Archive | marzo 2011

Berlusconi e Peak Oil

Soffro anche di hindsight bias.  Appena ho visto il video, prima nella versione del Popolo Viola, poi senza quei cartelloni che ridicolizzano Berlusconi (troppo gratuito), mi sono detta, “ah ecco!” Perché avrei dovuto capire che prima o poi il concetto “picco del petrolio” sarebbe stato rapito da interessi politici dai più vari scopi.

Qua per sostenere la causa “nucleare” (senza cartelloni – sono sicura che nessuno qua dentro ha bisogno di spiegazioni di dove si trovano i 5 errori).

Comincia una nuova era dove i politici useranno “picco del petrolio” per far passare qualsiasi nuova legge, qua probabilmente una per le nuove imposte necessarie per la costruzione del nucleare, o per spiegare perché sono necessari i nuovi tagli alla scuola/università. Se peak oil raggiunge la politica, i blogger e opinionisti hanno raggiunto il loro obiettivo, o no?

Berlusconi e Peak Oil

Soffro anche di hindsight bias.  Appena ho visto il video, prima nella versione del Popolo Viola, poi senza quei cartelloni che ridicolizzano Berlusconi (troppo gratuito), mi sono detta, “ah ecco!” Perché avrei dovuto capire che prima o poi il concetto “picco del petrolio” sarebbe stato rapito da interessi politici dai più vari scopi.

Qua per sostenere la causa “nucleare” (senza cartelloni – sono sicura che nessuno qua dentro ha bisogno di spiegazioni di dove si trovano i 5 errori).

Comincia una nuova era dove i politici useranno “picco del petrolio” per far passare qualsiasi nuova legge, qua probabilmente una per le nuove imposte necessarie per la costruzione del nucleare, o per spiegare perché sono necessari i nuovi tagli alla scuola/università. Se peak oil raggiunge la politica, i blogger e opinionisti hanno raggiunto il loro obiettivo, o no?

Come vivere in un mondo che non capiamo

oppure  Come ho continuato a cercare di crearmi un opinione sul nucleare.

*

Nel 2003 la Commissione Nucleare Giapponese si è dato il seguente obiettivo: “Il valore medio per il rischio di morte, causata dall’esposizione alle radiazioni dopo un incidente in un impianto nucleare, per persone che vivono in prossimità dell’impianto nucleare, non dovrebbe superare la probabilità di circa 1×10 ^ 6 all’anno (cioè, almeno 1 ogni milione di anni) “.

Questo è quanto ho imparato dal notebook (numero 142) di Nicolas Taleb , dove anche lui si esprime sul disastro nucleare.

Solo 8/otto anni dopo, l’evento, che doveva succedere solo ogni milione di anni, si è verificato. Quindo ora siamo al sicuro, possiamo tranquillamente costruire nuovi impianti, andare avanto con il BAU?

No, perché ci troviamo nel “Fourth Quadrant” dove i metodi statistici non funzionano. Non si dice più “brutte cose succedono”, si dice “brutte cose succedono nel quarto quadrante”. Il quarto quadranto è dove le cose cominciano ad essere pericolose, mentre negli altri quadranti è possibile in qualche modo prevedere e proteggersi dai rischi.

I quattro quadranti si basano su due domini di probabilità, Mediocristan ed Extremistan. In Mediocristan ci sono grandi eccezioni, ma non creano molto impatto. Aggiungi la persona più alta in Italia ad altre mille persone di altezza media, e l’altezza media cambia solo di qualche millimetro. Il fattore “altezza” si trova decisamente in Mediocristan. Esistono grandi deviazioni, ma non cambiano la media. Abbiamo come guida la biologia e l’evoluzione umana, che ci insegna dove stanno i limiti per altezza e peso.

Ma poi aggiungi la persona più ricca in Italia, Berlusconi (con 7 mld in banca) alle tue 1001 persone (diciamo tutte con 100.000 € in banca) e il fattore “ricchezza” aumenta di 70 volte. Non siamo più in Mediocristan, ma in Estremistan. È un dominio che risponde fortemente a una grande deviazione. Di fronte a un fattore sociale come “ricchezza” siamo persi.

Per spiegare meglio i quadranti Taleb ha creato una tabellina, qua con focus solo sui cigni neri negativi e descritto in dettagli nel suo libro Il Cigno Nero.

Risultati semplici 

Vero? / Falso?

Risultati complessi 

Quanto? Veramente?

Mediocristan 

Distribuzione 1 con

coda piatta

 

1Q 

Estrememante sicuro

Robusto di fronte ai cigni neri

Decisioni semplici binari

2Q 

Sicuro (più o meno)

Abbastanza robusto

Decisioni semplici, alcuni problemi molto conosciuti, descritti dalla letteratura scientifica

Extremistan 

Distribuzione 2 con

Code grasse (fat tail) oppure nessun modo da prevedere la coda.

 

3Q 

Sicuro

Abbastanza robusto

Decisioni complessi: Metodi statistici funzionano bene

4Q 

Estremamente insicuro

Nei limiti della statistica, estremamente fragile di fronte ai cigni neri.

Non basare mai le tue decisioni su un qualsiasi calcolo statistico per quanto possa essere complesso (vedi derivati)

Cerca di spostare il tuo problema in uno degli altri quadranti.

Quello che è successo in Giappone finisce nel quarto quadrante. Se eventi con una minuscola probabilità di succedere (una volta in un milione di anni) possono avere impatti così devastanti, ma allo stesso tempo sono impossibili da calcolare statisticamente perché non esistono dati osservabili alla base della statistica, allora bisogna scappare a priori a gambe levate.

Quando i nostri politici parlano di probabilità minuscole e costringono le persone a fidarsi, si comportano in maniera irresponsabile. Nel campo “energia nucleare” abbiamo 60 anni di esperienza, quindi mancano 2.999.940 anni se vogliamo che l’evento “Meltdown a Fukushima” venga osservato almeno tre volte prima di trarre la conclusione che per 1.000.000 di anni possiamo vivere tranquilli. Invece eventi nucleari di alta gravità sono già successo altre 3 volte. Per non parlare del altissimo rischio di meltdown di Forsmark nel 2006, quando è mancata la corrente e i generatori di riserva non funzionavano. Uguale uguale a Fukushima, ma senza tsunami e senza terremoto.

Il punto è che i giapponesi non sapevano di essersi esposti a un rischio di tale grandezza. Se l’avessero saputo è probabile che avrebbero scelte altre strade, visto che non è comunque possibile prepararsi a un meltdown nucleare in un paese così densamente popolato come il Giappone. Ma la probabilità e la severità del evento erano fuori dai modelli usati dalle autorità per calcolare il rischio.

Siamo vittime del bias del sopravvissuto. Se calcoli la frequenza di un evento rarissimo e la tua sopravvivenza dipende dal non succedere di quel evento, automaticamente sottostimi quella probabilità, e sottostimi ancora di più le conseguenze.

È la natura di società complessi di sottostimare sempre i rischi. Tendiamo a credere di aver capito la severità di un evento se riusciamo ad assegnarli una probabilità. “Una volta in un milione di anni…”  Questo è uno dei maggiori motivi per i quali sottostimiamo i rischi.

Quindi, cosa dovremo fare invece?

Normalmente cercheremo di rendere i nostri sistemi più robusti, cioè meno facili da distruggere. Le autorità regolatori la prossima volta includeranno un terremoto 10 scala Richter con tsunami di 20 metri. E perché no, un tetto a prova di caduta di aereo. Mi ricordo una visita nella primavera del ’95 alla ormai defunta centrale di Barsebäck, dove la fierissima guida, mentro guardavamo giù verso il reattore, ci spiegava che l’unica minaccia poteva essere un aereo che si schiantava sul tetto. Abbiamo riso di gusto. Chissà se se lo ricordava sei anni dopo.

Un’altra tesi di Taleb, sull’antifragilità, è molto interessante ma credo impraticabile per quanto riguarda sistemi di produzione di energia elettrica. Un sistema non solo robusto, ma addirittura anti-fragile, è un sistema che guadagna di fronte a una grande variabilità. Sarebbe come scrivere sul pacchetto che mandi via posta: “Per favore scuotere e maltrattare in tutti i modi possibili.” I contenuti non solo non si rompono, addirittura diventano più preziosi con il maltrattamento. Come una persona che ama gli errori invece di odiarli (fragile) oppure accettarli (robusto). Purtroppo non mi viene in mente una possibile costruzione che potrebbe fiorire sotto un terremoto o un bombardamento.

Dovremmo invece rendere i sistemi meno efficaci, contrario alla tendenza verso maggiore efficacia, che li rende più fragili. Siamo tutti d’accordo sul fatto che un unico enormissimo impianto solare in Nordafrica potrebbe alimentare tutto il pianeta. Un sistema del genere sarebbe molto efficace, ma anche molto più fragile rispetto a reti nazionali, che a loro volta sono più fragili di reti regionali, e così via, fino all’impianto privato, il solare sul tetto di casa.

In tempi di eventi sismici e rovesciamenti geopolitici in aumento anche un qualsiasi politico italiano dovrebbe scegliere di collocare un nuovo impianto di produzione di energia nucleare vicino a dove c’è maggiore bisogno di elettricità, in modo che i diretti beneficiari siano anche quelle che vivono e lavorano usando l’energia prodotta, e dove c’è anche meno rischio di terremoti. Un luogo del genere è il triangolo industriale Milano – Torino – Genova.

Ma pensiamo un attimo a uno degli impianti nucleari che esistevano in Italia, per esempio Caorso in provincia di Piacenza, chiuso il primo luglio 1990, dopo soli 20 anni di funzionamento. Aveva una capacità di soli 860MW, pochissimo rispetto agli 4,7 GW di Fukushima. Ma durante un meltdown ho il sospetto che la grandezza non conta più così tanto.

Poniamo che un certo giorno a marzo 2011, nell’impianto di Caorso, ancora in uso, ci sia un incidente, che si sviluppa in un vero e proprio evento nucleare con meltdown, nuvole radioattivi e operazioni di salvataggio. Ammesso che si trovano 50 persone pronte a sacrificare la loro vita per il bene di tutti, a un certo punto si riuscirà a fermare la catena degli eventi. Ma comunque, nel frattempo, una vasta zona con un raggio di 30 km intorno a Caorso è contaminata e la gente deve essere evacuata.

Cosa troviamo nel raggio di 30 km?

Piacenza, Rottofreno, Calendasco, San Rocco al Porto, Guardamiglio, Simaglia, Casalpusterlengo, Codogno, Fombio, Maleo, Pizzighettone, San Bassano, Cremona, Castelvetro Piacentino, Castelverde, Persico Dosimo, Bonemerse, Stagno Lombardo, San Daniele Po, Villanova sull’Arda, Zibello, Roccabianca, San Pietro in Cerro, Besenzone, Cortemaggiore, Cadeo, Fiorenzuola d’Arda, Alseno, Fidenza, Vigolzone, Ponte dell’Olio, Podenzano, Rivergaro, Pontenure, e tanti altri.

Solo Piacenza e Cremona insieme fanno 170.000 abitanti. Sommando le altre località troviamo altre 50.000 persone. E chissà se chi vive a diciamo 35 km di distanza abbia veramente voglia di rimanere a casa quando a Milano suona l’allarme per l’acqua dal rubinetto inquinata.

Allo stesso tempo la responsabilità economica dell’impresa energetica sarà intorno ai 100 milioni di euro (sto indovinando). Impossibile costruire case per più di 200.000 persone con quegli spiccioli, quindi sarà lo stato a pagare.

Sarà anche lo stato, cioè tu stesso, a pagare qualsiasi nuovo impianto nucleare. Il Time due giorni fa in un articolo sugli USA descrive bene come si tratta di una tecnologia che non porta se stessa, se non pagata appunto da chi non sa che lo sta pagando, il lavoratore con le sue tasse.

“Dal 2008, i reattori proposti sono stati silenziosamente demolite o sospesi in almeno nove stati – non da problemi di sicurezza o hippie sit-in, ma da realtà finanziarie.”

“Altri progetti sono stati ritardati quando le stime dei costi sono triplicati verso i 10 miliardi di dollari a reattore e le agenzie di rating hanno declassato le utility con ambizioni atomiche.”

“Al contrario, investimenti in edifici e fabbriche più efficienti possono ridurre la domanda ora, ad un decimo del costo dei nuovi impianti nucleari.”

Il grande idolo di Taleb é Madre Natura, alla quale guarda con ammirazione dopo che sia sopravvissuta per 5 miliardi di anni. Costruita sulla redondanza e con piccoli reti indipendenti, quando una parte esplode, non impatta più che l’immediato vicinato.

*Ogni giorno il tacchino viene curato e nutrito. Anche il millesimo giorno viene curato e nutrito, e nel frattempo la probabilità statistica che ogni giorno verrà curato e nutrito aumenta. Il giorno 1001 viene macellato. Non sii il tacchino!

Come vivere in un mondo che non capiamo

oppure  Come ho continuato a cercare di crearmi un opinione sul nucleare.

*

Nel 2003 la Commissione Nucleare Giapponese si è dato il seguente obiettivo: “Il valore medio per il rischio di morte, causata dall’esposizione alle radiazioni dopo un incidente in un impianto nucleare, per persone che vivono in prossimità dell’impianto nucleare, non dovrebbe superare la probabilità di circa 1×10 ^ 6 all’anno (cioè, almeno 1 ogni milione di anni) “.

Questo è quanto ho imparato dal notebook (numero 142) di Nicolas Taleb , dove anche lui si esprime sul disastro nucleare.

Solo 8/otto anni dopo, l’evento, che doveva succedere solo ogni milione di anni, si è verificato. Quindo ora siamo al sicuro, possiamo tranquillamente costruire nuovi impianti, andare avanto con il BAU?

No, perché ci troviamo nel “Fourth Quadrant” dove i metodi statistici non funzionano. Non si dice più “brutte cose succedono”, si dice “brutte cose succedono nel quarto quadrante”. Il quarto quadranto è dove le cose cominciano ad essere pericolose, mentre negli altri quadranti è possibile in qualche modo prevedere e proteggersi dai rischi.

I quattro quadranti si basano su due domini di probabilità, Mediocristan ed Extremistan. In Mediocristan ci sono grandi eccezioni, ma non creano molto impatto. Aggiungi la persona più alta in Italia ad altre mille persone di altezza media, e l’altezza media cambia solo di qualche millimetro. Il fattore “altezza” si trova decisamente in Mediocristan. Esistono grandi deviazioni, ma non cambiano la media. Abbiamo come guida la biologia e l’evoluzione umana, che ci insegna dove stanno i limiti per altezza e peso.

Ma poi aggiungi la persona più ricca in Italia, Berlusconi (con 7 mld in banca) alle tue 1001 persone (diciamo tutte con 100.000 € in banca) e il fattore “ricchezza” aumenta di 70 volte. Non siamo più in Mediocristan, ma in Estremistan. È un dominio che risponde fortemente a una grande deviazione. Di fronte a un fattore sociale come “ricchezza” siamo persi.

Per spiegare meglio i quadranti Taleb ha creato una tabellina, qua con focus solo sui cigni neri negativi e descritto in dettagli nel suo libro Il Cigno Nero.

Risultati semplici

Vero? / Falso?

Risultati complessi

Quanto? Veramente?

Mediocristan

Distribuzione 1 con

coda piatta

1Q

Estrememante sicuro

Robusto di fronte ai cigni neri

Decisioni semplici binari

2Q

Sicuro (più o meno)

Abbastanza robusto

Decisioni semplici, alcuni problemi molto conosciuti, descritti dalla letteratura scientifica

Extremistan

Distribuzione 2 con

Code grasse (fat tail) oppure nessun modo da prevedere la coda.

3Q

Sicuro

Abbastanza robusto

Decisioni complessi: Metodi statistici funzionano bene

4Q

Estremamente insicuro

Nei limiti della statistica, estremamente fragile di fronte ai cigni neri.

Non basare mai le tue decisioni su un qualsiasi calcolo statistico per quanto possa essere complesso (vedi derivati)

Cerca di spostare il tuo problema in uno degli altri quadranti.

Quello che è successo in Giappone finisce nel quarto quadrante. Se eventi con una minuscola probabilità di succedere (una volta in un milione di anni) possono avere impatti così devastanti, ma allo stesso tempo sono impossibili da calcolare statisticamente perché non esistono dati osservabili alla base della statistica, allora bisogna scappare a priori a gambe levate.

Quando i nostri politici parlano di probabilità minuscole e costringono le persone a fidarsi, si comportano in maniera irresponsabile. Nel campo “energia nucleare” abbiamo 60 anni di esperienza, quindi mancano 2.999.940 anni se vogliamo che l’evento “Meltdown a Fukushima” venga osservato almeno tre volte prima di trarre la conclusione che per 1.000.000 di anni possiamo vivere tranquilli. Invece eventi nucleari di alta gravità sono già successo altre 3 volte. Per non parlare del altissimo rischio di meltdown di Forsmark nel 2006, quando è mancata la corrente e i generatori di riserva non funzionavano. Uguale uguale a Fukushima, ma senza tsunami e senza terremoto.

Il punto è che i giapponesi non sapevano di essersi esposti a un rischio di tale grandezza. Se l’avessero saputo è probabile che avrebbero scelte altre strade, visto che non è comunque possibile prepararsi a un meltdown nucleare in un paese così densamente popolato come il Giappone. Ma la probabilità e la severità del evento erano fuori dai modelli usati dalle autorità per calcolare il rischio.

Siamo vittime del bias del sopravvissuto. Se calcoli la frequenza di un evento rarissimo e la tua sopravvivenza dipende dal non succedere di quel evento, automaticamente sottostimi quella probabilità, e sottostimi ancora di più le conseguenze.

È la natura di società complessi di sottostimare sempre i rischi. Tendiamo a credere di aver capito la severità di un evento se riusciamo ad assegnarli una probabilità. “Una volta in un milione di anni…”  Questo è uno dei maggiori motivi per i quali sottostimiamo i rischi.

Quindi, cosa dovremo fare invece?

Normalmente cercheremo di rendere i nostri sistemi più robusti, cioè meno facili da distruggere. Le autorità regolatori la prossima volta includeranno un terremoto 10 scala Richter con tsunami di 20 metri. E perché no, un tetto a prova di caduta di aereo. Mi ricordo una visita nella primavera del ’95 alla ormai defunta centrale di Barsebäck, dove la fierissima guida, mentro guardavamo giù verso il reattore, ci spiegava che l’unica minaccia poteva essere un aereo che si schiantava sul tetto. Abbiamo riso di gusto. Chissà se se lo ricordava sei anni dopo.

Un’altra tesi di Taleb, sull’antifragilità, è molto interessante ma credo impraticabile per quanto riguarda sistemi di produzione di energia elettrica. Un sistema non solo robusto, ma addirittura anti-fragile, è un sistema che guadagna di fronte a una grande variabilità. Sarebbe come scrivere sul pacchetto che mandi via posta: “Per favore scuotere e maltrattare in tutti i modi possibili.” I contenuti non solo non si rompono, addirittura diventano più preziosi con il maltrattamento. Come una persona che ama gli errori invece di odiarli (fragile) oppure accettarli (robusto). Purtroppo non mi viene in mente una possibile costruzione che potrebbe fiorire sotto un terremoto o un bombardamento.

Dovremmo invece rendere i sistemi meno efficaci, contrario alla tendenza verso maggiore efficacia, che li rende più fragili. Siamo tutti d’accordo sul fatto che un unico enormissimo impianto solare in Nordafrica potrebbe alimentare tutto il pianeta. Un sistema del genere sarebbe molto efficace, ma anche molto più fragile rispetto a reti nazionali, che a loro volta sono più fragili di reti regionali, e così via, fino all’impianto privato, il solare sul tetto di casa.

In tempi di eventi sismici e rovesciamenti geopolitici in aumento anche un qualsiasi politico italiano dovrebbe scegliere di collocare un nuovo impianto di produzione di energia nucleare vicino a dove c’è maggiore bisogno di elettricità, in modo che i diretti beneficiari siano anche quelle che vivono e lavorano usando l’energia prodotta, e dove c’è anche meno rischio di terremoti. Un luogo del genere è il triangolo industriale Milano – Torino – Genova.

Ma pensiamo un attimo a uno degli impianti nucleari che esistevano in Italia, per esempio Caorso in provincia di Piacenza, chiuso il primo luglio 1990, dopo soli 20 anni di funzionamento. Aveva una capacità di soli 860MW, pochissimo rispetto agli 4,7 GW di Fukushima. Ma durante un meltdown ho il sospetto che la grandezza non conta più così tanto.

Poniamo che un certo giorno a marzo 2011, nell’impianto di Caorso, ancora in uso, ci sia un incidente, che si sviluppa in un vero e proprio evento nucleare con meltdown, nuvole radioattivi e operazioni di salvataggio. Ammesso che si trovano 50 persone pronte a sacrificare la loro vita per il bene di tutti, a un certo punto si riuscirà a fermare la catena degli eventi. Ma comunque, nel frattempo, una vasta zona con un raggio di 30 km intorno a Caorso è contaminata e la gente deve essere evacuata.

Cosa troviamo nel raggio di 30 km?

Piacenza, Rottofreno, Calendasco, San Rocco al Porto, Guardamiglio, Simaglia, Casalpusterlengo, Codogno, Fombio, Maleo, Pizzighettone, San Bassano, Cremona, Castelvetro Piacentino, Castelverde, Persico Dosimo, Bonemerse, Stagno Lombardo, San Daniele Po, Villanova sull’Arda, Zibello, Roccabianca, San Pietro in Cerro, Besenzone, Cortemaggiore, Cadeo, Fiorenzuola d’Arda, Alseno, Fidenza, Vigolzone, Ponte dell’Olio, Podenzano, Rivergaro, Pontenure, e tanti altri.

Solo Piacenza e Cremona insieme fanno 170.000 abitanti. Sommando le altre località troviamo altre 50.000 persone. E chissà se chi vive a diciamo 35 km di distanza abbia veramente voglia di rimanere a casa quando a Milano suona l’allarme per l’acqua dal rubinetto inquinata.

Allo stesso tempo la responsabilità economica dell’impresa energetica sarà intorno ai 100 milioni di euro (sto indovinando). Impossibile costruire case per più di 200.000 persone con quegli spiccioli, quindi sarà lo stato a pagare.

Sarà anche lo stato, cioè tu stesso, a pagare qualsiasi nuovo impianto nucleare. Il Time due giorni fa in un articolo sugli USA descrive bene come si tratta di una tecnologia che non porta se stessa, se non pagata appunto da chi non sa che lo sta pagando, il lavoratore con le sue tasse.

“Dal 2008, i reattori proposti sono stati silenziosamente demolite o sospesi in almeno nove stati – non da problemi di sicurezza o hippie sit-in, ma da realtà finanziarie.”

“Altri progetti sono stati ritardati quando le stime dei costi sono triplicati verso i 10 miliardi di dollari a reattore e le agenzie di rating hanno declassato le utility con ambizioni atomiche.”

“Al contrario, investimenti in edifici e fabbriche più efficienti possono ridurre la domanda ora, ad un decimo del costo dei nuovi impianti nucleari.”

Il grande idolo di Taleb é Madre Natura, alla quale guarda con ammirazione dopo che sia sopravvissuta per 5 miliardi di anni. Costruita sulla redondanza e con piccoli reti indipendenti, quando una parte esplode, non impatta più che l’immediato vicinato.

*Ogni giorno il tacchino viene curato e nutrito. Anche il millesimo giorno viene curato e nutrito, e nel frattempo la probabilità statistica che ogni giorno verrà curato e nutrito aumenta. Il giorno 1001 viene macellato. Non sii il tacchino!

Presto in un teatro vicino a te

Dopo il successo della prima edizione, questa volta Cambiamo.org presenterà lo spettacolo “Petrolio – Cambiamo di nuovo vita” non a Pavia, ma a Milano.

Il luogo è il Barrio’s in Via Barona ang. Boffalora, il prezzo è 5 euro.

Andateci! e soprattutto, portate qualcuno che non sa neanche che esiste il concetto peak oil. Così spargiamo la voce.

Altre date e luoghi dello spettacolo:

1 Aprile MILANO
8 Aprile CAVA MANARA (PV)
8 Maggio PAVIA
21 Maggio COMO
10 Giugno VERCELLI

Presto in un teatro vicino a te

Dopo il successo della prima edizione, questa volta Cambiamo.org presenterà lo spettacolo “Petrolio – Cambiamo di nuovo vita” non a Pavia, ma a Milano.

Il luogo è il Barrio’s in Via Barona ang. Boffalora, il prezzo è 5 euro.

Andateci! e soprattutto, portate qualcuno che non sa neanche che esiste il concetto peak oil. Così spargiamo la voce.

Altre date e luoghi dello spettacolo:

1 Aprile MILANO
8 Aprile CAVA MANARA (PV)
8 Maggio PAVIA
21 Maggio COMO
10 Giugno VERCELLI

Just-In-Time fermo (di nuovo)

E di nuovo vediamo che non funziona la società just-in-time, e che una grande parte dei prodotti tecnologici soffrono di not-in-time dopo solo una settimana di crisi. La società just-in-time prevede che il magazzino contenga prodotti e componenti per la produzione di massimo una settimana. Continua a leggere…

Just-In-Time fermo (di nuovo)

E di nuovo vediamo che non funziona la società just-in-time, e che una grande parte dei prodotti tecnologici soffrono di not-in-time dopo solo una settimana di crisi. La società just-in-time prevede che il magazzino contenga prodotti e componenti per la produzione di massimo una settimana.

Finora questo approccio ha funzionato alla grande. Just-in-time permette la massima flessibilità all’azienda che praticamente a base settimanale può adattare la produzione alla domanda.

Un anno fa abbiamo visto che i grandi produttori di macchine in Europa non potevano andare avanti quando l’erruzione del vulcano islandese ha fermato il traffico aereo. I componenti non arrivavano in tempo.

Quest’estate i grandi incendi in Russia hanno raddoppiato il prezzo del grano in un solo mese, quando i russi hanno dichiarato che non avrebbero più fatto parte del flusso mondiale del grano fermando l’esportazione. I fondi alimentari a livello globale reggono poche settimane senza input di scorte.

Ora è uno tsunami+terremoto in Giappone che ferma tantissimi produttori high-tech giapponesi. Il problema è più grave, perché non si tratta di spedire prodotti una volta il traffico riprende, si tratta proprio di impossibilità di produrre. Per mancanza di corrente, per danni all’infrastruttura, per mancanza di personale.

Il clima sempre più imprevedibile, non più chiamato “global warming” ma “global weirding” per l’impossibilità di prevedere le prossime mosse, e l’aumento di eventi sismici, soprattutto intorno alla “ring of fire” (Haiti, Chile, Christchurch, Giappone, Cina, a quando la California?) creano ulteriore stress sulle nostre infrastrutture bisognose di manutenzione per mancanza di soldi. Quando si aggiungerà l’impossibilità per alcuni paesi di imprtare il petrolio quando non ci saranno abbastanza esportatori questo modello di economia just-in-time sarà completamente finito.

Chi non vuole ancora crederci farebbe meglio a leggersi il documento della Lloyds, creata insieme alla Think tank Chatham house. Scaricatelo qua .

Ecco alcuni esempi di chi non riesce più a produrre:

  • Sony, videocamere digitali, macchine fotografiche, microfoni e televisori, operazioni sospese fino alla fine di marzo. L’azienda sta cercando nuovi fornitori degli stessi prodotti.
  • Volvo probabilmente questa settimana deve fermare la produzione di macchine. L’azienda riceve ca il 10% dei componenti dal Giappone.
  • Apple, iPAD 2, il vetro. Ma si tratta anche della memoria flash della Toshiba, la memoria RAM della Elpida Memory, una bussola elettronica prodotta dalla AKM Semiconductor e altri componenti elettronici. Ce la faremo a sopravvivere senza il nuovo iPAD2?

Bloomberg ha tutta la lista impressionante dei produttori giapponesi fermi o chiusi.

Ci sono molti nomi importanti e conosciuti a tutti, Toshiba, Suzuki, Sony, Shiseido, Seiko, Sapporo, Pioneer, Panasonic, Nissan, Nikon, Nestlé, Mitsibushi, Mazda, Kirin, Kikkoman, Isuzu, Honda, Hitachi, Fujitsu, Daihatsu, Canon, Bridgestone, Asahi. E altri.

Un’altra questione è il cibo. L’infrastruttura danneggiata crea problemi quando le zone colpite devono essere riforniti, e i scaffali nei supermercati, quelli ancora aperti, sono vuoti. Nel paese non manca certo il cibo, è solo difficile farlo arrivare nei posti giusti.

Il vero “food shortage” arriverà in Giappone quando la domanda dalla Cina e altri paesi asiatici in forte espansione farà concorrenza a quei 40% di alimenti importati in Giappone, soya, pesce, manzo, insomma il benessere al quale i Giapponesi si sono abituati dopo la guerra. Ma li non ci siamo ancora arrivati.

Nonostante lo tsunami di notizie economiche allarmanti che arrivano dal Giappone il Nikkei da 4 giorni sale con percentuali notevoli. L’unica cosa che non manca sono soldi freschi di stampa da “iniettare” sul mercato. BoJ finora 40 bilioni di Yen.

Perché alcuni si e altri no?

È difficile credere che sia solo un caso che i paesi che partecipano all’intervento militare contro il regime di Gheddafi sono quasi tutti pesantemente indebitati. L’unica differenza che accomuna i paesi che non partecipano, Germania, Svezia, Russia e Cina è quello: un economia relativamente più sana. Continua a leggere…

Perché alcuni si e altri no?

È difficile credere che sia solo un caso che i paesi che partecipano all’intervento militare contro il regime di Gheddafi sono quasi tutti pesantemente indebitati. L’unica differenza che accomuna i paesi che non partecipano, Germania, Svezia, Russia e Cina è quello: un economia relativamente più sana.

Ognuno di loro ha un ottimo argomento per non partecipare, la Germania perché già pesantemente coinvolta in Afghanistan, la Svezia perché non fa parte della NATO, e gli altri due perché stanno sperando di avere le nuove concessioni sugli idrocarburi una volta finita l’intervento, con Gheddafi vittorioso.

Dall’altra parte stanno appunto Italia, Francia, GranBretagna e Stati Uniti. E poi Danimarca e la Norvegia.

In un articolo a ottobre mi chiedevo, riferendo un articolo su TheOilDrum, se ci fosse un collegamento tra il debito di un paese e la sua dipendenza dal petrolio. È rimasta senza risposta la questione se valeva più l’equazione PIIGS = Dipendenza di petrolio (per mancanza di visioni e volere politico), oppure Dipendenza del petrolio = PIIGS (se non possiedi energia a basso costo per forza il paese si indebita).

Ho aggiornato il grafico usato per quell’articolo usando solo i paesi non-arabi che ora vorrebbero o esplicitamente non vorrebbero partecipare all’intervento in Libia. I dati sono del 2009.

Ad occhio ci sarebbe un collegamento tra la volontà di partecipare all’intervento e la dipendenza dal petrolio:  i paesi che mandano aerei in Libia, o prestano basi militari come l’Italia, sono i più dipendenti dal petrolio, calcolato sul consumo totale di energia.

Il livello di disavanzo pubblico sembra meno importante, almeno in combinazione con una bassa dipendenza dal petrolio sul totale, come nel caso della Russia e della Cina.

La Germania è un caso limite. Basso disavanzo pubblico, ma comunque un notevole consumo di energia petrolifera. Che da settimana scorsa fino ad almeno giugno aumenterà non di poco, visto che la Merkel ha fermato le centrali nucleari costruiti prima del 1980, se non erro responsabili per ca 5% dell’energia prodotta in Germania.

E la Norvegia è come al solito un caso a parte. I norvegesi potrebbero sentire il bisogno di assicurarsi il sostegno dei paesi petrolio-dipendenti in caso ci fosse una minaccia dalla parte della Russia, magari in un conflitto che coinvolge l’Artico. Con le attuali riserve non potranno esportare il petrolio dopo il 2030, e hanno bisogno di esplorare l’Artico indisturbati.