Cina, Russia, e prezzo del petrolio

Mare ghiacciato

Inizio l’anno con una nota pessimista. Sicuramente migliorerò più avanti.

Nel mio post tecnico sulle pipeline ho anche scritto della ESPO, la famosa pipeline che trasporterà il petrolio siberiano fino al porto di Kozmino, dove gli aspetteranno le navi giapponesi. Ora è pronta la tratta cinese, da Skovorodino a Daqing, e il primo gennaio 2011 la Russia ha cominciato a spedire il petrolio alla Cina. Così la Cina, che deve aumentare le importazioni di petrolio del 50% da oggi al 2015, in questo modo si è assicurata la fornitura regolare di una piccola parte, con contratto a lungo termine fino al 2030, cioè fino a quando la Russia decide di non esportare più petrolio esattamente come ha già fatto con il grano, togliendoci però nel frattempo una bella fetta di prodotti petroliferi dal mercato aperto.

La Russia invece si è assicurata un grandissimo alleato politico. Le pipeline sono sempre politica. Geopoliticamente le costruzioni più difficili che esistano, non vengono neanche prese in considerazione se non esiste già un contratto take or pay su 20-30 anni che possa ripagare l’immensa fatica di costruire la pipeline.

La Cina avrà 300.000 barili al giorno tramite la Skovorodino-Daqing. Sembrano pochi, ma se guardiamo solo il petrolio esportabile non lo è affatto. I 300.000 barili sono 3% della quantità prodotta al giorno in Russia. Poi la Cina riceve già 300.000 barili al giorno, su ferrovia, con contratti a lungo termine, quindi d’ora in poi la Cina prende il 6% della produzione russa, a prezzi già fissati.

Questo senza che la produzione russa è aumentata. Infatti dal 2004, quando il prezzo del petrolio ha cambiato modello, la Russia è riuscita ad aumentare solo di 800.000 barili al giorno. Dal 2000 al 2004, con prezzi abbastanza fermi, il paese è riuscito ad aumentare di 3.000.000 barili al giorno.

Ora sono 4 anni che la produzione russa è praticamente ferma a 10.000.000 di barili al giorno. Tanti, ma già prenotati, soprattutto dall’Europa, che prende il 78% dell’esportazione russa di petrolio (dati BP).

Se la Russia non riesce ad aumentare la produzione, e la Cina vuole raddoppiare l’importazione, e nel 2013 un altro milione di barili al giorno viaggeranno verso Corea e Giappone, oggi dipendenti del petrolio arabo, quale paese europeo si darà pace dicendosi che si può benissimamente farne a meno di quei pochi barili russi? La Svezia i soldi ce l’ha per ora, l’Italia pure. Altri no.

Quando ho detto che la Cina d’ora in poi raddoppia l’importazione dalla Russia rispetto al 2010 non sono sicura se loro hanno già calcolato con le quantità maggiori di energia necessarie per l’industria pesante cinese nel 2011: inizia un nuovo piano quinquennale (il dodicesimo), senza le restrizioni ambientali che ha fatto spegnere le fabbriche cinesi negli ultimi mesi. Piede sul pedale.

E neanche guardando globalmente possiamo migliorare la situazione: Ogni giorno nel mondo i paesi importatori si devono dividere ca 53.000.000 di barili (qua ho semplicemente tolto il consumo dalla produzione, quindi c’è margine di errore, i dati sono della BP). I 600.000 barili alla Cina quindi rappresenta 1,1% dell’esportazione mondiale, che però non viene venduto sul mercato, perché è già stato venduto, ancora prima di estrarlo dal giacimento.

Ci sono paesi poco furbi, come la Svezia, che non ci pensano neanche a stabilire patti a lungo termine con i produttori di petrolio, e dall’altra parte, paesi strafurbi come la Cina, che ha passato gli ultimi due anni e probabilmente di più, a fare shopping anticipato di petrolio.

L’Italia si piazzerà in mezzo tra i due estremi. Un giorno comincerà la corsa al gas, ma per fortuna l’Italia ha già la fornitura assicurata, con quei così tanto criticati contratti a lungo termine. Sicuramente poi l’ENI con le frenetiche attività in giro per il mondo sta cercando di creare una fornitura certa a lungo termine anche per quanto riguarda il petrolio. Se firmiamo contratti a lungo termine oggi ci sarà una possibilità che non dobbiamo usare altro che soldi per pagare il petrolio il giorno in cui la capacità d’esportazione mondiale finisce, intorno al 2030.

Tutto questo avrà degli effetti non tanto sorprendenti sul prezzo del petrolio. Ora è già sopra i 90 dollari. Finché i mercati pensano che viviamo un periodo di ripresa economica (e dovreste vedere i titoli trionfanti dei giornali svedesi) vedremo il petrolio salire. Finché i soldi importanti, come i fondi sovrani, non sanno dove investire, perché in realtà non c’è ripresa economica, i prezzi saliranno. Secondo me arriviamo sopra i 100, e perché no, sopra i 110 già per l’estate.

Senza dimenticarci che l’andamento dell’economia dipende da un aumento dell’estrazione di petrolio, il che non sta succedendo. I prezzi in salita sono un sintomo anche di quello. Io già una volta, intorno agli 86$, pensavo che fossimo arrivati al nuovo 147, ma mi sono sbagliata. A quando il prossimo crollo post-peak-conventional, inizio marzo? Ma in ogni caso, la mia palla di cristallo dice sopra i 100 entro 6-7 mesi.

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2 responses to “Cina, Russia, e prezzo del petrolio”

  1. andreaX says :

    Come immaginavo: i cinesi cercano sempre di avvantaggiarsi, a scapito nostro ovviamente.
    I primi a rimanere senza petrolio saremo proprio noi occidentali, perchè i cinesi, più furbi di noi, se lo sono già prenotato, anzi l’italia tutto sommato sta messa bene, perlomeno con il gas, avendo due fornitori ovvero russia e libia, se viene a mancare uno c’è sempre quell’altro.

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  1. Niente panico. Ok panico. « Energia & Motori - 7 gennaio 2011

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