Cigni neri, Taleb, recensione, mi aggiungo al coro.

Un cigno nero non lo è mai per tutti. C’è sempre una persona, o un gruppo di persone, che già sa che cosa succederà, come nel caso di un attacco terroristico pianificato, oppure che cosa potrebbe eventualmente succedere, come nel caso di un disastro ecologico.

Il disastro in Ungheria è decisamente un cigno nero per gli abitanti dei sei paesini rasi al suolo. Queste persone non potranno mai più tornare a vivere nelle loro case, perché la terra e l’acqua sono stati distrutti. Ogni tipo di vita nel fiume Marcal è sparito. Animali mammiferi possono quasi sempre scappare, ma tutti gli insetti, vermi, batteri ed altri organismi necessari per la vita del suolo non ci sono più e i terreni intorno ai correnti d’acqua colpiti sono da considerare morti per tanti anni da qui in poi. I metalli pesanti non possono essere degradati i distrutti. Sono componenti naturali della crosta terrestre, ma solo in concentrazioni bassissime. In dosi appena poco più elevati sono molto velenosi.

Sicuramente ci sono persone che sapevano tutto sulla fragilità della diga. Forse alcuni sono ingegneri che non venivano ascoltati (questa mi suona familiare). Oppure dirigenti un po’ corrottini che tenevano le dita incrociate. Quindi queste persone ora si chiedono “Perché non ho insistito, visto che lo sapevo” oppure “Cosa ho fatto per meritarmi questo?”.

Se avessero saputo al 100% che sarebbe successo, avrebbero reagito prima, e non sarebbe successo. Il fatto che non hanno agito prima è perché non viene mai ringraziato chi cerca di prevenire. Anzi, molto spesso viene incolpato per voler spendere troppi soldi, frenare l’economica, vedere tutto di nero ed altro.

Il mondo è però pieno di gente che prevede e prende posizione nonostante vengano derisi dal consenso.

Uno di loro è Michael Burry, un’investitore geniale afflitto di Asperger. Dal suo ufficio nel garage di casa, vestito di bermudas, muoveva centinaia di milioni di dollari a favore dei clienti arrabbiati con lui, perché non riuscivano a capire. Alla fine la crisi finanziaria del 2008 è arrivato, i suoi clienti erano tra i pochi con le ricchezze intatte. Ma lui non è stato mai ringraziato da nessuno e ha chiuso bottega. Ora investe solo per se stesso e pochi amici eletti. L’articolo di Vanity Fair vale la pena leggere.

Un altro, molto più famoso, è Nicholas Taleb, l’investitore afflitto di filosofia. Ormai sarà famoso anche in Italia, ho appena ricevuto l’ultima copia di Wired (che dovrebbe essere all’avantgarde, ma evidentemente non lo è), che ne parla. Taleb ha coniato il termine “Black Swan” nel 2006 in un libro dove prevedeva perfettamente quello che sarebbe successo. In seguito ha anche scritto un libro chiamato proprio “The Black Swan – The impact of the highly improbable” uscito prima della crisi.

Il libro non è facile da leggere, ma spesso molto molto divertente. Critica pesantemente quasi tutto l’expertise economico più grande del mondo, spesso e volentieri i laureati del Nobel finto in economia.  Alcuni passaggi, soprattutto i capitoli 14 – 17 sono geniali, proprio da “aprigliocchi”.

Ed è geniale, il modo in cui prevedeva la crisi.

Cos’è questo cigno nero allora? Un cigno nero deve avere un impatto molto grande, non essere prevedibile, se non da pochi o pochissimi, e in retrovisione essere totalmente prevedibile del tipo “l’ho sempre detto”. Come per esempio le torri gemelli, il disastro BP, la crisi finanziaria.

Ci sono anche cigni neri positivi, come la scoperta dell’antibiotico, o il successo di Harry Potter.

Tra i consigli più pratici c’è verso la fine del libro alcuni consigli di Taleb su come bisogna vivere partendo dalla consapevolezza che esistono i cigni neri.

Secondo lui bisognerebbe investire il 90% circa il più sicuro possibile, tipo nei BOT, e i restanti 10% in attività che hanno cigni neri solo positivi, come media, biotech, e prospezione di petrolio (cioè le aziende piccolissime con potenzialità di crescita borsistica del 10.000%).

Le banche sono esposti ai cigni neri negativi e quindi non funzionano come investimento. Nel caso migliore noi ripaghiamo i prestiti e tutto va bene per la banca. Non può esistere un cigno nero positivo che da un giorno all’altro fa guadagnare 10 volte di più alla banca. Invece può succedere che il mercato immobiliare crolla, e la banca non riceve più i pagamenti, e la sicurezza per i pagamenti non vale più niente, e la banca perde tutti i soldi e fa bancarotta.

Ovviamente può darsi che i 10% investiti a rischio non vadano da nessuna parte, o che li perdi tutti. Ma il 90% dei tuoi soldi sono ancora sotto il materasso. Se sei molto fortunato arriva un cigno nero positivo e tu ne esci benestante.

Un particolare odio sembra colpire l’appunto finto Nobel Myron Scholes, che secondo Talib è parzialmente responsabile del crac del 1998. Scholes è altri pluripremiati non-scienziati considerati geni erano i fondatori della Long-Term Capital Management (LTCM). I loro calcoli supersofisticati all’interno della loro “materia” Modern Portfolio Theory non ha permesso deviazioni standard grandi. Solo i soliti 2. Quindi l’enorme esposizione al rischio non era visibile, e con il crollo del mercato russo, il fondo, che era esposto principalmente verso la Russia, ha tirato giù banche intere. Evidentemente avevano messo la probabilità che la Russia defaulterebbe a p = 0, o qualcosa ugualmente sbagliato, visto che a posteriori abbiamo imparato che p = 1.

I am selecting Morton because I found him very illustrative of academically stamped obscurantism. I discovered Merton’s shortcomings from an angry seven-page letter he sent me that gave the impression that he was not too familiar with how we trade options, his very subject matter. He seemed to be under the impression that traders rely on “rigorous” economic theory – as if birds had to study (bad) engineering in order to fly.

Riassumendo velocemente, la teoria di Taleb è che non riusciamo a prevedere in nessun modo il rischio vero, e quando ci proviamo, erriamo. Quando la realtà bussa alla porta, le persone più brillanti del mondo con le loro formule sofisticate non ci possono salvare.

Taleb parla anche di questioni non-economiche, e dice che ogni volta che si presenta un’opportunità di lavoro, è da prendere. Se ti chiamano dalla sartoria della Scala perché hanno bisogno di una mano in più, disdici i biglietti d’aereo delle vacanze…(non conoscevo ancora Taleb). Se non prendi la tua chance non arriva mai il cigno nero positivo personale. Inoltre bisogna vivere in una città produttiva dove c’è gente con idee, altrimenti non incontri mai le persone giuste.

Prima di leggere Taleb non vedevo cosa fosse così sbagliato nella globalizzazione. Mi è sembrato bellissimo un mondo dove la creatività (scarpe da corsa sempre meno pesanti) generasse più soldi, che la loro produzione giustamente spostata dove costava meno. La globalizzazione ha permesso le nazioni creative di concentrare idee e know-how, e produrre concetti. Ma la globalizzazione finanziaria non è un bene:

“…it creates interlocking fragility, while reducing volatility and giving the appearance of stability. In other words, it creates devastating Black Swans. We have never lived before under the threat of a global collapse.”

“So the financial ecology is swelling into gigantic, incestuous, bureaucratic banks (often Gaussianized in their risk measurement) – when one falls, they all fall

Ricordatevi che quelle righe sono state scritte prima dell’estate 2008.

Io mi ero divertita molto a leggere questo libro, che parla di molte più cose di quanto ho descritto qua. Per me la realizzazione più grande è stata che non posso fidarmi del fatto che il mondo è gaussiano, come ho sempre creduto, ma Mandelbrotiano. Penso che bisogna leggere il libro per capire.

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2 responses to “Cigni neri, Taleb, recensione, mi aggiungo al coro.”

  1. Francesco Ganz etti says :

    …Ti ringrazio per aver arricchito il mo vocabolario del termine ” Mandelbrotiano ” ….In effetti recentemente ho letto un libro di Dawson sull’evoluzione del vivente e dove lui simulava al computer un processo evolutivo a partire dal progenitore unico monocellulare : le sue creaturine hanno prsto assunto aspetti frattalici…Ancor più recentemente mi sono imbattuto nelle stampe di Haeckel, noto evoluzionista del secolo scorso, famoso per la frase ” l’ontogenesi ricapitola la filogenesi ) : curioso come le sue rappresentazioni artistico-scientifiche delle classi animali più primitive somigliassero a moderni frattali che noi tutti conosciamo….
    Tornando a noi, nel mio piccolo, quando il petrolio toccò 147 dollari al barile, 2 anni abbondanti or sono, anche se il corso degli eventi sembra aver accellerato inaspettatamente, almeno per molti, dissi a mio padre : ” Bà, mi sà che dovresti vendere qualche pezzo d’antiquatariato, magari all’asta, perchè sono pezzi belli ma non comunque da museo e vedrai che la maggior parte della classe “benestante” fra qualche anno penserà ad altro…” ( Mi pare anche che azzardai anche di comprare solo oro ma ammetto che lo feci quasi scaramanticamente come battuta : non credo alla rivalutazione perpetua dell’ oro e mi orienterei più sugli elementi rari )…
    Tornando ancora più vicini anoi, ieri leggevo sul corriere adriatico che il comune di Senigallia ha rimesso all’asta beni immobili e terreni edificabili per un valore presunto di 8 milioni di euro che serviranno per ripianare parte del deficit ed investimenti in assistenza sanitaria….I baby boomer ci vogliono tutti sterili, sotto una certa età…Fosse per me azzareri certi servizi sociali locali e farei consorziare più comuni per richiedere un bus-navetta elettrico che a naso , con le tecnologie attuali, potrebbe costare qualche centinaio di migliaia di euro ma avere autonomia sufficiente per i percorsi cittadini nelle piccole città, dove non conviene investire in tramvie leggere, od anche meglio investirei per rendere energiticamente autosufficenti tutti gli edifici pubblici : insomma interventi che restano, non servizi basati su presunti diritti da light crude.

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  2. Tello. says :

    Un pò OT, ma la notizia merita.
    Anche i tedeschi si imbarcano in south stream, seguendo i cuginetti francesi. Ormai mi sembra che sia un progetto europeo. Confido che non ci credevo tanto, qualche anno fa. Ed invece il buon B. ci ha visto lungo.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-09/putin-berlu-South-Stream-141936.shtml?uuid=AYiBoPYC

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