Archive | dicembre 2010

Buon Natale!

Cari lettori, devo ammettere la sconfitta. In mezzo ai preparativi, parenti e amici non ci riesco a tirare fuori qualcosa di interessante. Il galateo dei blogger dice di postare in ogni caso ogni giorno una vignetta, ma direi che vi darà più fastidio che altro.

Quindi.

Grazie di cuore a tutti i miei lettori

di questi mesi interessanti

e

BUON NATALE!


Ci sentiamo prossimamente.

Buon Natale!

Cari lettori, devo ammettere la sconfitta. In mezzo ai preparativi, parenti e amici non ci riesco a tirare fuori qualcosa di interessante. Il galateo dei blogger dice di postare in ogni caso ogni giorno una vignetta, ma direi che vi darà più fastidio che altro.

Quindi.

Grazie di cuore a tutti i miei lettori

di questi mesi interessanti

e

BUON NATALE!


Ci sentiamo prossimamente.

EIR – Energy Intensity Ratio

Ho già scritto un paio di post sull’EROEI, quaqua.

Il concetto è conosciuto ai tanti lettori dei vari blog su peak oil, in poche parole si tratta del rapporto tra energia ricavata e energia spesa. La volpe non cercherebbe di mangiarsi il coniglio se dovesse spendere più energia cacciandolo di quanto guadagna mangiandoselo. In questo caso l’EROEI è <1 e la volpe morirebbe di fame. Continua a leggere…

EIR – Energy Intensity Ratio

Ho già scritto un paio di post sull’EROEI, quaqua.

Il concetto è conosciuto ai tanti lettori dei vari blog su peak oil, in poche parole si tratta del rapporto tra energia ricavata e energia spesa. La volpe non cercherebbe di mangiarsi il coniglio se dovesse spendere più energia cacciandolo di quanto guadagna mangiandoselo. In questo caso l’EROEI è <1 e la volpe morirebbe di fame.

Dopodiché ho cercato varie volte a calcolare un EROI per una nazione intera, per esempio l’Italia, per capire se quello che vale per un tipo di energia può valere per un paese. Cioè se si vede già che le nazioni devono pagare sempre di più per l’unità di energia. L’EROI è complicato a calcolare, non avevo le fonti giuste, e non sono arrivata in fondo.

Ora, su ASPO Svezia, ho trovato un link a una relazione scientifica interessantissima che tratta proprio questo argomento. Si chiama “Energy intensity ratios as net energy measures of United States energy production and expenditures” di C. W. King e lo potete scaricare qua.

Non si tratta dell’EROI ma dell’EIR, Energy Intensity Ratio, che mette in relazione il consumo energetico della società, al PIL e il prezzo dell’energia. King riesce a dimostrare che EIR è un buon sostituto all’EROI e che il prezzo dell’energia è collegato al EROI, e che addirittura il prezzo di un prodotto rispecchia tutta la catena di produzione per quel prodotto, dalla miniera alla tua mano.

King continua spiegando la sua ipotesi che le recessioni negli Stati Uniti durante gli ultimi 40 anni dipendevano non da decisioni politiche, ma dall’EROI in lenta discesa in combinazione con spese energetiche >10% del PIL americano. Ma dati sull’EROI non sono accessibili, neanche nel paese meglio documentato energeticamente del mondo, quindi King ha voluto sviluppare il concetto EIR.

Semplificando si può dire che il concetto EIR è una misura del ritorno economico su energia spesa. Un EIR alto o crescente significa che la società sta diventando più efficace e che il paese avrà un ritorno più alto sul consumo energetico. Vale anche il contrario.

Il grafico mostra gli EIRp e EIRe per petrolio, gas naturale e carbone. In futuro si potrebbe prevedere la recessione usando i criteri di King, visto che dopo il 2003 tutti gli indicatori erano decrescenti. Non si può dire quale anno è quello cruciale d un punto di vista del crollo, ma che la spesa per l’energia sempre maggiore ha messo in ginocchio l’intero paese sembra ovvio, fino ad arrivare al disastro di CDS e i mutui che la gente non riusciva a pagare.

La formula per calcolare l’Energy Intensity aggregato è la spesa totale energetica annua, divisa per il PIL. King usa i dati EIA in BTU (British Thermal Unit) per dimostrare che il EI è diminuito da 19.500 BTU/$ nel 1950, a 8.500 BTU/$ nel 2008.

L’EIR poi viene calcolato così, per esempio per il petrolio:

EIRp,oil = EIf,p(oil) / EIGDP = (Btu/$ of oil) / (Btu/GDP of economy)

dove Btu/$ of oil  = (Btu/BBL of oil)/oil price( $/BBL )

Quindi tutto quello richiesto e il contenuto di energia, King usa BTU, ma va benissimo anche kWh, più familiare per noi europei, e poi la serie del PIL.

Nel numeratore metti il contenuto di energia diviso il prezzo per quel tipo di energia, e nel denominatore metti energia diviso per PIL, quindi il consumo totale di energia. King lo chiama EIGDP.

Vediamo il petrolio:

Il PIL in Italia nel 2007 (prezzi correnti, ISTAT) era di 1.998.000 milioni di euro. Uso prezzi correnti invece di concatenati 2000 perché il prezzo del petrolio sia da BP che da EIA viene dato in prezzi correnti.

Secondo la BP l’Italia nel 2007 ha consumato 84 milioni di tonnellate, 84 Mtoe. Un toe contiene 11.630 kWh. 11.630 x 84.000.000 = 976.920.000.000 kWh di consumo energetico dal petrolio.

Un barile contiene 159 litri e ogni litro corrisponde a 10 kWh, =>1.590 kWh al barile.

Nel 2007 il barile costava in media 72,34 dollari (BP), con un cambio di 1,3705 (dati presi da una banca olandese) ci vengono 52,78 € al barile.

EIRpetrolio = (1.590 kWh/ 52,78 €) / (976.920.000.000 kWh/1.998.000.000.000 €)

= 30,13 kWh/€ / 0,4889 kWh/€ = 61,62

Il significato del numero 61,62 sarebbe più o meno che un investimento di 1000 euro in petrolio risulta in 61.620 € di BNP.

Questo è un numero altissimo, rispetto ai ca 10 degli Stati Uniti. Sul prodotto finale dovrebbero incidere anche le nostre imposte, che sono molto più alte rispetto a quelle americane.

Comunque, quello che conta per un singolo paese è il trend. Dove va, in alto o in basso?

1. Ho creato la serie con base 2000 usando il PIL con base 2000 e il PIL prezzi correnti per dedurre quanto sarebbe costato il barile in euro.

2. Ovviamente per il 2010 non ho cifre per il PIL italiano. L’ho stimato a +1%.

3. Stima del barile nel 2010 77$

In 10 anni un peggioramento del 69%. La variabile più importante è l’inverso dell’energia nel nominatore. Nel denominatore possiamo compensare una diminuzione del PIL con un minor consumo di energia.

Per avere un EIR almeno piatto (non dico crescente) anche se i prezzi del petrolio aumentano dobbiamo quindi o diminuire il consumo di energia, o riuscire ad aumentare il PIL, o entrambi.

Nel frattempo pagheremo sempre più caro il nostro consumo di petrolio. Se il trend dovesse continuare all’infinito si può assumere che arriveremo a un punto in cui tutta l’economia del paese verrà spesa per l’energia primaria.

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Per costruire i grafici anche per gli altri tipi di energia mi servono serie storiche più lunghe per cambi dollari/lire, serie storiche per i prezzi dell’elettricità, e serie storiche per il barile, per non parlare del PIL. Sarebbe divertente riuscire a costruire la serie fino al 1900.

Ultime sul gas

Le imprese impiegate nel gas si sono morsi la coda da soli. Investendo pesantemente in nuove tecnologie fino al 2007 ha reso possibile estrarre le enormi quantità di gas presenti sul territorio nord-americano. Ci hanno messo 20 anni per capire come estrarre il gas nel Bakken Shale, e quando gli sforzi finalmente sono riusciti, sono stati premiati con un totale crollo dei prezzi. Continua a leggere…

Ultime sul gas

Le imprese impiegate nel gas si sono morsi la coda da soli. Investendo pesantemente in nuove tecnologie fino al 2007 ha reso possibile estrarre le enormi quantità di gas presenti sul territorio nord-americano. Ci hanno messo 20 anni per capire come estrarre il gas nel Bakken Shale, e quando gli sforzi finalmente sono riusciti, sono stati premiati con un totale crollo dei prezzi.

In pochi anni siamo passati da una permanente scarsità a una (semi)permanente abbondanza. Ogni nuova scoperta di gas tende ad abbassare il prezzo dell’azione di un impresa, invece di spingerla in su, come avviene per le aziende nel petrolio. Il break-even per i nuovi giacimenti di shale gas è di 5$/mcf, e con un prezzo ben più basso è chiaro che le imprese stanno annegando. Anche se la curva di apprendimento porterà il break-even a meno di 4$ a breve, ci vorrà del tempo prima che i guadagni si realizzeranno, visto che le imprese nel gas devono anche ammortizzare gli enormi acquisti di terreno fatti fino al 2007 per trovare il gas non convenzionale.

Le imprese nordamericane che operano nel gas si stanno muovendo verso il petrolio per superare questi anni di prezzi bassi, sicuri però che a lungo termine anche il gas renderà di nuovo.

Il grafico a 25 anni è sconcertante. Dal picco nel 2006 siamo a  -70%

Zoomando dal luglio 2008: -63%

En anche da gennaio fino ad oggi un bel -25%:

La domanda ora è quanto tempo potranno andare avanti gli Stati Uniti con il shale gas. Il tasso di declino (decline rate) dei pozzi pare che sia molto alto, e non si sa quanto sarà lunga la famosa coda. Quindi chi vuole investire nel gas direttamente potrebbe ancora avere delle brutte sorprese, a meno che non sceglie di  investire non nella commodity, ma nelle imprese, e soprattutto in una delle imprese che lavorano anche nel petrolio.

I prezzi attuali del gas, e le potenziali quantità che assicurano fornitura a lungo termine, sono molto interessanti invece per l’industria automobilistica. FIAT & Co stanno per muoversi en masse per sviluppare tecnologie alternative, visto che il petrolio comincerà a scarseggiare fra un paio d’anni. Il petrolio a basso prezzo è già finito e ora gli automobilisti dovranno fare i conti con la benzina sempre più cara. Il sovraprezzo di 3000$ rispetto a una macchina a benzina è ai livelli di una macchina a diesel.

Le case automobilistiche vorrebbero mettere in piedi delle alternative su scala grande prima che la gente non ha più soldi per cambiare la macchina.

Un bel po’ di tempo fa ho tradotto un’intervista con Marchionne dove lui dice che non crede nelle macchine elettriche.

“Gli elettrici non sono economicamente autosufficienti. La tecnologia avanza sempre e rende longevo il motore a combustione.”

La domanda da farsi è quale tipo di carburante che bruceranno questi motori a combustione.

Marchionne crede nel motore a gas naturale. La Fiat Chrysler è leader mondiale nella produzione di questi motori e ora Marchionne vorrebbe introdurlo anche negli Stati Uniti. Per la FIAT solo il gas naturale è un’alternativa realistica al petrolio (Fiat Group – UBS Paris Auto Show Conference – Sep 28 2010).

Cosa dice il CEO della FIAT?

natural gas engines offer a better way to cut emissions because they’re cheaper than competing technologies

electric cars, which General Motors Co. and Toyota Motor Corp. are betting on, present “too many obstacles” such as the recharge time for batteries

Il gas naturale è perfetto per gli US, soprattutto nei trasporti pubblici e per le flotte commerciali, dove i veicoli vengono riforniti centralmente. Questo secondo Constantino Vafidis, responsabile sviluppo trasmissioni e ibride Fiat.

“Fiat will use its technological leadership in natural gas, in a region discovered to have huge reserves,” said Giuliano Noci, a professor at the MIP management school of Milan’s Polytechnic university. “It’s almost a mandatory strategy. Fiat should lead the natural-gas car market as it’s far behind in the electric vehicle sector.”

L’anno scorso la FIAT ha venduto 127.000 macchine a gas e in Italia ci sono 800 distributori. Negli Stati Uniti i distributori sono solo 1.300 su un area molto più vasta rispetto al territorio italiano, e devono fornire gli 110.000 veicoli a gas che ci sono nel paese. Ma la FIAT vuole vendere 50.000 macchine a metano agli americani nel 2011.

The U.S. currently ranks 14th in the world in sales of natural gas vehicles, while Italy is sixth, according to the International Association for Natural Gas Vehicles.

Se FIAT riesce con questa impresa di fare del motore a gas una vera e propria alternativa al petrolio, potremo presto vedere una domanda del gas molto più solida e regolare.

Nel frattempo anche ENI è avanzata sulla curva di apprendimento diventando proprietario di 1.900 km2 in Polonia (comprando la Minsk Energy Resources) per esplorare le possibilità di shale gas. I pozzi saranno attivi nell’anno prossimo, e la Polonia sta anche costruendo una pipeline di gas fino alla Lituania.

Lo shale gas va avanti, i grandi comprano terreni e giacimenti e investono in pipelines.

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Oggi ho letto questi articoli:

http://seekingalpha.com/article/239350-adrian-day-long-on-gas-longer-on-oil

http://informbusinessnetwork.com/corporate-accounting/natural-gas-costs-learning-curve-551994a

http://www.bloomberg.com/news/2010-12-01/fiat-s-marchionne-bets-on-natural-gas-for-u-s-as-gm-toyota-go-electric.html

http://in.finance.yahoo.com/news/Quebec-shale-gas-play-defies-reuters-675205814.html?x=0&.v=2

http://www.upi.com/Science_News/Resource-Wars/2010/12/13/Eni-makes-European-shale-gas-debut/UPI-58151292251578/

http://energia.supermoney.eu/news/eni-importanza-dello-shale-gas/

Neve, vento, freddo, chi ci guadagna

Chiunque abbia interessi nel gas dovrebbe aggiornarsi regolarmente sulla questione macroclima.

Oltre alle famosi previsioni meteorologiche a 5 giorni, che leggiamo un po’ come l’oroscopo, volentieri ma senza darci tanto peso – qua a Rio non beccano neanche la previsione in tempo reale, fuori c’è il sole, e il meteo dice che piove – esiste questa cosa decisamente più utile per capire se ci sarà neve in montagna per le vacanze. Prendendo poi in considerazione tutte le altre informazioni, il macroclima darebbe una dritta anche a chi non sa per esempio se andare long o short sul gas. Continua a leggere…

Neve, vento, freddo, chi ci guadagna

Chiunque abbia interessi nel gas dovrebbe aggiornarsi regolarmente sulla questione macroclima.

Oltre alle famosi previsioni meteorologiche a 5 giorni, che leggiamo un po’ come l’oroscopo, volentieri ma senza darci tanto peso – qua a Rio non beccano neanche la previsione in tempo reale, fuori c’è il sole, e il meteo dice che piove – esiste questa cosa decisamente più utile per capire se ci sarà neve in montagna per le vacanze. Prendendo poi in considerazione tutte le altre informazioni, il macroclima darebbe una dritta anche a chi non sa per esempio se andare long o short sul gas. Non si tratta di sole o pioggia per il tuo compleanno, cioè il tempo che fa, si tratta di deviazioni dalla media di temperature e precipitazioni. Il macroclima non lo vedrai mai in prima pagina. La gente non ci crede, esattamente come non ci crede nel riscaldamento globale, oppure in peak oil. Sta troppo nel futuro, e tanto non ci puoi fare niente. (Questi sono palloncini di illusioni che andrebbero sgonfiati se avessi il tempo)

I macroclimatologi cercano di prevedere grossolanamente che cosa possiamo aspettarci meteorologicamente dal futuro. Per esempio la NOAA , che studiando il Golfo del Messico è diventata esperta sugli uragani. I loro meteorologi sanno quando devono arrivare, quanto sono forti, dove vanno, tutto entro dei limiti variabili, chiaro. Ed è purtroppo quella variabilità che spesso paralizza i politici dal prendere le decisioni giusti. Come ce lo spiega Taleb, nessuno ringrazia colui che cerca di prevenire.

Infatti, si sapeva benissimo dell’arrivo di Katrina nel 2005, si sapeva che avrebbe distrutto New Orleans, ma non si è mosso nessuno in tempo, per la comunque esistente probabilità che non sarebbe successo. Il resto lo sappiamo.

L’indicatore macroclimatico più famoso è forse la Corrente del Golfo, sempre nel mezzo del dibattito climatico per il rischio che si fermi quando si sciolgono i ghiacci artici. La Corrente non deve incontrare grandi masse di acqua dolce e fredda sul suo cammino verso nord, altrimenti c’è rischio che non riesca a rilasciare abbastanza calore all’atmosfera. In questo caso la Corrente rimane con una densità salina bassa, e non affonda, come c’era da aspettarsi, in vicinanza della Groenlandia. Di conseguenza non c’è quel grande vuoto nell’Atlantico necessario per tirare su altra acqua calda dalla zona del GoM.

Il risultato sarebbe una Corrente interrotta, o spostata verso ovest, quindi noi europei staremo con meno aria calda durante l’inverno, oppure addirittura un fermo della Corrente, che porterebbe a delle temperature simili a quelle di Alaska in Svezia, e un clima scandinavo in Italia. Una Corrente indebolita può riprendere con forza una volta che i ghiacci artici si scioglieranno più lentamente, una Corrente ferma non può più riprendere.

Il volume del ghiaccio dimostra anomalie sempre più negative. Per quanto invece riguarda l’estensione attualmente ci manca ca 1 milione di km2 dei 10 che dovremmo avere in questo periodo.

L’Artico ormai è perfettamente navigabile durante l’estate, e ogni anno il ghiaccio millenario, non solo quello giovane dell’ultimo anno, si scioglie più velocemente, disturbando la Corrente, e rilasciando migliaia di tonnellate di CO2 nell’atmosfera, che si sperava sarebbe rimasto intrappolato nel ghiaccio ancora per qualche migliaio di anni.

Siamo in perfetto global weirding, dall’inglese weird – strambo, impossibile prevedere cosa succederà a lungo termine.

A breve termine forse avremo disturbi della Corrente e inverni europei più freddi. Qualche anno di sollievo, essendo il clima ciclico, e poi di nuovo ghiacci sciolti, disturbi della Corrente, inverni freddi etc.

In realtà con questo post volevo parlare della NAO, uno degli indicatori più amati dai climatologi, ovvero la North Atlantic Oscillation, oppure Oscillazione Nord Atlantica. Meno facile da prevedere, ma più facile da capire, e forse addirittura utile agli investitori di energia con 3-4 mesi di anticipo.

Il NAO si riferisce alla forza e posizione variabile tra la pressione permanente bassa sopra l’Islanda, e la pressione permanente alta sopra le Azzore. Quando la differenza è più ampia della media, un NAO+, abbiamo venti occidentali (che arrivano dall’ovest) più forti con estati freschi e inverni miti con tanta pioggia. Quando il NAO si riduce sotto la media, NAO-, i venti diminuiscono portando un clima più estremo con estati caldi e inverni freddi al nord dell’Europa, mentre le tempeste vengono spinte verso il Mediterraneo, portando brutto tempo, tempeste e pioggia all’Italia per esempio.

http://www.cpc.noaa.gov/products/precip/CWlink/pna/JFM_season_nao_index.shtml

Dalla curva si vede perché i miei primi inverni durante gli anni ’70 erano così ricchi di neve, da costruirci interi igloo in giardino, e gli estati così caldi da soffocare. A Milano ci sarà stata molta meno neve, ma forse faceva più freddo del solito? Poi qualche inverno mite, ma a metà anni ’80 altri due superinverni. Quando mi sono trasferita in Italia i tassisti milanesi mi raccontavano sempre di quell’inverno quando nevicava tanto… Ma chi è nato dopo il 1985 non può ricordarsi cosa sia veramente un inverno. I giovanotti saranno stati sorpresi l’anno scorso, e ancora più quest’anno, e chiederanno al papi di comprargli la macchina invece del motorino.

Ora, il NAO è un oscillatore. Ogni volta che va giù, poi torna su. I primi tre mesi del 2010 erano freddissimi, sia in memoria, che guardando il grafico. Quindi il NAO dovrebbe tornare su per il periodo gennaio-febbraio-marzo 2011.

Non credo però che questo si traduca in un inverno meno freddo dell’anno scorso. Questa volta non abbiamo più le stesse riserve di caldo immagazzinate nella terra sotto i nostri piedi.

Poi non è detto che torna su più di tanto. Ci sono stati degli trimestri invernali con NAO seguiti da altri trimestri con NAO: 1962-1963-1964 e 1977-1978-1979. Tanti anni di freddo in fila.

Quindi anche se il NAO torna su di qualche mezzo punto, potrebbe fare ancora più freddo questo inverno che l’inverno scorso.

Il NAO tende al positivo durante i mesi freddi, da novembre ad aprile, e al negativo durante i mesi caldi. Quindi oltre alla Corrente del Golfo, anche la NAO è parzialmente responsabile per il clima sopportabile in Scandinavia.

Il grafico del 2010 è particolare, in quanto è l’unico anno in tutta la serie, con inizio nel 1950 e scaricabile qua, con NAO sempre negativo. Infatti l’inizio dell’anno è stato freddissimo in tutta l’Europa, mentre l’estate era bello in Scandinavia, e sul triste in Italia. Vedremo come prosegue. In ogni caso, pioggerelle miti non si avranno da nessuna parte.

Tempi estremi portano con se cambiamenti nei consumi, sia dei privati, che a livello comunale/governativo:

La palla di cristallo mi dice che si dovrà spendere molto di più per il riscaldamento, sia in Italia, che per esempio in Inghilterra, grande consumatore di gas naturale.

Quindi per l’inverno vedo un aumento della domanda per il gas fossile, e un aumento del prezzo a breve termine.

Poi vedo grandi caos nelle fermate dei treni, e degli pullman. Arrivano, non arrivano, deragliano, ritardi etc. Chi può, prende la macchina. Aumento della domanda per il petrolio. Scusa, cancello, ci siamo già. E che i prezzi del carburante salgono si saranno accorti tutti.

In compenso il turismo invernale alpino avrà un altro anno di tregua. E probabilmente chi ha ancora dei soldi in tasca più avanti cercherà di fuggire al freddo per qualche settimana, quindi anche le strutture turistiche al caldo prediletti dagli europei potranno guadagnare qualcosa dalla neve.

Vedo anche un grandissimo business per la Decathlon, essendo la catena francese l’unica alternativa alla costosissima Canadian per i vestiti invernali, almeno a Milano. Probabilmente in montagna trovi altri negozi con vestiti che reggono il clima, ma in pianura padana c’è da piangere dalla frustrazione. Se solo si potesse conoscere il clima per i prossimi 10 anni…un bel business, anche online, di vestiti scandinavi che reggono tutto, annesso un reparto vanghe…

Prevedo anche con facilità che il prezzo dell’elettricità aumenterà più del solito quest’inverno. Chiedete alle vostre banche cosa vi possono offrire come investimento per proteggervi contro l’aumento dei costi. Io ho scritto alla mia banca, il Credito Bergamasco, ed ecco la risposta: “Buongiorno sig.ra Ryden, al momento non abbiamo il titolo che fa al caso Suo (c’era il mese scorso, legato al titolo Eni). Sarà mia premura avvisarla non appena avremo qualcosa di simile.” Non molto preparati si vede.

Certamente i paesi dipendenti dalle forniture energetiche dall’estero, come l’Italia, possono soffrire delle bruttissime sorprese se durante il periodo più freddo per qualche motivo la fornitura si interrompe. Oggi per esempio, in Danimarca dalle 17 alle 19 dovranno pagare la KWh 2€, venti volte più della media scandinava, perché i reattori svedesi Oskarshamn 3 e Ringhals 1 sono in manutenzione. Hanno ormai una certa età, e saranno sempre più spesso in manutenzione.

E se la situazione NAO- continua ancora un anno, avremo problemi con le raccolte. Al nord, per il ritardo dell’arrivo della primavera, e poi l’estate esplosivo con poca pioggia. Al sud ci saranno problemi con le raccolte per maltempo. Certamente ci ricordiamo la situazione in Russia quest’estate, che ha perso il 25% della raccolta del grano per gli incendi dovuti alla siccità. Quindi ci potrebbe essere un altro anno con i prezzi dei cereali alle stelle. Qua il mio vecchio post.

Per quanto riguarda le città/il governo, si può assumere che saranno ugualmente sorprese dalla neve quest’anno che l’anno scorso. Solo a Milano ci saranno costi per decine di milioni di euro, per perdita di produttività, riparazioni delle infrastrutture, sanità in tilt, autostrade impraticabili dalla neve e dagli incidenti causate dalle persone che non sanno guidare sulla neve.

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Altre info: Qua c’è un ottimo articolo che parla del ghiaccio artico e la sua influenza sul clima in Europa. Meno ghiaccio – più freddo.

Petrolio, ci siamo

Cioè di nuovo in backwardation.

L’ultima volta risale alla metà del 2008, prima della crisi.

Backwardation significa che la domanda è talmente forte che i trader di futures sulle commodities devono pagare un prezzo più alto per avere oggi il petrolio fisicamente, che lasciarlo in magazzino e prendere consegna fra per esempio due mesi. Significa che la domanda è più forte dell’offerta. Continua a leggere…

Petrolio, ci siamo

Cioè di nuovo in backwardation.

L’ultima volta risale alla metà del 2008, prima della crisi.

Backwardation significa che la domanda è talmente forte che i trader di futures sulle commodities devono pagare un prezzo più alto per avere oggi il petrolio fisicamente, che lasciarlo in magazzino e prendere consegna fra per esempio due mesi. Significa che la domanda è più forte dell’offerta.

Il contrario si chiama contango, dove il prezzo spot è più basso del prezzo forward. I costi per tenere il petrolio in magazzino per alcuni mesi pesano sul prezzo dei futures. Se il petrolio è abbondante, il prezzo é basso, e il produttore preferisce tenerlo in magazzino per venderlo più caro in futuro. Oppure in altre parole, il produttore potrebbe preferire vendere sulla curva forward a un prezzo più alto che al prezzo basso di oggi.

Quando invece il petrolio scarseggia per qualsiasi motivo è importante poterci mettere le mani subito, e il prezzo spot è più alto di quello con consegna più avanti.

È un po’ contra-intuitivo ma è così che funziona.

È dalla crisi che la differenza tra forward e spot si stavano avvicinando, e ora, appunto per la prima volta in 2 anni, la curva forward è in backwardation. Probabilmente perché chi compra ci deve mettere le mani subito, e non ha tempo per aspettare che la domanda venga di nuovo superato dall’offerta, abbassando i prezzi. Quello che tiene in magazzino sta per finire e ne ha veramente bisogno.

Per i giornali il motivo del backwardation sono lo sciopero francese e l’inverno rigido, e fra 3 mesi saremo di nuovo in contango.

Backwardation significa anche che è di nuovo redditizio vendere il petrolio ora, per ricomprarlo a un prezzo più basso in futuro. Quindi a breve termine possiamo aspettarci che il prezzo del greggio aumenta più velocemente di prima, quando tanti investitori muovono i soldi verso le ETF che trattano commodities. La teoria è che è più facile guadagnare in backwardation sostituendo per esempio il contratto gennaio di 90$ per il contratto marzo di 87$, guadagnando 3$ per ogni contratto sul roll-over.

Questa condizione oggi (cioè il backwardation) dipende dal fatto che la produzione a breve termine non incontra la domanda, una situazione che il mercato si aspetta cambi fra pochi mesi quando i fattori offerta/domanda ritornano alla situazione normale, abbassando di nuovo i prezzi spot.

Può anche darsi che la situazione non ritorna “normale” se si avvera una permanente scarsità di petrolio, e che avremo di nuovo un 2008.