Grafici Esportazione OPEC

Ho sottoposto il famoso profilo del WTI da gennaio 2002 a dicembre 2010 (quindi pre-crisi mediorientale) ai grafici esportazione – produzione OPEC. I dati sono di JODI.

Così ognuno si può fare un idea sulle possibilità dei singoli paesi OPEC di aumentare l’esportazione.

Una situazione sospetta sarebbe dove l’enorme aumento del prezzo con inizio gennaio 2007 non ha portato a un aumento della produzione, oppure a un ultimo sforzo di produrre di più in un trend negativo.

È da maggio 2006 che l’Algeria esporta sempre di meno. Un ulteriore sforzo di guadagnare sui prezzi è stato fatto verso marzo 2010, ma si trattava solo del canto del cigno.

Angola, un paese poverissimo. Non consumano praticamente niente del petrolio prodotto. Fra poco saranno ancora più poveri, visto che la produzione sembra essere in un trend negativo, anche dopo questi 12 mesi di prezzi in aumento.

La supertritata Arabia Saudita, che dopo ogni aumento di esportazione crolla con una specie di sollievo quasi udibile.

Ecuador, un paese che per tanti anni voleva ma non poteva fare parte dell’OPEC perché non riusciva a pagare i 2 milioni di dollari di tassa d’adesione. Speriamo riescano a tenere in piedi la produzione ancora per qualche decennio.

Gli Emirati Arabi hanno sempre consumato pochissimo petrolio, solo ca 1/6 del consumo saudita. Ora però la produzione è così bassa, e il consumo in aumento, che l’esportazione per forze deve diminuire.

Dopo la revoluzione nel ’79 quasi 80% della produzione si è persa. Il recupero è stato estremamente lento e ancora l’Iran non produce ai livelli pre-revoluzione.

I dati JODI vanno solo dal 2007. Il primo declino brusco è venuto durante la guerra contro l’Iran. Ci sono voluti molti anni per arrivare ai livelli di prima. Dopodiché è stata la guerra del Golfo a fermare la produzione, ma era dovuto all’embargo imposto dal resto del mondo. Poi l’invasione US nel 2003 ha tolto metà della produzione e oggi, dopo sette anni, la produzione non si è ripresa.

Eccoci qua, alla Libia. A giudicare dai due esempi precedenti, anche dopo tantissimi anni un paese produttore non si riprende da una guerra, guerra civile, terre bruciate. Ormai manca già un milione di barili dalla produzione, che forse non ci saranno mai più.

Un paese che ha piccato nel ’72, arrivato a produrre quasi niente durante la guerra con l’Iraq.  Né durante il primo aumento dei prezzi, né ora il Kuwait riesce ad aumentare produzione e esportazione.

Un’altro paese poverissimo che esporta tutto quello che produce. Evidentemente non è in corso un Export Land Model, visto che la Nigeria è l’unico paese OPEC che ci sta riuscendo ad aumentare produzione/esportazione man mano che i prezzi aumentano.

Tipicissimo profilo di un paese che ha piccato. Forse con qualche sforzo riusciranno a produrre di più, ma dal trend negativo dell’esportazione è chiaro che loro stessi hanno bisogno di petrolio.

La curva della produzione sembra totalmente scollegata dal prezzo di petrolio. Si vede che hanno così tanto bisogno di soldi che lo vendono a qualsiasi prezzo. Esportazioni in forte declino.

11 responses to “Grafici Esportazione OPEC”

  1. Fabrizio73 says :

    Riesci per caso a postare anche i grafici relativi alla Russia e al Brasile???
    Sarei curioso di vedere le loro esportazioni.

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  2. Maria says :

    Grande! Ti arruolo mentalmente nel ristretto gruppo dei blogger che fanno veramente informazione, e ti ringrazio

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  3. sinbad says :

    Ormai farti i complimenti è accessorio. Veramente brava!

    Solo un commento.
    Vorrei evidenziare il confronto tra Nigeria e Angola tenendo presente che in quei Paesi sono ancora le IOC a fare la parte del leone. Molto spesso si dice che le IOC sono più efficienti delle NOC a pompare petrolio e quindi ad aumentare la produzione.
    Ebbene, ipotizzando che questa affermazione sia vera, sembra che l'Angola abbia veramente “piccato” laddove la Nigeria continua a dare al mondo un grande contributo (milizie anti-governative permettendo).
    ciao
    sinbad

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  4. Hunter76Lima says :

    3 considerazioni:

    – picco/plateau dell'Arabia Saudita è lampante

    – l'Export Land Model sta lavorando alla grande (in senso negativo) sopratutto sugli Emirati (e si tratta di un esportatore basilare)

    – la curva dell'Iraq conferma al 100% la strategicità del paese e della sua produzione (e soprattutto delle sue riserve) ed è la dimostrazione più chiara e netta della “War for Oil” promossa da Bush. Gli USA sono pienamente al corrente del discorso peak-oil e hanno puntato su un cavallo da corsa di tutto rispetto (con le migliori, e forse uniche tra tutti i paesi limitrofi, prospettive di crescita nel decennio che si è appena aperto) nella prossima futura guerra per le risorse petrolifere

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  5. fabrizio 73 says :

    @ hunter
    può essere come dici te che l'Arabia sia in plateau, ma può anche essere che NON VOGLIA aumentare la produzione :
    per ragioni economiche (perchè far scendere il prezzo??) e strategiche (perchè esaurire troppo in fretta le proprie riserve???).
    E' chiaro però che la partita si giocherà in questi mesi attorno a questo Paese.
    A fine Marzo vado per lavoro ad Abu Dhabi, cercherò di capire che aria tira e poi vi farò sapere.

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  6. Medo says :

    Ahahha… Siamo di nuovo alle teorie di “penuria antropica” del petrolio. Con magici rubinetti girati e rigirati a seconda del prezzo ed a fronte di riserve millenarie. Ma ancora c'è gente che ha dubbi su questo?
    Ad Abu Dhabi è permesso che vada a fare “affari” gente che crede che la Luna è una forma di Grana Padano?
    Non ti offendere, ma sull'Arabia Saudita ci sono papiri e papiri da anni che mostrano e dimostrano la falsità, la doppiezza, la malafede dei dati sulle riserve, sugli spot produttivi, sulle qualità di greggio nel mix della assai dubbia spare capacity.
    Per favore. Basta con questi “puo darsi che non voglia”… O “è solo speculazione”.
    Non fate che mettere in pericolo ulteriore le nuove generazioni, che per altro già se ne fregano tre volte tanto del futuro e son pronte a massacrarci, da Londra a Città del Capo.

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  7. Fabrizio73 says :

    @ medo
    innanzitutto vado ad Abu Dhabi in quanto i miei responsabili pensano che li si possa vendere il nostro prodotto e non certo per il clima di quei posti!!!
    Apprezzo la tua capacità di analisi critica, ma secondo me hai troppa “fretta” rispetto ad avvenimenti che avranno un decorso molto più lungo di quello che tu ipotizzi.

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  8. andreaX says :

    E' stato detto e ridetto tante volte: non è questione di “se” ma di “quando” il petrolio finirà.
    Ovviamente nessuno di noi è veggente, pertanto le nostre previsioni non possono che basarsi sulle informazioni attualmente in nostro possesso. A giudicare da quello che sta succedendo a livello internazionale direi però che stiamo entrando nella fase iniziale della penuria di carburanti mondiale.

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  9. Paolo B. says :

    Dici? Con una Cina al 7% di crescita annuale del PIL ed un'altra manciata di economie emergenti sempre più assetate di petrolio, pensi che certi avvenimenti avranno un decorso lungo? Se sei nato nel '73 hai tutto il tempo di vederlo quel decorso.
    Anche i 40-50enni (tra cui il sottoscritto) lo avranno il tempo, purtroppo…

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  10. fabrizio 73 says :

    @ paolo b.
    sono nato nel 1973 in pieno shock petrolifero e come vedi sono ancora qua ;P.
    A parte le battute non nascondo le difficoltà che incontreremo, ma penso che andremo incontro ad un decennio in cui il famoso andamento a W della crisi comporterà ad ogni timido segnale di ripresa un'aumento del petrolio seguito da un'altra ricaduta economica con conseguente calo della domanda.
    Per cui, a mio avviso, difficilmente supereremo quota 89,00 milioni di barili al giorno, nonostante la Cina che è sarà anch'essa vittima, prima o poi, dei nostri stessi problemi.

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  11. fausto / fardiconto says :

    I cinesi hanno un problema ancora più lampante: sono il più grande produttore di energia da fonte fossile di tutti i tempi. Quando acquistiamo acciaio, i cinesi sono l'Arabia.
    Il problema ci affliggerà presto dato che il loro carbone, ultimo artefice di crescita rimasto, non può andar su in eterno.

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