Abbiamo guadagnato 8 anni di petrolio

Ultimamente sono arrivate molte notizie lato OPEC sulle riserve in forte aumento. Sia il Venezuela che l’Iraq, e ora anche l’Iran hanno aumentato notevolmente il numero di barili estraibili. Per quanto riguarda il Venezuela la situazione è ancora meno chiara che per Iran e Iraq, dove si tratta di pura fantasia.

Il Venezuela ha alle spalle l’USGS (US Geological Survey), l’ente geologica americana, quindi opera in un paese democratico e dovrebbe essere esposto a controlli. Anche se l’USGS è sembrato un po’ troppo cheerleader a gennaio quando ha annunciato che le riserve estraibili venezuelani sarebbero 513 miliardi di barili, anche gli 251 annunciati dal governo Chavez sembrano tanti rispetto ai 99 miliardi stimati dal Oil&Gas Journal.

Ho fatto un grafico dove ho corretto i dati BP con le nuove riserve:

Il Canada è un caso a parte, le sue riserve di oil sands non erano incluse nei dati BP, ma penso che l’industria per l’estrazione di petrolio dalle sabbie è talmente vivo e vegeto che bisognerebbe includerli.

Il Canada è una democrazia, il settore petrolifero è privato, quindi non ho nessun dubbio che il numero sia il più vero possibile.

In totale sono adesso 1588 miliardi di barili, invece dei 1333 di prima.

Abbiamo guadagnato 255 miliardi di barili, 8/otto anni interi di economia petrolifera.

Nel caso dell’Iraq non importa tanto quanto petrolio trovano se non investono immediatamente nell’infrastruttura. Il Al Basrah Oil Terminal, dove praticamente tutto il petrolio Iracheno (80%) affluisce prima di essere esportato, è in uno stato pietoso. Il carico massimo è di 1,5 milioni di barili al giorno, e non riescono a portare l’impianto al massimo della sua capacità, perché la pressione nella pipeline la farebbe esplodere. È anche uno target prediletto dai terroristi e viene guardato sia dalla marina irachena che dalla marina americana, che presto la lascerà interamente in mani iracheni.

Al-Basrah Oil Terminal, aka ABOT

Secondo me se la struttura responsabile per l’intera economia irachena ha questo aspetto, la marina e l’esercito che la dovrebbero proteggere saranno messi malissimo.

14 responses to “Abbiamo guadagnato 8 anni di petrolio”

  1. desmotoro says :

    Alla luce di questi dati mi sorge spontanea una domanda:
    ma sto picco c'è o no???
    Tutte le volte che si parla di depletion trovano nuovi giacimenti e aumentano le riserve. 8 anni in più di petrolio non mi sembrano pochi.Tu cosa ne dici?

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  2. Paolo B. says :

    Forse sei un po' precipitosa sugli 8 anni guadagnati con le sabbie petrolifere canadesi.
    Premesso che l'estrazione di petrolio di quel tipo sta devastando l'ambiente locale(inquinamento alle stelle dei fiumi e delle falde, pesci malformati, patologie in aumento tra le popolazioni umane del posto, ecc), c'é da dire che tale estrazione é molto più difficoltosa e costosa rispetto a quella del petrolio convenzionale. Le sabbie petrolifere hanno EROEI 2(un barile di petrolio consumato a fronte di due estratti) contro l'EROEI 10-100(1 barile consumato a fronte di 10-100 estratti) del petrolio convenzionale e se le stanno lavorando é perché gli USA cercano disperatamente di ridurre la loro dipendenza petrolifera dal medioriente e da Chavez, pur di mantenere in piedi il loro mercato dell'automobile di massa.
    Ma di fatto le sabbie canadesi, come anche il petrolio scadentissimo venezuelano, non salveranno il mondo dal picco petrolifero che, grafici e cifre alla mano, sembrerebbe già alle nostre spalle.
    Tanto é vero che fonti vicine al Pentagono ed all'esercito tedesco danno per scontati tempi via via più difficili per l'approvigionamento petrolifero già dal 2012.
    Per ora si continua a cercare petrolio nei posti più difficili ed inaccessibili(golfo del Messico docet) e le catastrofi ambientali si susseguiranno sempre più, segno anche questo di una progressiva scarsità globale di oro nero.
    Ultimi sussulti di un'era petrolifera alla fine…

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  3. riccardo says :

    è quello che VOGLIONO farti credere…

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  4. Pinnettu says :

    Quando parliamo di paesi produttori, consideriamo sempre che siamo di fronte a nazioni controllate da regimi un filino poco liberali.

    Sulla veridicità dei numeri che pubblicano è più che lecito dubitare. A dimostrazione di ciò è facile constatare che solo i paesi democratici aggiornano la situazione delle loro riserve in maniera quanto meno credibile. Vedasi per esempio gli USA, la Norvegia o la Gran Bretagna, che non fanno mistero di avere le proprie riserve in calo.
    Le riserve dei paesi OPEC invece rimangono sempre le stesse, come se ogni anno scoprissero nuove riserve pari esattamente alla quantità di greggio prodotta.

    Noi non possiamo fare altro che aspettare e vedere che accade nei prossimi anni.

    Già nel 2011-2012 dovremmo comunque avere una idea più precisa di quale sia il vero stato delle riserve mondiali.

    Oggi la produzione totale è su un plateau e oscilla (dal 2005) in una fascia compresa tra gli 84,5 milioni di b/g e gli 85,5 milioni b/g.

    Nel corso del 2010 si dovrebbe leggermente superare quasta fascia, ma resterebbe comunque una tendenza generale di plateau.

    La domanda intanto si è riportata su valori prossimi al record del 2007 e se dovesse continuare questo trend, già nel 2011 avremmo un nuovo record assoluto della domanda (probabilmente vicina a 87 milioni di b/g).

    A quel punto la produzione dovrebbe abbandonare il plateau verso l'alto e pure in maniera decisa. Se sarà in grado di farlo vorrà dire che forse le capacità dei paesi produttori (e quindi anche lo stato delle loro riserve) non sono messe poi cosi male.

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  5. oronero says :

    Lei Paolo sa benissimo che io non ci credo a quello che racconta l'OPEC. (dovevo aggiungere un (NON) ironico al titolo forse?)

    Desmotoro: Il picco come definizione attuale è dietro a noi, ma la disperazione vera porterà a sviluppo tecnologico nell'infrastruttura, spostando la discesa in la.

    E poi sono certa che prima o poi estraeremo il petrolio anche a EROI negativo. A meno che l'aeronautica americana non è estremamente fortunata nello sviluppo di combustibili dalle alghe.

    Pinnettu: sto leggendo l'ultimo report dell OPEC, hanno aggiornato in su i numeri per la domanda nel 2010 e nel 2011. Sembra che sia costantemente sopra l'offerta. Ma dobbiamo purtroppo aspettare ancora per avere certezze, in fondo sono solo previsioni. E si sa che chi fa previsioni, sbaglia.

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  6. Pinnettu says :

    Sul 2011 certo è meglio andare cauti…ma per il 2010 il ritorno della domanda in area 84,5 mil b/g è ormai assodato. Ci saranno sicuramente degli aggiustamenti ma dovremmo essere sui quei valori.

    E per quasto che dicevo che una tendenza simile anche per il 2011 ci potrà dare una valida risposta sulla reale capacità estrativa.

    Personalmente (ovviamente non posso che basarmi esclusivamente su ciò che è reperibile in rete) ho sempre pensato ad un plateau lungo che, iniziato nel 2005, puo andare avanti ancora per qualche anno.

    Ritengo plausibile che ci sia ancora una marginale capacità estrattiva non utilizzata. Mi riferisco in particolare alla spare capacity dell'Arabia Saudita, agli ultimi mega project e alla possibilità che l'Iraq riesca effettivamente ad aumentare la propria produzione.

    Direi quindi ancora qualche anno di “tranquillità”, salvo immaginare una domanda che cresce in maniera sostenuta. A qul punto il gap fra domanda e offerta si allargherebbe come nel 2008 e i prezzi del greggio salirebbero in verticale.

    Dopo di che (2014-15 ??) il calo della produzione potrebbe materializzarsi.

    Solo una precisazione, giusto per non passare per i soliti catastrofisti e sminuire così l'importanza della questione peak-oil:
    a rigor di dati il picco non è stato superato. Siamo su un plateau e la produzione del 2010 su base annuale (non mesile) stà faccendo registrare un valore superiore al record del 2008.

    Solo la produzione del crude per il momento sembra aver raggiunto il picco deffinitivo nel 2005.

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  7. Anonymous says :

    L'USAF americana già testa un F-22 raptor a carbone (postai la notizia sul blog della Debora, mesi orsono. Adesso non riesco più a trovare il link). Gran parte della flotta da trasporto americana è già in fase di conversione, ma adesso si testano addirittura i caccia da superiorità aerea. Non si tratta di alghe, però. Ma di un derivato liquido dal carbone (un metodo già sperimentato dai tedeschi nella WII e oggi, se non sbaglio, brevettato dalla Sasol sudafricana).

    Comunque che i militari considerino il picco cosa ormai certa lo si desume anche da altre notizie. La Royal Navy sta riconvertendo la sua flotta a breve e medio raggio con biodiesel. Son tutte notizie che si possono apprendere dalla lettura di Jane's. Tutti le forze armate si stanno rapidamente riconvertendo, anche se, è bene precisarlo, il picco lo presumono nel 2014 (paolo b. parla del 2012, ma lo studio della Bundeswehr parla del 2014. E' stato poi enfatizzato al 2011/12 da Der Spiegel che ne accentuato una parte nella quale si parlava degli “inizi” degli effetti, probabilmente per ragioni giornalistiche).

    Tello.

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  8. Paolo B. says :

    Che non tifasse(passo al lei visto che lo usa con me) OPEC era chiaro ed infatti la mia mail si riferiva solo alle sabbie canadesi ed all'inutilità di inserirle nel grafico così da contribuire all'allontanamento nel futuro del picco.
    Picco che almeno dal punto di vista del crude(il tipo di petrolio più importante) é già alle nostre spalle.
    La produzione all liquids, seppure in plateau, non é in grado di compensare il declino del crude, ed infatti l'attuale crisi economica globale conseguente é una realtà già dal famoso record dei 147 $/b.
    Gli 8 anni in più non sono veri neanche ironicamente…

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  9. Anonymous says :

    @ Paolo B

    ….anche tu da queste parti!!!
    ..accidenti ma siamo sempre i soliti quattro gatti… 😉

    Comunque….circa il discorso picco si o picco no, alla fine dei conti quello che conta è la produzione degli “all liquids”.
    Esclusi i biofuel, che non sono petrolio, tutto il resto è greggio a tutti gli effetti.

    Allo stato attuale delle cose la produzione globale non ha iniziato la fase calante e questo proprio grazie ai greggi non convenzionali.

    In deffinitiva, il picco si stà presentando, non come un momento ben preciso, ma come un plateau. Per cui parlare di picco nel 2010 o nel 2012 a poco senso, se non quello di attirarsi gli insulti di chi è sempre pronto a dire: “mahh allora sto picco!!!”

    La produzione potrebbe lateralizzare ancora per qualche anno e presentare ancora qualche nuovo record assoluto.

    Nel brevissimo tempo penso sia più probabile la formazione di un gap fra domanda ed offerta, come conseguenza del rialzo della prima, e non di un calo della seconda.

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  10. Mauro says :

    Il Paese è democratico, le compagnie sono private, QUINDI non hai alcun dubbio sui dati?????

    HAHAHAAHAAAHAHAHAAAA

    Scusa, ma non ho resistito……

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  11. Pinnettu says :

    E' bene precisare però che l'USAF per il momento stà solo sperimentando l'uso dei combustibili “alternativi”.

    Per il momento gli aerei continuano a volare con il carburante tradizionale…..nessuna riconversione insomma.

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  12. Anonymous says :

    No, no Pinnettu. Alcuni Hercules, alcuni Globalmaster ed addirittura anche alcuni Galaxy già volano con una specifica. L'esperimento è già terminato e la US Air Force Petroleum Agency ha già deciso per la riconversione. Ci sono problemi di appalto. L'USAF vorrebbe fare le modifiche in house. I principali committenti aereonautici, viste anche le attuali difficoltà di diversi programmi, bramano per avere l'appalto esternalizzato.

    Quello che invece colpisce e che gli americani credano così tanto in questo nuovo derivato da iniziare i test su macchine da superiorità aerea, come appunto i Raptor, e del quale non riesco più
    a trovare il link di jane's. Fino ad adesso, giova
    chiarirlo, il kerosene militare (lo standard JP-8) aveva specifiche addirittura diverse rispetto al kerosene civile (lo standard J-A1), ritenuto non consono agli impieghi bellici. Ed ora, invece, si comincia a testare un derivato non petrolifero!

    Si potrebbero trarre deduzioni da questa considerazione. E cioè che gli americani ritengano che nel prossimo futuro nessuna forza militare potrà permettersi di usare il performante JP-8 e nemmeno l'ordinario J-A1, nelle proprie forze aeree…

    Tello.

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  13. Pinnettu says :

    @ Tello

    Ammetto di non aver seguito la vicenda, quindi potrebbe effettivamente essere come dici tu.

    Io ero fermo ai soli programmi di certificazione che dovrebbero portare entro il 2012 tutta la flotta ad essere, appunto, certificata per volare con una miscela di jp-8 (jp-5 per la USNavy) e biofuel al 50%.

    Per il resto, a parte un contratto della Navy per la fornitura di biofuel, credevo che comunque nell'ordinaria operatività si volasse al 100% con il jp-8.

    Per il resto posso confermare i test anche sui velivoli da combattemento. L'ultimo in ordine di tempo mi pare essere stato l'A-10, mentre con l'F-22 si procederà entro la fine del 2010.

    Rimane il dubbio su come pensano di riuscire ad approvvigionarsi di cosi tanto biofuel…..stiamo parlando di migliaia di aerei!!

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