Petrolio, ci siamo

Cioè di nuovo in backwardation.

L’ultima volta risale alla metà del 2008, prima della crisi.

Backwardation significa che la domanda è talmente forte che i trader di futures sulle commodities devono pagare un prezzo più alto per avere oggi il petrolio fisicamente, che lasciarlo in magazzino e prendere consegna fra per esempio due mesi. Significa che la domanda è più forte dell’offerta.

Il contrario si chiama contango, dove il prezzo spot è più basso del prezzo forward. I costi per tenere il petrolio in magazzino per alcuni mesi pesano sul prezzo dei futures. Se il petrolio è abbondante, il prezzo é basso, e il produttore preferisce tenerlo in magazzino per venderlo più caro in futuro. Oppure in altre parole, il produttore potrebbe preferire vendere sulla curva forward a un prezzo più alto che al prezzo basso di oggi.

Quando invece il petrolio scarseggia per qualsiasi motivo è importante poterci mettere le mani subito, e il prezzo spot è più alto di quello con consegna più avanti.

È un po’ contra-intuitivo ma è così che funziona.

È dalla crisi che la differenza tra forward e spot si stavano avvicinando, e ora, appunto per la prima volta in 2 anni, la curva forward è in backwardation. Probabilmente perché chi compra ci deve mettere le mani subito, e non ha tempo per aspettare che la domanda venga di nuovo superato dall’offerta, abbassando i prezzi. Quello che tiene in magazzino sta per finire e ne ha veramente bisogno.

Per i giornali il motivo del backwardation sono lo sciopero francese e l’inverno rigido, e fra 3 mesi saremo di nuovo in contango.

Backwardation significa anche che è di nuovo redditizio vendere il petrolio ora, per ricomprarlo a un prezzo più basso in futuro. Quindi a breve termine possiamo aspettarci che il prezzo del greggio aumenta più velocemente di prima, quando tanti investitori muovono i soldi verso le ETF che trattano commodities. La teoria è che è più facile guadagnare in backwardation sostituendo per esempio il contratto gennaio di 90$ per il contratto marzo di 87$, guadagnando 3$ per ogni contratto sul roll-over.

Questa condizione oggi (cioè il backwardation) dipende dal fatto che la produzione a breve termine non incontra la domanda, una situazione che il mercato si aspetta cambi fra pochi mesi quando i fattori offerta/domanda ritornano alla situazione normale, abbassando di nuovo i prezzi spot.

Può anche darsi che la situazione non ritorna “normale” se si avvera una permanente scarsità di petrolio, e che avremo di nuovo un 2008.

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7 responses to “Petrolio, ci siamo”

  1. andreaX says :

    La cosa grave è che in concomitanza con questo rialzo del prezzo del petrolio abbiamo anche l’euro indebolito sul dollaro, di conseguenza i carburanti qui in italia si sono rialzati molto. Quella volta che il barile superò i 100 dollari l’effetto alla pompa era mitigato da un corrispondente rialzo dell’euro sul dollaro, stavolta no.
    La domanda è: a breve cosa succederà?, se il petrolio salisse nuovamente sopra i 100 dollari al barile e contemporaneamente l’euro si indebolisse sul dollaro rischiamo veramente un aumento drammatico del prezzo dei carburanti, si rischia una crisi ben più grave di quella da cui adesso stiamo a fatica uscendo.

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    • oronero says :

      Continuo dall’idea che non è grave se il prezzo sale e meno gente guida. Chiaro che si tratta di chi ha già meno disponibilità economica, ma bisogna incominciare da qualche parte.

      È una grandissima fortuna per un paese smettere di guidare prima che il trend verso città dormitori – shopping mall – totale motoridipendenza è diventato irreversibile.

      Non so dove abiti tu, ma ti consiglerei di prendere casa subito in un piccolo centro all’antica, con tutti i negozietti, e l’infrastruttura per negozietti, vicino a casa. Man mano che i lavori della classe media, come agenzie di viaggi, boutique di mobili sull’antico etc. spariscono, rinasceranno le vecchie botteghe.

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      • Pinnettu says :

        In Italia ovviamente non ci pensano per nulla a provare una qualche forma di riduzione dell’uso dell’automobile.
        Il settore automobilistico è intoccabile.

        In seguito ai rialzi del costo dei carburanti, infatti, il ministero dello sviluppo economico stà pensando di proporre un bonus fiscale sulla benzina pari a 20-25 milioni di euro.

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      • oronero says :

        Pura scemenza.

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  2. Pinnettu says :

    Si….avevo notato pure io l’aprossimarsi del Backwardation (la gioia di chi trada le materie prime….io ho solo preso legnate con il cotango).

    Si….è corretto pure il ragionamento del tuo post. Mi sentirei di aggiungere però che siamo in presenza di un Backwardation poco marcato e che parte dai contratti consegna Luglio.

    Potrebbe anche essere che il greggio stia perdendo la spinta rialzista del breve periodo e che sia vicina una correzione.

    Resta comunque valido il ragionamento legato alla forte pressione della domanda.
    Come già avevamo più volte sottolineato, la domanda del 2010 è a un passo dal record del 2007.

    Probabilmente i prezzi stanno soffrendo in prospettiva di un possibile ulteriore rialzo della domanda anche nel corso del 2011 che potrebbe segnare il nuovo record assoluto della domanda.

    @ AndreaX

    Il tuo ragionamento è corretto, però va considerato che non c’è un divario abissale fra le quotazioni €/$ di quest’anno e quelle del 2008.

    Diciamo che un cambio particolarmente sfavorevole può causare, nel prezzo dei carburanti un plus, rispetto al 2008 di un 15/20%.
    Se dai un’occhiata alla tabella che ho postato nel post precedente noterai come nel 2008 la benzina sia arrivata ad un massimo di 1,53 €/litro.
    In presenza di un greggio di nuovo ai massimi (credo se ne parlerà comunque un bel pò più avanti) difficilmente, si può avere un prezzo della benzina di molto superiore a 1,7 €/litro.

    Sarebbe comunque un gran bel pasticcio!!!!

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  3. Gabner says :

    Innanzi tutto complimenti per il blog, molto interessante anche per i meno esperti.
    Sono stato ad Istanbul a dicembre e li la benzina costa 1,9 €/L, ma la città è comunque intasata dalle auto.
    Allora mi sono chiesto quale sarà il punto di rottura dell’equilibrio domanda/offerta?
    E’ prevedibile?
    Sicuramente che vende ci avrà pensato

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  4. oronero says :

    Ca il 20% delle macchine in Turchia va a gas, cioè LPG, non benzina o diesel. Soprattutto i tassisti, di cui le strade a Istanbul sono piene (invidiosa del tuo viaggio, è la mia città preferita (da turista)).

    Comunque, in Turchia i pesanti sussidi prima del 1999 hanno creato questa dipendenza della macchina, evidentemente difficilissima da rompere, se a quasi 2 euro/litro non ci rinunciano.

    Gli italiani quindi? Arriveremo a 3 euro con facilità. In fondo basta non comprare due paia di sneaker di marca per il figlioletto all’anno, non regalargli il nuovo iPad, sostituire la pasta buona per quella di Barilla, prendergli i vestiti da Decathlon e H&M invece che da Canadian e il Gufo.
    Value deflation, sostituzione, come quando IKEA serve 10 polpette invece di 11 allo stesso prezzo e tu non te ne accorgi.

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