Riassumendo lo spread

Volevo capire anch’io perché lo spread tra Brent e WTI è arrivato a più di 11 dollari.  È incredibile che gli americani che sono i più grandi consumatori di petrolio al mondo lo possono pagare 11$ meno degli europei.

Per quanto mi riguarda, ci sono alcuni variabili che potrebbero o contraddirsi, o darsi ragione e quindi rafforzare lo spread:

1: Forse gli americani non pagano affatto il WTI?

Se i magazzini a Cushing sono talmente pieni di petrolio da creare questo enorme spread non è un bel segnale della ripresa dell’economia americana. Rispondo da sola: No, non è così, visto che comunque le ultime settimane hanno visto un declino dei magazzini, che ha riportato il prezzo nel area 85-90 dollari.

2: Forse gli americani non consumano molto WTI?

Il WTI non è facilmente trasportabile, perché arriva li a Cushing dove mancane altre pipeline per portarlo per esempio al golfo. Cushing è un collo di bottiglia. Gli americani consumano molto altro petrolio light, che arriva a Texas e viene venduto come Light Louisiana Sweet, che segue bene l’andamento del Brent. Il WTI si usa solo nel midwest. Ci sarà una nuova pipeline, la TransCanada, che farebbe del WTI un petrolio più facilmente trasportabile, ma questo evento è ancora qualche anno distante. Potrebbe darsi che il WTI non è più tanto utilizzabile come benchmark per il consumo americano.

3: Perché il Brent costa più del WTI (API 40) visto che il Brent (API 38) è di qualità peggiore?

Non è solo il Brent che ha lo spread, anche il Tapis (Malaysia) che è già arrivato a 104$ un paio di settimane fa, il Kuwait, il Venezuela, Urals, insomma tutti i petroli che vengono venduti in zone con maggiore domanda, come Cina e India. Il problema sta allora con il WTI, non con il Brent. Vedi punto 1 e 2.  Il collo di bottiglia fa in modo che il “mercato” non riesce a correggere la differenza dei prezzi.

4: Se la domanda americana in realtà è forte, e gli americani stanno pagando caro il petrolio come tutti gli altri (comprando in realtà più LLS di WTI), questo potrebbe portare a un aumento anche del prezzo del gas, a lungo termine. Se qualcuno se ne accorge. Oppure quando ci sarà la pipeline nuova che farà aumentare il WTI, quindi aumenterà la domanda per il gas. Ovviamente io non ci credo in un aumento del gas, ne stanno producendo troppo negli US.

5: Il Brent è in fortissmo declino e la domanda europea e cinese è sempre forte. Quindi esiste anche una relazione normale tra domanda/offerta.

Lo spread al contrario, cioè con Brent più costoso del WTI ha avuto inizio intorno al 2006, proprio quando il Brent ha cominciato il suo declino. Prima il premio riguardava il WTI.



Ma dal grafico prodotto con i dati EIA si vede che intorno al 2006 lo spread ha cominciato a invertirsi.

Allo stesso tempo la produzione di petrolio nel mare del nord è scesa sotto i 5 milioni di barili al giorno:



Il declino è piuttosto rapido.

Se si trovano altri giacimenti enormi nel mare del nord lo spread diminuirebbe. Ma tanto sappiamo che non succederà.

Il forte declino del Brent lo rende più indifeso alle speculazioni. Meno navi viaggiano con il Brent, più diventa facile per un singolo operatore comprarsi una bella fetta di quel petrolio, diciamo il 30%, come ha fatto Hetco ora con il petrolio con consegna febbraio.

Anche il Brent sta perdendo di importanza come benchmark quindi. La produzione ora è meno della metà del 2000.

Come dice Isabella Kaminski di FT Alphaville, bisogna creare un nuovo benchmark, ma non esiste il petrolio adatto:

For a start, any internationally respected oil benchmark has to match certain criteria. Above all: quality, volume, independence, transparency and consistency.

Finding a crude blend that can do that is not so easy. There really isn’t enough independent light sweet crude in the world.

6: L’aumento dello spread dipende dalla domanda più forte per il Brent e dalla domanda più debole per il WTI, movimenti resi più pronunciati dalla speculazione.

———————————————-

Io credo nei punti 5, 3 e 2. E forse un po’ nel punto 6.

11 responses to “Riassumendo lo spread”

  1. Pinnettu says :

    Credo anche io che la penuria di Brent sia alla base di questo spread.

    C’è però da considerare che sul WTI è tornato un contango decisamente sostenuto. Lo spread con il Brent è altissimo nei contratti a scadenza vicina, ma non in quelli più lontani.

    Alcune scadenze:

    Marzo….WTI=85,80$ – Brent=97,98$
    Maggio…WTI=91,04$ – Brent=98,34$
    Luglio…WTI=93,86$ – Brent=98,67$
    Settemb..WTI=95,15$ – Brent=98,91$

    E’ probabile che lo spread sia destinato a tornare su livelli più bassi, anche se ormai il continuo calo della produzione del Mare del Nord renderà sempre più normale uno spread ampio in favore del Brent.

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    • Anonimo says :

      Quindi il glut del WTI sarebbe temporaneo, e fra non molto le raffinerie hanno fatto fuori tutta la benzina e riprendono a comprare WTI? Può darsi, ho visto da qualche parte un grafico con le vendite dei SUV in america, sono di nuovo sopra i 50% sul totale, quindi la domanda per la benzina ci sarà.

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  2. Pinnettu says :

    Intanto al World Economic Forum IEA e OPEC polemizzano sulla produzione saudita:

    “OPEC secretary general Al-Badri says sees no increase in Saudi oil production, says OPEC will act only when it sees imbalances in the market, says there is no oil shortage in the market now. (RTRS) Elsewhere, IEA’s Tanaka says believes Saudi Arabia is pumping more crude than it reports, says may have responded to higher demand in India, China and US.”

    Mi chiedo però che interesse possa avere l’Arabia Saudita a nascondere un eventuale aumento della sua produzione!!

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    • oronero says :

      Perché se lo sapesse il mercato reagirebbe in basso sul prezzo del petrolio. Se i vari benchmark non funzionano più come benchmark, perché i volumi sono troppo piccoli, e quindi sono tutti in mano a poche case di trading, allora i Saudi possono tranquillamente produrre di più senza che il prezzo del greggio scende. I fondamentali arriveranno alla conclusione con un bel på di ritardo, e allora i Saudi possono sempre scegliere di chiudere di nuovo il rubinetto.

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  3. azimut72 says :

    E se qualcuno avesse già portato a casa qualche contratto sul Brent assicurandosi su una possibile chiusura del canale di Suez?

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    • oronero says :

      Assicurandosi? non mi piace il complottismo! Forse ci speculano ma spero proprio di no che ci siano persone capaci di chiudere il Suez con una mano, comprando contratti con l’altra.

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  4. Medo says :

    Tutto questo è molto interessante, mi son sempre chiesto “quando finirà il Brent quanto quoteranno il Brent?”. Ovvero: quanto tempo prima della depletion completa (almeno, della capacità di export…) il Brent sarà rimosso dal paniere petrolifero?
    Mah. Ci siam vicini. Questione di un paio d’anni?

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    • oronero says :

      Diventerà molto più interessante ancora direi. Non ci sono altri petroli o blend della qualità o del volume necessari per costituire un benchmark del peso del WTI o del Brent.

      Forse il petrolio siberiano, quello dell’ESPO che va in Cina, Corea e Giappone, oppure BP-Rosneft trovano nell’Arctis le quantità necessarie. Chissà.

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    • oronero says :

      Lo so che anche la BP si è messa a creare dei scenari futuri, solo che si tratta dell’ennesimo caso di backcasting. Quindo hanno deciso come dovrebbe essere la situazione energetica nel 2035, creando poi le curve che portano da oggi al 2035.

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  1. Libia e prezzo del petrolio | Ecoinchiesta - 24 ottobre 2011

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