Neve, vento, freddo, chi ci guadagna

Chiunque abbia interessi nel gas dovrebbe aggiornarsi regolarmente sulla questione macroclima.

Oltre alle famosi previsioni meteorologiche a 5 giorni, che leggiamo un po’ come l’oroscopo, volentieri ma senza darci tanto peso – qua a Rio non beccano neanche la previsione in tempo reale, fuori c’è il sole, e il meteo dice che piove – esiste questa cosa decisamente più utile per capire se ci sarà neve in montagna per le vacanze. Prendendo poi in considerazione tutte le altre informazioni, il macroclima darebbe una dritta anche a chi non sa per esempio se andare long o short sul gas. Non si tratta di sole o pioggia per il tuo compleanno, cioè il tempo che fa, si tratta di deviazioni dalla media di temperature e precipitazioni. Il macroclima non lo vedrai mai in prima pagina. La gente non ci crede, esattamente come non ci crede nel riscaldamento globale, oppure in peak oil. Sta troppo nel futuro, e tanto non ci puoi fare niente. (Questi sono palloncini di illusioni che andrebbero sgonfiati se avessi il tempo)

I macroclimatologi cercano di prevedere grossolanamente che cosa possiamo aspettarci meteorologicamente dal futuro. Per esempio la NOAA , che studiando il Golfo del Messico è diventata esperta sugli uragani. I loro meteorologi sanno quando devono arrivare, quanto sono forti, dove vanno, tutto entro dei limiti variabili, chiaro. Ed è purtroppo quella variabilità che spesso paralizza i politici dal prendere le decisioni giusti. Come ce lo spiega Taleb, nessuno ringrazia colui che cerca di prevenire.

Infatti, si sapeva benissimo dell’arrivo di Katrina nel 2005, si sapeva che avrebbe distrutto New Orleans, ma non si è mosso nessuno in tempo, per la comunque esistente probabilità che non sarebbe successo. Il resto lo sappiamo.

L’indicatore macroclimatico più famoso è forse la Corrente del Golfo, sempre nel mezzo del dibattito climatico per il rischio che si fermi quando si sciolgono i ghiacci artici. La Corrente non deve incontrare grandi masse di acqua dolce e fredda sul suo cammino verso nord, altrimenti c’è rischio che non riesca a rilasciare abbastanza calore all’atmosfera. In questo caso la Corrente rimane con una densità salina bassa, e non affonda, come c’era da aspettarsi, in vicinanza della Groenlandia. Di conseguenza non c’è quel grande vuoto nell’Atlantico necessario per tirare su altra acqua calda dalla zona del GoM.

Il risultato sarebbe una Corrente interrotta, o spostata verso ovest, quindi noi europei staremo con meno aria calda durante l’inverno, oppure addirittura un fermo della Corrente, che porterebbe a delle temperature simili a quelle di Alaska in Svezia, e un clima scandinavo in Italia. Una Corrente indebolita può riprendere con forza una volta che i ghiacci artici si scioglieranno più lentamente, una Corrente ferma non può più riprendere.

Il volume del ghiaccio dimostra anomalie sempre più negative. Per quanto invece riguarda l’estensione attualmente ci manca ca 1 milione di km2 dei 10 che dovremmo avere in questo periodo.

L’Artico ormai è perfettamente navigabile durante l’estate, e ogni anno il ghiaccio millenario, non solo quello giovane dell’ultimo anno, si scioglie più velocemente, disturbando la Corrente, e rilasciando migliaia di tonnellate di CO2 nell’atmosfera, che si sperava sarebbe rimasto intrappolato nel ghiaccio ancora per qualche migliaio di anni.

Siamo in perfetto global weirding, dall’inglese weird – strambo, impossibile prevedere cosa succederà a lungo termine.

A breve termine forse avremo disturbi della Corrente e inverni europei più freddi. Qualche anno di sollievo, essendo il clima ciclico, e poi di nuovo ghiacci sciolti, disturbi della Corrente, inverni freddi etc.

In realtà con questo post volevo parlare della NAO, uno degli indicatori più amati dai climatologi, ovvero la North Atlantic Oscillation, oppure Oscillazione Nord Atlantica. Meno facile da prevedere, ma più facile da capire, e forse addirittura utile agli investitori di energia con 3-4 mesi di anticipo.

Il NAO si riferisce alla forza e posizione variabile tra la pressione permanente bassa sopra l’Islanda, e la pressione permanente alta sopra le Azzore. Quando la differenza è più ampia della media, un NAO+, abbiamo venti occidentali (che arrivano dall’ovest) più forti con estati freschi e inverni miti con tanta pioggia. Quando il NAO si riduce sotto la media, NAO-, i venti diminuiscono portando un clima più estremo con estati caldi e inverni freddi al nord dell’Europa, mentre le tempeste vengono spinte verso il Mediterraneo, portando brutto tempo, tempeste e pioggia all’Italia per esempio.

http://www.cpc.noaa.gov/products/precip/CWlink/pna/JFM_season_nao_index.shtml

Dalla curva si vede perché i miei primi inverni durante gli anni ’70 erano così ricchi di neve, da costruirci interi igloo in giardino, e gli estati così caldi da soffocare. A Milano ci sarà stata molta meno neve, ma forse faceva più freddo del solito? Poi qualche inverno mite, ma a metà anni ’80 altri due superinverni. Quando mi sono trasferita in Italia i tassisti milanesi mi raccontavano sempre di quell’inverno quando nevicava tanto… Ma chi è nato dopo il 1985 non può ricordarsi cosa sia veramente un inverno. I giovanotti saranno stati sorpresi l’anno scorso, e ancora più quest’anno, e chiederanno al papi di comprargli la macchina invece del motorino.

Ora, il NAO è un oscillatore. Ogni volta che va giù, poi torna su. I primi tre mesi del 2010 erano freddissimi, sia in memoria, che guardando il grafico. Quindi il NAO dovrebbe tornare su per il periodo gennaio-febbraio-marzo 2011.

Non credo però che questo si traduca in un inverno meno freddo dell’anno scorso. Questa volta non abbiamo più le stesse riserve di caldo immagazzinate nella terra sotto i nostri piedi.

Poi non è detto che torna su più di tanto. Ci sono stati degli trimestri invernali con NAO seguiti da altri trimestri con NAO: 1962-1963-1964 e 1977-1978-1979. Tanti anni di freddo in fila.

Quindi anche se il NAO torna su di qualche mezzo punto, potrebbe fare ancora più freddo questo inverno che l’inverno scorso.

Il NAO tende al positivo durante i mesi freddi, da novembre ad aprile, e al negativo durante i mesi caldi. Quindi oltre alla Corrente del Golfo, anche la NAO è parzialmente responsabile per il clima sopportabile in Scandinavia.

Il grafico del 2010 è particolare, in quanto è l’unico anno in tutta la serie, con inizio nel 1950 e scaricabile qua, con NAO sempre negativo. Infatti l’inizio dell’anno è stato freddissimo in tutta l’Europa, mentre l’estate era bello in Scandinavia, e sul triste in Italia. Vedremo come prosegue. In ogni caso, pioggerelle miti non si avranno da nessuna parte.

Tempi estremi portano con se cambiamenti nei consumi, sia dei privati, che a livello comunale/governativo:

La palla di cristallo mi dice che si dovrà spendere molto di più per il riscaldamento, sia in Italia, che per esempio in Inghilterra, grande consumatore di gas naturale.

Quindi per l’inverno vedo un aumento della domanda per il gas fossile, e un aumento del prezzo a breve termine.

Poi vedo grandi caos nelle fermate dei treni, e degli pullman. Arrivano, non arrivano, deragliano, ritardi etc. Chi può, prende la macchina. Aumento della domanda per il petrolio. Scusa, cancello, ci siamo già. E che i prezzi del carburante salgono si saranno accorti tutti.

In compenso il turismo invernale alpino avrà un altro anno di tregua. E probabilmente chi ha ancora dei soldi in tasca più avanti cercherà di fuggire al freddo per qualche settimana, quindi anche le strutture turistiche al caldo prediletti dagli europei potranno guadagnare qualcosa dalla neve.

Vedo anche un grandissimo business per la Decathlon, essendo la catena francese l’unica alternativa alla costosissima Canadian per i vestiti invernali, almeno a Milano. Probabilmente in montagna trovi altri negozi con vestiti che reggono il clima, ma in pianura padana c’è da piangere dalla frustrazione. Se solo si potesse conoscere il clima per i prossimi 10 anni…un bel business, anche online, di vestiti scandinavi che reggono tutto, annesso un reparto vanghe…

Prevedo anche con facilità che il prezzo dell’elettricità aumenterà più del solito quest’inverno. Chiedete alle vostre banche cosa vi possono offrire come investimento per proteggervi contro l’aumento dei costi. Io ho scritto alla mia banca, il Credito Bergamasco, ed ecco la risposta: “Buongiorno sig.ra Ryden, al momento non abbiamo il titolo che fa al caso Suo (c’era il mese scorso, legato al titolo Eni). Sarà mia premura avvisarla non appena avremo qualcosa di simile.” Non molto preparati si vede.

Certamente i paesi dipendenti dalle forniture energetiche dall’estero, come l’Italia, possono soffrire delle bruttissime sorprese se durante il periodo più freddo per qualche motivo la fornitura si interrompe. Oggi per esempio, in Danimarca dalle 17 alle 19 dovranno pagare la KWh 2€, venti volte più della media scandinava, perché i reattori svedesi Oskarshamn 3 e Ringhals 1 sono in manutenzione. Hanno ormai una certa età, e saranno sempre più spesso in manutenzione.

E se la situazione NAO- continua ancora un anno, avremo problemi con le raccolte. Al nord, per il ritardo dell’arrivo della primavera, e poi l’estate esplosivo con poca pioggia. Al sud ci saranno problemi con le raccolte per maltempo. Certamente ci ricordiamo la situazione in Russia quest’estate, che ha perso il 25% della raccolta del grano per gli incendi dovuti alla siccità. Quindi ci potrebbe essere un altro anno con i prezzi dei cereali alle stelle. Qua il mio vecchio post.

Per quanto riguarda le città/il governo, si può assumere che saranno ugualmente sorprese dalla neve quest’anno che l’anno scorso. Solo a Milano ci saranno costi per decine di milioni di euro, per perdita di produttività, riparazioni delle infrastrutture, sanità in tilt, autostrade impraticabili dalla neve e dagli incidenti causate dalle persone che non sanno guidare sulla neve.

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Altre info: Qua c’è un ottimo articolo che parla del ghiaccio artico e la sua influenza sul clima in Europa. Meno ghiaccio – più freddo.

5 responses to “Neve, vento, freddo, chi ci guadagna”

  1. Lorenzo says :

    Qua a Dublino ha nevicato per una settimana (alla “inglese”, per capirci). A quanto dicono gli irlandesi, e’ una cosa piu’ unica che rara…

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  2. gio_bass says :

    Carissima Anna,
    complimenti per il post. Acuto e disarmente.

    Cosa ne pensa del FV come anestetico di media durata per il nostri dolori da peak oil?

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  3. andreaX says :

    Vivi a Rio?, che bello!, è vero che i brasiliani, malgrado tutti i loro problemi, sono persone sempre allegre, di umore positivo?.
    Torniamo agli argomenti del blog: il brasile dal punto di vista energetico ha un asso nella manica, usa già da tempo l’alcool da canna da zucchero come carburante per i veicoli. So benissimo che è illusorio pensare che i biocarburanti possano sostituire completamente i combustibili fossili però nei paesi dove i veicoli per abitante sono in proporzione minori e dove è largamente diffusa l’agricoltura l’alternativa potrebbe essere percorribile.
    Qui in italia per ipotizzare una cosa del genere dovrebbero esserci 10 volte meno automobili di quante ne girano adesso.

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  4. Loris says :

    Ci sarebbe anche qualcosa di più. Si chiama “piccola era glaciale” e sulla base dell’irraggiamento solare sembra che stia sconfessando appieno le teorie del global warming.
    In ogni caso le motivazioni sono più d’una e potrebbero essere concomitanti.
    Trovo fantasiose ma interessanti le deduzioni su incidenti e viabilità.
    Forse però puntare su qualcosa di direttamente collegato a giro piu stretto non sarebbe una cattiva idea: tipo ENI che con south strem importerà tutto il gas per i condomini europei dalla Russia.
    Penso che dopotutto siamo in pochi ad avere il caminetto e la legna da ardere.

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