Il problema etico dei grafici

È più giusto questo:

oppure questo?:

Come vedete, nel secondo grafico ho accorciato l’ordinata parecchio e non va più da 0 a 100 ma da 60 a 95 mila. Di conseguenza l’aumento della produzione di idrocarburi liquidi degli ultimi anni sembra miracolosamente ripartito a febbraio/marzo 2009, e chissà stabilendo addirittura un nuovo paradigma? Con picchi più alti (sigma 2) e media più alta e bassi più alti del vecchio paradigma, partito pare, nel settembre 2003.

Può darsi che il nuovo paradigma della produzione del petrolio regga per qualche anno, ma ricordiamoci che stiamo sempre parlando di una risorsa finita.

Sono pochissimi i casi dove mi permetterei di dire che una attività possa aumentare la sua produzione, cambiando paradigma forse ogni vent’anni.

Adesso che ci penso, l’attività deve coinvolgere esseri umani, ma non può coinvolgere assolutamente nessun tipo di risorsa, perché sono tutti finibili.

Canto a cappella, qualcuno?

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15 responses to “Il problema etico dei grafici”

  1. sinbad says :

    Grande post.

    Mi chiedo: ogni volta che un giornalista Professionale, iscritto all’Eccellentissimo Albo dei giornalisti, utilizza un grafico che riceve dalle sue fonti di informazioni, si pone il problema etico che hai posto? oppure si affretta a postare/scrivere sul proprio mezzo di informazione ciò che riceve?

    In caso certe questioni non se le ponga, tutti i panegirici che ci vengono propinati sull’informazione professionale più sicura dell’informazione indipendente è giustificata?

    Ah!!!…i soldi del finanziamento all’editoria….
    ciao
    sinbad

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  2. Pinnettu says :

    Questo mi piace di più 🙂

    Chiaro che tutte le considerazioni sulla crisi dell’offerta cambiano di poco, però penso sia corretto anche sottolineare una situazione (sicuramente temporanea) che ha comunque spostato appena appena più in là il “momento della verità”.

    Giusto per dovere di cronaca.

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  3. Maria says :

    Un giornalista iscritto all’albo eccetera che lavora per la carta stampata, la radio o la tv deve sintetizzare molto, e ha poco tempo per farlo. Se tende a bersi di tutto, come giustamente nota sindbad, questo avviene anche e soprattutto a causa dei ritmi di lavoro bestiali e forsennati cui ultimamente è sottoposta la categoria, a parte gli happy few che però sono sempre di meno.

    Anche sul web bisogna scrivere poco, ma i link garantiscono tutti gli approfondimenti del caso.

    Un giornalista che lavori nei media tradizionali è schiavo dei gusti del pubblico e dei gusti dell’editore. Se lavora per il web, non è schiavo ma tendenzialmente non mangia (nel senso che non viene pagato, o tutt’al più sottopagato)

    Quanto ai problemi etici di fronte al grafico, io penso che sia necessario comportarsi come se i lettori fossero dotati di cervello (riconosco tuttavia che spesso non lo sono). Tutti e due i grafici sono onesti, e quindi, postulando che il lettore non sia cerebroleso, uno vale l’altro.

    A parer mio il secondo è più visivamente appetibile. Il non plus ultra dell’onestà sarebbe accompagnarlo con quattro parole per evidenziare la modestia della ripresa se solo la si considera in percentuale

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  4. oronero says :

    Infatti i miei grafici sono sempre adattati per sottolineare il messaggio di quel particolare post.

    Guardate quello World Gas Production – dove inizia l’ordinata?

    Potrò usare il secondo grafico sulla produzione di idrocarburi liquidi per scrivere un post su come riusciamo, nonostante tutti gridano al lupo, ad aumentare ancora la produzione…

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  5. Filippo Zuliani says :

    Stavolta non ti seguo, Anna. E’ normale tagliare le ordinate di un grafico quando hai variazioni di 10 su 100 al massimo. Il primo grafico e’ piatto e se ci sono variazioni te le perdi. Quel che *non* cambia tra i due grafici, contrariamente a quel che scrivi, e’ la media e l’altezza del picco (oltre alla derivata, aggiungo).

    Se non ho capito male il senso del post e’ che, a livello di comunicazione, si puo’ taroccare il feeling dei grafici scegliendo opportunamente le scale. E’ un trucco vecchio come il mondo, ma non ho capito contro chi stai puntando il dito (a parte le solite multinazionali).

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    • oronero says :

      Filippo, lo fanno tutti i blogger. O forse anche tutti quelli che devono dimostrare qualcosa con i grafici. È normale (spero) nelle pubblicazioni scientifiche attenersi a dei buoni standard di qualità, ma nei blog ci prendiamo più libertà.

      Io ho usato quello dove la produzione sembra piatta, perché il mio post dipende da quello. Il grafico numero 2 serve più nel caso volessi parlare di cose tecniche sul petrolio e come riusciamo ad aumentare la produzione, oppure nel caso dei mercatonaivisti: per convincere la gente che non avremo problemi di offerta di petrolio.

      Gregor MacDonald per esempio è un grandissimo tagliatore di ordinate per dimostrare le sue tesi.

      Le mie frasi sul nuovo paradigma sono da prendere scherzosamente. Comunque, se volessi, forse riuscirei a creare un grafico dove si vede che ogni tot anni c’è un cambio di paradigma con nuova media etc. Già in quel cortissimo grafico, dal 2002 al 2010, si può con un po’ di buona volontà intravedere 3 periodi diversi. Ma qua non voglio scrivere un altro post.

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      • Filippo Zuliani says :

        ” Il grafico numero 2 serve [..] per convincere la gente che non avremo problemi di offerta di petrolio.”

        Puoi provarci. Poi pero’ ti farai spernacchiare da esperti e meno esperti che sanno leggere i numeri, e fine della tua credibilita’. A quel punto raccoglierai attorno a te quaranta lettori gia’ convinti delle tesi preconfezionate ma nulla piu’. Non credo che diventare opinion maker a suon di demagogia sia cosi’ facile come la fai tu.

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      • oronero says :

        Aiuto! Ho passato un anno a pubblicare grafici “peak oil”, tutto invano!

        Ora che mi invento? Forse è ora di chiudere il blog.

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  6. Filippo Zuliani says :

    Aggiungo: ambedue i grafici mostrano un aumento della produzione del 15% circa in 8 anni. Nel secondo si vede meglio l’incremento. Fine dei numeri. Poi uno puo’ leggerci la salvezza o la fine del mondo, se vuole, oppure i numeri da giocare al lotto.

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  7. Simone Martini says :

    Un grafico, veicola il messaggio attraverso le immagini, ancor prima che con le parole e i numeri. Il secondo grafico mostra un’immagine che è falsata, tanto che si potrebbe arrivare a pensare, dopo una breve occhiata, che nel mondo si produce tanto ngpl quasi quanto crudo… Il secondo grafico è propio SBAGLIATO! 🙂

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  8. Granmalvagio says :

    Gentili signori, sono un lettore, tra l’altro onestamente esperto di grafici, e non un giornalista, come pare siate “voi tutti che scrivete in questo blog”.
    Ma il vostro lavoro, o missione, è di fare informazione o di guidare le povere nostre menti? Nei due casi le risposte ai vostri quesiti sono ovvie e diverse. Io, da umile lettore preferirei di gran lunga l’informazione.
    Senza offesa e saluti.

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    • oronero says :

      Se sei un lettore esperto di grafici vuol dire che hai trovato informazione, altrimenti non saresti rimasto. Quindi la domanda è polemica.

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