Cinque veloci sui grani

Su Financial Times il 4 febbraio si leggeva che il US Grain Council stima le importazioni cinesi di granoturco per il periodo 2011-12 a 9 milioni di tonnellate. Stime precedenti della USDA (dipartimento dell’agricoltura americana) erano di 1 milione di tonnellate. 9 milioni è molto ma molto più di quei 1,3 milioni che la Cina ha importato nel periodo 2010-11.

Se la prognosi regge ci sarà un anno da importazioni record per la Cina. Il precedente record del 1994-95 era di 4,5 milioni di tonnellate.

La siccità in Cina preoccupa molto il Council, il cui presidente dopo la visita in Cina ha detto che mancavano 10-15 milioni di tonnellate. Una banca che agisce sui mercati agricoli prevede che la Cina importerà 25 milioni di tonnellate all’anno già dal 2015, dovuto all’enorme industria alimentare di carni.

Allo stesso momento la domanda dai produttori di etanolo sta aumentando, perché quei 3,8 milioni di bariliequivalenti prodotti oggi non bastano per coprire i 4 milioni di barili veri che ormai mancano (parola di ASPO Svezia).

Quindi ci saranno prezzi mostruosi per il granoturco quest’anno, e per tutti i prodotti collegati al granoturco, come le carni. Credo che per esempio in Messico la popolazione avrà di nuovo motivo per rivolte, anche se il loro governo sta cercando di proteggersi comprando futures sul granoturco. Ci sarà un vero e proprio esodo verso gli Stati Uniti, che a dire la verità, non se la può più permettere di ricevere migliaia di messicani al giorno. Spostando risorse militari verso i confini dell’Arizona, del Texas, e del New Mexico, forse però gli mancheranno i fondi per continuare a scannerizzare la tua nonna in aeroporto.

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Allo stesso tempo leggiamo che in Australia dell’ovest c’è siccità e che quindi la raccolta di grano sarà minore di altri anni. Gli agricoltori non devono vedersela solo con la mancanza di pioggia per il global weirding:

“The winter rains have become more unreliable and that seems to be a trend that will continue,” Ward said. “Some areas where agricultural crops are marginal might soon tip over so they’re unsustainable.”

ma anche con le nuove miniere, che consumano enormi quantità di acqua. Fino a 8 progetti minerari sono stati approvati nella zona:

“I’m worried that this is just the start and other projects that are planned in the area will take all the groundwater,” he said.

Moldavia, uno degli esportatori verso l’Italia, fa una mossa russa e vieta l’esportazione del grano, per paura dell’inflazione sugli alimentari.

Oltre alla Russia, negli ultimi sei mesi anche Bielorussia e Ucraina hanno limitato l’esportazione del grano.

Egitto, il più grande importatore di grano al mondo, ha ripreso a comprare grano dopo un mese di fermo, ora 170.000 tonnellate metriche, per riempire i magazzini vuoti. Due terzi ca dall’Argentina e il resto dall’Australia. Scelta particolare che per mancanza di altre informazioni posso interpretare solo come un desiderio di allontanarsi dagli US.

Il più grande esportatore di grano rimane gli Stati Uniti, dove il grano sta al quarto posto per cereale prodotto, dopo granoturco, soia, e fieno. Infatti l’anno scorso l’Egitto aveva comprato il grano dagli Stati Uniti, in totale ca 2,7 milioni di tonnellate metriche, mentre nel 2009 l’aveva comprata dalla Russia, che a tutti gli effetti non esiste più sul mercato come esportatore.

Tutto il Medio Oriente, Africa del Nord ed Est sono grandi mercati per gli Stati Uniti.

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Un altro paese che cerca di proteggere la popolazione povera è l’Indonesia, che sta cercando di comprare tonnellate di riso dalla Thailandia per riempire i magazzini, non per vendita immediata sul mercato interno. Sia l’Indonesia che il Bangladesh negoziano con la Thailandia a livelli governativi per proteggersi dai prezzi in forte crescita.

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Insomma, abbiamo una tempesta perfetta di tempo bruttissimo, perdita di terreni agricoli, la concorrenza per i bacini acquiferi da parte dell’industria mineraria e petrolifera, parecchi milioni di dollari digitali stampati freschi che vengono investiti nelle commodities, popolazioni nei paesi emergenti che crescono esponenzialmente, la scarsità del petrolio che spinge i prezzi mentre aumentano i costi per la produzione agricola, la nuova immensa classe media in Cina e in Brazile e in India che tutti vogliono mangiare meglio di prima.

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L’unica nota positiva per gli importatori di grano e altro sono i costi per il trasporto, che sono al livello di ottobre 2008, poco prima di arrivare al minimo storico.

È comune in questi giorni lamentarsi del fatto che la domanda di cargo è molto indietro l’offerta. La colpa sarebbe del rallentamento dell’economia globale, e l’introduzione massiccia di navi commissionati ancora nel 2007 pre-crisi. Di conseguenza il Baltic Dry Index continua a scendere. Indubbiamente le economie zona OECD stanno ben sotto il ghiaccio, ma non credo che in questo momento l’indice possa essere un indicatore dell’andamento dell’economia, come quando c’è maggiore equilibrio tra cargo e quantità di navi.

Io credo che gli armatori, abituati da sempre a guardare molto lontano, almeno in parte abbiano previsto, o perché no, intuiti, i rischi del global weirding, con rotte interrotte e cambiate, e peak-oil con minori quantità di trasporti aerei, se non totalmente assenti. Si sono semplicemente protetti comprando più navi di tipi diversi, da collocare in più punti nel mondo, mentre avevano ancora i soldi per farlo. L’unico modo per sopravvivere in questo business è di aumentare la resilienza.

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5 responses to “Cinque veloci sui grani”

  1. fabrizio 73 says :

    Che i raccolti di grano subiscano perdite, anche più o meno importanti, è un fatto che storicamente si è ripetuto più e più volte.
    Bisognerebbe quindi capire perchè in un mondo che comunque conosce una sovraproduzione di cereali, tanto da permettersi il lusso di usarne diverse tonnellate per produrre biocarburante,appena vi è un segnale inquietante (calo della produzione o aumento della domanda) vi sia un aumento cosi consistente dei prezzi.
    Il mio pensiero è molto semplice:
    1- i Bulletin come quello della US Grain Service andrebbero vietati perchè anche se più o meno inconsapevolmente, sono i primi responsabili del “panico” che si scatena dietro alle materie prime alimentari;

    2- la grande liquidità immessa dalla FED si riversa inevitabilmente sulle materie prime, viste ormai come unico porto sicuro sul medio-lungo termine sul quale investire;

    3-tutto questo aumento NON migliora le condizioni di vita degli agricoltori che spesso sono oberati dai debiti;

    4- le riserve di cibo e di acqua dolce saranno le armi strategiche delle potenze industrializzate nei confronti dei paesi da cui importano petrolio, e altre materie prime.

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  2. Loris says :

    Post molto interessante. Anch’io sono dell’idea che la crisi alimentare sarà alla base dei veri sconvolgimenti futuri. Perché? Semplice. Società che hanno sofferto la fame in passato ce ne sono sempre state, dall’Africa ai paesi asiatici, ma oggi c’é una fondamentale differenza rispetto al passato. La diffusione delle comunicazioni fa sì che tutti sappiano tutto di tutti nel mondo. Il cinese che fino a 20 anni fa si cibava di 1 ciotola di riso al giorno, più di tanto non protestava perché viveva nel suo piccolo mondo, isolato dalla civiltà e senza sapere che c’era invece chi dava bistecche ai vari fuffi o fido di casa.
    Ora invece lo saprà, lo riterrà inaccettabile e pretenderà di raggiungere lo stesso livello di alimentazione dei migliori paesi occidentali. Ovviamente non esistono coltivazioni intensive tali da far fronte al futuro (ormai prossimo) aumento di richiesta di cibo.
    E se c’è una cosa che spinge i popoli alla guerra, questa è di sicuro la fame.
    Nel post si parla di grano, e in alcuni passaggi si fa riferimento (credo per errore) al granoturco (che sarebbe poi il mais, con il quale non si fanno ne pane ne pasta).
    Sarebbe interessante, per avere un quadro completo, conoscere anche i dati relativi al riso (primo cereale nel mondo). Noi in Italia per fortuna non siamo messi poi male dal punto di vista produttivo. Tra chi non produce, i peasi nordici hanno valute forti, e quindi non dovrebbero risentire molto dell’incandescenza delle commodities. Chi soffrirà saranno il medio oriente, l’America centrale, diciamo tutti quelli troppo vicino all’equatore o troppo lontano.
    Ti do uno spunto per un post che richiederà molto lavoro, ma sarebbe interessantissimo: la classifica dei paesi che secondo te più risentiranno della tempesta perfetta di cui hai parlato (sulla quale mi trovi perfettamente d’accordo) e quelli che invece se la caveranno bene.

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    • oronero says :

      Il granoturco è di enorme importanza per la produzione di etanolo, per l’industria alimentare come mangime, e in paesi come il Messico, dove quel cereale sta ai messicani come il riso ai cinesi.

      Parlando di cinesi, isolati o non isolati, alla minima possibilità economica di sostituire i carboidrati per proteine, un popolo lo fa. Venti anni fa la Cina si trovava in mezzo al nuovo socialismo creato da Den Xiaoping, che ha migliorato le condizioni di vita di centinaia di milioni di cinesi. Forse ti riferisci alla Cina di 50 anni fa?

      La Cina, il Brasile e il Cile se la caveranno bene a breve (10 anni) termine, per il resto la mia palla di cristallo non funziona meglio di quella di altre persone.

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      • Anonimo says :

        No no, intendo proprio i cinesi di 20 anni fa. Ma non quelli di Hong Kong, Pechino o Shanghai: non quelli della dozzina di metropoli cinesi (che tutte assieme faranno 20, 30 milioni di persone al massimo). Mi riferisco ai cinesi dell’entroterra. Queste centinaia di milioni di persone che hanno aperto (e qualcuno non ancora) gli occhi al mondo negli ultimi 10 anni, dall’avvento e diffusione dell’unica vera grande forma di comunicazione di massa gratuita (internet).
        Questo nella storia non è mai successo, per questo dico che ci troviamo di fronte a dei cambiamenti epocali.
        Ho viaggiato in cina continentale la prima volta 15 anni fa, e vedo che le cose stanno cambiando troppo velocemente. Le risorse sul pianeta sono limitate: parafrasando, adesso che si comincia a vedere la fine della strada stiamo accelerando come forsennati: schiantarsi su qualche muro sarà inevitabile.
        Per concludere e rimanere in tema di cereali, a mio parere il surriscaldamento dei prezzi a cui abbiamo assistito negli ultimi 6 mesi è solo una minima parte di quanto deve ancora arrivare.
        Per quanto riguarda il grano e il granoturco, scusami! Spesso leggo i post in piccolo sul telefonino e mi era sembrato non fossero ben distinti gli argomenti, invece è spiegato chiaramente.

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      • Loris says :

        Rettifico: sono andato a vedermi i numeri perchè a memoria i dati ai quali ho fatto riferimento erano quelli di 20 anni fa. In effetti l’urbanizzazione si attesta a numeri molto più alti di 20-30 milioni. E l’escalation è avvenuta proprio nell’ultimo ventennio.
        Nell’ultimo paio d’anni invece si è assistito al fenomeno inverso.

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