Flussi e fondi

Non tutta l’Europa deve cambiare stile di vita in caso gli scenari post-picco si dovessero avverare. Ci sono tanti luoghi dove il tempo, almeno parzialmente, si è fermato una certa data, e i televisori e lavatrici e Internet sono degli optional di cui le persone in realtà potrebbero farne a meno.

In giro nelle periferie europee esistono ancora migliaia di unità familiari (l’intraducibile households) che principalmente non vivono né di credito, né di riserve, ma di flussi (energetici) e fondi , come prima della parentesi fossile.

Esistono anche persone che attivamente stanno cercando di tornare a quello stile di vita, e vengono spesso derisi come survivalisti. Nell’immaginario collettivo si tratta di persone barricate in casa con munizioni, medicine, e conserve per un anno intero.  Invece questo tipo di “tornare alle radici” è una reazione ultraconservatore alla società just-in-time, ma non può funzionare veramente, in quanto si tratta di persone che di solito non hanno accesso ai fondi e flussi, ma solo a scorte a lunghissmo termine. Un esempio di survivalismo sono tutte le persone che hanno comprato quanto riuscivano di antivirali durante l’aviaria. Parzialmente survivalismo, perché confrontate con la parola survivalismo rifiuterebbero il concetto. Il contrario del survivalismo è la Transizione.

Il mondo oggi vive di fondi a meno di 8 settimane per quanto riguarda i cereali (FAO Food Outlook novembre 2010) quindi siamo meno di 8 settimane distanti dalla fame mondiale. Altri tipi di cibi come gli oli hanno meno di un mese di fondi. Tanti dei nostri alimenti hanno tempi produzione->utilizzo sempre più brevi, per via dei disastri ambientali che rovinano le raccolte in tutto il mondo.  Alcuni cereali nell’ultimo anno hanno perso ben 2 settimane di stoccaggio.

La differenza tra fondi e flussi da una parte e riserve e credito dall’altra, e che i primi sono rinnovabili e i secondi sono finibili. In realtà consumare a credito significa consumare flussi e fondi e riserve che non sono ancora accessibili. Gli esempi di riserve includono prevedibilmente gli idrocarburi che stiamo facendo fuori alla velocità della luce. Per rimpiazzarli ci vorranno sui 50 milioni di anni. Altre riserve da un punto di vista umano sono le falde acquifere, perché ci vorranno migliaia di anni per riempirli di nuovo. Purtroppo anche tanti tipi di pesci si comportano come riserve invece di fondi, perché vengono pescati più velocemente di quanto ricrescono, quindi un giorno finiscono e non li abbiamo più.

I flussi sono stati alla base della nostra sopravvivenza fino a pochissimo tempo fa, e partono sempre dal sole come unica fonte di energia veramente infinita dal nostro punto di vista. Un flusso ovvio è la pioggia, che torna nei fiumi e evapora e ridiventa pioggia. Altri flussi diretti sono il vento che colpisce gli impianti eolici, e quando mangiamo bacche prendendoli direttamente dalla pianta nel bosco, oppure quando beviamo direttamente da un corso d’acqua.

I fondi sono flussi immagazzinati. Per esempio è possibile raccogliere tanta acqua in una diga per rilasciarla quando abbiamo bisogno di quell’energia. Un bosco con alberi centenari che vengono disboscati per riscaldare le nostre case non è altro che energia solare immagazzinata. Tutti gli animali che verranno macellati sono dei fondi, e in più sono dipendenti da fondi di mangime che abbiamo creato noi umani usando i flussi di energia solare, per sopravvivere l’inverno.

Una volta ogni unità familiare era costretta a lavorare per creare fondi, cioè stoccare energia solare in forma mangiabile, che durassero un anno intero, fino alla prossima raccolta di grano, o al prossimo macello natalizio. Oggi la stragrande maggioranza di noi urbanizzati ha fondi per una settimana nella dispensa, e forse qualcosa che dura 2 mesi nel congelatore.

È facile andare al supermercato e ricreare il fondo alimentare della nostra dispensa, ma in realtà non si tratta più di fondi neanche li. Oggi le nostre dispense contengono riserve, perché stiamo usando da 3 a 35 volte la quantità di energia solare in forma di idrocarburi di quanto riusciamo a ricavare in calorie mangiando il fondo. Le calorie che mangiamo sono sempre energia solare immagazzinate. In nessun altro tipo di attività accettiamo di spendere più di quanto guadagniamo.

In meno di 200 anni l’umanità ha scambiato l’alimentazione basata su fondi rinnovabili di anno in anno per un esaurimento delle riserve. Chiaramente questa non è una situazione sostenibile, visto che siamo totalmente dipendenti dalle riserve finibili di idrocarburi fossili per creare i fondi di alimenti.

Dobbiamo tutti quanti tornare a una società basata su flussi e fondi. Uno dei componenti necessari sono i cerchi chiusi nell’agricoltura per quanto riguarda i fertilizzanti, anche quelli finibili. Avviene già in Corea del Nord da 3 anni. Da quando la Corea del Sud ha bloccato l’esportazione di fertilizzanti nell’agricoltura nordcoreana si usano le feci umane. Non è certo la prima volta nella storia, si faceva già mille anni fa in Cina, quando le feci dei pechinesi venivano portate in campagna. Un altro modo è compostare tutti, ma proprio tutti i rifiuti organici, come quando pre-UE gli agricoltori potevano sotterrare animali morti in modo che anche le carcasse facevano parte del flusso riportando l’energia incorporata al proprio terreno.

In ogni caso sarebbero solo dei tamponamenti. Quando le riserve di idrocarburi cominceranno ad esaurirsi veramente, sono poche le nicchie delle nostre società occidentali che non sentiranno forti interruzioni.

Una di queste nicchie si trova a 150km a nord di Stoccolma, e io ci ho passato tutte le estati, e anche qualche settimana durante l’inverno, della mia vita.

Cont.

4 responses to “Flussi e fondi”

  1. Michele says :

    Le tue parole mi hanno ricordato il concetto di resilienza applicato alle comunità.

    Non ho avuto la fortuna di visitare la tua nicchia a 150km a nord di Stoccolma, ma quando vago per la nostra penisola mi diverto a misurare la capacità del luogo che visito a sopravvivere al post-petrolio.

    Ho trovato sacche di resilienza i Umbria, in Sardegna e negli appennini.

    Tutti questi luoghi usano prevalentemente fondi e flussi. Usano anche grandi quantità di combustibili fossili, ma sembrano poterne fare a meno senza difficoltà.

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  2. fabrizio 73 says :

    La tua analisi è come sempre molto interessante.
    Su un punto non sono però d'accordo cioè quando affermi che :”In nessun altro tipo di attività accettiamo di spendere più di quanto guadagniamo”, infatti TUTTA la nostra economia è basata sul DEBITO.
    Ogni attività umana è basata sul debito.
    Pensa solo alle popolazioni dell'isola di Pasqua che in poche generazioni si sono bruciate ogni tipo di risorsa (ed erano popolazioni con uno scarso livello tecnologico).
    La transizione potrà essere graduale solo se gli idrocarburi raggiungeranno prezzi tali da consentire solo ad una piccola parte della popolazione il lusso della mobilità individuale da un lato, e dall'altro lo sviluppo di un agricoltura che possa dipendere in minima parte dal petrolio. Già oggi infatti diverse aziende agricole stanno tornando ai sistemi di coltura tradizionali che se uniti alle moderne tecniche di coltivazione ,potranno forse un giorno, permetterci di fare a meno del petrolio.

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  3. andreaX says :

    Le rinnovabili potrebbero almeno in parte sostituirsi agli idrocarburi, almeno per garantire i servizi fondamentali: luce, riscaldamento invernale, frigorifero, a tutto resto se ne farà a meno, eventualmente.
    Prima di fasciarci la testa forse facciamo ancora in tempo a ridurre i danni.

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  4. Marco says :

    Questo ragionamento sui Flussi e sui Fondi non è facile da metabolizzare.. Domattina proverò a parlare di questo con un mio collega partendo dalla logica del nostro nuovo magazzino,magari capirà qualcosa di più. Il problema è che stamattina mi ha confessato che sarebbe felice se il petrolio “finisse” così ci sarebbe meno inquinamento nell'aria… Complicato,molto complicato ragionare sull'energia ed il futuro con un laureato alla Bocconi…

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