Come vivere in un mondo che non capiamo

oppure  Come ho continuato a cercare di crearmi un opinione sul nucleare.

*

Nel 2003 la Commissione Nucleare Giapponese si è dato il seguente obiettivo: “Il valore medio per il rischio di morte, causata dall’esposizione alle radiazioni dopo un incidente in un impianto nucleare, per persone che vivono in prossimità dell’impianto nucleare, non dovrebbe superare la probabilità di circa 1×10 ^ 6 all’anno (cioè, almeno 1 ogni milione di anni) “.

Questo è quanto ho imparato dal notebook (numero 142) di Nicolas Taleb , dove anche lui si esprime sul disastro nucleare.

Solo 8/otto anni dopo, l’evento, che doveva succedere solo ogni milione di anni, si è verificato. Quindo ora siamo al sicuro, possiamo tranquillamente costruire nuovi impianti, andare avanto con il BAU?

No, perché ci troviamo nel “Fourth Quadrant” dove i metodi statistici non funzionano. Non si dice più “brutte cose succedono”, si dice “brutte cose succedono nel quarto quadrante”. Il quarto quadranto è dove le cose cominciano ad essere pericolose, mentre negli altri quadranti è possibile in qualche modo prevedere e proteggersi dai rischi.

I quattro quadranti si basano su due domini di probabilità, Mediocristan ed Extremistan. In Mediocristan ci sono grandi eccezioni, ma non creano molto impatto. Aggiungi la persona più alta in Italia ad altre mille persone di altezza media, e l’altezza media cambia solo di qualche millimetro. Il fattore “altezza” si trova decisamente in Mediocristan. Esistono grandi deviazioni, ma non cambiano la media. Abbiamo come guida la biologia e l’evoluzione umana, che ci insegna dove stanno i limiti per altezza e peso.

Ma poi aggiungi la persona più ricca in Italia, Berlusconi (con 7 mld in banca) alle tue 1001 persone (diciamo tutte con 100.000 € in banca) e il fattore “ricchezza” aumenta di 70 volte. Non siamo più in Mediocristan, ma in Estremistan. È un dominio che risponde fortemente a una grande deviazione. Di fronte a un fattore sociale come “ricchezza” siamo persi.

Per spiegare meglio i quadranti Taleb ha creato una tabellina, qua con focus solo sui cigni neri negativi e descritto in dettagli nel suo libro Il Cigno Nero.

Risultati semplici

Vero? / Falso?

Risultati complessi

Quanto? Veramente?

Mediocristan

Distribuzione 1 con

coda piatta

1Q

Estrememante sicuro

Robusto di fronte ai cigni neri

Decisioni semplici binari

2Q

Sicuro (più o meno)

Abbastanza robusto

Decisioni semplici, alcuni problemi molto conosciuti, descritti dalla letteratura scientifica

Extremistan

Distribuzione 2 con

Code grasse (fat tail) oppure nessun modo da prevedere la coda.

3Q

Sicuro

Abbastanza robusto

Decisioni complessi: Metodi statistici funzionano bene

4Q

Estremamente insicuro

Nei limiti della statistica, estremamente fragile di fronte ai cigni neri.

Non basare mai le tue decisioni su un qualsiasi calcolo statistico per quanto possa essere complesso (vedi derivati)

Cerca di spostare il tuo problema in uno degli altri quadranti.

Quello che è successo in Giappone finisce nel quarto quadrante. Se eventi con una minuscola probabilità di succedere (una volta in un milione di anni) possono avere impatti così devastanti, ma allo stesso tempo sono impossibili da calcolare statisticamente perché non esistono dati osservabili alla base della statistica, allora bisogna scappare a priori a gambe levate.

Quando i nostri politici parlano di probabilità minuscole e costringono le persone a fidarsi, si comportano in maniera irresponsabile. Nel campo “energia nucleare” abbiamo 60 anni di esperienza, quindi mancano 2.999.940 anni se vogliamo che l’evento “Meltdown a Fukushima” venga osservato almeno tre volte prima di trarre la conclusione che per 1.000.000 di anni possiamo vivere tranquilli. Invece eventi nucleari di alta gravità sono già successo altre 3 volte. Per non parlare del altissimo rischio di meltdown di Forsmark nel 2006, quando è mancata la corrente e i generatori di riserva non funzionavano. Uguale uguale a Fukushima, ma senza tsunami e senza terremoto.

Il punto è che i giapponesi non sapevano di essersi esposti a un rischio di tale grandezza. Se l’avessero saputo è probabile che avrebbero scelte altre strade, visto che non è comunque possibile prepararsi a un meltdown nucleare in un paese così densamente popolato come il Giappone. Ma la probabilità e la severità del evento erano fuori dai modelli usati dalle autorità per calcolare il rischio.

Siamo vittime del bias del sopravvissuto. Se calcoli la frequenza di un evento rarissimo e la tua sopravvivenza dipende dal non succedere di quel evento, automaticamente sottostimi quella probabilità, e sottostimi ancora di più le conseguenze.

È la natura di società complessi di sottostimare sempre i rischi. Tendiamo a credere di aver capito la severità di un evento se riusciamo ad assegnarli una probabilità. “Una volta in un milione di anni…”  Questo è uno dei maggiori motivi per i quali sottostimiamo i rischi.

Quindi, cosa dovremo fare invece?

Normalmente cercheremo di rendere i nostri sistemi più robusti, cioè meno facili da distruggere. Le autorità regolatori la prossima volta includeranno un terremoto 10 scala Richter con tsunami di 20 metri. E perché no, un tetto a prova di caduta di aereo. Mi ricordo una visita nella primavera del ’95 alla ormai defunta centrale di Barsebäck, dove la fierissima guida, mentro guardavamo giù verso il reattore, ci spiegava che l’unica minaccia poteva essere un aereo che si schiantava sul tetto. Abbiamo riso di gusto. Chissà se se lo ricordava sei anni dopo.

Un’altra tesi di Taleb, sull’antifragilità, è molto interessante ma credo impraticabile per quanto riguarda sistemi di produzione di energia elettrica. Un sistema non solo robusto, ma addirittura anti-fragile, è un sistema che guadagna di fronte a una grande variabilità. Sarebbe come scrivere sul pacchetto che mandi via posta: “Per favore scuotere e maltrattare in tutti i modi possibili.” I contenuti non solo non si rompono, addirittura diventano più preziosi con il maltrattamento. Come una persona che ama gli errori invece di odiarli (fragile) oppure accettarli (robusto). Purtroppo non mi viene in mente una possibile costruzione che potrebbe fiorire sotto un terremoto o un bombardamento.

Dovremmo invece rendere i sistemi meno efficaci, contrario alla tendenza verso maggiore efficacia, che li rende più fragili. Siamo tutti d’accordo sul fatto che un unico enormissimo impianto solare in Nordafrica potrebbe alimentare tutto il pianeta. Un sistema del genere sarebbe molto efficace, ma anche molto più fragile rispetto a reti nazionali, che a loro volta sono più fragili di reti regionali, e così via, fino all’impianto privato, il solare sul tetto di casa.

In tempi di eventi sismici e rovesciamenti geopolitici in aumento anche un qualsiasi politico italiano dovrebbe scegliere di collocare un nuovo impianto di produzione di energia nucleare vicino a dove c’è maggiore bisogno di elettricità, in modo che i diretti beneficiari siano anche quelle che vivono e lavorano usando l’energia prodotta, e dove c’è anche meno rischio di terremoti. Un luogo del genere è il triangolo industriale Milano – Torino – Genova.

Ma pensiamo un attimo a uno degli impianti nucleari che esistevano in Italia, per esempio Caorso in provincia di Piacenza, chiuso il primo luglio 1990, dopo soli 20 anni di funzionamento. Aveva una capacità di soli 860MW, pochissimo rispetto agli 4,7 GW di Fukushima. Ma durante un meltdown ho il sospetto che la grandezza non conta più così tanto.

Poniamo che un certo giorno a marzo 2011, nell’impianto di Caorso, ancora in uso, ci sia un incidente, che si sviluppa in un vero e proprio evento nucleare con meltdown, nuvole radioattivi e operazioni di salvataggio. Ammesso che si trovano 50 persone pronte a sacrificare la loro vita per il bene di tutti, a un certo punto si riuscirà a fermare la catena degli eventi. Ma comunque, nel frattempo, una vasta zona con un raggio di 30 km intorno a Caorso è contaminata e la gente deve essere evacuata.

Cosa troviamo nel raggio di 30 km?

Piacenza, Rottofreno, Calendasco, San Rocco al Porto, Guardamiglio, Simaglia, Casalpusterlengo, Codogno, Fombio, Maleo, Pizzighettone, San Bassano, Cremona, Castelvetro Piacentino, Castelverde, Persico Dosimo, Bonemerse, Stagno Lombardo, San Daniele Po, Villanova sull’Arda, Zibello, Roccabianca, San Pietro in Cerro, Besenzone, Cortemaggiore, Cadeo, Fiorenzuola d’Arda, Alseno, Fidenza, Vigolzone, Ponte dell’Olio, Podenzano, Rivergaro, Pontenure, e tanti altri.

Solo Piacenza e Cremona insieme fanno 170.000 abitanti. Sommando le altre località troviamo altre 50.000 persone. E chissà se chi vive a diciamo 35 km di distanza abbia veramente voglia di rimanere a casa quando a Milano suona l’allarme per l’acqua dal rubinetto inquinata.

Allo stesso tempo la responsabilità economica dell’impresa energetica sarà intorno ai 100 milioni di euro (sto indovinando). Impossibile costruire case per più di 200.000 persone con quegli spiccioli, quindi sarà lo stato a pagare.

Sarà anche lo stato, cioè tu stesso, a pagare qualsiasi nuovo impianto nucleare. Il Time due giorni fa in un articolo sugli USA descrive bene come si tratta di una tecnologia che non porta se stessa, se non pagata appunto da chi non sa che lo sta pagando, il lavoratore con le sue tasse.

“Dal 2008, i reattori proposti sono stati silenziosamente demolite o sospesi in almeno nove stati – non da problemi di sicurezza o hippie sit-in, ma da realtà finanziarie.”

“Altri progetti sono stati ritardati quando le stime dei costi sono triplicati verso i 10 miliardi di dollari a reattore e le agenzie di rating hanno declassato le utility con ambizioni atomiche.”

“Al contrario, investimenti in edifici e fabbriche più efficienti possono ridurre la domanda ora, ad un decimo del costo dei nuovi impianti nucleari.”

Il grande idolo di Taleb é Madre Natura, alla quale guarda con ammirazione dopo che sia sopravvissuta per 5 miliardi di anni. Costruita sulla redondanza e con piccoli reti indipendenti, quando una parte esplode, non impatta più che l’immediato vicinato.

*Ogni giorno il tacchino viene curato e nutrito. Anche il millesimo giorno viene curato e nutrito, e nel frattempo la probabilità statistica che ogni giorno verrà curato e nutrito aumenta. Il giorno 1001 viene macellato. Non sii il tacchino!

8 responses to “Come vivere in un mondo che non capiamo”

  1. j says :

    grazie mille, mi hai fornito una buona spiegazione di una cosa che avevo soltanto intuito

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  2. poldo alias marco says :

    Ma i sacrifici e per sacrifici intendo la fame e il lavoro fisico che scolpiscono i corpi, il freddo affrontato con sdegno, la fatica affrontata con vanto non sono forse gli unici premi che la natura può offrirci? Cioè io forte, potente affronto la natura amica e complice offrendo le mie carni nude, il petto ai suoi assalti, non mi rifugio in macchine topaie riscaldate ascensori, io domino in quanto povero e solo e disarmato di fronte ad essa!
    Miserabili gli straccioni che hanno bisogno di scuole ospedali lavori organizzazioni tutele pensioni.
    A morte il ceto medio!

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  3. Loris says :

    Mi fa sempre piacere leggere qualcosa che non conosco, come la teoria dei quadranti di Taleb.
    Per contro ho sempre creduto che le risposte migliori siano quelle più semplici, e in questo senso, per completare quanto scritto nel post (con il quale sono perfettamente d'accordo), mi sento di condividere un ragionamento: ossia che le probabilità statistiche non hanno alcun significato laddove l'interpretazione delle stesse è inevitabilmente soggetta alle emozioni personali.
    La probabilità di morire in un incidente aereo (quindi in condizioni di non poter influenzare il compiersi dell'evento una volta decollati) è di 1 ogni 8 milioni.
    Quella di fare 5 al Superenalotto è 1 ogni 622 milioni (per la cinquina al lotto invece “ben 1 su 44 milioni”).
    La prima viene percepita e identificata come una sciagura quasi impossibile, la seconda (sebbene enormemente meno probabile) come un'opportunità realizzabile.
    Anche a fronte di immani tragedie, molto spesso l'intelligenza media degli esseri umani è troppo bassa affinché un sistema democratico permetta di optare per le scelte migliori. Per supplire a ciò ci si aspetta che gli eletti dal popolo siano molto al di sopra di questa media, e siano soprattutto dotati di coscienza. Purtroppo gli eventi ci stanno dimostrando il contrario. E sembra essere un problema diffuso.

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  4. fausto / fardiconto says :

    Intanto mi sono accorto del fatto che in vari modelli BWR le barre di controllo vengono inserite dal basso. O almeno questo pare di capire dagli schemi costruttivi semplificati disponibili in rete. Una barra sostenuta da un martinetto può scendere facilmente dall'alto, basta spezzare un tubo o aprire una valvola; se deve salire, occorre avere una pompa funzionante. Un esempio eclatante di insicurezza passiva.

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  5. fausto / fardiconto says :

    Anzi, mi correggo: i BWR Mark I/II hanno davvero le barre di controllo inserite per sollevamento dal basso.

    http://en.wikipedia.org/wiki/File:Reaktor.svg

    E dispongono anche di un altro piacevole accessorio: la piscina per combustibile esausto montata di serie contigua al reattore. Giusto per essere sicuri che una eventuale esplosione riesca ad investire proprio tutto il materiale.

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  6. Loris says :

    Per evitare di fare un copia/incolla lunghissimo, indico solo il link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/31/“conosco-quei-reattori-si-rischia-la-catastrofe”/101198/
    Ti invito a riportare integralmente l'articolo in un nuovo post, perché la notizia merita un certo rilievo, e dimostra come le autorità ci stiano tenendo nascosta la verità.

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  7. Lo zen e l’arte della dismissione del nucleare says :

    […] soggettiva bayesiana (il grado di fiducia nel verificarsi di un evento) e con i ben noti cigni neri. La probabilità frequentista fornisce solide basi di ragionamento, ma in certi casi si tratta di […]

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  8. Lo zen e l’arte della dismissione del nucleare | Gente di un certo livello says :

    […] soggettiva bayesiana (il grado di fiducia nel verificarsi di un evento) e con i ben noti cigni neri. La probabilità frequentista fornisce solide basi di ragionamento, ma in certi casi si tratta di […]

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