Prime proteste in Saudi

Allagamenti con centinaia di morti non risparmiano nessuno in questi giorni:



Ma che succedesse anche in Arabia Saudita era novità per me.
Leggendo in giro ho appreso che era già successo nel 2009, con fino a 500 morti, anche se il governo dopo ha abbassato il numero a 100 per evitare l’imbarazzo.

La colpa è solo della corrotta famiglia reale, che ha permesso la crescita della città di Jeddah fino a 4 milioni di abitanti senza la minima traccia di fogne e sistemi di depurazione delle acque.

Jeddah, il porto più grande nel Mar Rosso, non ha le fogne.

E come città di porto ha passato i secoli a ricevere viaggiatori da tutto il mondo, motivo per cui oggi conta come la città più aperta dell’Arabia Saudita. È in forte contrasto polemico con la chiusissima Riyadh, e le donne di Jeddah non sono costrette a portare il velo.

La reazione del governo è stato prima di smentire, e dopo di incolpare le vittime per non aver seguito gli ordini. La costruzione di case in molte zone è vietata, proprio per la mancanza di infrastruttura. Ma in Arabia Saudita ca 80% degli adulti non posseggono una casa, e non hanno scelta se non costruirsi la casa da soli. La causa è il prezzo altissimo per i pochi terreni adatti, perché la casa reale possiede da sola quasi tutto il paese. Pare che un qualsiasi membro della casa reale ha il diritto di espropriare terreno da un cittadino, per poi rivendergli il diritto di costruirsi la casa.

Gli allagamenti un anno fa non hanno cambiato nulla per Jeddah, che ora sta vivendo esattamente lo stesso disastro un altra volta. Solo che ora pare che gli abitanti si sono messi a protestare fisicamente, cosa totalmente vietata in Arabia Saudita.

Chiaro che un paese con la struttura demografica dell’AS non si può permettere che la gente scenda per strada. Cito me stessa:

La popolazione ora è di ca 28,6 milioni di persone, di cui 27,9 sotto i 65 anni. I maschi sotto i 65 sono 15 milioni. I lavori si trovano soprattutto nei servizi, con ben 71%. Un giovano maschio saudita ha praticamente nessuna possibilità di lavorare se per qualche motivo rimane tagliato fuori da un posto statale. La disoccupazione tra la popolazione saudita è di 11,6%, calcolando sui 9 milioni di uomini tra i 15 e 65 anni abbiamo la cifra di 1 milioni di uomini sauditi disoccupati.

Ci sono cifre non ufficiali che indicano la disoccupazione come 25%.

Una polveriera quindi. Ma a maggio quando ho scritto il post non pensavo realmente che il paese potrebbe fare rivolta.

Ma in realtà possiamo stare tranquilli ancora per un po’, non ci saranno rivoluzioni interne, perché almeno nel 2008 avevano ancora 430 miliardi di dollari in banca.

Se non per il fatto che una parte enorme di quei soldi vengono spese per la difesa. Una delle poche cose utili usciti da Wikileaks è stata la rivelazione che anche i sauditi e gli altri paesi arabi del golfo hanno una paura tremenda dell’Iran, ma non spiega comunque la cifra 8% del PIL sulla difesa.

Per me è il governo che si sta difendendo da tutti questi giovani uomini arrabbiati, esattamente quelli che stanno protestando in Tunisia e in Egitto. In tutti e tre i casi si tratta di paesi demograficamente complicati, con una fetta enorme delle popolazione maschile nell’età critica:



Proprio gli uomini tra i 20 e i 34 anni rappresentano un bel “muffin top” nella piramide. Uomini che potrebbero essere senza lavoro al 25% se preferiamo credere ai dati inufficiali, quindi impossibilitati a sposarsi e creare famiglia. Senza futuro in altre parole (aneddoto: in senegalese la parola per la morte di un uomo cambia in funzione dell’esistenza di figli o meno).

Ora, la rivolta a Jeddah è mirata all’infrastruttura scadente della città, non (ancora) per la mancanza di pane e lavoro. Ma le autorità ha già rinchiuso centinaia di demonstranti.

La componente inaspettata di questa rivolta spetta al BlackBerry, usato dai protestatori per mandare messaggi di massa. Per chi non ha mai usato il BB: possiede la praticissima funzione di poter mandare gratuitamente messaggi a qualsiasi altro BB in tutto il mondo, tramite la rete BB.

È questa la scintilla quindi?

La posizione dell’Arabia Saudita è perfettamente chiara, dopo che ha sostenuto la causa di Mubarak criticando la rivolta in Egitto, e ricevendo Ben-Ali a braccia aperte. Il governo spera che così il messaggio ai  manifestanti è abbastanza chiara, e di mettersi tranquilli subito.

Perché ora è uscito un secondo messaggio di massa sui BlackBerry. Si tratta di uno sciopero di tutti i dipendenti privati e del governo, per settimana prossima.

Non credo assolutamente che ci sarà una rivoluzione in Arabia Saudita. Il governo ha troppo potere militare, e gran parte di questi giovani uomini senza lavoro tradizionale è impiegato nella difesa. È innegabile che l’agitazione nel mondo arabo si sta diffondendo. Meno facile prevedere che effetti avrà sulla situazione energetica.

Certamente dagli Stati Uniti non ci sarà nessun aiuto per i paesi in rivolta, visto che l’Arabia Saudita è il più grande fornitore di petrolio e il più grande compratore di armi americani.

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One response to “Prime proteste in Saudi”

  1. Fabio says :

    Ma cosa sta succedendo? Sono stato un paio di mesi per lavoro in Jeddah nel 2006 e ricordavo una città costiera circondata dal deserto. Mai vista una nuvola durante tutta la permanenza, e ora hanno un’alluvione assassina ogni anno, bah? Mai vista neanche una donna che non fosse coperta come una statua da inaugurare, possibile che i costumi siano cambiati tanto in 15 anni? A leggere in rete pare che le donne possano evitare il niqab che lascia intravedere solo gli occhi, ma certo devono andare coperte dalla testa ai piedi. Ricordo che nel 2005 quando re Fahad era molto malato si temeva l’implosione del regno a causa delle lotte interne per la successione. La cosa non è accaduta, e ora che re Abdullah ha 85 anni e comincia ad avere problemi di salute si pensa nuovamente che ci potranno essere problemi per la successione. Vada come vada, se il declino del peak oil è iniziato tra pochi anni si ritroveranno veramente con (scusate il francesismo) culo per terra.

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