O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Ritorno (ennesimo) in Arabia Saudita

Pubblicato da oronero su 16 febbraio 2011

Oggi un post puro speculativo.

Assumiamo che esiste una relazione tra la grandezza delle riserve di petrolio che un paese possiede e la quantità di petrolio che questo paese può estrarre al giorno.

Le riserve dei paesi occidentali, più o meno democratici e trasparenti, vengono aggiornati di anno in anno, e possono essere controllati da osservatori esterni. Le riserve dei paesi OPEC rimangono incambiati da tanto tempo, quando non vengono addirittura aumentati, e OPEC non da accesso ai veri numeri a nessuno al di fuori dell’OPEC.

Il povero al-Husseini, esposto da WikiLeaks, ha scelto di riprendersi le sue parole, dicendo che si fida ciecamente di numeri e fatti presentati da Saudi Aramco, e che gli americani hanno misinterpretato quanto detto da lui.

Per me sono molto più affidabili i numeri e i fatti dei paesi più trasparenti e se vogliamo, democratici.

Se un paese è ricco di riserve di petrolio possiede anche quantità maggiori di giacimenti, e soprattutto giacimenti più grandi. Almeno finché parliamo di petrolio convenzionale. Da questo segue (forse, ho detto che è pura speculazione) che un paese con grandi riserve potrebbe produrre più petrolio ogni giorno, rispetto a un paese con riserve minori. Se si tratta anche di un paese dove l’industria petrolifera esiste da più di 60 anni, non vedo nessun ostacolo alla produzione. Chiaro che un paese come il Kazakhistan non ha ancora in piedi tutte le strutture necessarie perché la produzione rispecchi le riserve.

Imprese petrolifere usano la misura “Reserve Life Index” (RLI) per arrivare a una stima di quanti anni ci vorrebbero per esaurire le riserve (se non aumentate nel frattempo da nuove scoperte o acquisti) al livello attuale di estrazione dell’impresa. Il RLI viene calcolato dividendo le riserve esistenti per la produzione annuale attesa.

Ovviamente l’azienda può scegliere di presentare un RLI calcolato solo con le Proved Reserves, che hanno una probabilità di raggiungere il mercato del 90%, oppure le Proved and Probable, dove solo 60% delle riserve raggiunge il mercato. Per un azienda piccola con meno risorse è meglio usare solo le Proved, mentre le major (Exxon e BP e gli altri) o le NOC (National Oil Companies) potrebbero usare le 2P senza problemi, visto che possiedono le risorse per trasformare tutto quello che vogliono in petrolio vendibile.

La misura RLI è solo un modo per spiegare al non-specialista che cerca di capire il bilancio dell’azienda quanto petrolio c’è. Un RLI di per esempio 7 non significa che l’azienda riesca a estrarre per 7 anni e poi stop. Durante la costruzione dell’impresa l’estrazione aumenta di ritmo, ma a un certo punto, con ogni barile estratto, il processo diventa più lento. Nel frattempo l’impresa trova o compra anche altri giacimenti e quindi l’estrazione va avanti per molto tempo oltre i 7 anni.

In teoria per le imprese petrolifere vale che più petrolio hai e più velocemente estrai. Volevo vedere se esiste questa relazione anche a livello nazionale.

Il grafico RLI OPEC:



Si vede che per quanto riguarda l’OPEC, i paesi possono continuare l’estrazione al ritmo di oggi per ca 130 anni (Iraq) a 15 anni (Angola). La media è di 76 anni. I numeri sono del 2009 perché EIA ha aggiornato i numeri al 2010 per le riserve, ma non per la produzione.

Il grafico non-OPEC:



Guardando alcuni paesi grandi produttori non-OPEC il RLI in media è di 10,5 anni. Non ho calcolato con il Canada, perché 1. si tratta di quelle immense riserve di petrolio non convenzionale, e 2. le tar sands hanno dei tempi di estrazione lentissimi che davano al Canada un RLI di 150 anni.

Ho anche tralasciato il Kazakhstan con un RLI di 54 anni. Enormi riserve di 30 miliardi di barili, ma ancora poca produzione, perché mancano le infrastrutture.

L’Italia fra 8 anni ha finito la produzione, se l’ENI non si da da fare.

Come già scritto sopra, il RLI 17 della Russia non significa che la Russia fra 17 anni ha finito il petrolio. Mentre la produzione del singolo giacimento rallenta, continuano a trovare giacimenti consistenti, sia in Siberia che nell’Artico. Quindi penso che il RLI della Russia possa rimanere al livello di oggi per qualche tempo, se non addirittura crescere, prima dell’inevitabile crollo della produzione.

Per esempio in Messico, all’inizio degli anni ’80 sono riusciti ad aumentare il RLI, e nuove scoperte permetteva al RLI di rimanere alto per ca 15 anni prima di cominciare a scendere:



Dopo il plateau all’inizio, il RLI del Messico è sceso di 75% rispetto al valore iniziale. Quasi uguale lo sviluppo per la Norvegia, mentre si vede che il Brasile, decisamente in fase di sviluppo, per ora sta riuscendo ad aumentare il RLI.



Stessa storia per il Kazakhstan, dove riescono ancora ad aumentare le riserve più velocemente di quanto aumenta la produzione.

Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il picco del ’85 dipende non da un aumento delle riserve, ma da una caduta della produzione. Da li in poi la produzione è lentamente aumentata, facendo scendere il RLI di qualche punto, fino all’89 quando in un anno aggiungono 2 milioni di barili di produzione al giorno. Allora il RLI sarebbe sceso di molto, se non nello stesso anno, l’Arabia Saudita aggiunge ben 100 miliardi di barili di riserve, arrivando a 260 miliardi ca. Questa cifra è rimasta tale e quale fino ad oggi. Non importa quanto estraggono, le riserve e quindi il RLI rimangono uguali.

In ogni caso la differenza tra paesi OPEC e non-OPEC è notevole. Fuori dall’OPEC il petrolio basta ancora per 10 anni, dentro all’OPEC ancora per 76 anni.

Potrebbe trattarsi di un ulteriore indicazione che l’OPEC esagera le riserve tremendamente. La Russia ha un RLI di 17, ma ha da 2 anni superato la produzione dell’Arabia Saudita, con un RLI di 75. I sauditi raccontano a chiunque ascolti che il paese potrebbe facilmente aumentare la produzione di altri 2 milioni di barili, senza però dimostrarcelo mai per davvero.

Nel aprile del 2008 hanno promesso una produzione di 12,5 milioni di barili (di greggio, non di prodotti totali) per la fine del 2009. Oggi siamo all’inizio del 2011, il prezzo spot del Brent l’altro giorno è salito sopra i 104, ma la produzione di greggio saudita a ottobre 2010 era di 8,5 milioni di barili al giorno.



Sta anche lentamente aumentando la differenza tra il vero greggio e la produzione di liquidi totali:



Si vede che dopo la crisi petrolifera del 2008 è aumentata la produzione come dal grafico precedente, ma la parte “altri liquidi” è aumentata di più, lasciando indietro il greggio vero e proprio.

Se per esempio abbassiamo il RLI dell’Arabia Saudita a 17, al livello della Russia, che produce quasi la stessa quantità, ma in posti molto meno accessibili come l’Artico, costruendo in parallelo nuove pipeline e raffinerie, cosa succede?

La formula RLI = riserve / produzione mi da che le riserve dell’Arabia Saudita dovrebbero aggirarsi intorno ai 57 miliardi di barili, da paragonare ai 60 della Russia. Molto meno dei 260 miliardi che non cambiano indipendentemente se il re ha ordinato un fermo della produzione o 100 rigs in più. 57 miliardi non sono neanche 2 anni di consumo mondiale.

Sarebbe ora che l’OPEC cambiasse il sistema che dà ai singoli paesi una quota di produzione in relazione alle riserve dichiarate, perché in questo modo non sapremo mai quanto petrolio ci resta veramente.

Durante la crisi a un certo punto mancavano più di 12 milioni di barili. Nel Oil Market Report del 11 febbraio 2011 la IEA ha rivisto in su il consumo per il 2011 a 89,3 milioni di barili al giorno. Stando ai numeri di ottobre, mancano già ora 1 milione di barili al giorno.

About these ads

12 Risposte a “Ritorno (ennesimo) in Arabia Saudita”

  1. sinbad ha detto

    Ottimo post anche se mi chiedo se la tua ipotesi di 17 per l’Arabia Saudita non sia troppo forte.
    La mancanza di quel milione di barili mi ricorda molto la situazione fine 2007 inizio 2008 e forse questo è alla base della recente spinta inflazionistica. Ma perchè il wti rimane così basso?

    complimenti
    sinbad

  2. poldo alias marco ha detto

    Lo tiene giù la federal reserve shortandolo a tutta forza insieme al gas naturale, maledetti!!! In questo modo sovvenzionano l’industria americana con l’energia a basso costo ed in più fanno vedere che l’inflazione in america è bassa. Ma devono morire quei porci!!!

  3. andreaX ha detto

    Cosa dovremmo aspettarci da qui a poco?, mi sembra di capire che entro un anno o al massimo due la mancanza di carburanti diventerà un problema talmente evidente da non potere essere più camuffato in alcun modo.

  4. Fabrizio73 ha detto

    Il post di Anna dice esattamente il contrario.
    Non bisogna credere a che ti dice che tra qua a qualche anno mancheranno i carburanti perchè racconta balle.
    Nel 2010 la produzione dei liquids ha toccato gli 87 milioni di barili al giorno, AUMENTANDO di quasi un milione di barili al giorno rispetto al 2009.
    Il processo a cui stiamo assistendo è lento e graduale e sopratutto ci siamo “in mezzo” per cui non possiamo avere una visuale corretta della situazione.
    In tutta onestà, penso che invece che mandare ispettori a vedere le centrali nucleari iraniane, la comunità internazionale (se ne esiste ancora una…) dovrebbe mandare un team di geologi a stabilire una volta per tutte l’esattezza delle riserve nei paesi Opec. Fantascienza??? Forse però se non sappiamo con esattezza di cosa stiamo parlando potremmo perdere anni preziosi nel cercare una transizione dolce al post-petrolio.

    • Libero ha detto

      Ti consiglio di leggere l’articolo di Dmitry Orlov “il picco è storia” pubblicato su comedonchischiotte.org. Potrà fornirti spunti di riflessione sull’imminente futuro energetico.

  5. andreaX ha detto

    @4

    Le balle le raccontano i paesi OPEC, e quale motivo avrebbero di se non il fatto che il loro petrolio è meno di quello che tutti pensano e di conseguenza e meno di quello che tutti pensano la sua disponibilità globale?.

    • Fabrizio73 ha detto

      Il motivo è che non giova per primi a loro vendere meno petrolio, ma anzi cercare di venderne la maggior quantità per più tempo possibile (da qui il significato di legare le esportazioni di petrolio alle riserve).
      Per quanto tempo ancora e in quali quantità è un dato che non ci è dato sapere, possiamo solo ragionare sui numeri passati.
      Ultimamente molti paesi OPEC hanno visto al rialzo le loro riserve, la cosa ci può anche non convincere, ma ripeto se nessuno sa con esattezza di quali cifre stiamo parlando potremmo stare mesi o anni a fare congetture sul nulla.

      • gio_bass ha detto

        Invece di fare congetture sul nulla ho pensato bene di installare un generatore FV sul tetto di casa mia.
        Ho tolto un po’ di soldi dalla bisca (non clandestina) denominata “mercato delle azioni” e sto qui divertito a guardare il datalogger della produzione di kWh.
        Perchè non facciamo tutti così menttre aspettiamo la fine?
        E’ divertente!

        Un ambientalista di sinistra.

      • andreaX ha detto

        E come cavolo fanno quelli come me e come tanti altri che vivono in città in un condominio?.
        Se vivi in campagna o comunque in una casa indipendente allora è un altro discorso.

  6. Pinnettu ha detto

    Non so. E’ probabile che la verità sulle riserve saudite stia nel mezzo. Non esagerate come indicano le stime ufficiali OPEC ma neppure cosi esigue da non consentire all’Arabia Saudita di tenere almeno questi ritmi produttivi ancora per diversi anni.

    E’ comprensibile che per ragioni finanziarie si sovrastimino le riserve, ma se questa sovrastima fosse davvero quantificabile in quasi 100 miliardi di barili fra pochi anni l’Arabia Saudita dovrà presentare ufficialmente una situazione disastrosa, perchè sarà evidente che a quel punto la sua produzione comincerà a dare segni di cedimento.

    Mi chiedo a questo punto quanto sia conveniente spararla così grossa.

    Per quanto riguarda la produzione totale, purtroppo l’Energy Information Administration ritarda la pubblicazione dei dati relativi a Novembre e Dicembre, ma in linea di massima dovremmo essere sugli 86,9 milioni di b/g, a fronte di una domanda che ormai si aggira attorno agli 87,5 milioni di b/g.

    Il gap che già si era creato nel 2010 sembra allargarsi, ma probabilmente almeno per il 2011 non dovrebbe raggiungere il milione come accadde nel 2007.

  7. Libero ha detto

    Credo che per capire la situazione delle riserve saudite sia fondamentale conoscere l’effettiva situazione del giacimento di Ghawar per il quale già da tempo si mormora di un water cut del 55%. Se Ghawar ha superato il picco di produzione anche la produzione saudita nel suo complesso non tarderà a piccare.

  8. Interessante; noi italiani comunque il picco lo abbiamo già passato. La nostra domanda di energia primaria in quattro anni, dal 2005 al 2009, è diminuita del 10,7% (secondo BP). Mettiamo almeno questo dentro ai libri di storia: un’incognita in meno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 48 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: