I soliti sospetti più uno

Riassumendo il sondaggio, vedo che i lettori non sono molto d’accordo con me. I voti totali sono stati 55, che però non sono 55 persone diverse visto che si poteva scegliere più alternative.

Ben 22 voti, il 40%, sono andati alla “demand destruction”, che io ancora non vedo nei numeri. Come dice un lettore, domanda e produzione sono perfettamente allineati.

Se ci sarà una “demand destruction” la vedremo come minuscola indentazione, di rapido passaggio. Semmai credo che avremo un problema a rispettare la domanda. In Asia dal 2005 ci sono 130 milioni di persone nuove. Altre 50 milioni tra Nord- e Sudamerica. E altre 100 milioni in Africa, ma non consumano. Stime UN.

 Faccio un paio di conti.

2005. 6.512 milioni di persone. Domanda 84,105 milioni di barili al giorno. = 0,0127 barili al giorno pro capite.

2010. 6.909 milioni di persone. Domanda 86,679 milioni di barili al giorno. = 0,0125 barili al giorno pro capite.

 In 5 anni abbiamo diminuito il consumo giornaliero mondiale di 3,2 centilitri di petrolio a testa. Nonostante questo consumiamo quasi 1 miliardo di barili di petrolio in più all’anno ora, che 5 anni fa.

 Ai miei lettori il compito di calcolare quanto dovremo ridurre il consumo fino al 2015 pro persona, con altre 400 milioni di persone ancora,  per rimanere al livello di oggi.

 Altri 18%, o 10 voti sono per la correzione del dollaro, che avrei votato anch’io. Il dollaro si è rafforzato contro tutte le altre valute nel dollar index, e allo stesso tempo, l’euro ha perso 4% in relazione al dollaro. Si sa, quando il dollaro sale, i commodities scendono. Pare che il mercato fosse posizionato per un rinforzo dell’euro, andato a mancare quando la BCE ha deciso di non aumentare ulteriormente i tassi. Ergo, la correzione. La “fine del dollaro” come cita qualcuno non arriverà finché loro riescano ancora a pagare gli interessi sui debiti, e per ora gli Stati Uniti non hanno problemi al riguardo.

E poi 7 voti per la conoscenza che i prezzi reggono soltanto finché vengono immessi nuovi dollari sul mercato. Senza QE3, nessuna accelerazione. Anche questo avrei votato. Intanto il mercato è rimasto in perfetto backwardation anche se a livelli più bassi della settimana precedente. E ora mentre scrivo il Brent è di nuovo a 113, il che farebbe pensare che guardando le fondamentali, in tanti hanno pensato di rientrare subito. Per esempio i cinesi, superfelici di poter comprare il petrolio ad un prezzo più ragionevole rispetto a una settimana fa.

Ovviamente c’entrano anche i dati macroeconomici tedeschi e la morte di Bin Laden. Potrebbe darsi che il mondo si è un attimo fermato per ricordarsi che “in realtà, oltre al petrolio libico, non abbiamo perso altro”.

E proprio ora, mentre stavo cercando di chiudere questo post senza riuscirci,  è uscito un articolo Reuters, molto interessante. Dà la colpa ai – rullo di tamburi – COMPUTER.

Pare che nessuno degli insider avesse capito niente del crollo:

In interviews with more than two dozen fund managers, bankers and traders, no clear cause emerged for the plunge in price. Market players were unable to identify any single bank …

Perché il petrolio era un po’ overbought, questo si, ma comunque tutto puntava insù:

a richly priced commodities market … hit by a flurry of negative factors that individually could be absorbed

Ma sommando i vari fattori negativi per il prezzo, si raggiungono prezzi chiave, i stoploss:

Computerized trading kicked in when key price levels were reached, accelerating the fall.

E tutto crolla, in un movimento di cinque deviazioni standard che dovrebbe essere possibile soltanto ogni 2 milioni di giorni di borsa aperta, più o meno. Se non ci fosse il High Frequency Trading.

Non si sa neanche quale computer ha iniziato il sell-off, solo che se inizia uno, gli altri seguono.

Molto divertente, questa frase:

“It was nuts. Our risk management guys were tearing up their spreadsheets,” said a major U.S. independent refiner, who asked not to be identified.

Non hanno ancora imparato che i HFT hanno reso la deviazione standard obsoleta.

10 responses to “I soliti sospetti più uno”

  1. marco says :

    mi permetto di osservare, a difesa del mio voto ,-) che nei settori rigidi e che hanno un lungo delay fra programmazione dell'investimento e sua entrata in operatività, la demand destruction si verifica non quando scende la domanda, ma anche solo quando non centra previsioni di forte crescita!
    Del resto sembra che qualcosa di simile stia succedendo con i noli marittimi, vedi baltic index che continua a scendere a mercato tutto sommato stabile per entrata in operatività di unità programmate nel precrisi.
    Quanto ai consumatori in piu', “entrano” in mercati abituati a pagare la benzina pochissimo, e dove non molto a lungo potra' ancora essere cosi', probabilmente su questi consumatori comunque piu' deboli i prezzi impatteranno maggiormente, ed alla fine sceglieranno burro, anziche' automobiloni…

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  2. oronero says :

    Anche il burro è petrolio. Uno dei tanti problemi degli 800 milioni di persone in più dal 2005 al 2010 è che vorranno tanto scegliere proteine e grassi, ma dovranno accontentarsi di carboidrati.
    Il rif al Baltic non l'ho tanto capito, è da tempo inseguibile per la massa di navi entrati “in azione” come dici tu. Che il mercato non è mai veramente ripartito il mondo dei blogger mi è sempre sembrato abbastanza d'accordo, che i navi quindi rimangono senza merce non c'è da stupirsi. Anche senza una ripresa vera il mondo ha aumentato il consumo. Chi guida, forse guida un pochino meno (non certo in Cina o in Brasile), ma a mangiare siamo tanti tanti in più.

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  3. poldo alias marco says :

    Vedo che non sono il solo a pensare che il cornuto vigliacco che non ha avuto il coraggio di alzare i tassi di interesse ha pure causato il tracollo dell'euro nei confronti di tutte le valute, tracollo che a questo punto spero possa continuare in concomitanza con la risalita di tutte le commodity alimentari compresi.
    Devi alzare i tassi Trichet, e lo devi fare in fretta ed a botte di 0,50 % al mese se vogliamo restare a galla.
    Ci rimane solo la moneta, perduta quella che facciamo, brutto porco finalmente lasci la poltrona farabutto!

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  4. Loris says :

    Il sondaggio chiedeva il perché del “macello del prezzo del petrolio questa settimana”, ma poi riferisci dati degli ultimi 5 anni.
    Invece ritengo che “questa settimana” ci sia stata una correzione brusca dovuta in parte alla speculazione, e in larga parte anche originata dalla demand destruction, intesa sia come risultato inferiore alle aspettative (quindi non necessariamente in forte calo) sia proprio come diminuzione della domanda.
    Domenica 17 aprile è uscita la notizia, confermata da svariate fonti (con un po' di google-fu vedrai che la trovi) che il ministro del petrolio saudita, Ali al-Naimi, intervenendo alla conferenza di settore in Kuwait, ha dichiarato che l'Arabia Saudita ha diminuito la propria produzione giornaliera di petrolio di circa 800.000 barili a marzo a 8,29 milioni di barili al giorno, a causa della scarsa domanda. (!!!!)
    Le sue dichiarazioni seguono osservazioni simili effettuate la scorsa settimana dal ministro dell'Energia dagli Emirati Arabi Uniti, Mohamed al-Hamli, il quale ha dichiarato che i mercati mondiali del petrolio sono rimasti “adeguatamente forniti” e che “l'impennata dei prezzi del petrolio è soltanto un riflesso della geopolitica”.
    Hai dei dati (del 2011) che smentiscono queste dichiarazioni?

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  5. Loris says :

    Ovviamente la notizia è stata riportata integralmente, quindi dove c'è scritto “…osservazioni simili effettuate la scorsa settimana dal ministro…” si intende la settimana precedente a quella del 17 aprile. Ma sono sicuro che tutti avrebbero capito comunque… 🙂

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  6. Pinnettu says :

    Avevo letto pure io della decisione dei sauditi di tagliare la produzione per “scarsa domanda”.

    Solo che, contemporaneamente a queste affermazioni, l'OPEC, nel “Oil Market Report” di Aprile, conferma il rialzo della domanda per il 2011 di ben 1,4 milioni di b/g.

    Insomma la prima affermazione (considerando che il rialzo della domanda a quei livelli è confermata anche da EIA e IEA), sembra più una scusa per far “prendere fiato” ai giacimenti, che evidentemente stanno pompando su livelli molto alti.

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  7. Loris says :

    Purtroppo nè io nè te conosceremo mai la verità, quindi dobbiamo affidarci a ciò che dicono, pur sapendo che qualcuno mente, o fa finta di sbagliare: le dichiarazioni fatte dai sauditi possono essere falsamente artificiose così come le previsioni dell'OPEC potrebbero in futuro rivelarsi sbagliate. I dati che riporti sono forecast che si basano su expected growth of world economy: quest'ultima viene dichiarata al 3,9% nel 2011, e se poi invece si chiude a 1,9? Che ne è delle previsioni dell'OPEC (e anche EIA e IEA)?
    Il Monthly Oil Market Report di Aprile 2008 prevedeva un aumento di 1.2 mb/d e invece ha chiuso l'anno con una diminuzione di 1.0 mb/d. Abbastanza per far capire quanto poco sono attendibili queste previsioni!
    La speculazione vive delle previsioni, ed è ciò che spinge in alto le quotazioni (al minimo segnale bullish dei mercati) e a seguire ci sono movimenti correttivi come quello visto la scorsa settimana.
    Quindi in primis (secondo me) era “la speculazione” la risposta al sondaggio, ma dato che non era tra le opzioni, anche la demand destruction poteva essere una concausa (intesa non come crollo della domanda, che per ora non c'è stato, ma piuttosto come mancata conferma delle prospettive “esplosive” della ripresa economica, e conseguente possibilità che si verifichi realmente qual'ora le emergenti rallentassero, con l'occidente che ancora arranca).

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  8. oronero says :

    Vedo che gli argomenti miei, o di Pinnettu, non saranno mai abbastanza per cambiare la tua visione del mercato petrolifero. Bom.
    L'unica “speculazione” che importa per il prezzo è la scommessa dei stati nazionali che il petrolio finisca, e che quindi bisogna costruire scorte. Un bel giorno produrrò i numeri.

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  9. Loris says :

    Tutti sappiamo che un giorno o l'altro il petrolio finirà, e che ci diranno che il picco è stato superato solo parecchio tempo dopo che sarà successo.
    La mia visione del mercato petrolifero futuro (da dilettante del settore quale sono) è identica alla tua, ma in merito alla correzione della settimana scorsa ritengo che sia stata dovuta alla speculazione.
    Il discorso sugli HFT mi ricorda molto quanto successo il 23 febbraio scorso quando Milano non ha aperto “per problemi tecnici” fino alle 15:30, guardacaso proprio il giorno dopo i panic selling dovuti allo scoppio della crisi libica. Certe notizie si commentano da sole, ma c'è sempre chi ci crede…

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  10. marco says :

    nulla quaestio sul cibo, sono d'accordo senz'altro, ma resto convinto che proprio questo condizionerà l'oil, fra cibo e movimento si sceglie il cibo, o meglio, i poveri sceglieranno il cibo, i ricchi, ovunque abitino, sceglieranno la mobility magari fatta con i carburanti bio…cioè altro cibo in meno..

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