Cosa penso dell’inflazione

In molti si chiedono come prevedere il prossimo crollo. Questo ovviamente perché qualche parte dei soldi sono stati investiti in azioni, oppure obligazioni, futures su gas e altre commodities, anche qualche oncia di oro, e ormai anche argento, per non perderli tutti all’inflazione. Prevedere il crollo è necessario per tirare fuori i soldi in tempo, rimanere liquidi, per poi reinvestirli quando crediamo che si è raggiunto il fondo.

Ve lo dico subito: io non ho nessun metodo per prevedere il crollo. Se qualcuno ce l’ha è benvenuto a condividere.

I soldi li abbiamo investiti in vari modi nonostante sappiamo che ci sarà un altro crollo dei mercati finanziari con un altro “demand destruction” per quanto riguarda gli idrocarburi. Questa volatilità è molto difficile da gestire mentalmente e anche i mainstream media (msm) non ci aiutano, nel loro ottimismo obbligatorio per i dati macro statunitensi. I media tradizionali non gestiscono molto bene le complessità perché non possono permettersi di speculare a vanvera come per esempio spesso mi permetto io.

Certamente avremmo potuto mettere i soldi nel materasso, oppure lasciarli in banca così come sono, invece di investirli e così facendo spingere ulteriormente lo sviluppo economico in avanti. Ogni sviluppo ormai è insostenibile, e dovremmo restringere, rimpicciolire l’economia per avere qualche speranza di salvare il pianeta. Ma questo è un altro post, quando troverò il tempo.

Invece, siamo li a sperare di salvare qualcosa dello stipendio dall’inflazione per il futuro proprio o quello dei figli.

Un inflazione che tra l’altro è più alta di quanto ci dicono. L’inflazione presentata regolarmente dai media è il CPI, il consumer price index,  che in realtà è solo un sintomo dell’inflazione.

La vera inflazione invece è l’aumento dell’offerta di moneta a un ritmo più elevato rispetto alla crescita economica, risultando in prezzi più alti di prodotti, servizi, e asset come azioni e case. Più soldi in giro che inseguono la stessa quantità di prodotti.

Per i vari governi è molto importante tenere il CPI più basso di quanto sarebbe veramente, perché ci vengono corrette per esempio le pensioni. Ci vengono corrette tante spese pubbliche, e anche gli interessi sulle obbligazioni protette contro l’inflazione, in inglese “Inflation-indexed bond”, in Italia i BTP€i, i Buoni Poliennali del Tesoro.

Così il governo lentamente riesce a risparmiare continuando a rassicurarci che “le pensioni seguono l’inflazione” ma la nonna ogni anno compra una bistecchina più piccola, oppure “la scuola ha avuto i soldi” ma i libri li comprano ormai i genitori. Per quanto riguarda i buoni del tesoro, ci danno interessi troppo bassi perché non vengono venduti su un mercato che potrebbe correggere la situazione.

Un altro effetto del CPI tenuto basso sono gli interessi delle banche centrali che vengono fissati troppo bassi liberando troppi soldi che poi creano le bolle finanziarie.

E per finire, si usa il CPI per correggere anche il PIL. Il PIL viene corretto per l’inflazione, ovvero il CPI, e più basso è il CPI, più alto risulta il PIL.

Gli americani sono dei grandiosi manipolatori del CPI. Esiste un sito chiamato shadowstats, che pubblica un grafico del CPI attuale contro il CPI come sarebbe se calcolato con i criteri originali del 1980. Questi criteri sono stati cambiati tantissime volte, proprio perché il governo americano ogni anno aveva esigenze diverse.

http://www.shadowstats.com/alternate_data/inflation-charts

Secondo il grafico con i criteri originali, gli Stati Uniti hanno avuto due periodi, intorno al 2006 e poi nel 2008, di iperinflazione sopra i 10%.

Se il PIL americano fosse stato corretto per il CPI vero si vedrebbe una recessione con PIL negativo dal 2000 in poi e non soltanto nel 2009.

Non credo che i CPI europei sono così manipolati come quello americano. Ma è facile togliere peso nel paniere a per esempio una medicina se questa è aumentata troppo dall’anno scorso. Un altro metodo che tiene il CPI basso è fare quello che fa per esempio anche il ristorante dell’IKEA: sostituzione. Nel paniere finisce più pollo che filetto di manzo. O nel caso dell’IKEA, prima una polpetta in meno. Poi meno carne nelle polpette. Poi tolgono la bibita inclusa. Etc. Piccolissime sostituzioni in basso di cui quasi non ti rendi conto perché ti abitui da una visita all’altra.

Direi che per la maggioranza delle persone l’inflazione vera è più alta di quella indicata dal CPI, perché le uniche cose che tendono a diminuire di prezzo sono computer, televisori e telefoni, cose che non si comprano ogni anno. Se per caso dovessere aumentare di prezzo diciamo del 5%, viene automaticamente corretto in giù a forse 3%, perché per 2% si tratta di “miglioramenti tecnologici”, quindi per gli istituti di statistica una deflazione, non inflazione.

Se vogliamo credere a shadowstats non possiamo credere ai dati macro sull’economia americana, che si trova allora in una permarecessione. Le borse europee di solito seguono come un cagnolino l’andamento del mercato americano, quindi è principalmente li che cerco di capire la correlazione prezzo del petrolio – prossimo crollo.

L’ottimismo borsistico è sempre più palpabile e le monetine si concentrano tutti sul bordo della slot machine senza cadere giù, ancora per qualche giorno o settimana, o addirittura mese. Chissà. In ogni caso non è facilissimo proteggersi dall’inflazione investendo, perché quando va bene lo stato si prende una percentuale del guadagno nominale, non di quello reale. Quindi anche se i tuoi soldi sono cresciuti da 100 a 150, quando realizzi il guadagno devi pagare ca 12% di tasse su quegli 50, e non su diciamo 45 che sarebbe ormai il loro vero valore, visto che mentre i soldi crescevano perdevano di potere d’acquisto.

Le banche & Co. ci vorrebbero sempre fermi nella barca, “tranquilla signora, il mercato è sempre solo andato su”, oppure ” tranquilli, tanto lei investe a lungo termine…”, solo che io soffro veramente tanto di mal di mare.

7 responses to “Cosa penso dell’inflazione”

  1. andreaX says :

    Ad un certo punto diventerà talmente evidente la scarsità di combustibili fossili che i governi dovranno ammetterlo pubblicamente senza continuare a girarci attorno e a fare finta che tutto vada come al solito.
    Secondo me la cosa comincerà ad esssere evidente a partire dall'anno prossimo.

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  2. gio_bass says :

    …..e se il crollo avvenisse invece tra 10 anni?

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  3. Corrado says :

    La cosa più rilevante di tutto il discorso è quella che mettono in evidenza anche economisti non mainstream che hanno ragionato sulla crisi finanziaria: ci sono due inflazioni, quella dei prezzi al consumo, ossia l'inflazione per così dire “annuale”, e quella degli asset (finanziari, immobili, ecc.). In questi anni l'inflazione dei prezzi al consumo è stata effettivamente piuttosto bassa e tenuta sotto controllo (non credo moltissimo all'idea che i dati sia così tanto truccati, sopratutto in Europa: si tratta ovviamente di stime, e i panieri sono opinabili, ma non sono così irrealistici). L'inflazione degli asset, invece, è da tempo completamente fuori controllo, per almeno due motivi convergenti e correlati:
    1) il valore degli asset dipende anche dalle riserve (dagli idrocarburi in picco)
    2) la scelta di far fuori lo stato sociale e mantenere i medesimi modelli di consumo ha obbligato a percorrere la strada del far vivere a debito la gente.

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  4. oronero says :

    Gia oggi il consumo di prodotti petroliferi è più alto della produzione. Con enormi sforzi si sta cercando di aumentare la produzione di biofuels, di tar sands, di shale oil, per compensare. Ma si sa che questi hanno o EROEI molto piu bassi, oppure contenuti energetici assoluti molto piu bassi, del petrolio convenzionale. Nei paesi OPEC ci sono ancora giacimenti non sfruttati, ma mettere in piedi le infrastrutture è roba di almeno 2-3 anni. In Africa ci possono essere dei grandi elefanti ancora, e li cercano intensamente, ma la parola chiave è proprio “cercare”. Non stiamo trovando abbastanza petrolio per sostituire quello che facciamo fuori.
    Quindi si, un altro crollo arriva prima dei 10 anni.

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  5. Fabio says :

    Davvero interessante. Questo articolo mi fa vedere il discorso crescita economica sotto un'aspetto diverso che non avevo mai considerato. Ho provato a dare una letta al sito SGS da te citato. Certo che leggere che Greenspan, come se non avesse già fatto abbastanza danni, accarezzava anche l'idea di una “core inflation net of food and enargy price changes”, mi fa veramente pensare che i destini del mondo sono nelle mani di pazzi, o come dice Giulietto Chiesa, che ai comandi dell'aereo ci sono delle scimmie 🙂
    Mi viene in mente che forse questo discorso sull'inflazione potrebbe essere vero anche per gli indici di Borsa. Il Dow Jones è lì dal 1896 ed è passato da un valore 20 a 11871 (chiusura oggi), ma è anche vero che nei suoi 114 anni di storia ha cambiato di composizione 48 volte (GeneralElectric il titolo + vecchio e del 1907, General Motors quello che è uscito + di recente). Che valore avrebbe il Dow se avesse conservato le 30 compagnie originarie? (per non parlare naturalmente dell'inflazione, ufficiale o meno).
    Voi cosa ne pensate? Saluti

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  6. Anonymous says :

    Mi rendo conto che le rinnovabili ed il FV non possono far mantenere lo stesso tenore di vita agli abitanti dei paesi OECD, ed anche a tutti gli altri abitanti del pianeta. Tuttavia credo che, tornando al discorso del capitale e degli investimenti di un buon padre di famiglia, oggi in Italia – visti gli incentivi esistenti – chi non investe parte del proprio capitale in FV o solare termico commetta un grosso errore.

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  7. Tibor says :

    Ve lo dico subito: io non ho nessun metodo per prevedere il crollo. Se qualcuno ce l’ha è benvenuto a condividere.

    Salve a tutti,
    sono un lettore, un piccolo imprenditore ungherese. perció scusatemi gli errori grammaticali. Da due anni ho cominciato interessarmi del peak oil, raccolgiere le informazioni. quello che mi meraviglia su siti italiani come questo, oltre le analisi molto interessanti, per cui complimenti, che tutti gli articoli e commenti delle persone serie, parlano solo del aspetto economico, di soldi, e quanto dovrá diminuire il consumo di benzina, magari il tenore di vita, ecc. Ne parlate, come se tutto si potesse continuare al eterno come prima. Eventualemente con un calo lento e limitato di vita.
    Io invece ormai sono al parere di alcuni ricercatori unhgeresi, secondo quali qui in occidente abbiamo costruito una super struttura cosí complicata che regge finché cé a sufficenza energia a basso costo per sostenere (non parlando del bisogno di crescitá continuativa dovuta alla logica del denaro)Inoltre abbiamo rovinato la natura talmente, che solo con un sempre maggior sforzo riusciamo diffendersi alle cause (alluvioni, tempeste ecc. )Anche questa lotta la possiamo sostenere finché cé energia.
    Dunque, finché si tratta di economia, inflazione, stampare soldi, questo gli uomini tra di loro possono ” sistemare” (uno perde, altro ne guadagna) Ma quando effetivamente mancherá 10-15% del fabbisogno del petrolio, crollerá tutto il sistema!
    il crollo sará veloce e totale, perché il sistema attule non é capace di cambiare, con tutte le risorse per ora esistenti vogliono mantenere lo status quo.
    É difficile dire cosa sará, é piú facile dire cosa non ci sará piú: energia, trasporti, cibo, medicine, ordine, stato,
    chi vuole preparasi al dopo peak oil fa meglio se prende i suoi soldi, investimenti e ne compra una casa in campagna, con terra, e cerca di attrezzarsi a produrre per se stesso il cibo.
    (io ho cominciato giá, e mi dá un po di tranquilitá)
    Auguri per voi!

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