Brent, Suez e il prezzo del petrolio

Se sono i timori per la chiusura del Suez che hanno spinto il Brent sopra i 100$, dobbiamo aspettarci che il prezzo fra poco torna in giù.

Non è solo il Brent tra l’altro, anche gli altri petrolio che non sono destinati al mercato nordamericano stanno salendo.


Perché il Suez non verrà chiuso.

Se il canale viene chiuso l’Egitto perderebbe i 5 miliardi di dollari annui in introiti che gli regala il canale. Secondo il CIA World Factbook il paese nel 2010 (stima) ha importato per un valore di 46mld$, mentre le esportazioni ammontavano a soli 25mld$. Un deficit nel commercio estero di 20 miliardi di dollari, da coprire con gli 11mld$ dal turismo e gli 5mld$ dal canale. Quindi il canale non verrà chiuso, neanche dal Muslim-figuriamoci-se-vogliamo-la-sharia-Brotherhood.

Senza il turismo, e possiamo fare una stima non molto azzardata che il 2011 sarà un anno disastroso, e senza il canale del Suez, il bilancio dell’Egitto soffrirà un bruttissimo crollo, e i 35 miliardi di dollari di riserve della banca centrale spariranno in fretta, se Mubarak non li ha già spostati in Svizzera.

La popolazione supera ormai 80 milioni, mentre la produzione di petrolio è invariata dagli anni ‘80. Nel 2009 il consumo ha finalmente superato la produzione:


L’Egitto è solo l’ultima vittima dell’Export Land Model D’ora in poi l’Egitto deve importare il petrolio, sempre che sul mercato esista ancora petrolio importabile.

L’unica nota positiva per l’Egitto è che le esportazioni di gas sembrano di aumentare.


Ci sarebbero ca 17 miliardi di metri cubi di eccesso da esportare (Dati EIA, il grafico è in billion cubic feet).

Le finanze dello stato sono comunque sotto stress e qualsiasi nuovo governo non potrà migliorare la situazione. Già ora alimenti e carburanti sono sovvenzionati per tenere la popolazione calma, strategia che non ha funzionato. Le strade verso un bilanciamento del budget non portano mai a un consenso della popolazione.

Per tornare in tema Brent: Le conclusioni per ora sono che il Brent&Co. sta salendo non per una eventuale chiusura del Suez, ma per timori che la situazione in Egitto si diffonderà agli altri paesi produttori. I trader stanno accumulando rischio sul fatto che la produzione nel Medio Oriente verrà disturbata, quindi long petrolio con grandi potenzialità di guadagni.

Se invece ha ragione chi punta sulla chiusura del Suez, ci sarà un altro vincitore: il mercato dei tanker. Alcuni petroli prenderanno strade più lunghe, altre cambiano da pipeline a tanker. Se leggete il mio post sulle pipeline, vedrete che Sumed + Suez in tutto trasporta solo 3,3 milioni di barili al giorno, quindi 3,8% del consumo giornaliero. Con tutti i tanker vuoti in giro è un gioco da ragazzi spostare quei pochi barili su altre rotte, altri mezzi.

Terza conclusione. Se il Brent è finito sopra i 100$ perché il mondo si è reso conto che abbiamo perso l’ennesimo esportatore che ora è diventato importatore, il prezzo rimane fisso dov’è finno al prossimo demand destruction.

Disclaimer: questa è una mia personalissima opinione, e ognuno è responsabile dei propri investimenti.

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3 responses to “Brent, Suez e il prezzo del petrolio”

  1. azimut72 says :

    Il problema è che nessuno sa realmente cosa possa succedere. Quando un Paese è in rivolta non è da escludere un temporaneo fermo delle attività normali. Questo a breve.

    A lungo termine ci sono delle ombre minacciose.
    Giocando con la possibilità, se il post-Mubarak (sempre che ci sia) non porterà ad una nuova democrazia ma ad un controllo da parte degli islamisti si profila una situazione dove Israele è circondata da Stati ostili e minacciosi. I dati che hai elencato non farebbero che aumentare la tensione dato che, un governo che non sa come risolvere i problemi interni spesso li trasferisce all’esterno.

    Il tutto per dire che Suez potrebbe presto trasformarsi da uno stretto a rischio medio-basso ad uno stretto ad alto-altissimo rischio. Le conseguenze sul commercio mondiale sono immaginabili.

    Io credo che siamo ai podromi della fine della Globalizzazione così come è stata “disegnata” a tavolino dal Wto (interessante al proposito un articolo dell’Economist di questa settimana in cui si dice che gli aderenti al Doha round stanno spostando il loro focus dai dazi doganali alle regole commerciali….troppo tardi!)

    azimut72

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  2. lordbad says :

    Bel blog e anche bel post!

    Da noi uno spunto filosofico sugli attuali disordini. L’ordine è la morte della democrazia. II caos è la primigenia volontà di libertà.

    Spero avrai modo di ricambiare la visita 😉

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/31/il-pane-della-rivoluzione/

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  3. Medo says :

    Nel Canale di Suez, ad oggi, non passa che il 2% della produzione mondiale. In caso di blocco momentaneo, basterà caricare le pipeline che passano altrove o, per i paesi importatori che fan passare 3000 petroliere all’anno per Suez, cambiare paniere di fornitori.
    Poi c’è un passaggio di merci, questo è più problematico… Ma Suez difficilmente chiuderà per lungo tempo. E’ più probabile che il greggio pero’ passi la barra dei 100 $/b per il collasso produttivo saudito, previsto nel corso del 2011.

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