Giù i piedi per terra

Non scriverò più niente sulla Libia credo, solo questo: Andate a leggere l’articolo L’equilibrio dei bisogni di Massimo Nicolazzi su Limes. Spiega così tanto meglio di me perché agli Italiani non mancherà né gas, né petrolio, durante la crisi libica. Tutto il resto è sensazionalismo.

I prezzi in forte aumento causati dall’interruzione della fornitura dalla Libia crea enormi disagi a chi non se lo può permettere, il petrolio. Tutti noialtri possiamo smettere di comprare iPhone.

Chiaro che se la crisi si estende all’Arabia Saudita, e anche loro interrompono la fornitura, saranno guai, per tutto il pianeta, non solo per l’Italia. Ma per ora stiamo solo parlando della Libia, anche se L’Arabia Saudita un po’ singhiozza. Stanno cercando di fare quello che hanno fatto in Kuwait (dove ha funzionato) e in Bahrain (dove non ha funzionato) cioè aumentare gli stipendi a tutti gli statali, cioè praticamente tutti quelli che lavorano, del 15%.

Personalmente sono convinta che qualsiasi crisi in AS verrà vinta dalla casa reale.  Gheddafi riesce a rimanere in sella nonostante le defezioni dei piloti, e con materiale militare di 30 anni fa, perché ha abbastanza soldi petroliferi per pagare i suoi mercenari africani migliaia di dollari al giorno per sparare ai libici.  In Arabia Saudita non scapperà nessun pilota, perché tutti gli ufficiali sono membri della casa reale, tutti 100% dipendenti dall’appannaggio. Un po’ come in Egitto, dove solo i clown ricchi possono diventare ufficiali, e tutto i soldati comuni quindi erano dalla parte della popolazione. Ma i sauditi a differenza degli egizi non scherzano, hanno tutto da perdere, possiedono armi di ultimissima generazione, e anche se gli ufficiali sono principini, gli aerei li sanno pilotare.

Chi non vede l’ora che arrivino i guai seri, leggi crollo della produzione saudita, deve aspettare ancora qualche anno.

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19 responses to “Giù i piedi per terra”

  1. Carlo says :

    Quando arriveranno questi “guai seri” dove sarà meglio trovarsi in Europa? Cioè, in quale paese o regione europea?

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  2. Pinnettu says :

    Completamente d’accordo sul gas. Non c’è alcun motivo per preocuparsi. Tantopiù che per un bel paio di anni si renderà disponibile la parte di gas che gli USA prevedevano di dover importare (liquefatto) dall’estero e che con il boom degli shale gas non avrà motivo di essere.

    Un pò meo sul petrolio.
    Certo, prima che smetta di arrivare da noi ci saranno tanti poveracci che rinunceranno prima.
    Ma oggi non c’è più quell’eccesso di offerta che può compensare agevolmente improvvisi cali di produzione.

    Quindi sicuramente il blocco della produzione libica non causera razionamenti in Italia, ma l’articolo di Limes lascia intendere che quello della penuria di greggio è un falso problema. O almeno così ho interpretato io!

    Oggi la mancanza del greggio libico rapresenta un problema rilevante, solo fino a ieri si sottolineava la difficoltà oggettiva che ha l’Arabia Saudita a compensare i cali altrui.

    In generale comunque non credo neppure io che i guai energetici (veri) arriveranno dal problema libico.

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  3. Medo says :

    Non concordo in più punti. Ovviamente “preoccuparsi” è sempre lecito e consigliabile, soprattutto dopo il picco della produzione giornaliera di petrolio che è ormai mesi e mesi dietro le nostre spalle. In queste settimane si sta rivelando anche ai più scettici che non esiste nessuna “spare capacity” dei paesi esportatori, che il picco delle esportazioni è anche lui roba del passato. Quindi: chiaramente i paesi “full import” come Francia o Italia si sono da oltre vent’anni attrezzati per un paniere più largo possibile, ENI e TOTAL hanno una abnorme capacità di rastrellare qui e là… Ma a che prezzi? E a fronte di quale distribuzione?
    Siamo alla seconda fiammata inflazionistica di tipo “sudamericano” in soli tre anni e la prima è costata circa venti milioni di posti di lavoro, non ancora recuperati, nell’area OCSE. Un milione e mezzo di barili al giorno in meno, di greggio a basso tenore di zolfo, sono una botta troppo forte perchè i 100$ reggano a lungo. Si va su e si va su, 1000 motivi di inquietarsi, tra la borsa italiana che crolla, gli istituti di credito che temono i bank run ovunque (in Corea del Sud da 14 settimane c’è l’assedio alle banche di risparmio, che chiudono al ritmo di una ogni due giorni: lo sapevate?).

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  4. Medo says :

    (refuso : da 14 giorni i “bank run” in Corea)

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  5. Pinnettu says :

    Correva l’anno 2005 quando ho cominciato a seguire le questioni energetiche e il picco del petrolio in particolare.

    Ero e continuo ad essere convinto che le sue implicazioi saranno forti. Non ho idea di come evolveranno le cose. Si può andare incontro ad un ridimensionamento generale lento e graduale così come si può verificare una caduta più repentina.

    Di una cosa però sono certo, l’ho imparato in questi 6 anni, bisogna valutare le cose secondo i fatti non secondo le sensazioni.
    E’ dal 2005, appunto, che sento dire che “fra pochi mesi sarà la fine”.

    @ medo, non risulta da nessuna parte che la produzione sia in declino da mesi. Anzi è vero il contrario.
    Sicuramente la domanda stà correndo più velocemente dell’offerta, ma in questo primissimo frangente del 2011 la produzione totale stà segnando un nuovo record assoluto.

    Non solo anche il convenzionale, se pur di misura, ha superato il record del 2005.

    La situazione è difficile, ma perchè sostenere cose che non sono vere?

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    • Medo says :

      Ah non sta diminuendo? E i dati ufficiali EIA non li hai letti?
      http://www.eia.doe.gov/ipm/supply.html
      Non c’è nessun record assoluto in questo frangente 2011.. Ma che dati hai a disposizione?!
      E poi è solo l’aumento di altri liquidi che tiene stabile la gittata dell’output. Ed il convenzionale ESPORTATO è in continuo calo. Che è il dato che ci interessa.
      Le bugie non allungnano il mio naso, informati meglio.

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      • Sandro kensan says :

        Se ci limitiamo ai numeri dei barili di petrolio credo si possa discutere all’infinito, poi la realtà è una recessione in Italia appena terminata e che promette una nuova recessione con il petrolio che oggi è a 100 dollari al barile.

        Poi nei conteggi del petrolio prodotto c’è quello ricavato da mais, i biocarburanti. Dovrebbero essere grosso modo 2 milioni di barili al giorno.

        Da quel che ho capito una buona parte viene dagli USA che lo producono perché è molto sussidiato. I biocarburanti USA per venire prodotti consumano (bruciano) tanto petrolio quanto è il carburante da mais prodotto.

        Quindi si conta lo stesso petrolio due volte: il petrolio bruciato viene conteggiato e poi si conteggia anche quello che si ricava dal petrolio bruciato ovvero il bioetanolo.

        Per non parlare del petrolio del Canada che in una certa parte viene conteggiato due volte anch’esso. Un barile di petrolio non convenzionale ha bisogno di 1/6 di barile di petrolio che deve essere bruciato per cui più sale questo tipo di petrolio e più sale la “tara”. Mentre i dati ufficiali fanno vedere solo il “lordo”

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  6. j says :

    bel commento Pinnettu, io seguo la cosa da meno tempo ma la vedo comunque allo stesso modo. Anch’io ho notato che circa ogni 2 settimane c’è qualcuno che grida alla catastrofe ed ora naturalmente non mi fa più lo stesso effetto che mi faceva le prime volte :-).

    La cosa sicura (per me) è che è un problema grosso e che le cose andranno totalmente a ramengo prima o poi, ma nessuno sa di preciso quando (potrebbero volerci anche 20 anni per quel che ne so io) e sopratutto nessuno conosce il futuro.

    Approfitto di questo commento anche per fare un po’ di delurking e fare i complimenti alla padrona di casa. Sono un lettore da poco tempo ma da quando ho iniziato a farlo ho letto con piacere tutti i tuoi articoli.

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  7. Medo says :

    Non ho gridato alla catastrofe. Ho semplicemente ricordato che l’andazzo è tipico di una discesa “step by step” della disponibilità di greggio. Tra l’altro il disponibile pro-capite sta comunque declinando rapidissimo, soprattutto nella voce export. Guardate tutti le tabelle di produzione mondiale, come se non sapeste che aumentano i consumi interni dei produttori e che spedire una petroliera costa tre volte tanto rispetto a trent’anni fa (quando un italiano aveva molto più prodotto petrolifero disponibile pro-capite e il grosso dell’energia italica si faceva con carbone ed olio pesante).
    Perchè fate a gare per chi si rassicura di più? Impedisce di approfondire veramente la questione e di leggere il momento di caduta (di un altro gradino) in corso.

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    • j says :

      ciao,
      in realtà non voglio rassicurare nessuno, come ho scritto penso che le cose andranno completamente in malora prima o poi. Solo che sono un po’ stanco di continuare a leggere di catastrofi imminenti che poi puntualmente non si verificano (e non mi riferisco a te), a che pro fare sparate di questo tipo?
      Poi prima o poi secondo me qualcuno ci indovinerà, ma è troppo facile così

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      • Medo says :

        L’area OCSE ha perso MILIONI di posti di lavoro, a centinaia di migliaia anche in Italia in gran parte NON recuperati e sta per iniziare un nuovo “step down”, se tu non l’hai visto attorno a te, vuol dire che per te la catastrofe non c’è stata e tanto meglio. Non si puo e non si deve imporre il disagio della decadenza dove non è arrivato (pienamente).

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  8. Medo says :

    E scusa ma come si fa a parlare di performance 2011 ottima se i dati più recenti a disposizione, ufficiali sono di tre mesi fa?
    Su TheOilDrum hanno appena fatto il punto della situazione. Se togli i liquidi assimilati, non c’è nessun aumento e la produzione di crude è sotto al 2008 e sotto al 2005. I liquidi assimilati interessano relativamente, controbilanciano, ma oggi avremmo bisogno di 90 mb/d totali e ce ne sono 85 mb/d questo basta ed avanza per creare un secondo “choc”. Attualmente in corso.

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    • Pinnettu says :

      @ Medo

      Calma però eh… che io non ho nessuna intenzione di litigare e sono informato al tuo stesso modo.
      I dati a cui faccio riferimento sono infatti proprio quelli dell’EIA.

      Premesso che comunque i dati mese per mese hanno poco senso e sono più veritieri quelli annuali vediamo la situazione:

      La sezione a cui fa riferimento il tuo link (era quella che seguivo pure io) è sospesa, si legge infatti: “This is the final edition”. L’EIA ha spostato gli aggiornamenti mensili in un’altra sezione questo è il link: http://tonto.eia.doe.gov/cfapps/ipdbproject/iedindex3.cfm?tid=50&pid=53&aid=1&cid=&syid=2008&eyid=2010&freq=M&unit=TBPD

      Questi sono i dati fino a Novembre 2010:

      …………totale….convenz.

      Giugno……86,032….73,434
      Luglio……86,282….73,547
      Agosto……86,173….73,457
      Settembre…86,234….73,555
      Ottobre…..86,823….74,040
      Novembre….87,309….74,255

      Per quanto riguarda Dicembre e Gennaio ho controllo i dati forniti invece dall’IEA che generalmente non considero perchè nella produzione totale inseriscono i bioufuel e non distinguono dal resto la produzione convenzionale. L’andamento però è sempre uguale con la differenza che i dati IEA sono sempre più alti di quelli EIA (appunto a causa dei biofuel).

      Ebbene, per Dicembre l’IEA riporta un calo su Novembre di circa 250.000 b/g e per Gennaio un aumento di circa 500.000 b/g su Dicembre.

      Beh io francamente non vedo nessun calo che va avanti da mesi.

      I prezzi sono alti perchè la domanda stà correndo più velocemente dell’offerta. Il picco non è ancora alle spalle. Se poi guardiamo i dati annuali la cosa è ancora più evidente.

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      • Medo says :

        Concordo che c’è un “rush” sugli acquisti da novembre, che motiva l’aumento anche più della Libia (che motiva uno “spike” ma non una curva di risalita), ma il dato del NET IMPORT in area OCSE è quello su cui dovremmo sempre soffermarci. Se poi lo rapportiamo al dato demografico, è ancora più crudo ed evidente vedere i “gradini” di discesa nella recessione prima e nella Nuova Depressione ora. Tutto questo servirebbe ad evitare inutili ottimismi del tipo che “di greggio (o assimilato) ce n’è ancora molto, vedrete”.
        Serve ad evitare ad esempio di gettare i denari in sciocchezze. Visto che siamo ancora nell’era dello sperperare sul e per il Nulla. Poi, credo che voi che commentate siate tutti “svegli” e già coscienti, ma magari i lettori occasionali no. Più gente consapevole ci sarà, a parità di forte decadenza energetica, meno disastri sociali e meno violenza ci sarà. Ragiono su questa lunghezza d’onda.

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  9. Pinnettu says :

    @ Medo

    Siamo d’accordo! Nessun facile ottimismo. La situazione è seria, anzi direi grave e foriera di potenziali sconquassi. Nella migliore delle ipotesi ci ritroveremmo a fare una graduale marcia indietro socio-economica. Direi anzi che stiamo già regredendo.

    I miei puntini sulle “i” riguardo la produzione, andavano visti proprio nell’ottica di cercare di “illuminare” il maggior numero possibile di persone (cosa a cui peraltro ho rinunciato da tempo).

    A discutere e ragionare di questi argomenti siamo davvero 4 gatti, il 99% della persone non ha la minima idea di cosa sia il picco. E’ chiaro che io capisco che lo slancio della produzione di questi ultimi tempi non inficia in alcun modo il concetto di picco e che non và ricercata a tutti i costi una data precisa. Che sia il 2010 o il 1012 o il 2015 alla fine, oltre ad avere un po di spazio di manovra in più, non cambia quasi nulla.

    Il punto è che queste cose le capiamo appunto noi 4 gatti.

    Pensa a tutte quelle persone che dal 2005 si sentono dire: “il petrolio stà finendo”, “stanno per iniziare i razionamenti”, “la guerra civile è alle porte”, ecc….

    Quanti di questi sono disposti ad ascoltarti se oggi parli loro di picco?

    Forse sbaglio io ma il rischio di passare per millenaristi invasati è alto.

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