welfare che hanno prevedo che i ragazzini per strada saranno stati solo un assaggio. Fuori Londra soprattutto.

    La Germania ha fatto una scommessa rinunciando al nucleare. Spero la vinca ma creerà tensioni la sua fame di energia e…l'italia è una pedina che, per il momento, sta messa troppo al centro dello scacchiere per essere esclusa (infatti la vendita dell'eni sarebbe una gran cazzata…piuttosto il default ma dubito nella capacità della classe politica di capirlo…sto incrociando le dita).

    Per giunta credo che aver puntato sul gas in prospettiva è stato giusto.
    Se avessimo lungimiranza farei un piano keynesiano per trasformare le nostre raffinerie in mangiatrici di greggio pesante, ma dispero che qualcuno lo faccia.
    Ciao

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  3. fausto / fardiconto says :

    Comunque si, importiamo petrolio anche dalla Siria; adesso sarà qualche percento del nostro fabbisogno. Le importazioni italiane dai siriani hanno avuto un massimo recente nel 2001 – 2002, senza mai arrivare a coprire neanche un decimo dei totali importati da noialtri. Il declino delle nostre importazioni segue bene la perdita di produzione dei siriani. Amen.

    Per Eni: ma che peso può sperare di avere una compagnia petrolifera che non controlla riserve, se non poche briciole lasciate da chi è più ricco? Per la Libia: andrà come in Iraq. Nel 2008 le nostre importazioni dall'Iraq si sono azzerate, abbiamo abbandonato l'area. Ci siamo messi ad importare un volume analogo di greggio dal Kuwait. Una buffonata: due commensali si sono scambiati di porto a tavola.

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  4. andreaX says :

    Ma puntare tutto sulle rinnovabili?, siamo o non siamo il “paese del sole”?.
    Fosse la volta buona che ci sbarazziamo definitivamente dal petrolio…

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  5. sinbad says :

    D'accordissimo.
    Il problema è il periodo di transizione che sarà lungo e metterà in discussione il nostro modo di vivere.
    Per la transizione, avere gas e poter raffinare greggi di bassa qualità, secondo me è essenziale.
    Parallelamente, sposo con te la necessità di una VERA politica sulle rinnovabili e, aggiungo io,
    un cambio metodologico sulla filiera produttiva-commerciale.
    ciao

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  6. medo says :

    Io abito in Francia. Quindi so che il nucleare dà tantissimi guai. Il fatto è che sul trattamento delle scorie (estere, che arrivano in grandissima parte via treno e poi per nave, soprattutto dalla Germania ma anche dall'Italia, vedasi da Saluggia) fanno un sacco di quattrini. Ed il trattamento è fatto per bene. Poi oh. Purtroppo l'energia elettrica in Francia costa ancora troppo poco ed è sprecatissima. Ma è comunque aumentata, di costo, di circa il 90% in 8 anni ad Euro costanti. Quindi, anche il nucleare non è la soluzione. E l'EPR di Flamanville va in parte smantellato e ricostruito per gravi errori di progettazione e costruzione: ergo la nuova generazione di centrali per produzione di energia dal nucleare per ora è solo una enorme bolla speculativa nei bilanci di qualche banca e stato nazionale. Stop. Concordo sull'aver puntato sul gas. Peccato che la Pianura Padana è diventata dopo le carbonifere Cina e Polonia il peggior produttore di NOx e polveri del mondo. Abbiamo l'energia ma 1 bambino su 3 nato negli ultimi sei anni è asmatico o in procinto di diventarlo. Domandina: ne è valsa la pena? A posteriori, l'industria non ha migliorato la condizione di vita degli umani, anzi li sta falciando…

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  7. medo says :

    L'ENI purtroppo è una azienda petrolifera all'avanguardia MA che fa manovalanza, autorizzata di volta in volta dallo Zio Americano o dallo Zio Russo. E' andata così. Abbiamo perso tutto da molto tempo, godiamo solo delle briciole. La nostra supremazia culturale, sociale, finanziaria ed in parte economica, è stata durante il Rinascimento: di tempo ne è passato parecchio…

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  8. Mario says :

    Che significa
    “un cambio metodologico sulla filiera produttiva-commerciale” ?

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  9. sinbad says :

    @Mario
    Significa che non possiamo più permetterci supply chain (logistica e assemblaggi) complesse.
    Per intenderci, alcuni esempi…. assemblo in polonia una macchina con sub-assemblati e componenti costruiti in conto lavoro in altre luoghi, anche molto lontani per vantaggi sui costi. Oppure importazioni di derrate alimentari da luoghi lontani, spesso per produrre “alimenti” ad-hoc per la segmentazione della domanda (si pensi alle merendine con soia argentina e packaging con polpa di cellulosa finlandese e polimeri di raffinazione est-europea lavorati in bassa padana per soddisfare l'utenza dei bambini oppure degli urban-pro).

    E sto parlando di adesso non di domani; solo che al momento si fa finta di niente…fermo restando che il sistema si sta infragilendo (macundo oil drill oppure il blackout di ieri a San Diego….)

    ciao
    sinbad

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  10. medo says :

    Trovo perfetto questo commento. La complessità “logistica” raggiunta è tale che anche se ad ogni osservatore del prodotto finale o di una parte del processo il tutto sembra fenomenale e risparmioso di energia, in effetti tutto il processo richiede un quantitativo di energia, tempo e denaro via via maggiore.
    Potremo fare i miracoli, tanto non basterà.
    A parte che le merendine ai bambini solo un ignorante criminale le puo comprare… Ed infatti il mondo è dei criminali più forti che spingono al consumo i criminali più deboli…

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