Saudi, Oman, Iraq

Febbraio era solo il trailer.

Pare che i sauditi ci siano riusciti, ad aumentare un poco la produzione di petrolio. L’articolo nel Wall Street Journal ieri parla di 500 o 600mila barili al giorno, quindi in totale quasi 9 milioni di barili al giorno. Infatti ieri sia spot che futures erano un pochino più leggeri.

Poi Marc Faber himself ha detto di essere molto scettico, e non crede affatto che l’Arabia Saudita possa compensare la produzione libica.  E tutto è tornato normale.

Ma assumo per la durata di questo post che Matt Simmons non aveva ragione nel 2004, e che quindi Arabia Saudita possa aumentare a 12mln di barili al giorno.

In Libia ormai la produzione è ferma al 50%. Se la Libia ora produce 750.000 barili al giorno, e continua consumando 350.000 al giorno, rimangono 400.000 barili per l’esportazione. Prima esportavano ca 1.500mln – 350mila = 1.150mln al giorno. Una differenza di 750mila barili.

Quindi quello che produce l’Arabia Saudita in più non è sufficiente.

Prima o poi il mondo si rende conto che il petrolio saudita di riserva è sia pesante che acido, invece di leggero e dolce come quello libico. Se le raffinerie destinatari in Europa e Asia riescono a trattare quel petrolio devono comunque aumentare i prezzi dei prodotti finali. Solo gli Stati Uniti possiede la quantità di raffinerie ultramoderni capaci di trattare il petrolio pesante e acido.

Gli ultimi dati per l’Arabia Saudita che riesco ad avere tramite JODI sono per dicembre, 8,3 milioni di barili di produzione. 8,3 +0,6 fanno quasi 9 milioni, quindi immagino che a gennaio (e febbraio?) la produzione sia rimasta a quel livello.

Si vede che la produzione nel 2010 è rimasta praticamente sempre uguale, mentre variava di più l’esportazione. Da gennaio fino ad agosto il consumo interno è rapidamente aumentato, visto che i 6,2 milioni di barili esportati a gennaio, sono diventati 5,2 milioni ad agosto. In solo 8 mesi il consumo interno è aumentato di 1 milione di barili al giorno. Sull’anno la produzione è aumentata di 2,2%, l’esportazione è diminuita di 2,7%.

Poi come per magia il paese ha deciso di consumare meno, rilasciando di nuovo quel milione di barili sul mercato. Come hanno fatto a togliere e poi rimettere un milione di barili al giorno? Sono rimasti dentro dei magazzini, pronti a essere usati in casi di emergenza?

Allora forse quei 600.000 barili al giorno prodotti in più sono barili di riserva, e non barili di produzione aumentata. Si saprà solo quando il prezzo toccherà di nuovo 150$, con tutto quello che ne seguirà.

Nessuno si sarà perso che nel frattempo anche in Oman cominciano le proteste. Oman non produce tanto petrolio, solo 885.000 barili al giorno.

E esporta quasi tutto.

Il Sultano dell’Oman sta cercando di calmare la popolazione nel solito modo mediorientale, promettendo di creare altri 50.000 lavori statali e regalando una paghetta di 390$ ai disoccupati.

Il popolo per ora non vuole neanche cambiare regime, vogliono solo posti di lavoro per i 35.000 persone con un diploma da “high school” che ogni anno entra nel mercato del lavoro. Esattamente come una qualsiasi democrazia occidentale, il sultano dal nome improbabile Qaboo è riuscito a creare inflazione educazionale, senza creare i posti di lavoro per persone che non possono accettare lavori manuali.

Fantasticando con i numeri, se anche in Oman la metà della produzione fallisce, siamo a 450.000 barili di produzione, meno i ca 100.000 di consumo interno, quindi rimangono 350.000 per l’export, invece di 800.000, quindi mancherebbero 450.000 barili.

In quel caso l’Arabia Saudita dovrebbe produrre 750mila (quelli mancanti dalla Libia) + 450mila (quelli mancanti dall’Oman) = 1,2mln di barili, esattamente il doppio di quanto hanno aumentato la produzione.

Oman è al sesto posto nel indice creato da The Economist sui paesi più a rischio/possibilità di rivoluzione.

E poi nessuno, o forse tutti, si sono persi che in Iraq le cose sono molto instabili. Siamo talmente abituati a bombe suicida e attacchi terroristici dall’Iraq che quasi ci sfugge. Venerdi per esempio c’è stato un attacco al-Qaeda alla raffineria a Baiji. Guardatevi le bellissime foto dell’attività intorno alla raffineria, del New York Times.

Pare che sono stati solo in due, a fermare temporaneamente l’obiettivo più strategico dell’Iraq.

Il paese petrolisticamente parlando è molto più importante della Libia, producendo già ora 2,7 milioni di barili, ma con un enorme potenziale di produrre 8 milioni di barili al giorno nel 2020. Se l’infrastruttura più importante del paese non è protetta, significa che tutto il resto del petrolio rimarrà nel suolo.

Il primo ministro iraqueno Nouri al-Maliki vorrebbe che gli americani se ne andassero a fine anno come pianificato, ma i comandanti americani vogliono rimanere. Gli iracheni non sanno usare le armi venduti dagli americani, e poi senza la presenza degli soldati è probabile che molto di più di un terzo del petrolio finisca sul mercato nero.

Solo da Baiji sparisce petrolio per 3 milioni di dollari al giorno, e questo con la presenza degli americani che controllano ogni camion.

Una conseguenza dello sperpero dell’energia è che l’inflazione è aumentata a 5,3% dai 3% di dicembre perché è finalmente stato necessario togliere i sussidi per l’energia elettrica. Da un mese al prossimo le bollette sono aumentate del 100%.

Da quattro giorni gli iracheni protestano ufficialmente, e i morti sono già 17. Il governo risponde duramente e le forze di sicurezza hanno erroneamente torturato un gruppo di giornalisti, e amazzati altri due.

28 responses to “Saudi, Oman, Iraq”

  1. sinbad says :

    Questo sta diventando il miglior blog energetico italiano. Bellissimo il link al NYT. Grazie.

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  2. Medo says :

    Grazie del post informatissimo e preciso. Tutte le tue supposizioni, a mio parere, sono in gran parte verosimili di uno scenario per questa primavera/estate. C'è un allineamento di fattori negativi globali molto più grave che nel 2007/2008 e l'”oil shock” in corso è doppio: prezzo ed offerta sul mercato, c'è in giro pochissimo buon greggio a differenza del 2008 ed i prezzi, soprattutto i raffinati, sono già ora fuori della portata di tutte le economie mondiali. E se il collasso/recessione 2007/2008 sta durando da tre anni e questo ne è la continuazione, siamo in una vera New Great Depression dal ciclo ventennale, inclusi conflitti bellici maggiori che al momento sono polarizzati sulla triade Cina – Russia – Usa con l'Europa che starà a guardare, impoverendosi anche di cittadini.

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  3. Fabrizio73 says :

    Più che per l'Arabia sono preoccupato per l'Iraq, essendo quest'ultimo uno dei pochi paesi ancora in grado di AUMENTARE la produzione. Diciamo che questa crisi potrebbe avere effetti più immediati sulle tasche di tutti noi perchè se quei geni della BCE, per tenere a bada l'inflazione aumentano i tassi, io che ho un mutuo variabile so cosa vuol dire anche solo mezzo punto in più!!!!
    Qua il link ad un bel grafico sul “peso” delle varie crisi petrolifere http://www.businessinsider.com/chart-of-the-day-oil-supply-disruptions-2011-2

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  4. oronero says :

    Ma Fabrizio, perché mai hai un mutuo variabile?

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  5. Medo says :

    Il solito dilemma dei finanziamenti a tassi variabili, in fase di recessione e deflazione nel 2009 sono stati s-venduti alla grande, tutti a dire che conveniva e converrà per anni ed anni. Dicendo che la crisi era finita e che ci aspettava deflazione e via chi non l'aveva fatto ha investito in questo o quel bene immobile… Chi ha in testa la questione energetica e quanto il petrolio garantisca il flusso monetario, sa e sapeva che non era una crisi a L ma è una crisi a W, a gradoni discendenti e in attesa della bomba ad orologeria dell'iper-inflazione. Per ora è il caffé ad essere aumentato del 106% su base annua, sia del petrolio che ha preso solo un 25%, ma adesso verrà fuori tutto il resto ed è ovvio che le banche centrali faranno le solite manfrine per mascherare il collasso. E ti saluto occupazione…
    E che l'unico finanziamento

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  6. fabrizio 73 says :

    il mutuo l'ho sottoscritto nel 2005 a tassi super bassi, tra l'altro consigliato da un mio caro amico direttore di banca!!!!!(mai fidarsi degli amici banchieri).
    In sostanza nella fase di rialzo dei tassi mi sono trovato a pagare un bel po di soldi in più di quelli previsti dal “fantomatico” piano di ammortamento.

    @medo
    tieni presente che è proprio grazie alla crisi che adesso il costo del denaro è così basso. Se ci fosse ripresa e quindi inflazione “VERA” (cioè dovuta ad un'aumento della domanda e non solo delle materie prime)la BCE non ci penserebbe due volte ad alzare il tasso d'interesse.

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  7. Medo says :

    “tieni presente che è proprio grazie alla crisi che adesso il costo del denaro è così basso”

    Rettificherei: non è “grazie” proprio per nulla, il capitale non vale quasi niente e chi ha una reale produzione di beni è molto più fragile di chi s'accampa su rendite di posizione a costo nullo… Agricoltori e artigiani, i pochi che restano, e gli unici che hanno i saperi per resistere alla crisi e/o servire da esempio, stanno facendo una brutta fine ovunque proprio perchè impiegati di banca vari hanno spinto gente del mondo che non produce a contrarre finanziamenti (ed investimenti) che ne' loro ne' i mercati possono interamente sostenere. Una casa di 40 mq nel centro di Milano varrà zero quando una zucchina costerà 15 €. Paradossalmente in quei giorni le banche staranno benissimo, la finanza pure, ma il privato sarà scomparso.

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  8. Francesco says :

    Oggi il mio panettiere ha ritoccato il prezzo del pane da 2.70 a 2.90/kg a Pisa città spiegandomi che dipende dal prezzo del grano.
    Che faccio,manifesto?

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  9. Pinnettu says :

    Vorrei far notare una cosa.

    Può sembrare strano ma il paese che più di tutti ha contribuito notevolmente a tenere in piedi la produzione nel corso del 2010 sono gli USA.

    Sarà anche questo un segnale che la spare capacity OPEC sia alle corde? Gli USA stanno cercando di pompare l'impossibile perchè sanno che dall'estero non ci sono più margini per importare?

    Guardate i dati sulla produzione totale USA negli ultimi quattro anni:

    2007….8,456 milioni di b/g
    2008….8,514
    2009….9,140
    2010….9,611

    la parte relativa al greggio convenzionale è:

    2007….5,064
    2008….4,950
    2009….5,360
    2010….5,500

    Negli ultimi due anni gli USA hanno quindi aumentato la loro produzione di circa 1,1 milioni di barili (notevole per un paese in pieno post peak). In pratica più della produzione dell'intero Oman.
    Di questi 1,1 milioni la metà sono arrivati dal greggio convenzionale.

    Ora, mi domandavo se questo non potrebbe essere un ulteriore problema.

    Mi spiego:
    se un aumento del genere fosse arrivato da paesi che hanno ancora riserve notevoli, si potrebbe pensare che questo milione di barili in più possa continuare ad essere prodotto per parecchi anni ancora.

    Gli USA invece sono in quarantennale post peak, con riserve sempre più sotili!

    Non è che si tratta di uno spike temporaneo nella curva discendente del paese nord americano e magari fra uno o due anni ci troviamo senza neppure quest'ulteriore milione.

    Qualcuno ha informazioni più dettagliate sulla produzione USA?

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  10. oronero says :

    No. È un prezzo bassissimo. Il grano storicamente in realtà ha costato molto di più di oggi.

    Qua a Rio il pane quello finto fresco al supermercato costa 4 euro al chilo. Un viaggiatore in Venezuela parlava di 7$ al chilo.

    Noi occidentali non abbiamo mai prima nella storia pagato una parte così piccola del nostro stipendio per mangiare.

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  11. Medo says :

    Dove abito io (centro della Francia) è a 5,30 €/kg! Da tempo comunque avevo smesso di comprarlo perchè panifici decenti attorno non ne ho e odio regalare denaro.

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  12. Medo says :

    So solo (TheOilDrum, discussione della scorsa settimana che non ritrovo più, ma era un geologo che ne parlava) che nel corso del 2010 gli USA hanno trivellato almeno 11000 nuovi pozzi petroliferi più che altro esplorativi, in tutto il paese, ad una media produttiva di non oltre 50 barili al giorno (50, non 50mila!). Una scemenza, confrontata ai soli 500 nuovi pozzi di Aramco (Arabia Saudita) ad una media stimata di oltre 500 barili al giorno. Parliamo di nuovi pozzi che andranno a regime nei prossimi anni, niente di travolgente.
    Se sommi questi sforzi immani alla traboccante riserva in stock, gli USA sembrano prepararsi ad una guerra mondiale più che altro… Che tuttavia non mi pare probabile nell'immediato.

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  13. Francesco says :

    Ok ma se continua cosi il mio potere di aquisto si riduce sempre di più a parità di ore di lavoro e probabilmente aumenterà quello di chi vende grano.

    Famiglia di 3 individui 300kg /anno x 2.90 = 870€
    x 2.70 = 810€
    quindi dovrò lavorare un giornata in più solo per il pane.

    Che dite farnetico?

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  14. andreaX says :

    Io è da un anno che non mangio più pane, la mia salute ed il mio portafogli ne hanno guadagnato enormemente.
    Mi dispiace dirlo ma tanto il pane industriale che si compra nelle città ha veramente poco a che vedere con quello genuino, poi essendo un prodotto che va consumato fresco se avanza si butta e se manca bisogna ricomprarlo di continuo, tantovale abituarsi a fare senza, per restare in linea nno bisogna fare cose complicate, oltretutto si risparmia pure. Mi dispiace solo per i paesi poveri ma per gli abitanti dei paesi ricchi è meglio se si compra meno cibo.

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  15. fabrizio 73 says :

    Non so se l'hai già letto ma in questo link l'EIA afferma che nel 2011 è previsto un declino della produzione negli USA (non molto elevato) dopo i 5,5 milioni di barili prodotti nel 2010.
    Il motivo però prima dell'aumento e poi della caduta di produzione, non è spiegato. Forse le nuove tecniche di estrazione consentono di tirare fuori un po più di petrolio da ogni pozzo.
    Da notare che nel rapporto si prevedeva già un aumento alla pompa della benzina.
    http://www.eia.doe.gov/steo/

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  16. Medo says :

    Io da circa due anni mangio non oltre 15 kg di pane all'anno (solo completo e solo biologico più o meno certificato, cotto a bassa temperatura) e sto molto meglio. L'ho sostituito con aumento di verdure crude, un pochino di alghe e legumi. Risparmio notevole tra l'altro.
    Soprattutto visto che quando si compra pane ordinario la metà del prezzo finisce in gasolio agricolo, rate del trattore e macchinari, prodotti fitosanitari per grano comunque sempre troppo malato su terreni sempre più disperati, energia per i mulini, i forni elettrici dai consumi strafosterici e per il trasporto delle farine di qua e di là, tra navi e camion; una grossa fetta finisce alle imposte e una parte veramente ridicola, sempre più ridicola, al cerealiere; lavorando nel settore alimentazione, in Francia, posso testimoniare che tranne i maggiori produttori, che comunque vendono granaglia di bassa qualità al settore mangimi ed è li che fanno i soldi, i medio-piccoli che fanno veramente cereale per gli umani da 4-5 anni vivono totalmente di sussidi oppure di fidi bancari a tassi agevolati: è tutto in perdita, tutta spesa pubblica che con un debito nazionale alle stelle non so neanche da dove possano tirar fuoi… Gli unici che se la cavano sono i micro-produttori alcune nicchie del biologico e su varietà di grano antico, ma impossibili da trovare nella grande distribuzione ed il prezzo al kg del pane cotto sfiora i 10 €.
    Per dire.
    Ma non stai farneticando totalmente…

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  17. Medo says :

    quoto al 100%

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  18. Pinnettu says :

    @ Fabrizio

    Visionato il tuo link. Avevo letto lo STEO dell'EIA ma quel passaggio mi era sfuggito.

    Si parla anche di un previsto calo di ulteriori 190.000 barili per il 2012.

    Probabilmente quindi lo spike della produzione USA non è altro che una perturbazione della curva dicendente.

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  19. Filippo Zuliani says :

    Anna, 400 + 530 sono 930.000 barili, non 830mila 🙂

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  20. oronero says :

    Eh sai, visto che scrivo di notte, qualche errorruccio si intrufola. Vado a correggere. Grazie! 🙂

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  21. Pinnettu says :

    Oggi la BCE ha lasciato i tassi invariati, ma Trichet ha parlato di possibile aumento ad Aprile.

    I rialzi delle materie prime stanno spingendo l'inflazione e nel corso dell'anno uno o anche due aumenti del costo del denaro potranno essere possibili.

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  22. Medo says :

    Non eviterà un nuovo big crash peggiore del 2008. Peggiore perchè ora non possono praticamente iniettare nulla o salvare davvero questo o quel settore. Bye bye baby…

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  23. Medo says :

    Chiedo all'autrice del blog se ha dati aggiornati sulla quota degli SWEET e LIGHT crude oil all'interno del paniere del CO + Liquids mondiale… Ho solo dati ENI precisi, che tutti possiamo trovare nei PDF ufficiali, ma allo stato attuale non ci sono recenti aggiornamenti.

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  24. oronero says :

    No purtroppo, sarebbe per esempio interessante sapere quanti produttori esportano light importando heavy per guadagnare sulla differenza.

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  25. Sandro kensan says :

    [OT] ma perché ci chi si occupa di petrolio è soprattutto donna? Mi fa piacere che oltre a Debora Billi ci sia anche Anna però me lo chiedo: ci sarà una motivazione?

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  26. oronero says :

    Rispondo come a quelli che dicono che non c'è riscaldamento globale perché a Livorno ha nevicato un giorno quest'inverno: il mondo è gigantesco.

    Per dirti che quasi tutti gli altri sono uomini.

    Siamo così poche donne a scrivere di energia perché l'argomento è strettamente collegato a finanza e investimenti, in un contesto più rischioso di quanto possano essere altri tipi di investimenti. Donne prendono meno rischi investendo per il futuro della famiglia, questo dipende sia dalla genetica (si sa che più testosterone uno ha in giro, più rischi prende), sia da come è strutturata la vita famigliare per la maggioranza: le donne hanno molto meno tempo da dedicare alla valutazione dei rischi e alla gestione dei rischi.

    Anche con bimbi medio-grandi si va spesso in giro con il kit pronto-soccorso in borsa…e sinceramente già questo potrebbe bastare come gestione dei rischi.

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  27. Sandro kensan says :

    Si, la questione del rischio però c'è anche un altro lato della medaglia e cioè che l'era del carbone e poi quella del petrolio hanno consentito una rivoluzione culturale che ha dato notevoli benefici agli uomini ma soprattutto alle donne. A volte mi chiedo quale sarebbe la condizione femminile se il petrolio venisse un po' alla volta meno?

    Le prime a rimetterci sarebbero le donne. Ma anche noi uomini dovremmo iniziare a spaccarci un po' la schiena, mica siamo privilegiati.

    Però le conquiste culturali le così dette rivoluzioni sessuali penso siano legate strettamente alle materie energetiche.

    Mi pare di ricordare che Debora abbia affrontato di striscio questo argomento in qualche suo post o qualche suo commento. Comunque quando ho scritto l'OT qui sopra avevo in mente queste idee.

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