World Energy Outlook e l’OCSE

Backcasting.

Nel precedente post sul WEO  – World Energy Outlook – della IEA ho descritto come devono fare backcasting per arrivare a dei numeri decenti per il nostro consumo di energia nel 2035. Backcasting significa che hanno deciso come sarà il mondo fra 25 anni, e ora gli resta solo disegnare la curva tra il punto di partenza (oggi) e il punto di arrivo (2035).

Più spesso le think tank si occupano di forecasting, cioè usano i dati del passato per estrapolare il futuro. Backcasting è il contrario. Si prende una decisione sul futuro, dopodiché si adatta lo sviluppo il necessario per arrivare al punto deciso.

Il WEO contiene come già detto dei grafici intriganti, nel senso che dimostrano una cosa, mentre il testo sotto dice tutt’altro. Questo perché la IEA è perfettamente consapevole del non vorrei dire crollo sistemico, anche se sono ormai tanti i blogger che ne parlano, alle nostre porte. La IEA tuttora è costretta a minimizzare i rischi per i già menzionati rischi politici.

Questa è la prima volta che la IEA, consapevole di peak oil da più di un decennio, ha preso quella frase in bocca.

Uno dei grafici che vale la pena guardare più da vicino è questo:

Praticamente ci dice quanta energia in più o in meno che possiamo consumare fino al 2035. Ma ricordiamoci che si tratta dello New Policies Scenario, in cui effettivamente facciamo degli sforzi grandi per migliorare il futuro.

Nessuno può fermare la crescita della Cina e dell’India, che aumenteranno moltissimo i loro consumi energetici nei prossimi 25 anni. Tra il 2000 e il 2008 la crescita media del PIL cinese era del 10% (giù a 6,7 nel 2009 ma già oltre 11% nel 2010). Anche se questo numero dovesse scendere 3 punti a 7% abbiamo un raddoppiamento dell’economia ogni decennio, con i consumi energetici a seguito.

Secondo la IEA il consumo di energia dei non-OCSE potrà crescere del 75% in 25 anni, trainati dalla Cina, e quella OECD del 36%.

Come già detto i tecnici IEA sanno da anni che peak oil e peak coal limiteranno il consumo mondiale di energia. Bisogna solo decidere dove.

La IEA ha deciso che siamo noi occidentali che ci dobbiamo limitare. Giusto, ne usiamo molto più del resto del mondo.

Solo che la crescita non-OCSE è talmente forte che non solo ci dobbiamo limitare, ma anche diminuire l’uso di queste fonti per far quadrare i conti. Esattamente come suggerito dal grafico sopra. L’occidente deve ridurre i consumi di carbone e petrolio di 400Mtoe per entrambe le fonti energetici fino al 2035. Sono 800 Mtoe in totale. Ovviamente in compenso useremo un mix di rinnovabili, gas e nucleare. Dal grafico sembrerebbero ca 1100 Mtoe di energia da altri fonti che andranno a sostituire le 800 Mtoe carbone/petrolio, quindi si, crescità di ca 36%.

1100 Mtoe di crescita energetica totale nell’area OCSE, diviso 25 anni = 44 Mtoe all’anno da fonti rinnovabili, biomasse, nucleare, e gas fossile. Esplorerò la questione in un altro post.

Attualmente l’OCSE consuma 45.000.000 di barili di prodotti petroliferi al giorno (dati EIA). Questo corrisponde a 6.140.000 tonnellate al giorno, o 2.240.000.000 tonnellate all’anno = 2.240 Mtonnellate.

400 Mt da risparmiare in tutto, divise 25 anni, fanno 16 Mtoe all’anno. Non sembra certo tanto rispetto alle 2.240 bruciate ogni anno.

Bastano 0,06% in meno all’anno per avere un risparmio complessivo di 2.988 kbarili o ca 420 Mtoe.

Per ridurre i consumi di petrolio di 16 Mt all’anno, che è veramente pochissimo, basta aspettare che i prezzi del petrolio lentamente salgono, tanto anche T. Boone Pickens prevede 95$ per la fine del 2011. Come dice lui, già ora il consumo è più grande della produzione e l’unico modo per controllare il consumo e far salire i prezzi.

(Ed è qua che io mi perdo. Il consumo è già più grande della produzione, e noi dobbiamo solo diminuire il consumo di 0,06% all’anno? Mentre i non-OCSE aumentano il consumo?)

Facendo finta che circumnavighiamo elegantemente peak-oil diminuende di soli 0,06% all’anno, avremo comunque sempre più bisogno di prodotti petroliferi per l’agricoltura, visto che le raccolte in tutto il mondo saranno sempre meno sicure, e dobbiamo cercare di hedgare la nostra alimentazione coltivando cibo più vicino a noi. Gli agricoltori europei diventeranno il nuovo ceto sociale “in” visto che le loro terre saranno presto il più prezioso asset sulla terra. A parte il petrolio. Ci sono già fondi che stanno trasformando l’intera Romania in terra agricola.

Questo significa che i trasporti privati devono diminuire più di quei 16 Mtoe, per fare spazio all’agricoltura. Per semplificare assumo che il nostro consumo di plastica rimane invariato, e che tutta la diminuzione riguarda carburanti.

E per quanto riguarda il carbon la situazione è la stessa.

Nel 2009 abbiamo consumato poco meno di 2,4 miliardi di short tonnes x 0,907186 = Sono 2.177 Mt

Se 1 Mt di carbone equivale a 0,64 Mt di petrolio abbiamo 2.177 Mt carbone = 1.393 Mtoe all’anno.

Non dovrebbe essere troppo complicato togliere 16 Mtoe all’anno neanche qua. Basta che ogni anno spostiamo un’altra fabbrica FIAT in Tunisia.

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7 responses to “World Energy Outlook e l’OCSE”

  1. Filippo Zuliani says :

    Il nuovo ceto sociale “in”, piu’ che gli agricoltori mi aspettano siano i nuovi latifondisti e i distributori (che a loro volta dipenderanno dai “carburanti”)

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    • oronero says :

      Direi che i latifondisti non hanno mai smesso di essere “in”. Ma se tutti i catastrofisti hanno ragione, e andiamo incontro al peak, oil, peak carbone, peak popolazione, global weirding, etc tutto insieme, anche le piccole proprietà agrarie sotto i 10 ettari per esempio, diventeranno proprietà molto ricercate.

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  2. Paolo B. says :

    Il raddoppio del PIL cinese non sarebbe sostenibile dalle scarse risorse del pianeta (e l’India e le altre economie emergenti nel frattempo non starebbero a guardare).
    Ergo, è chiaro che l’impetuosa crescita della Cina, dell’India ed altre nazioni sia destinata ad interrompersi ben prima del raddoppio dei prossimi dieci anni.
    Prevedere, come fanno la IEA od altre organizzazioni, il contesto energetico globale fino al 2035 è aria fritta sbandierata opportunamente per non correre rischi politici.
    Tanto sanno bene che questo paradigma economico è allo stadio terminale…

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    • oronero says :

      Chiaro. La crescita fisica nella natura, per esempio quello di noi umani, segue una curva particolare, all’inizio veloce, per poi spianare (speriamo che cmq non smettiamo di “cescere”), mentre la crescita economica è esponenziale, quindi sempre più veloce. Una crescita oggi del 10% è molto più di una crescita di 10% nel 1990.

      Non è ragionevole che l’onere della prova che questo non è sostenibile stia con noi che diciamo che non è possibile quadruplicare l’economia durante la vita dei nostri figli. Che portano le prove loro che credono che la crescita economica è quell’uccello strano che non segue le leggi della natura.

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  3. Pinnettu says :

    Credo che gli esercizi matematici in cui si avventura l’IEA non siano previsioni, ma semplicemente scenari.
    Suppongo siano perfettamente consapevoli che fare previsioni oltre 1-2 con i tempi che corrono sia impossibile.
    Al prossimo WEO cambieranno i numeri…vedrete

    I loro scenari si basano sull’assunto che nei prossimi 20 anni metteremmo in produzione oltre 40 milioni di b/g di nuovo greggio convenzionale, più 10 milioni di non convenzionale.

    E chiaro che partendo da un presuppossto talmente ardito si può poi impostare qualunque scenario.

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