Archive | febbraio 2011

Non andrai in pensione

Via ZeroHedge impariamo che secondo Maplecroft, un’azienda nel settore risk analysis e risk managament, l’Italia è a rischio estremo di pressioni economiche causate dal tasso delle nascite bassissimo, l’aspettativa di vita altissima, e un settore pubblico indirizzato a prendersi cura della popolazione sempre più anziana. Continua a leggere…

Non andrai in pensione

Via ZeroHedge impariamo che secondo Maplecroft, un’azienda nel settore risk analysis e risk managament, l’Italia è a rischio estremo di pressioni economiche causate dal tasso delle nascite bassissimo, l’aspettativa di vita altissima, e un settore pubblico indirizzato a prendersi cura della popolazione sempre più anziana.

Maplecroft ha sviluppato un indice chiamato il “Fiscal Risk Index”, che elenca 163 paesi paragonando i dati sulla demografia, livelli di debiti dei privati, e le spese dello stato per sanità e pensioni.

“Acording to a new ranking of 163 countries, Europe’s big economies, including France, Germany, Italy, Sweden and the United Kingdom, are the most exposed to fiscal risk due to their ageing populations, substantial levels of debt and high public spending on health and pensions.”

Una bomba che sta per esplodere. Dei paesi a “extreme risk” ben 12 sono europei, e l’Italia è al primissimo posto.

Il debito privato in Italia non è molto alto, ma il debito pubblico è uno dei più alti al mondo, e lo stato spende cifre enormi per la sanità pubblica e le pensioni. La “dependency ratio” dell’Italia è altissima, 62%. Significa che per ogni 100 persone in età lavorativa, ci sono 62 che si grattano l’ombelico. Il Giappone prende la medaglia d’oro, con 72%.

Dopo l’Italia seguono il Belgio, la Francia e la Svezia.

Se uno si chiede come mai la tigre europea, la Svezia, potrebbe essere a rischio fiscale, basta guardare l’enorme debito privato. Esattamente come gli americani gli svedesi hanno mutuizzati la prima casa per comprarsi la seconda casa, o la barca, o i viaggi in Thailandia. Keep up with the Joneses.

Il problema vero è la longevità. Alcuni paesi come il Giappone, l’Italia e la Svezia si contestano da anni il primato, ma bisogna chiedersi se si tratta veramente di prendere la medaglia, visto che le due generazioni che si trovano in mezzo devono tirare su figli e nipoti, lavorare, e curare anziani, tutto in contemporanea.

In Europa la proporzione di persone 65+ attivi sul mercato del lavoro è la più bassa al mondo, con 1,4% per la Francia e 11,7% per la Svezia. La media mondiale è del 28%. Sarebbe la combinazione tra età pensionabile bassissima, che spinge persone in perfetta salute a lasciare il lavoro, e la discriminazione dovuta all’età. Chi non conosce una persona che un mese dopo la pensione ha sentito i primi problemi di cuore per lo stress psicologico di non avere più nessun posto “nel mondo”?

Maplehurst prevede che il settore privato si prenderà parte del carico pubblico:

“Governments in high risk countries may need to rely on business to help them absorb the costs. At the very least, governments will need the private sector to recruit and retain older workers and provide for more generous pension arrangements.”

Ora che i baby-boomer nati negli anni ‘40 e fra poco anche quelli degli anni ’50, cominceranno a pesare seriamente sulla sanità pubblica verranno senza dubbio aumentate le tasse per noi nati negli anni ‘60, ‘70 e ’80. Altrimenti si va in bancarotta:

”Without significant adjustments, such as raising taxes or reducing spending, countries risk going bankrupt.”

Poi devono ridurre le spese. Purtroppo una parte la sta già pagando i nostri figli se frequentano la scuola pubblica. Poco inglese, tantissima religione, materiali e carta igienica che compriamo noi genitori. È solo questione di tempo per quando cominceranno a chiudere le università.

Non possiamo, almeno a breve termine, fare a meno delle cure, della sanità, quindi un’altra spesa che andrà ridotta è la pensione.

Si vede sull orizzonte che:

  • L’età della pensione di vecchiaia aumenta a 70 anni da 65.
  • L’età della pensione di anzianità si prende dopo 40 anni di contribuzioni, non 35 come oggi. Invece di richiedere la pensione dai 60 ai 63 anni (dipende dal tipo di contratto), si andrà a 65 a 68 anni.
  • Il criterio “prescindendo dall’età, con 40 anni…” verrà aumentata a 45. Se uno comincia a 18, avrà almeno 58 anni prima di vedere i soldi, e non 53 come oggi.

Sarebbe in perfetta relazione all’aumento dell’aspettativa di vita, che ora ha superato gli 80 per gli italiani:

E perché è sceso il greggio

Il greggio oggi è sceso di qualche punto, nonostante il futuro non sia certo più sicuro di ieri. Il motivo è che sia ICE che Nymex hanno aumentato i margini che i trader devono avere per poter comprare e vendere contratti futures di petrolio. Prima ICE e poi Nymex. Continua a leggere…

E perché è sceso il greggio

Il greggio oggi è sceso di qualche punto, nonostante il futuro non sia certo più sicuro di ieri. Il motivo è che sia ICE che Nymex hanno aumentato i margini che i trader devono avere per poter comprare e vendere contratti futures di petrolio. Prima ICE e poi Nymex.

Nymex ha aumentato il margine a $6.075 per contratto da $5.063.

ICE da domani applica il nuovo margine $5.200 su da $4850.

O qualcosa del genere, è troppo tardi per fare doppi controlli.

Mi aspetto che appena il mercato si sia un minimo abituato ai nuovi livelli, riprende la passeggiata insù.

Per non dare troppo nell’occhio, e nascondere l’aumento dei margini ai media, pare che dei trader abbiano sparso la voce che Gheddafi ha fatto una mossa hitleriana e si è suicidato, fedele alla sua promessa di morire su suolo libico. Purtroppo velocissimamente il link alla notizia è sparita dalla circolazione, giustamente.

Invece ovviamente il petrolio ha perso momentum per l’aumento dell’investimento iniziale necessario per comprare i contratti.

Sono proprio i margini che caratterizzano i futures. Se compri degli azioni, paghi subito tutto quello che devi. Per aprire un contratto future, e non dipende se vuoi vendere o comprare il petrolio, non è necessario pagare tutto il valore di quello che compri, ma solo una specie di cauzione, che viene deciso dalla borsa dove apri il contratto. Questa cauzione è il margine.

Questo margine non è fisso, ma può essere cambiato dalla borsa se ritenuto necessario per ridurre o aumentare la volatilità. Dividendo il margine iniziale per il valore totale del contratto viene la percentuale, comunque di solito tra i 5% e i 20%. Infatti, con il Brent a 110$ il margine era meno di 5% ormai.

Questi margini permettono un effetto leva notevole, che porta a grossi guadagni, ma anche a grandi perdite, se la scommessa va nella direzione sbagliata.

Se la dimensione del contratto di petrolio greggio è di 1.000 barili, un contratto è pari a 159.000 litri.

Il tick minimo è di $0,01, quindi ogni centesimo che il prezzo del petrolio sale o scende, il valore del contratto sale o scende di 10$ (0,01$*1000 barili).

Diciamo che il prezzo iniziale di un contratto è di 92,35$, e il prezzo finale quella giornata di 92,89$, quindi 54 centesimi di differenza. 0,54*1000=540 dollari.

All’inizio della giornata il contratto vale 92,35 * 1000 = 92.350$

Il valore a fine giornata è di 92.890$

=>Il contratto quel giorno è salito di 540$, o 0,58%.

Ma i 540$ valgono in realtà molto di più di 0,58%, perché il trader non aveva pagato quei 92.350$ all’inizio della giornata, ma solo il margine chiesto dalla borsa. Per esempio 5.063$.

540$ su 5.063 sono ben 10,7% di guadagno in un giorno.

Questo si chiama effetto leva, e può ovviamente anche portare a delle perdite pazzesche. 54 centesimi in meno si traduce in una perdita di 11,9% in un giorno.

Se ora il margine viene aumentato dalla borsa, per ridurre la volatilità, diciamo a 6.075$, cosa succede?

Un guadagno di 540$ sono solo 8,88%. Anche la perdita come percentuale è meno grave, solo 9,76%.

Quindi meno interessante per i trader, visto che la possibilità di guadagnare è diminuita.

Direi che guerre, rivoluzioni, peak oil, disastri ambientali stanno aumentando molto la difficoltà di prevedere i movimenti del petrolio. Se questo significa più o meno persone che cercano di guadagnarci, non lo so. È sempre più simile al gambling.

Giù i piedi per terra

Non scriverò più niente sulla Libia credo, solo questo: Andate a leggere l’articolo L’equilibrio dei bisogni di Massimo Nicolazzi su Limes. Spiega così tanto meglio di me perché agli Italiani non mancherà né gas, né petrolio, durante la crisi libica. Tutto il resto è sensazionalismo. Continua a leggere…

Giù i piedi per terra

Non scriverò più niente sulla Libia credo, solo questo: Andate a leggere l’articolo L’equilibrio dei bisogni di Massimo Nicolazzi su Limes. Spiega così tanto meglio di me perché agli Italiani non mancherà né gas, né petrolio, durante la crisi libica. Tutto il resto è sensazionalismo.

I prezzi in forte aumento causati dall’interruzione della fornitura dalla Libia crea enormi disagi a chi non se lo può permettere, il petrolio. Tutti noialtri possiamo smettere di comprare iPhone.

Chiaro che se la crisi si estende all’Arabia Saudita, e anche loro interrompono la fornitura, saranno guai, per tutto il pianeta, non solo per l’Italia. Ma per ora stiamo solo parlando della Libia, anche se L’Arabia Saudita un po’ singhiozza. Stanno cercando di fare quello che hanno fatto in Kuwait (dove ha funzionato) e in Bahrain (dove non ha funzionato) cioè aumentare gli stipendi a tutti gli statali, cioè praticamente tutti quelli che lavorano, del 15%.

Personalmente sono convinta che qualsiasi crisi in AS verrà vinta dalla casa reale.  Gheddafi riesce a rimanere in sella nonostante le defezioni dei piloti, e con materiale militare di 30 anni fa, perché ha abbastanza soldi petroliferi per pagare i suoi mercenari africani migliaia di dollari al giorno per sparare ai libici.  In Arabia Saudita non scapperà nessun pilota, perché tutti gli ufficiali sono membri della casa reale, tutti 100% dipendenti dall’appannaggio. Un po’ come in Egitto, dove solo i clown ricchi possono diventare ufficiali, e tutto i soldati comuni quindi erano dalla parte della popolazione. Ma i sauditi a differenza degli egizi non scherzano, hanno tutto da perdere, possiedono armi di ultimissima generazione, e anche se gli ufficiali sono principini, gli aerei li sanno pilotare.

Chi non vede l’ora che arrivino i guai seri, leggi crollo della produzione saudita, deve aspettare ancora qualche anno.

Fatwa, gas e petrolio

Stamattina ho chiamato Gheddafi psicopatico senza avere però la certezza che lo fosse davvero. Ora la certezza c’è. Alcune sue dichiarazioni sono decisamente da malato mentale :

“Sono un beduino rivoluzionario e la Libia guiderà l’Africa e l’America del sud” Continua a leggere…

Fatwa, gas e petrolio

Stamattina ho chiamato Gheddafi psicopatico senza avere però la certezza che lo fosse davvero. Ora la certezza c’è. Alcune sue dichiarazioni sono decisamente da malato mentale :

“Sono un beduino rivoluzionario e la Libia guiderà l’Africa e l’America del sud”

“La Libia ha guidato il mondo, non si può interrompere questo percorso per un pugno di ratti che seguono gli stranieri.”

“Tutti i paesi arabi vedono la Libia come una guida”

Non direi proprio che lo vedono come una guida visto che l’Iran per esempio ha chiamato quello che succede “massacro di innocenti”, chiedendo alla comunità internazionale di interromperli. Anche Hamas condanna i massacri.

In Internet girano voci, pubblicati nella versione online di The Times, che dicono che Gheddafi ha ordinato ai suoi servizi segreti di fare una mossa saddamita e distruggere tutta l’infrastruttura petrolifera. La disperazione di Gheddafi dipende dal fatto che l’unica tribù che lo sostiene è la sua.

Nel frattempo lo Sheikh Yousuf Al-Qaradhawi ha emesso un fatwa:

“I hereby issue a fatwa to the officers and soldiers who can kill Mu’ammar Al-Qadhafi: Whoever among them can fire a bullet at him, thus relieving the country and the people of him, should do so. This man wants to annihilate the people, so I am protecting the people.

“I rule that whoever can fire a bullet, and relieve us, as well as Libya and its great people, of this man’s evil and danger, should do so.”

Anche se Berlusconi ha deciso di non guidare il paese, ignorando ufficialmente che esiste un problema, ENI si è svegliata, chiudendo il gasdotto. Questo significa che l’Italia per un breve periodo prende il gas dai magazzini nazionali, che dovrebbero contenere 30 gg di gas e 90 gg di petrolio. Inoltre è stato riaperto già dall’anno scorso il Transitgas , il gasdotto che trasporta il gas in Italia dal Nord Europa. E poi pare che né la Russia , né l’Algeria avranno problemi ad aumentare l’esportazione verso l’Italia. Anzi, visti i prezzi bassissimi del gas naturale probabilmente ne saranno felici. Quindi per chi se lo è chiesto, si vive benissimo senza il gas libico, per ora.

Per il petrolio, la situazione è più grave.

C’è un vero e proprio esodo degli operatori petrolio/gas dalla Libia. Anche la Repsol spagnola ha fermato la produzione, dopo il fermo della Wintershall ieri (100.000 barili). Non è chiaro di quanto petrolio si tratta ma una fonte dice 200.000 barili al giorno anche se il sito della Repsol dice 35.000 barili.

In ogni caso i barili libici sono difficili da sostituire, perché il resto del petrolio OPEC è di qualità più bassa, quindi ci potrebbero essere costi più alti per le raffinerie che devono adattarsi a livelli diversi di zolfo e gravità API. Margini minori, prezzi più alti per il carburante, quindi non solo per il barile più caro.

Al-Naimi ci assicura per l’ennesima volta che l’Arabia Saudita può coprire qualsiasi deficit di produzione. L’OPEC è sempre più sotto pressione per aumentare la produzione, e cominciano ad esserci dubbi che i mercati potrebbero non reggere i 100$ delle ultime settimane, figuriamoci i 110$ della prossima settimana. Devono reagire in fretta, secondo Fatih Birol.

Ricordiamoci che nel 2008 ogni volta chiesti se aumentavano la produzione, si sono rifiutati a farlo. Ora che hanno addirittura ordinato un fermo delle esplorazioni per salvare il futuro dei sauditi, è ancora meno plausibile che aumentino la produzione.

La Libia in immagini

PAN AM flight 103 (Lockerbie), 259 morti:

Il motivo per cui la Gran Bretagna non parteciperà a un iniziativa militare contro la Libia. Un po’ contra-intuitivo forse. Il motivo è questo:

Perché nel frattempo la Gran Bretagna ha rilasciato il colpevole dell’atto terroristico, in cambio di licenze di esplorazione in Libia.

Rafale:

Il motivo per cui la Francia non parteciperà a un iniziativa militare contro il genocidio in atto.

La Francia ha venduto 14 Dassault Rafale alla Libia, che ha (aveva) disperatamente bisogno di rinnovare l’aeronautica. Prezzo: più di 3 miliardi di dollari.

Sukhoi Su-35:

Il motivo per cui la Russia non parteciperà all’iniziativa militare secondo me più che dovuta, ora che lo psicopata ammazza la propria gente per poter rimanere dittatore supremo.

Un altro motivo dei russi di stare alla larga da una condanna è la:

che, insieme alla

hanno ottenuto delle licenze importanti per l’esplorazione del petrolio in Libia. Ieri giù 5,12% sulla borsa milanese:

L’ENI non è l’unico motivo per cui L’Italia non parteciperà alla guerra contro il terrore in Libia:

7,5% proprietà del LIA, il sovereign wealth fund libico descritto brevemente nell’articolo lungo sulla Libia. Non sarà un anno vincente per il Juventus.

Ammetto di essermi sbagliata. È perfettamente possibile sapere in cosa investa il LIA:

2,59% proprietà del LIA. La banca milanese è la più grande banca in Italia.

Giù 5,75% sulla borsa milanese ieri:

Sembra proprio uguale all’ENI.

Oltre al LIA, anche la Libya Central Bank ne possiede 4,05%, e la Libyan Foreign Bank 0,56%. Quindi la Libia possiede 7% della banca più importante italiana.

È la Libia un pezzo dell’Italia, o l’Italia un pezzo della Libia?

La Libia in immagini

PAN AM flight 103 (Lockerbie), 259 morti:

Il motivo per cui la Gran Bretagna non parteciperà a un iniziativa militare contro la Libia. Un po’ contra-intuitivo forse. Il motivo è questo:

Perché nel frattempo la Gran Bretagna ha rilasciato il colpevole dell’atto terroristico, in cambio di licenze di esplorazione in Libia.

Rafale:

Il motivo per cui la Francia non parteciperà a un iniziativa militare contro il genocidio in atto.

La Francia ha venduto 14 Dassault Rafale alla Libia, che ha (aveva) disperatamente bisogno di rinnovare l’aeronautica. Prezzo: più di 3 miliardi di dollari.

Sukhoi Su-35:

Il motivo per cui la Russia non parteciperà all’iniziativa militare secondo me più che dovuta, ora che lo psicopata ammazza la propria gente per poter rimanere dittatore supremo.

Un altro motivo dei russi di stare alla larga da una condanna è la:

che, insieme alla

hanno ottenuto delle licenze importanti per l’esplorazione del petrolio in Libia. Ieri giù 5,12% sulla borsa milanese:

L’ENI non è l’unico motivo per cui L’Italia non parteciperà alla guerra contro il terrore in Libia:

7,5% proprietà del LIA, il sovereign wealth fund libico descritto brevemente nell’articolo lungo sulla Libia. Non sarà un anno vincente per il Juventus.

Ammetto di essermi sbagliata. È perfettamente possibile sapere in cosa investa il LIA:

2,59% proprietà del LIA. La banca milanese è la più grande banca in Italia.

Giù 5,75% sulla borsa milanese ieri:

Sembra proprio uguale all’ENI.

Oltre al LIA, anche la Libya Central Bank ne possiede 4,05%, e la Libyan Foreign Bank 0,56%. Quindi la Libia possiede 7% della banca più importante italiana.

È la Libia un pezzo dell’Italia, o l’Italia un pezzo della Libia?