Shale gas, Europa, qualche numero

L’Europa dipende dal gas per la sua vita quotidiana quanto dipende dal petrolio.


Le curve del consumo europeo di petrolio e gas negli ultimi anni si stavano avvicinando, perché il consumo di petrolio è rimasto fermo, o addirittura decrescente, mentre si è visto un lento aumento del consumo di gas. La differenza tra petrolio e gas nel 2008 e 2009 è stato di ca 12,5 biliardi di Btu (12,515 Btu).

——–conversioni————————-

  • Per convertire i Btu per quanto riguarda il gas naturale Wikipedia ci da 1 MMBtu = 1,054615 GJ.  12,515 Btu quindi contengono 13.282.687.500 GJ, 13,39 GJ.
  • Poi 1 MMBtu equivale a 28,263682 m3 di gas naturale, quindi 12,515 Btu sono 353.296.025.000 m3, 353,39 m3.
  • 1 m3 equivale a 35,314666721 ft3, quindi i nostri 353,39 m3 sono 12.476.531.376.729 ft3, 12,512 ft3.
  • Quindi 12,515 Btu = 12,512 ft3

———————————————————–

La produzione di gas convenzionale in Europa è la metà del consumo, ca 10 biliardi di Btu (1015 Btu) all’anno.

Italia produce solo il 2,5% sul totale prodotto in Europa secondo i numeri EIA, ma consuma 14% del consumo totale, o 28% della produzione europea:

L’utilizzo dei due fonti fossili per ora è abbastanza diverso, il gas è generazione elettrica, mentre il petrolio è trasporti. Ma in futuro Europa sarà ancora più dipendente dal gas, perché il petrolio è talmente sotto pressione da tanti fattori che non possiamo sperare che i prezzi si abbassino più. Per questo vari pipeline sono in costruzione per portarci il gas soprattutto dall’est, in concorrenza tra di loro, e con risvolti politici particolari.

Questo perché si sa da tempo che i bacini di gas naturale convenzionale olandesi, norvegesi e inglesi non possono durare per sempre. Il paese più avantaggiato dalla nostra precarietà energetica è la Russia, che si è sbrigata a costruire ben due pipeline verso l’Europa, la Nord Stream e la South Stream.

Alcuni paesi come la Spagna e la Germania sono stati più bravi degli altri a proteggersi, investendo pesantemente nelle energie rinnovabili, sia solare che eolico. La Danimarca invece scommette sulle biomasse. E gli altri, fermi ad aspettare il game changer. Che ora pare che sia arrivato, senza merito di nessuno.

Il 5 aprile la Energy Information Agency ha pubblicato un documento sullo shale gas in Europa, World Shale Gas Resources: An Initial Assessment of 14 Regions Outside the United States. Ad agosto avevo cercato di descrivere brevemente la situazione europea nel mio post Shale gas, gas da scisti, introduzione. Consiglio a tutti quelli che si interessano della questione gas di scaricare il nuovo documento e darci un’occhiata, perché probabilmente cambia il nostro futuro.

Purtroppo proprio Italia non fa parte del territorio esplorato nel documento e non viene neanche menzionata.

Il nuovo studio tra l’altro paragona le stime di Rogner fatte ca 15 anni fa e mai verificate da altri studi, con gli ultimi dati a disposizione. Si conclude che la quantità di gas in Europa è addirittura più grande di quanto credeva Rogner, anche se Rogner includeva Russia e Medioriente, mentre il nuovo studio solo guarda l’Europa.

“Our detailed basin-by-basin assessments of the shale gas resource, show that the shale gas resource in-place is larger than estimated by Rogner, even accounting for the fact that a number of the large shale gas resource areas (such as Russia and the Middle East) have not yet been included in our study (but are included in Rogner’s shale gas resource numbers).”

Rispetto alle 580 Tcf di gas stimati da Rogner, questo studio parla di 2.600 Tcf, quasi 5 volte tanto, solo in Europa. (Nota: Tcf sono 1012 ft3). I paesi con maggiori riserve sono la Francia, Polonia, Norvegia, Ukraina e Svezia.

Lo studio ha analizzato vaste aree oltre agli Stati Uniti. Incluso lo shale gas, nel mondo ci sono 22.600 Tcf “risked gas in place”, di cui almeno 6.622 Tcf producibili. La quantità di gas producibile si ottiene moltiplicando il “risked gas in place” per un fattore chiamato shale gas recovery factor, che dipende dalle caratteristiche di ogni bacino di gas, in genere tra i 20 e i 30%, descritto in dettaglio nella relazione, per chi si interessa di geologia.

Se prendo la cifra per l’Europa, 2.600Tcf (7312 m3) e applico la minima percentuale, cioè 20%, vengono fuori 520 Tcf (14,712 m3), di shale gas tecnicamente recuperabile. Con la stima migliore 30% vengono fuori 780 Tcf (2212 m3).

Il documento si piazza in mezzo con uno shale gas recovery factor di ca 25%, con 639 Tcf (1812 m3) di shale gas europeo producibile. Che si aggiungono ai 186Tcf (5,312 m3) di riserve di gas convenzionale producibili, quindi in totale abbiamo 825 Tcf (23,412 m3) di gas naturale solo in Europa.

Quante vale tutto questo gas?

I prezzi al Henry Hub sono bassissimi, intorno ai 4$ per MMBtu, e le aziende impegnate nell’esplorazione e produzione americana sanguinano soldi e hanno debiti sui miliardi di dollari. Secondo un articolo su TheOilDrum di ottobre 2010 il break-even sarebbe di 7$/MMBtu, ma solo se il pozzo produce più di 85 milioni di m3, durante la sua vita. Le aziende riescono ad andare avanti perché la SEC nel 2009 ha cambiato le regole per la contabilità per quanto riguarda le riserve, quindi possono annotare le riserve non sviluppate come asset, mentre prima non era concesso. In realtà i costi altissimi per la produzione dello shale gas ha distrutto il valore degli azionisti. I pozzi di shale gas pare che abbiano un tasso di declino molto alto, quindo bisogna trivellare molti più pozzi. I pozzi sono di tipo orizzontale, e costano anche quelli molto più che i pozzi tradizionali verticali. Insomma, i costi si accumulano.

In Europa il gas è molto più caro, quasi tre volte tanto. È senza dubbio che svilupperemo questi bacini di gas. La corsa è già iniziata, e nel mio vecchio post ho scritto come la ENI è andata negli US per imparare come si fa. Ma non si sa cosa ENI e gli altri faranno per proteggere il profitto. La densità demografica in Europa è molto più alta che negli Stati Uniti, quindi lo sviluppo andrà avanti più lentamente, aggiungendo altri costi, anche legali ogni volta che un comune decide di dire la propria. E poi c’è la questione acqua. 400.000 litri per la trivellazione, più altre 15 milioni per le operazioni. In un Europa dove già i bacini idrici fanno fatica perché piove sempre di meno.

Visto le enormi difficoltà avanti è chiaro che le aziende energetiche scommettono sullo shale per paura di un futuro (neanche lontano) in cui avremo problemi a trovare fonti di energia da importare.

Lasciando indietro la questione redditività, la domanda ora è: Per quanto tempo ci potrebbe bastare? Abbastanza anni da prendere fiato e riuscire finalmente con la fusione fredda?

Al volume di consumo di oggi, ca 20 Tcf all’anno, che equivalgono a 0,56612 m3, ci basterebbe per 41 anni, perché 825/20 (oppure 23,4/0,547) = 41,3, senza importazioni.

La frase “al volume di oggi” è molto ingannevole e non andrebbe mai usata in un mondo a crescita esponenziale. E ancora meno in un mondo a crescita esponenziale e dove la principale fonte di energia, il petrolio, è alla fine del suo autunno, il nucleare non si pone più come alternativa, e il carbone addirittura ha dato un nome a una imposta, la carbon tax, per quanto ci rovina l’ambiente.

Anche la frase “senza importazioni” è pura fantasia. Chiaramente i contratti già esistenti con la Russia verranno ridiscussi ma non ci si potrà liberare dell’orso.

——–da qua in giù pura speculazione—————————-

Mi sono divertita a creare uno dei miei modellini semplicissimi. Parto nel 2010 (qualche anno più o meno non importa come punto di partenza), con 825 Biliardi Btu di riserve, e nessuna importazione di gas naturale. Ho scaricato da EIA il consumo di energia da carbone, petrolio, gas naturale e nucleare misurati in Btu per avere una misura in comune.

Assumo che:

  • Il consumo di petrolio scende di 1% all’anno. Tanto sia Nate Hagens tramite un guest post su TheOilDrum che un certo Richard Kerr (a pagamento) su Science sono usciti questa settimana con articoli molto pessimisti sulla produzione OPEC. E tanto, se il consumo mondiale aumenta, e le riserve veramente sono solo di 900 miliardi di barili, il petrolio finisce molto prima dell’ultima data del mio modellino.
  • Il consumo di energia elettrica da fonte nucleare scende di 1% all’anno. Tra la discesa già in atto e le 7 centrali chiusi in Germania questo mese direi che siamo già oltre l’1% per alcuni anni a venire. Il contributo più importante dell’Europa al mondo è l’invenzione della democrazia, e il volere del popolo europeo fermerà effettivamente la maggioranza dei tentativi di sviluppare le tecnologie nucleari.
  • Il consumo di carbone scende di 1% all’anno. Le tassazioni saranno talmente pesanti che le industrie sceglieranno in qualsiasi modo di liberarsi dal carbone, vantaggio gas naturale.
  • Il consumo totale da fonti fossili rimane invariato, ca 74 biliardi di Btu.

Il risultato:

Senza canalizzare T. Boone Pickens è chiaro che il gas naturale deve prendere più spazio per alimentare le nostre economie mentre sviluppiamo le energie rinnovabili e altre soluzioni ancora. Il petrolio sarà riservato al 100% ai trasporti, ma non basterà. Il gas andrà a ad aggiungersi al petrolio come carburante, oltre a produrre elettricità. Potrebbe funzionare, o no?

Quando aumenta il consumo di gas, le riserve dello stesso ovviamente non ci bastano più per 41 anni, ma per 29, o giù di li.

Nel 2039 il consumo europeo sarà più grande delle riserve rimaste, con il mio modellino. Può darsi che in Spagna e in Italia ci saranno altri bacini ancora. E può darsi che svilupperemo altre tecnologie per il recupero, che ci consentirà a tirare su una quantità di gas più grande di quei 25% previsti dalla relazione EIA.

7 responses to “Shale gas, Europa, qualche numero”

  1. Bri says :

    Interessantissimo articolo, però
    – prova da noi in Italia a fare solo una misera autorizzazione allo scarico in sottosuolo per un impianto domestico; come dovrebbe venir modificata tutta la normativa europea (e italiana) solo epr permettere l'immissione di mostruose quantità di acqua calda e solventi a parecchie centinaia di mt di profondità?
    – già adesso la stragran parte degli apporvigionamenti idropotabili arrivano, per gli usi civili, da fonti idriche sotterranee (le falde freatiche sono quasi d'appertutto andate,si fanno pozzi a profondità anche di qualche centinaio di mt di profondità)e il problema nitrati e erbicidi ce lo stiamo portando dietro da parecchi anni: se ci aggiu giamo lo shale gas, direi che possiamo salutare la maggior parte dell'acqua potabile dai nostri rubinetti , almeno qua nel nord est italia e zona austria e slovenia.
    Salutoni e complimenti
    Gianni

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  2. Leonardo says :

    “Il contributo più importante dell’Europa al mondo è l’invenzione della democrazia, e il volere del popolo europeo fermerà effettivamente la maggioranza dei tentativi di sviluppare le tecnologie nucleari.”

    Si', ma poi, se conosco i miei polli, appena appena si sentiranno colpiti nei portafogli, ed indipendentemente dal fatto che il nucleare possa mitigare o meno i prezzi dell'elettricita', in molti cambieranno idea nel giro di una notte.

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  3. Libero says :

    Mi sembra di capire che lo shale gas abbia forti rendimenti decrescenti in termini di eroei. E costerà sempre di più man mano che aumenterà il prezzo del petrolio. Ma in termini di costi di petrolio equivalente a cosa lo si può paragonare? Al deep water dell'Angola? Alle oil sands canadesi?

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  4. Fabio says :

    In Francia sono già sul piede di guerra contro “le gas de schiste” e le “petrol de schiste”. Anch'io ho i miei dubbi sul gas da scisti. Non credo che possiamo permetterci l'impatto ambientale causato dall'esplorazione e lo sfruttamento del gas di scisti (date un'occhiata al trailer di “GasLand” http://www.youtube.com/watch?v=dZe1AeH0Qz8 )
    La sola soluzione auspicabile credo sia perseguire la riduzione dei consumi e avviarsi verso una decrescita guidata.

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  5. fausto / fardiconto says :

    Ah, per tentare tenteremo di sicuro col nucleare. Riuscirci è poi un'altra partita. Il crack dell'industria nucleare Usa fa data alla fine degli anni '70; non ci ha insegnato praticamente niente.
    Il nucleare non è un sostituto degli idrocarburi; i sostituti degli idrocarburi non esistono.

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  6. Alex says :

    Il suo “sviluppo” dovrebbe partire dopo il 2020, ma non pensiate che possa risolvere i problemi dell'Europa.
    Attraverso una semplice analisi di costi e benefici è facilmente dimostrabile che il suo sviluppo rimarrà basso. Le motivazioni sono molteplici e rischierei di annoiare qualcuno se stessi qui a scriverle tutte.
    Ragionare su queste tematiche energetiche è sempre molto difficile, soprattutto perchè l'osservatore dovrebbe sempre assumere una posizione di tipo globale e non solamente europeo.
    Qualcuno ha scritto che i prezzi in Europa sono più alti, ma quali prezzi?
    Ci sono dinamiche relative alla formazione dei prezzi che sono difficile da cogliere e comprendere.
    Un eventuale sviluppo dello shale gas sarebbe piu legato a dinamiche legate agli Hub europei.

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  7. oronero says :

    Qua dentro non siamo facilmente annoiabili. Se hai dei numeri, sparali pure.

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