Conseguenze del AA+ e prezzo petrolio

Questo weekend credo non ci sia un singolo blogger che non stia pensando alle conseguenze del downgrade del credito degli Stati Uniti da parte di S&P. Faccio una lista delle possibili conseguenze, stile Financial Post . Alcuni dei quali si avveranno, alcuni no, alcuni a lungo termine, altre avranno effeto domani mattina.

Gli esperti stanno indovinando come mai prima, e non avranno più ragione di noi altri. Siccome un downgrade degli US non è mai successo prima, siamo fuori dalla mappa, Fukushima-style. Ovviamente tutti gli “esperti” americani sono indignati di fronte a questa ingiustizia, come lo sono sempre stati quelli grechi.

Cominciamo guardando quello che è già successo.

La borsa saudita è chiusa venerdì, e aperta sabato. Sono già cinque anni che questa borsa è anemica , ma ieri ha perso ben 5% . Oggi è in lievissima ripresa. È un indicazione di quello che potrebbe succedere fra poche ora sia a Milano che a Stoccolma, non una risposta pronta.

Oggi invece la borsa israeliana è stata fermata dopo un crollo di 7% sull’indice TA 25.  A Tel Aviv si fa trading da domenica a giovedì, ed era quindi chiusa venerdi quando lo SP500 ha perso 0,04% e il DAX intorno ai 2,7%. Un crollo di 7% è decisamente più grande di quanto dovrebbe essere una reazione normale a quelle due borse importanti. Ma è sempre solo una scommessa.

Anche l’indice di Dubai è sceso oggi del 3,7% .

Tanti fondi e istituzioni non possono tenere bond senza un rating AAA e saranno costretti a vendere quelle americane domani mattina. Probabilmente compreranno bond di altri paesi con un rating AAA ancora intatti, per esempio svedesi. Questo dovrebbe aumentare i tassi americani e abbassare quelli svedesi (è solo un esempio). Ovviamente i fondi possono decidere di fidarsi più di Moody’s e Fitch, e non agire proprio. Non è poi detto che ci saranno movimenti grandi sul mercato delle obbligazioni, del quale si dice che è un grande anticipatore dei mercati che quindi dovrebbe aver già previsto una cosa del genere.

Poi ci sarà ancora meno credito disponibile, soprattutto ad aziende già in difficoltà, che non potranno sopravvivere una nuova crisi solo 3-4 anni dopo la prima.

Di certo c’è solo che i piccoli risparmiatori saranno come sempre i perdenti, visto che non hanno i mezzi per reagire a questo tipo di notizia abbastanza in fretta.

Saranno perdenti anche per la perdita di lavoro che farà contrarre i consumi non necessari, come lo scambio di macchina. Marchionne si trasferirà permanentemente in Brasile, uno dei pochi posti dove continueranno a comprare le sue macchine. Quest’ultima previsione non si avverrà sicuramente.

E i fondi pensioni, aiuto. Proprio le persone che non riusciranno a protestare fisicamente saranno i maggiormente colpiti.

La Cina ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti di proteggere il loro investimento nei bond americani, ovviamente senza essere ascoltati. Ora dicono anche loro di dover ripiegare su altri investimenti.

In ogni caso, il petrolio continuerà giù, per quanto tempo non si sa. La domanda per il petrolio soffrirà tanto quando i governi riducono pensioni e sussidi a tutti, e le banche non daranno più prestiti alle aziende per investire e espandere. Per ora sarebbe un’ottima cosa uscire da qualsiasi azione petrolifera. Soprattutto quelle complicate, le tar sands canadesi e il heavy verranno penalizzate per gli altissimi costi d’estrazione quando le qualità buone finalmente diventeranno economiche. Tanto le azioni si potranno ricomprare fra 4-6 mesi a dei prezzi bassissimi.

L’altra volta il petrolio ha messo 6 mesi prima di trovare il fondo, intorno ai 30 dollari. Ora non credo arriveremo a tanto (poco), forse 50? La domanda è cresciuta globalmente in questi tre anni, e c’è anche meno petrolio sul mercato.

Quasi un anno fa ho scritto un post per chiarire, soprattutto a me stessa, ma vorrei che lo leggeste, cosa potrebbe succedere al prezzo del petrolio in futuro.  La tesi è che durante un crollo finanziario la curva della domanda si sposta a sinistra più velocemente di quanto reagisca la curva dell’offerta, arrivando a un bassissimo prezzo di equilibrio.

Avevo scritto:

Per la gente, il prezzo basso è un segnale che tutto è normale. Ma di fatto abbiamo recessione e perdita di posti di lavoro, che indebolisce ancora di più i nostri governi indebitati.

Alla gente piace il prezzo basso, significa normalità. Ma le compagnie petrolifere freneranno di nuovo massicciamente sui progetti e sulle tecnologie nuove, e questa volta sono più preparati e lo faranno più in fretta. Tutta la curva dell’offerta si sposterà a sinistra in meno tempo dell’altra volta, mentre nel mondo comincerà una piccola ripresa, però a livelli più bassi.

Avrei voluto già prima racchiudere il movimento prezzo petrolio e il movimento ciclo economico in un unico grafico, ma non sapevo mai come farlo, finché non ho trovato in rete una presentazione sul peak oil, in svedese, di un comune vicino Stoccolma chiamato Knivsta (intelligenti questi politici)

Non riuscite a leggerlo purtroppo, sono cmq cose che già conoscete, ma un grafico mi è piaciuto in particolare:

Verde: il ciclo economico

Nero: il fabbisogno energetico

Rosso: il prezzo del petrolio

Il primo picco rosso rappresenta il prezzo del petrolio a 147$, che probabilmente è stato un complice importante nel crollo del ciclo economico e del fabbisogno energetico nel 2007-2008. In seguito il prezzo ha ripreso a salire, e secondo lo slide avrebbe dovuto raggiungere un prezzo maggiore del record vecchio, il che farebbe di nuovo crollare il ciclo economico, che però si era fermato a un livello più basso.

Mi piace il grafico perché si vede come ci saranno sempre ripresa economica seguito da ripresa del fabbisogno energetico e ripresa del prezzo del petrolio, dove però i primi due non arrivano mai al picco precedente, mentre il terzo dovrebbe superare il record precedente. Che arrivi una crisi sovrana che spinge giù i prezzi, invece di una crisi finanziaria per colpa di un picco del prezzo petrolio non era previsto dal grafico.

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2 responses to “Conseguenze del AA+ e prezzo petrolio”

  1. fausto / fardiconto says :

    E’ questa faccenda del prezzo che cresce sempre che non mi convince; dal mio punto di vista sospetto che non sia così scontato vedere ulteriori picchi. E quello dei 147 dollari potrebbe non essere più raggiunto; naturalmente parlando di dollari di una certa annata, bisogna togliere il mascheramento dovuto all’inflazione.

    E’ un problema di ritorno sull’investimento: se pago dollari per il barile, sto pagando attrezzature, acciaio, carburanti. Tutta la roba che verrà usata per far andare l’industria estrattiva. Se pago troppo, non sto solo spendendo troppi dollari: sto anche spendendo troppi Joule! E così il discorso casca sui ritorni energetici, forse insufficienti.

    Un’altra faccenda che mi è tornata alla mente è questa: quando si concluse la fiammata dell’estate 2008, alcuni analisti sottolinearono che in effetti il petrolio a 140 dollari e passa era girato tra le mani dei trader, ma nessun operatore reale aveva accettato di acquistare a quella cifra. Le compravendite “vere”, dirette in raffineria, non erano andate molto oltre il centinaio di dollari. E questo spiegava in parte la rapidità del crollo. All’epoca non sapevo come giudicare la faccenda; adesso, con il prezzo che tenta di raggiungere i 100 $ e non ci riesce, oscilla poco sotto da tempo, sospetto che in quegli articoli ci fosse del vero. Forse il prezzo limite che ci fa cascare per terra è più basso di quanto crediamo, e può essere che chi commercia petrolio stavolta ci abbia pensato su per bene prima di azzardare cifre fuori dal mondo.

    Per la prima volta in tanti anni, mi permetto una scommessa: il prezzo andrà giù poco, e le oscillazioni del futuro saranno più deboli di quella del 2008 (naturalmente in dollari 2010!). E di qui a poco, resasi chiara la loro scarsa convenienza, le risorse non convenzionali perderanno peso e faranno concludere il plateau su cui abbiamo vissuto in questi anni. Mi ci gioco un caffè, a patto che chi mi sconfigge venga a berselo a Modena!

    PS: la mia scommessa ricalca gli eventi degli anni ’70!

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    • Libero says :

      E’ molto probabile che le cose stiano come dici. Del resto ci sono diversi economisti che sostengono che un’economia della crescita non possa sostenere prezzi superiori ai 90 $ al barile.

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