Archive | luglio 2011

iPad vs. Nave spaziale KO

Un commento all’ultimo post dice:

Se funzionasse davvero, allora si che finiremmo al cimitero…

riferendosi alla fusione fredda. Purtroppo è sbagliato. Sto dalla parte degli ecologisti per quanto riguarda morte di massa.

In ecologia si usa il concetto “overshoot” – superamento di un limite – per descrivere un ambiente dove gli individui di una popolazione si sono molteplicati oltre il proprio ambiente, e dove la base di risorse dalla quale la popolazione dipende viene danneggiata da questa crescita.  Probabilmente l’esempio più famoso di una popolazione in overshoot è l’Isola di Pasqua, dove gli indigeni hanno eliminato ogni singolo albero, fino a estinguere se stessi.

Noi ora, a livello planetario, siamo in overshoot per quanto riguarda il petrolio, il grano, il cotone, il merluzzo e probabilmente di altre decine di risorse naturali e materie prime.

Quando la popolazione in overshoot cresce ulteriormente, allora la risorsa viene sempre più danneggiata, e quindi diminuisce, il che riduce la possibilità della popolazione di sopravvivere.

Il numero di individui che possono sopravvivere in un certo ambiente può aumentare solo con miglioramenti tecnologici. Esiste anche una formula, I=P x A x T, sviluppata da Paul Ehrlich, che dice che l’impatto I sul ambiente causato dal consumo, dipende dalla popolazione P, il consumo pro capite A, e il fattore tecnologico T. Se l’impatto deve rimanere uguale, mentre la popolazione cresce, è chiaro che le tecnologie devono compensare. Si può lavorare anche sul consumo pro capite A. Il Club di Roma aveva sviluppato la teoria plausibile che a livello planetario avremmo dovuto tornare a dei livelli del terzo mondo per invertire il processo overshoot a sostenibilità. Poco sorprendentemente la tesi non è mai stata discussa nei media.

Però è dal primo report del Club di Roma di 40 anni fa che non vengono prese le decisioni giuste di limitare la crescita, e anche di sviluppare le tecnologie più pulite che ci avrebbero dato qualche anno di tregua. Anche al poli nei primi anni novanta ci hanno spiegato che il petrolio sarebbe finito prima o poi, ma che molto prima i mercati avrebbero indirizzato i soldi nella direzione delle rinnovabili.

Niente di più sbagliato. Alcuni pochi governi hanno indirizzato i soldi in quella direzione, e chi ci ha intuito dei profitti, pure. Ma i “mercati”, ancora no. Stiamo anche continuando a rimuovere i pesci dal mare senza considerare i tempi di rimpiazzamento. Teoreticamente, il nostro sistema economico dovrebbe correggere questo processo che non ha via d’uscita: quando una risorsa diventa scarsa, il prezzo aumenta, e la gente dovrebbe consumarne meno. Se parliamo di una merce prodotta, una delle tante “cose”, di cui in realtà non abbiamo bisogno, in effetti funziona così. Ma in pratica, per tante delle risorse naturali, avviene il contrario: Quando una materia prima della quale non possiamo farne a meno, come petrolio, diventa sempre più cara, aumenta il profitto di chi trivella, e quindi si continua fino a quando ci si sbatte la testa contro il muro in fondo alla via. Nel caso della risorsa naturale merluzzo, quando comincia a scarseggiare, i pescatori che dipendono dalla pesca sono costretti a pescare individui sempre più giovani, fino a quando la popolazione merluzzo non è più in grado di riprodursi. Tragedy of the commons – La tragedia dei beni comuni.

Le culture/civiltà che sopravvivono per un periodo più lungo sono anche quelle che con successo regolano l’utilizzo delle risorse naturali. Non c’è niente di antidemocratico o anticapitalista o antimercato in una legislazione che impone dei limiti. Nell’occidente, a livello locale e regionale lo facciamo da sempre. Per esempio ogni anno si possono cacciare solo un numero limitato di alci, per proteggere la popolazione alci del rischio estinzione. La popolazione “cacciatori” è ormai molto più forte della popolazione “alci”. Oppure la città grande: questa può sopravvivere solo se l’ambiente immediato di cui vive viene regolato, per esempio con leggi sul trattamento delle acque, sulla rete fognaria, sui rifiuti. Senza le leggi, la città sarebbe presto un buco infernale.

I servizi ecosistemici del pianeta producono sostenibilmente una quantità costante di biomassa (che include il nostro cibo), calore, vento, acqua dolce, e trattamento naturale di acqua e aria, etc. Questo è quanto abbiamo per vivere in un modo sostenibile. La popolazione terrestre non dovrebbe poter aumentare oltre i naturali limiti di questi servizi.

Ma noi umani siamo riusciti a diventare 7 miliardi di persone perché abbiamo la capacità di utilizzare delle materie prime finibili che si trovano nella crosta terrestre. Così spendiamo 11 calorie di energia fossile per produrre 1 caloria di cibo. Non è sostenibile, ma in questo modo abbiamo potuto produrre molte più persone.

Siccome ci troviamo in overshoot stiamo danneggiando la capacità portante dell’ecosistema. Non solo merluzzi e petrolio stanno sparendo, stiamo anche ogni anno riducendo la quantità di acqua potabile, la floresta ammazzonica, i terreni agricoli. Lo sapete tutti cosa stiamo facendo.

Allo stesso tempo non smettiamo di parlare di energia rinnovabile. È un illusione, rinnovabile non esiste. L’energia rinnovabile è finibile quanto sono i metalli e la plastica fossile che costituiscono i pannelli solari o gli impianti eolici. Il riutilizzo perfetto non esiste, e comunque non potremmo mai avere i volumi necessari. La produzione di pannelli solari per esempio richiede un’infrastruttura enorme, che anche lei dipende da risorse finibili, e non certo dalla parte sostenibile dell’ecosistema.

Per gli economisti la fuori: stiamo vivendo non solo dagli interessi, ma anche dal capitale sottostante. Da questa analogia si vede bene cosa sta succedendo: ogni volta che diminuisce il capitale, diminuiscono anche gli interessi. È un processo con feedback positivo, cioè che si rinforza, quando a ogni ciclo la parte consumata contiene meno interessi e più capitale. Ovviamente si arriva a un punto in cui non c’è più né capitale né interessi. Anche se ci metteremo un paio di secoli.

L’ultima spiaggia si chiama quindi “colonizzare lo spazio”. Nota che non sto parlando di portare qua le materie prime, che sarebbe la più grande rovina del pianeta. Comunque, abbiamo già preso la decisione di produrre iPad invece di navi spaziali.

PS: mi aiutate a trovare una parola in italiano per overshoot?

iPad vs. Nave spaziale KO

Un commento all’ultimo post dice:

Se funzionasse davvero, allora si che finiremmo al cimitero…

riferendosi alla fusione fredda. Purtroppo è sbagliato. Sto dalla parte degli ecologisti per quanto riguarda morte di massa.

In ecologia si usa il concetto “overshoot” – superamento di un limite – per descrivere un ambiente dove gli individui di una popolazione si sono molteplicati oltre il proprio ambiente, e dove la base di risorse dalla quale la popolazione dipende viene danneggiata da questa crescita.  Probabilmente l’esempio più famoso di una popolazione in overshoot è l’Isola di Pasqua, dove gli indigeni hanno eliminato ogni singolo albero, fino a estinguere se stessi.

Noi ora, a livello planetario, siamo in overshoot per quanto riguarda il petrolio, il grano, il cotone, il merluzzo e probabilmente di altre decine di risorse naturali e materie prime.

Quando la popolazione in overshoot cresce ulteriormente, allora la risorsa viene sempre più danneggiata, e quindi diminuisce, il che riduce la possibilità della popolazione di sopravvivere.

Il numero di individui che possono sopravvivere in un certo ambiente può aumentare solo con miglioramenti tecnologici. Esiste anche una formula, I=P x A x T, sviluppata da Paul Ehrlich, che dice che l’impatto I sul ambiente causato dal consumo, dipende dalla popolazione P, il consumo pro capite A, e il fattore tecnologico T. Se l’impatto deve rimanere uguale, mentre la popolazione cresce, è chiaro che le tecnologie devono compensare. Si può lavorare anche sul consumo pro capite A. Il Club di Roma aveva sviluppato la teoria plausibile che a livello planetario avremmo dovuto tornare a dei livelli del terzo mondo per invertire il processo overshoot a sostenibilità. Poco sorprendentemente la tesi non è mai stata discussa nei media.

Però è dal primo report del Club di Roma di 40 anni fa che non vengono prese le decisioni giuste di limitare la crescita, e anche di sviluppare le tecnologie più pulite che ci avrebbero dato qualche anno di tregua. Anche al poli nei primi anni novanta ci hanno spiegato che il petrolio sarebbe finito prima o poi, ma che molto prima i mercati avrebbero indirizzato i soldi nella direzione delle rinnovabili.

Niente di più sbagliato. Alcuni pochi governi hanno indirizzato i soldi in quella direzione, e chi ci ha intuito dei profitti, pure. Ma i “mercati”, ancora no. Stiamo anche continuando a rimuovere i pesci dal mare senza considerare i tempi di rimpiazzamento. Teoreticamente, il nostro sistema economico dovrebbe correggere questo processo che non ha via d’uscita: quando una risorsa diventa scarsa, il prezzo aumenta, e la gente dovrebbe consumarne meno. Se parliamo di una merce prodotta, una delle tante “cose”, di cui in realtà non abbiamo bisogno, in effetti funziona così. Ma in pratica, per tante delle risorse naturali, avviene il contrario: Quando una materia prima della quale non possiamo farne a meno, come petrolio, diventa sempre più cara, aumenta il profitto di chi trivella, e quindi si continua fino a quando ci si sbatte la testa contro il muro in fondo alla via. Nel caso della risorsa naturale merluzzo, quando comincia a scarseggiare, i pescatori che dipendono dalla pesca sono costretti a pescare individui sempre più giovani, fino a quando la popolazione merluzzo non è più in grado di riprodursi. Tragedy of the commons – La tragedia dei beni comuni.

Le culture/civiltà che sopravvivono per un periodo più lungo sono anche quelle che con successo regolano l’utilizzo delle risorse naturali. Non c’è niente di antidemocratico o anticapitalista o antimercato in una legislazione che impone dei limiti. Nell’occidente, a livello locale e regionale lo facciamo da sempre. Per esempio ogni anno si possono cacciare solo un numero limitato di alci, per proteggere la popolazione alci del rischio estinzione. La popolazione “cacciatori” è ormai molto più forte della popolazione “alci”. Oppure la città grande: questa può sopravvivere solo se l’ambiente immediato di cui vive viene regolato, per esempio con leggi sul trattamento delle acque, sulla rete fognaria, sui rifiuti. Senza le leggi, la città sarebbe presto un buco infernale.

I servizi ecosistemici del pianeta producono sostenibilmente una quantità costante di biomassa (che include il nostro cibo), calore, vento, acqua dolce, e trattamento naturale di acqua e aria, etc. Questo è quanto abbiamo per vivere in un modo sostenibile. La popolazione terrestre non dovrebbe poter aumentare oltre i naturali limiti di questi servizi.

Ma noi umani siamo riusciti a diventare 7 miliardi di persone perché abbiamo la capacità di utilizzare delle materie prime finibili che si trovano nella crosta terrestre. Così spendiamo 11 calorie di energia fossile per produrre 1 caloria di cibo. Non è sostenibile, ma in questo modo abbiamo potuto produrre molte più persone.

Siccome ci troviamo in overshoot stiamo danneggiando la capacità portante dell’ecosistema. Non solo merluzzi e petrolio stanno sparendo, stiamo anche ogni anno riducendo la quantità di acqua potabile, la floresta ammazzonica, i terreni agricoli. Lo sapete tutti cosa stiamo facendo.

Allo stesso tempo non smettiamo di parlare di energia rinnovabile. È un illusione, rinnovabile non esiste. L’energia rinnovabile è finibile quanto sono i metalli e la plastica fossile che costituiscono i pannelli solari o gli impianti eolici. Il riutilizzo perfetto non esiste, e comunque non potremmo mai avere i volumi necessari. La produzione di pannelli solari per esempio richiede un’infrastruttura enorme, che anche lei dipende da risorse finibili, e non certo dalla parte sostenibile dell’ecosistema.

Per gli economisti la fuori: stiamo vivendo non solo dagli interessi, ma anche dal capitale sottostante. Da questa analogia si vede bene cosa sta succedendo: ogni volta che diminuisce il capitale, diminuiscono anche gli interessi. È un processo con feedback positivo, cioè che si rinforza, quando a ogni ciclo la parte consumata contiene meno interessi e più capitale. Ovviamente si arriva a un punto in cui non c’è più né capitale né interessi. Anche se ci metteremo un paio di secoli.

L’ultima spiaggia si chiama quindi “colonizzare lo spazio”. Nota che non sto parlando di portare qua le materie prime, che sarebbe la più grande rovina del pianeta. Comunque, abbiamo già preso la decisione di produrre iPad invece di navi spaziali.

PS: mi aiutate a trovare una parola in italiano per overshoot?

Tutto fumo per me

Mentre aspettiamo che qualcuno controlli il voltaggio della presa alla quale viene attaccata, durante le presentazioni, la Ferrari dei bollitori elettrici chiamata e-Cat, potete leggervi la serie di articoli su Andrea Rossi e il suo catalizzatore su New Energy Times, scritto da una specie di detective energetico di nome Steven B. Krivit.

Spesso molto divertenti:

 According to comments he has made on his blog, Rossi thinks he will be able to protect his device from reverse-engineering by building in a mechanism that causes the device to self-destruct if it is opened. Which public safety authority in which country would allow unrestricted sales of such a potentially dangerous device?

Fantastico. Un reattore che implode appena qualcuno cerca di aprirlo per capire come funziona.

Cliente: Non funziona il mio e-Cat, e quindi l’ho aperto per vedere se potevo trovare l’errore.
 Defkalion: Ah, l’ha manomesso. È ovvio che non potrà funzionare. In questi casi chiaramente la garanzia non vale.
Cliente: Ma non funzionava già prima. Nel senso che non funzionava dal primo giorno. Voglio indietro i miei 3mila euro.
Defkalion: Purtroppo non possiamo ridarle i soldi, signora. È contro la policy aziendale. Ma possiamo venirle incontro, e con un piccolo contributo di 500 euro lei potrà mandarcelo qua in fabbrica per la riparazione. In fondo abbiamo solo la sua parola, signora, che non ha mai funzionato.

 

Ovviamente spero di sbagliarmi. Se fosse tutto vero, l’umanità potrà finalmente fare la scelta di colonizzare altri pianeti, e il nostro non diventerà uno di quei mega-cimiteri che vengono regolarmente visitati da altre specie in gita scolastica archeologica. Per chi non capisce di cosa sto parlando, oggi è stato lanciato l’ultimo viaggio nello spazio, con lo shuttle Atlantis. NASA:RIP  Ci mancherai.

Tutto fumo per me

Mentre aspettiamo che qualcuno controlli il voltaggio della presa alla quale viene attaccata, durante le presentazioni, la Ferrari dei bollitori elettrici chiamata e-Cat, potete leggervi la serie di articoli su Andrea Rossi e il suo catalizzatore su New Energy Times, scritto da una specie di detective energetico di nome Steven B. Krivit.

Spesso molto divertenti:

 According to comments he has made on his blog, Rossi thinks he will be able to protect his device from reverse-engineering by building in a mechanism that causes the device to self-destruct if it is opened. Which public safety authority in which country would allow unrestricted sales of such a potentially dangerous device?

Fantastico. Un reattore che implode appena qualcuno cerca di aprirlo per capire come funziona.

Cliente: Non funziona il mio e-Cat, e quindi l’ho aperto per vedere se potevo trovare l’errore.
 Defkalion: Ah, l’ha manomesso. È ovvio che non potrà funzionare. In questi casi chiaramente la garanzia non vale.
Cliente: Ma non funzionava già prima. Nel senso che non funzionava dal primo giorno. Voglio indietro i miei 3mila euro.
Defkalion: Purtroppo non possiamo ridarle i soldi, signora. È contro la policy aziendale. Ma possiamo venirle incontro, e con un piccolo contributo di 500 euro lei potrà mandarcelo qua in fabbrica per la riparazione. In fondo abbiamo solo la sua parola, signora, che non ha mai funzionato.

Ovviamente spero di sbagliarmi. Se fosse tutto vero, l’umanità potrà finalmente fare la scelta di colonizzare altri pianeti, e il nostro non diventerà uno di quei mega-cimiteri che vengono regolarmente visitati da altre specie in gita scolastica archeologica. Per chi non capisce di cosa sto parlando, oggi è stato lanciato l’ultimo viaggio nello spazio, con lo shuttle Atlantis. NASA:RIP  Ci mancherai.

Finalmente, un pesce

Ci sono ancora posti dove i ragazzini possono o devono imparare cose veramente utili.

Come pescare.

A sinistra quello in vacanza, a destra l’istruttore di pesca di nove anni che sa già che da grande farà il pescatore, come il babbo, il nonno, il bisnonno e il trisnonno. È praticamente dio sceso in terra, in quanto possiede già la sua propria barca, e anche un 4×4 a benzina, che usa per raggiungere il padre quando lavora nel bosco.

Finalmente, il primo abborre (pesce persico?) pescato da solo!

Alla fine ne hanno presi sei. Vanno matti per i lombrichi. I lombrichi in attesa di essere usati vanno messi in un recipiente pieno di terra fino a metà.

Visto che non è ancora capace di ucciderli da solo, gli ho fatto togliere l’amo per ributtarli nel mare.

Tranne il primo, che è stato cucinato da me e mangiato dal neo-pescatore.

Come avrete capito sono in supervacanza. Faccio cose veramente utili come leggere la fine dei vecchi gialli che sono li da decenni. Internet funziona solo di notte, quando sono fortunata. Stranamente bisogna abitare a ovest della più vicina torre telecom, noi siamo a est.

Finito tutte le fini faccio giardinaggio grosso.

Ho tolto un melo centenario, purtroppo, era marcio e rischiava di cadere.

Il suo sostituto:

Il vicinato è pieno di meli, ma per sicurezza abbiamo scelto una variante che verrà sicuramente impollinata da un altro albero accanto. Se arriva a primavera. Gli inverni sono piuttosto invernali, e i cerbiatti alla fine fanno di tutto per papparsi qualsiasi cosa spunti sopra la neve.

Poi ho messo ordine nella legnaccia rimasta dopo l’inverno. Tutta la legna bella è finita, ora c’è solo l’equivalente del heavy venezuelano, cioè un paio di pioppi che un amico ha aiutato a togliere, e che useremo solo se nessuno ci vende betulla.

Queste cose qua. In una delle poche zone nel mondo dove le mappe NASA non prevedono cambiamenti climatici. Giusto, per un posto dove il tempo si è fermato.

 

Finalmente, un pesce

Ci sono ancora posti dove i ragazzini possono o devono imparare cose veramente utili.

Come pescare.

A sinistra quello in vacanza, a destra l’istruttore di pesca di nove anni che sa già che da grande farà il pescatore, come il babbo, il nonno, il bisnonno e il trisnonno. È praticamente dio sceso in terra, in quanto possiede già la sua propria barca, e anche un 4×4 a benzina, che usa per raggiungere il padre quando lavora nel bosco.

Finalmente, il primo abborre (pesce persico?) pescato da solo!

Alla fine ne hanno presi sei. Vanno matti per i lombrichi. I lombrichi in attesa di essere usati vanno messi in un recipiente pieno di terra fino a metà.

Visto che non è ancora capace di ucciderli da solo, gli ho fatto togliere l’amo per ributtarli nel mare.

Tranne il primo, che è stato cucinato da me e mangiato dal neo-pescatore.

Come avrete capito sono in supervacanza. Faccio cose veramente utili come leggere la fine dei vecchi gialli che sono li da decenni. Internet funziona solo di notte, quando sono fortunata. Stranamente bisogna abitare a ovest della più vicina torre telecom, noi siamo a est.

Finito tutte le fini faccio giardinaggio grosso.

Ho tolto un melo centenario, purtroppo, era marcio e rischiava di cadere.

Il suo sostituto:

Il vicinato è pieno di meli, ma per sicurezza abbiamo scelto una variante che verrà sicuramente impollinata da un altro albero accanto. Se arriva a primavera. Gli inverni sono piuttosto invernali, e i cerbiatti alla fine fanno di tutto per papparsi qualsiasi cosa spunti sopra la neve.

Poi ho messo ordine nella legnaccia rimasta dopo l’inverno. Tutta la legna bella è finita, ora c’è solo l’equivalente del heavy venezuelano, cioè un paio di pioppi che un amico ha aiutato a togliere, e che useremo solo se nessuno ci vende betulla.

Queste cose qua. In una delle poche zone nel mondo dove le mappe NASA non prevedono cambiamenti climatici. Giusto, per un posto dove il tempo si è fermato.