Fatwa, gas e petrolio

Stamattina ho chiamato Gheddafi psicopatico senza avere però la certezza che lo fosse davvero. Ora la certezza c’è. Alcune sue dichiarazioni sono decisamente da malato mentale :

“Sono un beduino rivoluzionario e la Libia guiderà l’Africa e l’America del sud”

“La Libia ha guidato il mondo, non si può interrompere questo percorso per un pugno di ratti che seguono gli stranieri.”

“Tutti i paesi arabi vedono la Libia come una guida”

Non direi proprio che lo vedono come una guida visto che l’Iran per esempio ha chiamato quello che succede “massacro di innocenti”, chiedendo alla comunità internazionale di interromperli. Anche Hamas condanna i massacri.

In Internet girano voci, pubblicati nella versione online di The Times, che dicono che Gheddafi ha ordinato ai suoi servizi segreti di fare una mossa saddamita e distruggere tutta l’infrastruttura petrolifera. La disperazione di Gheddafi dipende dal fatto che l’unica tribù che lo sostiene è la sua.

Nel frattempo lo Sheikh Yousuf Al-Qaradhawi ha emesso un fatwa:

“I hereby issue a fatwa to the officers and soldiers who can kill Mu’ammar Al-Qadhafi: Whoever among them can fire a bullet at him, thus relieving the country and the people of him, should do so. This man wants to annihilate the people, so I am protecting the people.

“I rule that whoever can fire a bullet, and relieve us, as well as Libya and its great people, of this man’s evil and danger, should do so.”

Anche se Berlusconi ha deciso di non guidare il paese, ignorando ufficialmente che esiste un problema, ENI si è svegliata, chiudendo il gasdotto. Questo significa che l’Italia per un breve periodo prende il gas dai magazzini nazionali, che dovrebbero contenere 30 gg di gas e 90 gg di petrolio. Inoltre è stato riaperto già dall’anno scorso il Transitgas , il gasdotto che trasporta il gas in Italia dal Nord Europa. E poi pare che né la Russia , né l’Algeria avranno problemi ad aumentare l’esportazione verso l’Italia. Anzi, visti i prezzi bassissimi del gas naturale probabilmente ne saranno felici. Quindi per chi se lo è chiesto, si vive benissimo senza il gas libico, per ora.

Per il petrolio, la situazione è più grave.

C’è un vero e proprio esodo degli operatori petrolio/gas dalla Libia. Anche la Repsol spagnola ha fermato la produzione, dopo il fermo della Wintershall ieri (100.000 barili). Non è chiaro di quanto petrolio si tratta ma una fonte dice 200.000 barili al giorno anche se il sito della Repsol dice 35.000 barili.

In ogni caso i barili libici sono difficili da sostituire, perché il resto del petrolio OPEC è di qualità più bassa, quindi ci potrebbero essere costi più alti per le raffinerie che devono adattarsi a livelli diversi di zolfo e gravità API. Margini minori, prezzi più alti per il carburante, quindi non solo per il barile più caro.

Al-Naimi ci assicura per l’ennesima volta che l’Arabia Saudita può coprire qualsiasi deficit di produzione. L’OPEC è sempre più sotto pressione per aumentare la produzione, e cominciano ad esserci dubbi che i mercati potrebbero non reggere i 100$ delle ultime settimane, figuriamoci i 110$ della prossima settimana. Devono reagire in fretta, secondo Fatih Birol.

Ricordiamoci che nel 2008 ogni volta chiesti se aumentavano la produzione, si sono rifiutati a farlo. Ora che hanno addirittura ordinato un fermo delle esplorazioni per salvare il futuro dei sauditi, è ancora meno plausibile che aumentino la produzione.

14 responses to “Fatwa, gas e petrolio”

  1. kk says :

    Il mio commento non è sull'articolo ma sul tuo operato. Voglio ringraziarti, per la costanza e la semplicità con cui riesci ad affrontare tematiche attuali ed in costante evoluzione. La cosa che più mi colpisce e ascoltare alla tv ciò che molte volte tu anticipi di diversi giorni nei tuoi post.
    Grazie ancora, continua cosí!

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  2. riccardo says :

    mi associo !

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  3. Medo says :

    Anche un solo mese di questa situazione ci porterà verso i 2,00 € al litro.
    Siamo forse alla fase T3 prevista da Bakhtiari, siamo nella strategia di “terra bruciata” e non mi stupirebbe che alcuni regimi “petroliferi” scegliessero l'auto-distruzione.
    It's terrible.

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  4. Pinnettu says :

    Negli interventi politici italiani sul problema Libia/energia ho notato come ci sia più paura per il gas che non per il greggio. Eppure, vista la percentuale ridotta di importazioni dalla Libia e la possibilità ancora per diversi anni da parte degli altri produttori di aumentare l'output, il gas non dovrebbe essere un problema grave.

    Diverso il discorso per il greggio che, come suggerito anche nel post, ormai non ha più margini di manovra. Basti ricordare che già oggi siamo in presenza di un gap domanda/offerta di circa 500.000 b/g. Se anche solo un terzo della produzione libica dovesse uscire dal mercato, si volerebbe verso un gap di oltre 1 milione di b/g. Le conseguenze sui prezzi sarebbero inevitabili.

    Magari non si arriva ai 2 €/l, ma già 1,7/1,8 €/l sono deleteri per i trasporti (non quelli privati). E' di oggi infatti la notizia relativa alle preocupazioni della IATA sui costi aggiuntivi del rialzo del greggio nel trasporto aereo.

    La preocupazione per il gas, a mio avviso, deriva dalla paura per le centrali termoelettriche. La mancanza del gas richiama scenari di blackout che arrivano di colpo, all'improviso, con conseguenze pesanti.

    La mancanza di greggio invece non comporta effetti istantanei e questo induce a sottovalutare il problema.

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  5. Fabrizio73 says :

    Se si prospetta una situazione di guerra civile con la Libia spaccata in due “iniziano” ad essere guai seri. Se la storia si ripete (e non è difficile prevederlo) le due fazioni colpiranno la fonte primaria di guadagno una dell'altra cioè i pozzi petroliferi e i gasdotti.
    Se invece una delle due parti prevarrà in breve tempo sull'altra forse questo scenario apocalittico rimarrà circoscritto (come effetti) in un lasso di tempo più breve e comunque “recuperabile”. Ciò che mi spaventa e l'assenza di un'alternativa a Gheddafi, una volta cacciato il rais non vedo grandi prospettive all'orizzonte.

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  6. gianchi says :

    Il Colonnello non è un fantoccio messo lì da potenze coloniali interessate a sfruttare le risorse del Paese nordafricano ed arricchirsi a spese della popolazione, come accade in quasi in tutto il continente da tempo immemorabile. Non è Ben Alì, nè Alì Babà coi quaranta ladroni. Egli è piuttosto l'espressione di una reazione nazionalistica a quel giogo che voleva fare della sua patria una zona a sovranità limitata, è il capo di una rivoluzione che col tempo ha tradito alcuni dei suoi principi ma ha raggiunto ugualmente molti dei suoi obiettivi. Del resto, quale rivoluzione ha mai rispecchiato fedelmente il suo disegno astratto ?
    Gheddafi non è mai stato una marionetta anche se spesso ha assunto le movenze di un buffone facendo sfigurare più gli altri che sé stesso, egli ha governato la nazione con degli ideali, dal socialismo al panafricanismo, elaborando una propria visione del mondo e del ruolo che la Libia doveva giocare tra le grandi potenze del XX e del XXI secolo. Se questo è il comportamento di un saltimbanco chissà cosa dovremmo pensare dei governanti occidentali costantemente ligi all'etichetta ma perennemente a corto di pensieri e servili al punto da far ribrezzo.
    Saluti

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  7. Sandro kensan says :

    @ Gianchi
    Pur essendo molto ignorante in materia mi trovi estremamente d'accordo con la tua analisi delle Libia e del suo dittatore. Secondo me i libici andranno solo in peggio. Dubito che arriveranno più soldi dal petrolio e dal gas se va su una marionetta filo occidentale che stipulerà contratti sulla base delle mazzette ricevute.

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  8. Pinnettu says :

    Gheddafi non sarà un fantoccio al soldo di potenze straniere, ma rimane pur sempre un tiranno della peggior specie. 40 anni di dittatura assoluta sono il suo biglietto da visita.

    Basta la semplice arroganza e prepotenza con cui si pone nei confronti della comunità internazionale per non giustificare nemmeno una parola in sua difesa.

    Non capisco perchè fare differenze fra dittatori filo-occidentali e dittatori “indipendenti”. Ai secondi come salvatori della patria non ho mai creduto. Affamano, torturano e negano ogni libertà come i primi.

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  9. Pinnettu says :

    @ Fabrizio

    Qualunque sarà lo scenario futuro, credo che sarà prioritario per tutti ristabilire la normale produzione energetica. Magari in un contesto di tensione continua forse anche di guerra civile ma la produzione non si fermerà completamente.

    Io comunque non darei per scontato che Gheddafi sia spaciato.

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  10. riccardo says :

    più che ragionevole…

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  11. riccardo says :

    e perchè i libici non sembrano essere d'accordo con questa analisi, visto che preferiscono farsi sparare granate addosso che starsene buoni buoni, mantenuti da gheddafi?

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  12. Fabrizio73 says :

    Pinnettu in tutta onestà penso che non bisogna mettere un limite alla stupidità umana ;). Intanto il petrolio schizza in su e più mi addentro nella questione e più vedo dietro tutto questo la lunga mano dell iran l unica nazione che ci guadagnerà in termini economici e geopolitici.

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  13. Medo says :

    Che dietro le rivolte ci siano o meno dei manovratori, non importa. Il fatto è che siamo nel bel mezzo di un annunciatissima depletion di Crude Oil nell'ordine del 7-11% annuo medio. Qualcosa sarebbe dovuto succedere in concomitanza; da un lato ne sarà la causa, ma ne sarà la “causa provocata”. Assurdo? Non più assurdo del secolo petrolifero da qui dolorosamente stiamo uscendo.

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  14. Pinnettu says :

    @ Medo

    Ci vai giù pesante!

    Una depletion del 7-11% annuo porterebbe dritti dritti a una catastrofe economica e sociale inimaginabile nel giro di 2-3 anni. Sarebbe un incubo, una vera apocalisse.

    Non credo che la parte discendente della curva produttiva possa andare oltre una depletion del 3-4% annuo (che sarebbe già un disatro).

    Oggi il rateo di depletion più pesante è quello del Mare del Nord. attorno ad un -6% medio annuo. Un pò più soft il calo del Messico, mi pare circa il 5%. In altri casi (vedi USA) il calo ormai trentennale è decisamente lontano anche da questi valori.

    Difficile quindi pensare che la depletion globale possa essere superiore al rateo del Mare del Nord.

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