Non è questa la crisi energetica

Non stavo comoda dicendo che questa crisi è stata causata dai prezzi energetici alti. Non mi sembra che il petrolio c’entri tanto. In questi anni mi sono abituata a pensare che il Brent e il WTI sarebbero arrivati a prezzi più alti dei vecchi picchi, prima che arrivasse un nuovo crollo dei mercati.

Per me è comunque positivo una correzione del prezzo del petrolio, era troppo alto e penalizzava fortemente i bilanci delle famiglie. Che non hanno nessuna colpa in tutto questo.

Ho aggiornato il grafico di due post fa in modo che rispecchi un po’ meglio quello che sta succedendo ora, partendo dal presupposto che la crisi sovrana non è collegatissima al prezzo attuale di Brent&co.

Rosso: prezzo petrolio, Verde: ciclo economico, Nero: fabbisogno petrolifero (non energetico)

Quindi, nel 2008 il famoso crollo dei mercati, il crollo del prezzo del petrolio, il minore fabbisogno di prodotti petroliferi. Ricordiamo che il consumo è sceso di soli 1,5% globalmente, mentre il consumo di energia totale ha continuato ad aumentare. Le industrie hanno semplicemente scelto altre fonti.

Poi dal 2009 e durante tutto il 2010 una lenta crescita che ha fatto felice tutti gli investitori sulle borse.

Questa primavera del2011 abbiamo visto vari interventi da parte delle borse di materie prime mirati ad abbassare i prezzi. Il Brent era arrivato a 126 dollari, troppo per i consumatori. Ci sono riusciti, ma solo temporaneamente.  Dopo ogni intervento il Brent riprendeva la sua corsa insù, spinta dalla domanda globale. Su scala globale niente demand destruction.

Secondo me ho comunque disegnato il tratto rosso del prezzo petrolifero in caduta troppo lungo. Sinceramente non credo il WTI vada sotto i 70$ e il Brent sotto gli 80. Chiaramente mi posso sbagliare, ma penso proprio che ci saranno interventi delle borse all’incontrario prima che questo possa succedere. Perché come fanno i governi a permettere ancora una volta che tutti i progetti di esplorazione vengano fermati? Interverranno.

Come si vede, ho disegnato il ciclo economico dopo questo crollo dei mercati in continua ma lenta salita. Nel 2009 il PIL mondiale si è contratto 0,qualcosa%, poi nel 2010 un aumento di ca 5%. Per il 2011 era previsto un rallentamento, ma comunque intorno ai 4%. Siamo già a metà anno.

Penso che sia PIL mondiale, che fabbisogno petrolifero globale, verranno trascinati dall’Asia e dal Sud America. Globalmente si avrà un forte rallentamento, colpa della contrazione del OCSE, ma comunque in positivo, perché non si tratta di una crisi energetica in primis.

La crisi energetica arriverà, ma non ora. Ho messo il 2013 per la vera crisi energetica.

7 responses to “Non è questa la crisi energetica”

  1. Libero says :

    Se non ricordo male il 2013 è l'anno in cui Rembrandt Koppelaar ha previsto il picco del petrolio. Anche a me sembra la data più probabile per una vera e propria crisi energetica.

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  2. Pinnettu says :

    Concordo.
    Non c'è nessuna crisi energetica in atto. Non nel senso che sia a livelli tali da far saltare i mercati.
    Per il momento i problemi sono squisitamente finanziari.

    Direi che solo dopo il 2015 si può manifestare una crisi energetica seria. Questo perchè:

    1. Negli USA la temutissima crisi del gas naturale (attesa per il 2008-2009) è stata spostata in avanti di almeno un decennio grazie agli shale gas.

    2. La produzione mondiale di greggio ha avuto un sensibile aumento nel corso del 2010 e in questo momento, nonostante manchi dal mercato oltre 1 milione di b/g di greggio libico, non si assiste a nessun scollamento fra domanda ed offerta. Questo nonostante la prima sia prevista in sensibile rialzo anche per l'anno in corso.

    3. Con tutta probabilità l'OPEC ha ancora almeno uno o due miloni di b/g di spare capacity che sommati al petrolio libico fanno almeno tre milioni di barili in più da aggiungere alla produzzione attuale.

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  3. sinbad says :

    ?????????????????

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  4. Pinnettu says :

    Sono pronto a scomettere Sinbad.

    Se fossimo stati già in presenza dalla VERA crisi energetica, l'ammanco della produzione libica, avrebbe innescato una salita verticale dei prezzi, atteso che la domanda globale continua a salire.

    Così non è stato invece, visto che l'offerta, anche se fortemente condizionata dalla mancanza del greggio libico, riesce comunque a stare dietro alla domanda che, ripeto, continua a salire.

    Se fossimo stati già in presenza di SERIE difficoltà di approvigianemento di petrolio e di gas, le quotazioni di questi se ne sarebbero allegramente fregate delle vicende finanziarie, invece oggi il WTI quota 78$, perdendo quasi 40$ negli ultimi tre mesi.

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  5. sinbad says :

    La mia sopresa era per i 3 punti elencati.

    1. GAS: Io non ho la tua sicurezza, soprattutto in termini di EROI e impatto ambientale. Secondo me, nessuno al momento è in grado di mettere la mano sul fuoco circa il fatto che lo Shale Gas sia un altro Qatar.

    2. Può darsi che abbia interpretato male i dati. Io ho visto altri numeri esattamente opposti alla tua afferamezione. Devo però sottolineare che mi riferisco al “Crude Oil + condensate” solo. Sugli “all liquids” non so, può darsi che tu abbia ragione ma valgono le considerazioni fatte al punto 1.

    3. Se ti fidi dell'Economist posso darti ragione. Io però ci andrei piano. Se parliamo di riserve, perrchè no?….ma se parliamo di produzione pronta a testa di pozzo, sono pronto a scommettere anch'io. Parlo sempre di Crude Oil ovviamente.

    ciao
    sinbad

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  6. Pinnettu says :

    @ Sinbad

    Si intende che potrei prendere una grossa cantonata!

    Il mio ragionemanto è però questo:

    1. SHALE GAS. Il mio riferimento è agli USA. Già nel 2005 veniva data per certa una drammatica crisi di approvvigionamento entro il 2008 (ricordo M.Simmons fra i sostenitori di questo scenario). Per dirla tutta la previsione era più che verossimile: le riserve di gas USA erano sempre più sottili, le quotazioi dell'Henry Hub erano alle stelle e si progettavano rigassificatori per importare gas dal'estero.
    Poi sono arrivati gli shale gas (parlo sempre degli USA si intende) le quotazioni del gas nord americano sono precipitate e non si sono mai rialzate, gli Stati Uniti sono tornati ad essere il primo produttore mondiale di gas e hanno sospeso la costruzione dei rigassificatori.
    Nel caso degli USA gli shale gas hanno indiscutibilmente spostato in vanti la crisi, che se si fosse manifestata prorpio in uno dei principali paesi produttori e consumatori, avrebbe potuto innescare una crisi energetica più generalizzata.

    2. PRODUZIONE. Nel 2010, sia la produzione totale che quella del solo convenzionale hanno fatto registrare un nuovo record assoluto. Con tutta probabilità anche nel 2011 assiteremmo ad nuovo record. Magari di poco superiore al precedente, ma messo a segno contemporaneamente all'uscita dal mercato di tutto il petrolio libico. In presenza del greggio libico (che è fuori dal mercato per motivi NON geologici) la produzione salirebbe senza problemi di almeno un milione di b/g in più rispetto al 2010.
    I dati sono Energy Information Administration

    3. SPARE CAPACITY. L'Arabia Saudita ha già messo in circolazione almeno mezzo milione di b/g aggiuntivi (cosi dice l'IEA, anche se resto in attesa dei dati EIA). Difficile credere che non possano aggiungerne un altro mezzo milione. Altrettanto possono fare gli altri paesi OPEC. Aggiungi poi il milione e mezzo della Libia ed ecco che si arriva a circa 3 milioni. I prezzi naturalmente possono riprendere a salire e anche in maniera decisa. Può anche essere che prima del 2015 inizi a formarsi un consistente gap fra domanda ed offerta, ma dubito che prima di allora ci ritroveremmo con la benzina razionata e a 3 € al litro.

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  7. sinbad says :

    1. Non discuto, potresti avere ragione; tutto sommato 10 anni non è un arco temporale lunghissimo. Contestavo la tua sicurezza (“è stata spostata in avanti di almeno un decennio grazie agli shale gas”) Io sono un insicuro cronico 😉 e inoltre sono scettico sul reale beneficio dello Shale gas (http://www.theoildrum.com/node/8212)

    2. E' vero il picco di produzione a cavallo tra 2010 e 2011 (di pochissimo e prima della guerra libica). Non sarei così sicuro che il petrolio libico ci porterebbe “agevolmente” sopra (http://www.theoildrum.com/node/8162 – fonte EIA)

    3. Mah…a guardare i dati EIA sembra che l'apice produttivo sia stato raggiunto più grazie agli “altri OPEC” (direi IRAQ) piuttosto che l'Arabia Saudita.I dati IEA sinceramente dovrei andare a guardarli. A fine giornata lavorativa sono troppo stanco… Ti dà comunque ragione a giugno l'OPEC (http://earlywarn.blogspot.com/2011/07/saudi-oil-production-up-450kbd-in-june.html#more)

    Come vedi, ammetto che le mie fonti sono molto di parte.
    Grazie
    ciao
    sinbad

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