O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

iPad vs. Nave spaziale KO

Pubblicato da oronero su 10 luglio 2011

Un commento all’ultimo post dice:

Se funzionasse davvero, allora si che finiremmo al cimitero…

riferendosi alla fusione fredda. Purtroppo è sbagliato. Sto dalla parte degli ecologisti per quanto riguarda morte di massa.

In ecologia si usa il concetto “overshoot” – superamento di un limite – per descrivere un ambiente dove gli individui di una popolazione si sono molteplicati oltre il proprio ambiente, e dove la base di risorse dalla quale la popolazione dipende viene danneggiata da questa crescita.  Probabilmente l’esempio più famoso di una popolazione in overshoot è l’Isola di Pasqua, dove gli indigeni hanno eliminato ogni singolo albero, fino a estinguere se stessi.

Noi ora, a livello planetario, siamo in overshoot per quanto riguarda il petrolio, il grano, il cotone, il merluzzo e probabilmente di altre decine di risorse naturali e materie prime.

Quando la popolazione in overshoot cresce ulteriormente, allora la risorsa viene sempre più danneggiata, e quindi diminuisce, il che riduce la possibilità della popolazione di sopravvivere.

Il numero di individui che possono sopravvivere in un certo ambiente può aumentare solo con miglioramenti tecnologici. Esiste anche una formula, I=P x A x T, sviluppata da Paul Ehrlich, che dice che l’impatto I sul ambiente causato dal consumo, dipende dalla popolazione P, il consumo pro capite A, e il fattore tecnologico T. Se l’impatto deve rimanere uguale, mentre la popolazione cresce, è chiaro che le tecnologie devono compensare. Si può lavorare anche sul consumo pro capite A. Il Club di Roma aveva sviluppato la teoria plausibile che a livello planetario avremmo dovuto tornare a dei livelli del terzo mondo per invertire il processo overshoot a sostenibilità. Poco sorprendentemente la tesi non è mai stata discussa nei media.

Però è dal primo report del Club di Roma di 40 anni fa che non vengono prese le decisioni giuste di limitare la crescita, e anche di sviluppare le tecnologie più pulite che ci avrebbero dato qualche anno di tregua. Anche al poli nei primi anni novanta ci hanno spiegato che il petrolio sarebbe finito prima o poi, ma che molto prima i mercati avrebbero indirizzato i soldi nella direzione delle rinnovabili.

Niente di più sbagliato. Alcuni pochi governi hanno indirizzato i soldi in quella direzione, e chi ci ha intuito dei profitti, pure. Ma i “mercati”, ancora no. Stiamo anche continuando a rimuovere i pesci dal mare senza considerare i tempi di rimpiazzamento. Teoreticamente, il nostro sistema economico dovrebbe correggere questo processo che non ha via d’uscita: quando una risorsa diventa scarsa, il prezzo aumenta, e la gente dovrebbe consumarne meno. Se parliamo di una merce prodotta, una delle tante “cose”, di cui in realtà non abbiamo bisogno, in effetti funziona così. Ma in pratica, per tante delle risorse naturali, avviene il contrario: Quando una materia prima della quale non possiamo farne a meno, come petrolio, diventa sempre più cara, aumenta il profitto di chi trivella, e quindi si continua fino a quando ci si sbatte la testa contro il muro in fondo alla via. Nel caso della risorsa naturale merluzzo, quando comincia a scarseggiare, i pescatori che dipendono dalla pesca sono costretti a pescare individui sempre più giovani, fino a quando la popolazione merluzzo non è più in grado di riprodursi. Tragedy of the commons – La tragedia dei beni comuni.

Le culture/civiltà che sopravvivono per un periodo più lungo sono anche quelle che con successo regolano l’utilizzo delle risorse naturali. Non c’è niente di antidemocratico o anticapitalista o antimercato in una legislazione che impone dei limiti. Nell’occidente, a livello locale e regionale lo facciamo da sempre. Per esempio ogni anno si possono cacciare solo un numero limitato di alci, per proteggere la popolazione alci del rischio estinzione. La popolazione “cacciatori” è ormai molto più forte della popolazione “alci”. Oppure la città grande: questa può sopravvivere solo se l’ambiente immediato di cui vive viene regolato, per esempio con leggi sul trattamento delle acque, sulla rete fognaria, sui rifiuti. Senza le leggi, la città sarebbe presto un buco infernale.

I servizi ecosistemici del pianeta producono sostenibilmente una quantità costante di biomassa (che include il nostro cibo), calore, vento, acqua dolce, e trattamento naturale di acqua e aria, etc. Questo è quanto abbiamo per vivere in un modo sostenibile. La popolazione terrestre non dovrebbe poter aumentare oltre i naturali limiti di questi servizi.

Ma noi umani siamo riusciti a diventare 7 miliardi di persone perché abbiamo la capacità di utilizzare delle materie prime finibili che si trovano nella crosta terrestre. Così spendiamo 11 calorie di energia fossile per produrre 1 caloria di cibo. Non è sostenibile, ma in questo modo abbiamo potuto produrre molte più persone.

Siccome ci troviamo in overshoot stiamo danneggiando la capacità portante dell’ecosistema. Non solo merluzzi e petrolio stanno sparendo, stiamo anche ogni anno riducendo la quantità di acqua potabile, la floresta ammazzonica, i terreni agricoli. Lo sapete tutti cosa stiamo facendo.

Allo stesso tempo non smettiamo di parlare di energia rinnovabile. È un illusione, rinnovabile non esiste. L’energia rinnovabile è finibile quanto sono i metalli e la plastica fossile che costituiscono i pannelli solari o gli impianti eolici. Il riutilizzo perfetto non esiste, e comunque non potremmo mai avere i volumi necessari. La produzione di pannelli solari per esempio richiede un’infrastruttura enorme, che anche lei dipende da risorse finibili, e non certo dalla parte sostenibile dell’ecosistema.

Per gli economisti la fuori: stiamo vivendo non solo dagli interessi, ma anche dal capitale sottostante. Da questa analogia si vede bene cosa sta succedendo: ogni volta che diminuisce il capitale, diminuiscono anche gli interessi. È un processo con feedback positivo, cioè che si rinforza, quando a ogni ciclo la parte consumata contiene meno interessi e più capitale. Ovviamente si arriva a un punto in cui non c’è più né capitale né interessi. Anche se ci metteremo un paio di secoli.

L’ultima spiaggia si chiama quindi “colonizzare lo spazio”. Nota che non sto parlando di portare qua le materie prime, che sarebbe la più grande rovina del pianeta. Comunque, abbiamo già preso la decisione di produrre iPad invece di navi spaziali.

PS: mi aiutate a trovare una parola in italiano per overshoot?

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20 Risposte a “iPad vs. Nave spaziale KO”

  1. nick ha detto

    OVERSHOOT = FINE CARTUCCE letteralmente
    O teoria della CARTUCCERA FINITA; la possibilità sono LIMITATE e se le si spreca alla fine ci si trova in un vicolo cieco!

  2. Ugo Bardi ha detto

    Per “overshoot” si usa comunemente il termine “sovrasfruttamento”

  3. Ugo Bardi ha detto

    Ah…. e l’effetto di cui parlava Fausto nel post precedente (ovvero di ricoprire tutto il pianeta con uno strato di cemento) si potrebbe chiamare, secondo un mio modesto suggerimento “effetto Trantor” (dalla trilogia di Asimov)

    • oronero ha detto

      Solo che dovremmo prima trovare quei 25 mondi che ci forniscono il cibo…grandissimo Asimov, non mi ricordavo più di Trantor e Seldon, da rileggere assolutamente (dopo un quarto di secolo :)

    • medo ha detto

      Se correttamente coltivata, solo la piana di Latina darebbe da mangiare (in verdura) a tutta Italia e con la geotermia laziale si potrebbero alimentare tutti i trasporti correlati. Idem dicasi per il Trentino come bacino della frutta nazionale, con trasporti alimentati dall’idroelettrico.

      Certo sono utopie, ma chi avrebbe immaginato nel 1911 che oggi posso acquistare in qualsiasi città francese un mango maturo a perfezione colto al massimo 36 h fa in centro- Africa. Non dico che sia geniale, ne’ a buon prezzo (ne ho vista una cassa ieri, a 5,90 € l’uno… Quando erano a 5 € ne ho provato uno per sfizio ed era tra i migliori frutti tra quelli mai mangiati in Francia, dove abito).

  4. Libero ha detto

    I limiti allo sviluppo erano già stati previsti dagli economisti classici (Smith, Ricardo, Malthus e Stuart Mill) con la teoria dei rendimenti decrescenti del fattore Terra (terreni agricoli e miniere).
    A chi interessa ecco una breve illustrazione dei rapporti tra economia classica e la sua erede, l’economia ecologica.
    Se per economia si intende la scienza del governo, dell’amministrazione che l’uomo elabora in riferimento alla sua casa, al luogo originario in cui l’uomo stesso soggiorna e abita, allora l’economia non può che fondarsi sull’ecologia e cioè quella branca delle scienze naturali che studia le relazioni fisiche tra la casa dell’uomo, col suo “arredamento”, e l’uomo stesso e, quindi, gli effetti fisici che su di essa producono le attività umane e viceversa i legami fisici che a loro volta vincolano l’uomo e le sue attività alla casa in cui abita. Le relazioni fisiche tra l’uomo e la sua casa possono essere viste, quindi, come un flusso continuo e reciproco di materia ed energia governato in maniera assoluta ed inderogabile dalle leggi della termodinamica.
    Peraltro, l’amministrazione della casa dell’uomo può assumere forme e obiettivi assai differenti. Un sistema economico può, quindi, essere strutturato in modo da perseguire le più svariate finalità. Ma se assume come finalità fondamentale quella di assicurare la riproducibilità del sistema stesso, ed eventualmente il suo sviluppo nei limiti in cui questo non comprometta la riproducibilità, garantendo un’esistenza dignitosa a tutta la popolazione, sia quella che lavora sia quella che non può o non deve lavorare (bambini, vecchi e inabili), la scienza economica, per poter fornire all’uomo gli strumenti operativi per amministrare “razionalmente” la propria casa nel perseguimento del fine predetto, non può prescindere dalla scienza ecologica.
    Infatti, la recente corrente di pensiero economico, denominata economia ecologica, la cui origine viene fatta risalire ai lavori degli economisti Nicholas Georgescu-Roegen, Kenneth Boulding ed Herman Daly, essendo interessata prioritariamente alla elaborazione di un sistema economico che consenta di preservare la specie umana e il suo progetto di civiltà dalla minaccia di un collasso ambientale, cerca finalmente di fondare l’economia su basi ecologiche.
    In realtà i primi veri economisti ecologici sono stati alcuni economisti della cosidetta scuola classica e cioè Adam Smith, David Riccardo, Thomas Malthus e John Stuart Mill.
    Essi sono stati i primi a porre a fondamento dell’economia una sia pur embrionale ecologia. E ciò va ad onore del loro genio visto che ai loro tempi non esisteva uno sviluppo delle scienze naturali come quello che si ha al tempo presente.
    Come sottolinea Giovanni Arrighi nel suo “Adam Smith a Pechino”, è stato proprio Smith a evidenziare per primo il carattere fondamentale dell’economia come scienza dell’amministrazione delle comunità umane e a sottolineare l’importanza, per la sua elaborazione, dei limiti fisici insiti nell’ambiente naturale in cui si svolge l’azione economica dell’uomo (Arrighi, pp. 54-82). Questa fondamentale linea di pensiero è stata poi ripresa anche dagli altri economisti classici prima citati.
    Sono stati, infatti questi geniali pensatori i primi ad aver compreso ed evidenziato l’importanza del “contenitore geografico” e quindi “fisico” in cui si svolge l’attività economica e i determinanti limiti e condizionamenti che esso può porre a tale attività, al suo sviluppo e alla sua evoluzione verso un determinato probabile esito finale.
    E’ stata l’economia classica ad evidenziare innanzitutto che il lavoro dell’uomo, applicato alla Terra (alla Natura) e cioè alla casa in cui abita, è all’origine fisica dei beni economici e cioè degli oggetti, appunto fisici, che l’uomo produce per soddisfare i propri bisogni. Quelli che noi valutiamo come beni economici, infatti, non ci piovono dal cielo ma sono appunto prodotti col nostro sforzo psico-fisico, derivano dal dispendio delle nostre energie corporee, mentali e muscolari (e questo, sia detto per inciso, nulla ha a che vedere con la teoria del valore lavoro e con le ideali e irreali teorie dei prezzi che si è cercato di costruire in base ad essa). Infine ha evidenziato i limiti dell’incremento demografico in relazione alla scarsità delle risorse della terra (campi e miniere) e sopratutto in relazione ai rendimenti decrescenti di tali risorse.
    I classici si concentrarono sui rendimenti decrescenti dell’agricoltura in quanto ai loro tempi questi rendimenti decrescenti erano evidenti e condizionavano la crescita della popolazione, mentre non erano altrettanto evidenti i rendimenti decrescenti delle risorse minerarie e dei giacimenti di energia fossile.
    I rendimenti decrescenti dell’agricoltura, evidenziati dagli economisti classici, sono stati in realtà aggirati, nel corso del XX secolo, attraverso l’enorme disponibilità di energia a basso costo contenuta nelle viscere della terra e cioè i combustibili fossili, in particolare quelli liquidi e gassosi, che hanno permesso aumenti della produttività agricola assolutamente impensabili con un’agricoltura basata sull’energia solare.
    Ma all’inizio del nuovo secolo, il progressivo esaurimento e i conseguenti rendimenti decrescenti del combustibile fossile, il petrolio, con la resa energetica, in termini di EROEI (energy returned on energy invested, e cioè l’energia netta derivante dal rapporto tra energia ottenuta e energia impiegata per ottenerla) di gran lunga superiore a qualsiasi altra fonte di energia conosciuta, hanno cominciato a manifestarsi, come previsto dalla teoria del geologo americano M. K. Hubert negli anni ’50. Il libro di Richard Heimberg “La festa è finita” e quello di Jeremy Leggett “Fine Corsa”, espongono molto chiaramente le questioni geologiche e le vicende storiche inerenti alla elaborazione della teoria del picco del petrolio.
    Il libro di Heimberg in particolare espone con grande chiarezza la termodinamica dei flussi materia-energia tra l’uomo e l’ambiente e le conseguenze devastanti dei rendimenti decrescenti dell’energia fossile.
    L’esaurimento e i rendimenti decrescenti dell’energia fossile in termini di EROEI sono inesorabili (si pensi, per esempio, che l’EROEI del primo petrolio quasi affiorante negli Stati Uniti d’America degli anni ’30 era stimato in media pari a 100, e cioè con l’energia ricavata da un barile di petrolio se ne producevano appunto 100, mentre nel 2000 l’EROEI del petrolio prodotto negli USA è stimato pari a meno di 15) e non sono agirabili se non con la scoperta di nuove fonti di energia che la sostituiscano con rendimenti pari o vicini a quelli del petrolio. La tecnologia può, in maniera molto limitata, contrastare i rendimenti decrescenti dell’energia fossile, rendendo più efficente il recupero del petrolio, ma non può eliminarli poichè non può andare contro le leggi della geologia.
    Perciò la crisi dell’attuale sistema economico, basato sulla crescita indefinita, è irreversibile e l’attività economica si avvia verso una spettacolare contrazione che destabilizzerà i sistemi politici e sociali del pianeta e avrà effetti devastanti sulle possibilità di sussistenza di gran parte della popolazione mondiale.
    Giovanni Arrighi nel citato libro “Adam Smith a Pechino”, spiega che si ha una trappola malthusiana di basso livello quando, per bassi livelli di reddito pro capite, il tasso di crescita della popolazione è superiore al tasso di crescita del reddito impedendo così lo sviluppo economico. Arrighi mostra chiaramente che se si riesce a sfuggire alla trappola malthusiana attraverso un miglioramento della produttività in virtù di un miglioramento delle tecniche di produzione, che permette un tasso di crescita del reddito superiore al tasso di crescita della popolazione, si avrà, per alti livelli di reddito pro capite, prima o poi una trappola smithiana di alto livello a causa dei rendimenti decrescenti della terra e cioè delle risorse naturali, compresi i combustibili fossili, come sta accadendo attualmente. Tutto ciò condurrà innanzitutto ad uno stato stazionario, un plateau in cui reddito e popolazione avranno lo stesso tasso di crescita e, successivamente, a un tasso di decremento del reddito superiore al tasso di crescita della popolazione (Arrighi, pp. 84-86), con inevitabile moria della medesima.
    Questa crisi non è quindi semplicemente un decennio perduto, una crisi ciclica passata la quale ci sarà nuovamente la crescita economica, come è accaduto negli anni ’30. Questa crisi è irreversibile poichè è irreversibile l’esaurimento e il declino dei rendimenti dell’energia fossile e il suo degrado e dispersione nell’ambiente in conformità alla seconda legge della termodinamica e il nuovo punto di equlibrio, lo stato stazionario, se mai ce ne sarà uno dopo milioni di morti per fame, l’attuale generazione sicuramente non lo vedrà. E l’economia dello stato stazionario sarà un’economia di sussistenza, in cui il mercato, se avrà ancora una funzione sarà quella di soddisfare i bisogni fondamentali della comunità, servirà cioè a procurarci un reddito che ci faccia vivere tutti dignitosamente e non ad accumulare profitti.
    Le risorse a portata di mano dell’uomo, quelle che rientrano nel raggio limitato della sua sfera d’azione, e cioè acquisibili nell’ambito di un EROEI almeno superiore all’unità, sono in via di esaurimento. E la crescita della popolazione ha un limite invalicabile nei rendimenti decrescenti della Terra.
    Gli effetti dei rendimenti decrescenti delle risorse e di un loro totale esaurimento sulla contrazione o scomparsa di intere comunità o civiltà del passato è stato molto ben descritto da Jared Diamond nel suo libro “Collasso”.
    Questo è esattamente ciò che ci attende nei prossimi anni e quanto prima ne avremo piena consapevolezza tanto meglio potremmo adoperarci per rendere meno doloroso questo passaggio epocale e per preservare la possibilità di continuare a perseguire un progetto di civiltà.

  5. Hunter76Lima ha detto

    @Libero

    Concordo in pieno con quanto scritto nell’estratto che hai riportato.

    Una domanda.

    Secondo te, e-Cat o meno a parte, una fonte di energia continua e affidabile(fusione fredda, per esempio) con EROEI praticamente costante nel tempo (mai decrescente) come potrebbe influenzare o modificare la teoria economica testè riportata?

  6. Hunter76Lima ha detto

    @Libero

    Concordo in pieno con quanto scritto nell’estratto che hai riportato.

    Una domanda.

    Secondo te, e-Cat o meno a parte, una fonte di energia continua e affidabile(fusione fredda, per esempio) con EROEI praticamente costante nel tempo (mai decrescente) come potrebbe influenzare o modificare la teoria economica testè riportata?

    Per ANNA
    Invece di dare retta ai detrattori duri e puri (e pure sordi e ciechi) alla Kivrit, ti consiglio di ascoltare quanto ha da dire Rossi in una sua recente intervista rilasciata in Svezia per e-cat report
    http://ecatreport.com/e-cat/andrea-rossi-on-the-e-cat-part-22
    Tieni conto poi che Rossi è in contatto con l’Università di Uppsala (che dovresti conoscere) che si occuperà di affinare la teoria di funzionameto dell’e-cat basandosi sulla “Generalized Theory of Bose-Einstein Condensation Nuclear Fusion for Hydrogen-Metal System” del Prof.Kim della Purdue Univ. dell’Indiana (oltre alla collaborazione a pagamento già accordata con l’università Bologna per test approfonditi sulle prime unità di Hyperion)

    Non mi sembra affatto che il sig.Rossi non si stia muovendo e stia vendendo solo aria fritta …..

  7. andreaX ha detto

    Comunque si dice TEORICAMENTE, non teoreticamente.

  8. fabio1979 ha detto

    Potete scaricare i vari numeri di overshoot usciti fino ad ora

    http://www.rientrodolce.org/index.php?option=com_content&task=view&id=741&Itemid=49

    Fabio

  9. Libero ha detto

    Chi ha un minimo di nozioni di fisica nucleare sa benissimo che la fusione fredda come teorizzata da Rossi è fisicamente impossibile.
    Sembra piuttosto che Rossi e Focardi (nonchè Levi), impegnati come sono nelle alte sfere della fisica nucleare, non siano però troppo ferrati nella più prosaica calorimetria e che quindi l’eccesso di energia che l’e-cat produrebbe non sia in realtà così eccessivo.
    Ci sono comunque molti punti critici nella prova pubblica dell’e-cat che sono ben descritti da esowatch e che fanno pensare ad una bufala.
    Chi crede nell’e-cat si dovrà presto rassegnare all’amara verità.

  10. GranMalvagio ha detto

    SfondamentoSfondamento?

  11. Hunter76Lima ha detto

    La Fisica nucleare , come tutte le branche della fisica, si basa su osservazioni empiriche da cui gli scienziati elaborano teorie e modelli che descrivono la realtà (in effetti ne sono un’astrazione matematica) in modo tale che risultino affidabili per tutti i fenomeni riscontrabili.

    Il problema è che si tratta per l’appunto di una teoria e come tutte le teorie risulta essere modificabile e/o amplificabile ogniqualvolta si riscontra un fenomeno spiegabile con i soli fondamenti della teoria di base.

    Lo scetticismo è la base con cui la fisica mette alla prova l’evoluzione della teoria per confutarne o meno la validità quindi dovrebbe promuovere e ricercare la variazioni sul tema per estendere il più possibile la conoscenza e la capacità di interpretazione della natura.

    Non può essere invece usato semplicemente e solo per ostacolare qualsiasi nuova deviazione che potrebbe
    configurarsi come eresia in quanto in quel caso cadiamo dalla scienza alla religione e le teorie si trasformano da modelli a dogmi di fede.

    E noi sappiamo benissimo che l’immutabilità non è una caratteristica nè della natura nè dell’uomo e delle sue idee.

  12. medo ha detto

    Concordo sul giudizio riguardo alla parte dedicata al Giappone nel libro di Jared Diamond (“Collasso”). Tutti dovrebbero leggerla fino ad impararla a memoria.

  13. Anonimo ha detto

    Che peccato…speravo avresti mosrtrato più onestà…invece hai scelto il treno del POTERE…

    • oronero ha detto

      Che peccato…speravo avresti mostrato più onestà…invece hai scelto il treno del ANONIMITÀ…

      • Anonimo ha detto

        Già. Ha ragione su questo…
        In ogni caso sa a cosa mi riferivo. Complicato…
        Non veniteci a dire che se una guerra ci sarà, la colpa andra imputata alla (sovra)popolazione anzi che a speculazione ed eccesso di concentrazione di poteri: confido sempre che la maggioranza di chi legge di determinati argomenti riconquisti la capacita di guaradre alla luna anziche al dito.
        Ci venga a dire che la quotazione del mais e dovuta ad un raddoppio della domanda(???)
        Siamo in troppi…gia…in particolare troppe sono le persobe di una icerta categoria.
        E badi bene che anche se non la conosco me ne dispiace che segua il loro pensiero.

        Spero che non sbagli piu il tiro.
        …e magari sbaglio io… e tutti quelli che detengono posizioni di potere e influenza sono poveri cristi che vogliono il bene dell’ umanita piu di quanto lo vogliano per se stessi
        …già

        complimenti per aver sestuplicato il numero di visitatori

        Saluti

      • oronero ha detto

        Veramente non ho la più pallida idea a cosa ti riferisci. Ho sempre trovato piuttosto difficile leggere nella mente delle persone.

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