Siccità, raccolte e elettricità

Come avevo previsto,  ovvero cercato di indovinare, all’inizio di aprile, stanno ora arrivando molte notizie negative per le raccolte di quest’anno. Per iniziare con il paese dove vivo, il Brasile, vediamo che la siccità sta minacciando le raccolte del mais. Già a metà maggio erano molto preoccupati, con stime di perdite intorno ai 3 milioni di tonnellate. Ora Agrimoney scrive che potrebbe trattarsi di 4 milioni di tonnellate. Molti produttori si aspettano perdite fino ai 40%.

La siccità all’interno del Brasile è cominciato con tre settimane di anticipo, un fattore che si è sommato al ritardo della semina su almeno la metà dell’areale. La semina ha ritardato perché la soia è stata raccolta con ritardi, ovviamente anche questo è avvenuto per il maltempo.

 “The climate is disturbing,” Carlos Favaro, Aprosoja director, said.

I 4 megatonnellate in meno saranno particolarmente sentiti visto che la domanda per il bioetanolo sta aumentando. Gli Stati Uniti hanno anche loro grandissimi problemi con la semina, almeno 1 milione di ettari, possibilmente fino a 5 mega-ettari in meno rispetto all’anno scorso.

 <lampadina> Ecco perché la EIA non aggiornerà più le statistiche sul petrolio e le altre fonti di energia: mancheranno milioni di tonnellate di etanolo da inserire come petrolio </lampadina>

Anche gli agricoltori in Francia si stanno preparando per una siccità da record, la peggiore in 50 anni con il 70% in meno di pioggia, che colpirà sia grano che mais.

La Francia è il più grande produttore agricolo dell’Europa. Si pensa che la siccità potrebbe superare quella del 2003, con la differenza che ora gli agricoltori non hanno più fondi di riserva, né in banca, né nei magazzini di grano.

France needs a “proper national policy on the rational, reasonable use of water,” Menard said. “Food security is at stake.”

La siccità in Francia farà pressione su tutti i grani in Europa, visto che si tratta del maggiore esportatore, che quindi guida i prezzi.

Secondo la Comunità Europea la raccolta europea ha perso il 10%, e il ICG – International Grain Council abbassa la sua stima mondiale del grano di 5 milioni di tonnellate, a 667 milioni. La domanda è stimata a 669 milioni (scusate, link in svedese).

Anche la Germania ha problemi, come la Gran Bretagna, il Belgio, insomma, tutti quanti. Gli agricoltori tedeschi hanno paura – non ha mai prima piovuto così poco ovvero, almeno non dal 1893. Già 20% della semina è stata distrutta e cercano di salvare il salvabile con l’irrigazione. La siccità ha fatto sopravvivere molti parassiti che si mangiano quello che è rimasto.

In Germania sono a rischio le raccolte di canola, e di malto. Manca soprattutto il malto di qualità che serve per la produzione di birra, perché le raccolte in Canada e in Australia erano già andati male l’anno scorso.

In Europa dobbiamo anche preoccuparci del vino. Non è una cosa che seguo, ma margini decrescenti potrebbero buttare fuori tanti produttori piccoli.

Il 30 maggio è arrivata la notizia che la Russia ha deciso di eliminare lo stop alle esportazioni di grano e il prezzo è scese subito di 5%. Ma poi si è ripreso, visto che i 20 milioni di tonnellate per l’export il lunedi, si sono trasformati in 10 milioni già il giorno dopo, il 31.

Secondo me, se non arrivano le pioggie per la fine di giugno, anche quest’anno non esporteranno niente. Ma non si sa mai. Le riserve di grano del paese è tanto un segreto come quelle di petrolio dell’Arabia Saudita:

“Have farmers and merchants been squirreling away grain in preparation for flooding onto export markets when trade resumes? “

Direi di no, ma possono sempre sperare.

In questo lunghissimo elenco di paesi con problemi di raccolte non può mancare la Cina. Per esempio soia – 800 mila tonnellate, il 5%. La Cina centrale sta vivendo la peggiore siccità in 50 anni. Le precipitazioni intorno allo Yangze sono dai 40 ai 80% in meno del normale, minacciando le piantagioni di riso, che richiedono moltissima acqua.

Non solo. Lo Yangtze è il fiumo più lungo della Cina, e ospita numerosi impianti idroelettrici. Il livello di acqua nel fiumo è 6 metri meno del normale.

Secondo il FT le siccitá stanno peggiorando da un decennio. Quest’anno l’atteso monsoon non si è proprio fatto vedere. Hanno anche provato a creare pioggia artificialmente, perché ormai manca addirittura l’acqua da bere.

“Lots of villagers don’t have water to drink,” Chen Tianlin, a rice farmer in Jielin village, Hubei province, told the Financial Times.

1400 laghi sono stati dichiarati morti.

Ora, per salvare il riso, e anche la gente si spera, hanno cominciato a svuotare la Diga delle Tre Gole di un metro al giorno. Lo svantaggio si traduce in una minore produzione di elettricità. Ca il 20% dell’elettricità in Cina è idroelettrico, ma la siccità, che è iniziata già questo inverno, ha ridotto la produzione di un quinto. Si stima che durante l’estate produrranno il 3% in meno, che potrebbe non sembrare tanto, se non si trattasse di una media nazionale. Le perdite di corrente si concentrano nelle zone maggiormente industrializzate. E infatti, il carbone, che dovrebbe produrre gli altri 80%, è diventato scarso anche lui. Il prezzo è aumentato di 20% rispetto all’anno scorso e più della metà degli impianti sono in perdita.

Riso o elettricità? Riso!

O forse no, visto che l’industrializzazione in Cina ha ridotto i terreni agricoli di 8,33 milioni di ettari in 12 anni, secondo Bloomberg. Ma sono in tanti e devono mangiare:

“A 5 percent shortfall in China’s overall grain harvest would potentially require 20 percent of current global grain exports to meet the country’s annual needs.”

All’inizio dell’anno ho letto varie volte, anche se ora non mi metto a cercare gli articoli, che i prezzi alimentari nel 2011 sarebbe stato più bassi. Credo Grantham ci sia messo anche lui a prevedere prezzi in discesa. Se la siccità continua nelle prossime settimane potremmo invece vedere un’esplosione dei prezzi  soprattutto del mais e del grano da questi livelli.

Comunque, la scarsità di elettricità è causata anche da una crescente domanda. Il consumo gli ultimi anni è cresciuto di ca 12% all’anno, spinto dalla crescita economica. Ma sappiamo tutti che crescita infinita non è possibile in un mondo finito. Prima o poi la crescita sbatte la testa contro uno dei limiti naturali. In questo momento la Cina soffre limiti sull’elettricità, sull’acqua, sul grano, sulla soia.

È impossibile che la crescita cinese continui come gli anni scorsi. Le interruzioni giornaliere all’elettricità in alcune zone industriali devono ridurre il PIL per forza. Non ci sto leggendo niente nelle stampe nostrane. È importante per l’economia globale che la “fabbrica mondiale” stia soffrendo? Penso di si. Mi aspetterò numerosi revisioni del PIL cinese.

———Disclaimer

Io sono long ristrambamento globale antropogenico. Seguo l’eccezionale Joe Romm su climateprogress. Quello che ci sta succedendo, e non sto parlando della costruzione della diga più grande del mondo, l’abbiamo provocato noi stessi. La grande calma con la quale noi stessi poi stiamo analizzando la situazione è straordinaria. Come se davvero pensassimo nel sottoconscio, e come collettivo, che il mondo starebbe meglio senza di noi.

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11 responses to “Siccità, raccolte e elettricità”

  1. poldo alias marco says :

    Bisognerebbe capire se le inondazioni negli stati uniti possano incidere sui raccolti (tra l’altro è giugno, quando lo mietono il grano?).
    Abbiamo da una parte problemi sul lato dell’offerta e dall’altra questa previsione sul crollo delle commodity (e delle borse) che ci perseguita come un mantra da un anno e mezzo ma che non avviene mai.
    Se grano deve essere che almeno sia levereged!
    occhio anche al bestiame allora, ancora più a buon mercato ma che dovrebbe rincarare se i mangimi (cereali) costano di più!

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  2. sinbad says :

    Siamo almeno in due a pensare ad un collasso cinese.
    Ma, come saprai, esistono tesi totalmente opposte alle nostre.

    Quanto del nostro pensiero è inficiato dal pregiudizio occidentale?
    e quanto è sostenuto dai dati?
    ciao
    sinbad

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  3. andreaX says :

    E’ assolutamente chiaro da tempo che il prezzo dei generi alimentari aumenta, ora questo da noi è un problema relativo, ma nei paesi poveri significa la differenza tra la vita e la morte.
    Io personalmente già da parecchio tempo risparmio sul cibo rinunciando a comprare il pane, ci guadagna sia il portafogli che la linea.
    Dopotutto perchè commettere il doppio spreco di introdurre più energia nel mio organismo di quella che mi serve, per poi spendere altro denaro ed energia (palestra) per consumarla?.

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    • gio_bass says :

      Quanto è il tuo BMI?

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    • poldo alias marco says :

      Se smettete di mangiare carne pesce latte uo0va e formaggi (abboffandovi di cereali tipo riso e farro, frutta, verdura, legumi tipo lenticchie piselli ceci) si risparmia ancora di più.
      Si muore? Io sono ancoro ancora qui dopo anni vivo e vegeto, a scrivere fregnacce ovunque.
      Morire si, morire di fame no!

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      • Loris says :

        Questo perché tu probabilmente, come me, fai un lavoro sedentario.
        Ma vallo a raccontare a chi fa lavori usuranti.
        I quali oltretutto danno notoriamente dei redditi molto bassi.
        Sarà più dura di quanto sembra (certo, non per tutti…. ma per tanti!)

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      • andreaX says :

        Adesso non esageriamo, se tutto il cibo che ogni giorno viene sprecato anziche buttarlo venisse usato come mangime per gli animali andrebbe benissimo.
        Lo spreco consiste nel coltivare appositamente piante per farne mangime per gli animali quando poi lo stesso cibo viene sprecato in grande quantità. Inoltre gli animali si possono allevare tenendoli al pascolo nei terreni marginali non sfruttabili per l’agricoltura.
        Il consumo di carne, pesce, ecc. ecc. va limitato, va ristretto ad un ambito ecocompatibile ed ecosostenibile, non eliminato del tutto.
        Comunque attualmente, in italia e negli altri paesi ricchi, di carne se ne consuma troppa, gli allevamenti intensivi sono uno spreco nello spreco.

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      • skelfrog says :

        L’osservazione di Loris è sacrosanta.
        Uno che faccia il muratore, alle 3400-3800 kcal di base ne deve aggiungere 500-700 solo per stare 9-10 ore all’aperto d’inverno.
        Non è il caso di sto blog (più in generale certi ambiti di discussione dove si deraglia dalle parti del veganesimo) ma a stigmatizzare a priori, l’uso di carne, si rischia di essere fastidiosamente contigui al classismo ottocentesco più greve.

        In modo analogo, l’ecologista Fulco Pratesi che anni fa proponeva di fare meno doccie per risparmiare acqua ed energia.
        Vallo a spiegare a meccanici, operai e ai soliti muratori.

        Sono cazzate clamorose, oltre che “lussi” per privilegiati.
        E proprio per questo numericamente inconsistenti al fine di migliorare la situazione.

        Poi, anche a me piacciono molto legumi e verdure.
        Ma andiamoci cauti prima di dettare “virtuose” linee guida alla plebe

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  4. medo says :

    La Cina va verso la carestia, esattamente come 50 anni fa. Morirono MILIONI di persone in una ventina di mesi… Già adesso staranno morendo di fame a migliaia da qualche parte, forse non lo sapremo mai.

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  5. fausto / fardiconto says :

    Al momento in Emilia abbiamo a che fare con una situazione pesantina: ad aprile – maggio niente pioggia, poi ad inizio giugno una caterva d’acqua. Sembra quasi un clima da savana, con le precipitazioni estive che arrivano senza avvisare. Se non fosse per quei quattro mesi di gelo artico che ci siamo sorbiti…

    Per i cereali autunno vernini: avevano preso a seccare troppo presto, e adesso ci piove sopra; era già capitato. Quando ci vai in mezzo con la mietitrebbia si alza un polverone nero, sono le muffe seccate che svolazzano. Peccato, perché in realtà grano e orzo quest’anno erano tutto sommato belli. Oltre alle perdite di peso, avremo probabilmente perdite di qualità: roba umida e con peso specifico inadeguato. Una parte di questi cereali dovrà per forza finire davanti alle bestie, risulterà inadatta al consumo umano.

    Per mais, sorgo, soia e girasole: qui va da dio. Le dannate piogge di questa settimana fanno bestemmiare chi dovrà trebbiare l’orzo, ma fanno sorridere chi guarda crescere rigogliose le colture primaverili senza spendere soldi e fatica per annaffiarle. Se non capitano cataclismi, siamo a posto; specie col sorgo, che in realtà è sensibile alla dotazione idrica solo quando alza il panicolo (la spiga). Per il mais dipende dalla cultivar.

    Per la vigna e la frutta: qualche malattia, ma anche qui si risparmia sull’acqua. Ci accontenteremo, non va malaccio. Bisogna vedere se poi grandina!

    Per l’orto: “maggio ortolano” non l’abbiamo avuto, ma in realtà non sta andando male.

    Per i foraggi: va bene per forza, almeno da quando medio oriente e nord africa hanno perso produzione per la scarsità di acque fossili. Ne venderemo un bel po.

    In sintesi: chi è il cretino che ci ha raccontato che dobbiamo seminare solo una cosa? Ogni annata porta con se dei problemi, ma ciò che penalizza una coltura ne avvantaggia un’altra. Fin dal medioevo, il buon agricoltore sa che la sicurezza alimentare si fa solo con la diversificazione. Scommettere su un gruppo troppo ristretto di prodotti porta grandi vittorie e grandi sconfitte; se coltivi per mangiare, le scommesse devi lasciarle perdere.

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