Prestiti, Basilea e Banche

Per scappare un momento dal petrolio mi sono letta il documento Moody’s su Basel III, scaricabile da wikipedia.

Ci sono migliaia di documenti su Basilea II e III in rete, avete solo l’imbarazzo della scelta.

Basel III sono i nuovi standard regolatori basati su Basel II, che dovrebbero rendere le banche più resilienti in caso di una nuova crisi finanziaria, magari creata da un prezzo del petrolio in impennata. Per dire che non riusciamo a scappare dal petrolio mai.

I standard Basilea non sono vincolanti per se, ma la comunità europea ha deciso di incorporarli nella legislazione. Questo rende le norme vincolanti per l’Italia. L’idea dietro Basel II e Basel III è che le banche devono avere abbastanza capitale alle spalle per poter smantellare le attività in un modo dignitoso, evitando una situazione “Too Big To Fail” – Lehman Brothers nel 2008 , quando il crollo della storica banca in un attimo ha spazzato via la fiducia tra gli operatori bancari in tutto il mondo e la crisi è diventata viralmente globale.

Nella versione III per esempio verrà aumentata il requisito di capitale (capital requirements, come tradurlo?) da 4% a 6% nel 2015. Un minuscolo miglioramento.

Quando le banche si inventono credito da darti nella forma di un mutuo, devono possedere una certa quantità di contanti come sicurezza. Con Basel III dovranno avere un pochissimo di contanti in più, ma sono sempre liberissimi a inventare un sacco di credito per indebitarci tutti quanti, quando invece di fallire verranno salvati dai soldi delle tasse nostre. Il capitale totale necessario per creare un mutuo non cambia, è sempre 8%. Quello che cambia è la quantità di capitale primaria Tier 1, cioè i soldi di qualità, contanti e azioni nel bilancio. Quindi dal 2015 almeno 6% di roba buona, e solo 2% di asset tossici.

In rete c’è chi dice che le banche, di fronte a minor guadagni risultanti da Basel III, non faranno altro che spostarsi in Africa e in Asia, regioni dove di Basel III non gliene frega niente a nessuno. Così si rifaranno i margini.

Basandosi su quegli 8% di capitale totale, le banche calcolano quanti soldi devono veramente esserci dietro un certo investimento. Per fare questo calcolo usano un fattore chiamato peso del rischio di credito, “weight of risk” in inglese.

Per esempio comprare obbligazioni di stato nella propria valuta viene di solito dato il weight of risk 0%, quindi è considerato totalmente sicuro al 100%. E prestare soldi a un paese con rating AAA o AA è considerato privo di rischio, con weight of risk 0%. Stupidamente durante e dopo la crisi è venuto fuori che gli asset AA e AAA tenuti delle banche americane e europee erano parzialmente basati su mutui ad altissimo rischio, calcolati male. Pochissime persone erano in grado di capire quanto erano veramente tossici, questi mutui sub-prime (cioè non AAA o AA), e anche le banche non ci vedevano chiaro. Anzi, direi che la luce era proprio spenta.

Per il tuo mutuo c’è un altro weight of risk, calcolato dalla banca centrale basato sullo storico. Se in passato spesso i mutui di un certo paese non venivano ripagati, cioè andavano male, una banca centrale aumentava questo fattore. Ma se durante gli ultimi diciamo venti anni i mutui venivano sempre ripagati, magari perché c’era una bella espansione dell’economia, il “weight of risk” diminuiva.

In una pubblicazione dalla banca centrale svedese ho trovato il grafico per i weight of risk per i mutui nei vari paesi europei:

Quello italiano è 20%. Sulla media.

Se ti fai dare un mutuo di 100.000 euro, il capitale che la banca deve tenere viene calcolato come 100.000 x 0,2 x 0,08 = 1.600 euro, quindi 1,6% del tuo mutuo sono soldi realmente esistenti. Un effetto leva di 62,5 a 1.

In pratica significa che appena la banca perde più di quel 1,6% sul tuo mutuo, realizza una perdita.

In Spagna, con un rischio a 35%, il capitale necessario sarebbe 100.000 x 0,35 x 0,08 = 2.800 €, il  2,8%.

Si vede che storicamente c’è stato meno rischio di emettere un prestito in Italia, che in Spagna.

Ma finché il rischio per le banche non aumenti vertigginosamente, e quindi le banche perderebbero l’effetto leva sul tuo mutuo, continueranno a prestare soldi come investimento per loro considerati praticamente senza rischio, creando le famose bolle immobiliari.

Se ho capito bene la cosa che salva l’Italia da una bolla vera è che gli italiani a differenza di altri europei hanno comprato e continuano a comprare il mattone con soldi guadagnati e risparmiati, e non con mutui enormi. In Irlanda il mercato immobiliare è crollato alla fine del 2006, e quattro anni dopo le banche non erano più solide. La sicurezza per un mutuo è l’immobile stesso, ma quando l’immobile vale 50% del prezzo pagato, la banca prima o poi deve ridurre qualcosa sul bilancio. Da notare è che l’immobile può valere 50% sulla carta, ma essere di fatto invendibile, e quindi valere 0. Ci sono intere zone negli Stati Uniti, Detroit per esempio, dove le banche preferiscono non cacciare con la forza i mutuatari criminosi perché allora sarebbero costretti a vendere questi asset, e si vedrebbe che in realtà non valgono più niente.

Un altro grafico rubato dalla banca centrale svedese, dove purtroppo manca la curva per l’Italia, dimostra chiaramente dove c’è stata bolla e dove no. Costo corrente del mattone in vari paesi:

La bolla immobiliare è scoppiata in Spagna, in Irlanda, e negli Stati Uniti. In Germania non scoppierà niente, e in Svezia deve ancora scoppiare. Alcuni dati indicano che la Svezia si trova in cima proprio ora. Ho letto da qualche parte che un paese può aspettarsi una crisi finanziaria ca 2 anni dopo lo scoppio immobiliare. Quindi direi che si possa continuare a credere nell’economia “tigre” svedese ancora per due anni.

La Germania per fortuna loro ha il mercato immobiliare più noioso del mondo. Acquisti una casa, e la rivendi 10 anni dopo a esattamente lo stesso prezzo, un pochino aggiustato per l’inflazione, quindi in realtà (ed è sempre stato così) ci hai perso. Amici tedeschi lamentavano questo fatto. Non hanno mai potuto guadagnarci, e ora invece ci perdono brutalmente, perché le banche tedesche, invidiose delle bolle altrui, hanno comprato debiti nei paesi adesso in grandissima crisi.

So che la bolla è scoppiata anche in Danimarca e in Estonia, perché almeno due delle tre grandi banche svedesi sono enormemente esposti verso l’Estonia, dove il 12% dei mutui sono a rischio di default, quindi i giornali ne parlano.

Ieri c’era sul Sole24Ore un articolo che parla proprio del credito emesso delle banche italiane, quindi non solo mutui, ma tutti i prestiti. Tra il 2009 e il 2010 i prestiti a rischio sono aumentate da 80,87 miliardi a 91,44 miliardi, un aumento notevole direi, di 13%. Come ci si deve aspettare dai MSM l’articolo è cautamente positivo, sottolineando il fatto che la maggioranza dei prestiti sono diventati rischiosi nella prima metà del 2010, e non nella seconda metà.

Comunque questi 91 miliardi rappresentano il 6,24% dei prestiti, contro il 5,6% a rischio nel 2009. La situazione peggiore la vive la Monte dei Paschi, con 7,28% di prestiti tossici, mentre le banche meno a rischio sarebbero Mediolanum e la Generali, perché poeticamente “guardano negli occhi l’imprenditore o il mutuatario, piuttosto che sfruttare automatici iter di backoffice nell’erogazione del prestito…”

In ogni caso l’articolo dice anche che a febbraio la situazione era deteriorata di altri 1,3% rispetto a gennaio, siamo a quasi 93 miliardi di € a rischio. Rallenta, ma cresce. Azioni bancari, qualcuno?

Quindi la mia privatissima conclusione è che almeno una parte di Basilea III spara di lato. Se i requisiti di capitale vengono ancora messe in relazione con asset risk-weighted, quando questi rischi vengono calcolato su uno storico che non dice niente sul futuro, perché il futuro sarà completamente diverso dal passato, allora le banche continueranno a prestare soldi a paesi e privati che non potranno ripagare, facendo fallire prima o poi anche qualche banca italiana.

Tag:, , , , ,

One response to “Prestiti, Basilea e Banche”

  1. antonello says :

    sarebbe divertente far saltare il gioco dei mutui. Le banche di fatto emettono soldi falsi che non esistono, soldi che poi tu pagatore li renderai reali lavorando per trenta o quaranta anni … Certo si potrebbe obbiettare che i soldi diventeranno veri alla fine del mutuo ma resta il fatto che le banche caricano degli interessi su dei soldi che non esistono e quindi commettono quello che per altri sarebbe furto o truffa o appropriazione indebita …. meditate gente meditate ….

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: