Tintin nel paese dell’oro nero

Era il 1939, poco prima della seconda guerra mondiale quando Hergé ha cominciato a scrivere e disegnare Tintin nel paese dell’oro nero.

Le prime pagine, oltre alla comica introduzione con i nostri amici i due poliziotti, trattano proprio di questo: le tensioni nella società dovute alla possibilità della guerra. Tintin ascolta la radio molto preoccupato e si chiede se sarà in qualche modo evitabile.

Quando la Germania ha invaso la Polonia, Hergé ha deciso di interrompere il lavoro su questo libro di fumetti, e per il resto della guerra ha scritto altre cose meno politiche, per esempio sul contrabbando di droghe in “Il granchio d’oro”.

Dopo la guerra Hergé ha ripreso il lavoro su “Tintin nel paese dell’oro nero”, focusando la storia sulla tensione tra zionisti e arabi in Palestina prima della dichiarazione di indipendenza dell’Israele nel 1948. Mi piacerebbe moltissimo mettere le mani sulla versione originale del dopoguerra, piena di soldati britannici, Irgun, e ribelli arabi che combattono contro tutti e due.

La versione che ho io (in svedese – Det Svarta Guldet), è stata ridisegnata nel 1971 spostando la storia in un paese arabo fittizio, il Khemed. La storyline Israele-Palestina è stata eliminata.

Tintin decide di investigare una serie di esplosioni di motori dovuti alla manipolazione della benzina da parte del nemico, che cerca un vantaggio in caso di guerra. Seguendo tracce diverse, sia Tintin che Dupont e Dupond finiscono sulla stessa nave, una petroliera con destinazione Khemed. All’arrivo i tre vengono arrestati per contrabbando, ma Tintin viene rapito dallo sceicco Bab El Ehr in attesa di una consegna d’armi.

In una scena lunga diverse pagine i due poliziotti francesi, girovagando nel deserto, si imbattono in un miraggio dopo l’altro, ogni tanto sbagliando con possibili ripercussioni geopolitiche:

Lo sceicco sta cercando di rovesciare il governo dell’Emiro Ben Kalish Ezab, e si è compromesso con un’impresa petrolifera occidentale, la Skoil Petroleum, che alla caduta dell’Emiro dovrebbe sostituire l’Arabex, che per il momento possiede le licenze nel paese. Skoil è rappresentato dal truffatore Dr. Mueller, visto che nel 1948 era di nuovo accettabile (e per tanti anni quasi obbligatorio) dare il ruolo del cattivo a un tedesco. Dr. Mueller fa esplodere ben tre pipeline durante la storia, e rapisce il figlio Abdullah dell’Emiro, esperto di practical jokes, per far espellere Arabex dal paese.

Il tutto si risolve in alcune pagine alla James Bond con car chase nel deserto e sparatorie.

E per finire un practical joke da parte di Hergé: Dupont e Dupond si mangiano una falsa aspirina e diventano verdi, mentre il cattivo Mueller usa la pistola del principino Abdullah e si riempie di inchiostro nero in faccia. Geniale.

Distillando la storia in pochissimi dettagli fa sembrare Hergé un vero veggente, a quarant’anni (70?) di distanza. Una crisi economica dovuta all’impossibilità di comprare petrolio, compagnie aeree ferme, un conflitto mediorientale con dei ribelli contro il re, imprese petrolifere impegnate in intrighi per prendersi più territorio possibile, e persino il figlio mascalzone. Decisamente un must sotto la voce “petrolio” nella tua libreria.

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3 responses to “Tintin nel paese dell’oro nero”

  1. andreaX says :

    Mitico TinTin!, lo leggevo pure io in italiano, l’edizione che avevo io era quella della gandus, se non ricordo male. Mai visto altri fumetti con una simile qualità dei disegni.
    Questo episodio purtroppo non lo ho letto.

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  2. luigi says :

    io devo avere ancora da qualche parte la versione francese stampata attorno alla meta’ degli anni sessanta (avevo tutta la collezione regalatami anni dopo da uno zio e credo sia rimasta in qualche baule). Se ci tieni davvero posso fare un grosso sforzo e rovistare in solaio per vedere se ritrovo la collezione.

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