PIIGS e Petrolio

Su The Oil Drum qualche giorno fa c’era un commento di Louis de Sousa, che racconta del giornalista portoghese Jorge Nascimento Rodrigues, che da anni informa il pubblico sul fatto peak oil, anche tramite il giornale più grande portoghese, l’Expresso.

Il contenuto è conosciuto a tutti i seguaci del peak oil, ma l’articolo finisce con un paragrafo particolare sui paesi europei che saranno colpiti maggiormente dalla scarsità e dei prezzi crescenti relativi all’economia fragile: i PIIGS, cioè Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna.

Dalla sinistra, i paesi più dipendenti dal petrolio, esattamente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e l’Italia.

Questo non può essere una coincidenza dice il giornalista che si chiede se i paesi sono PIIGS per colpa della dipendenza dal petrolio, o se sono dipendenti dal petrolio perché sono PIIGS.

Io direi che si tratta di una combinazione delle due tesi, tipo:

  1. Paesi senza margini economici per ridurre la dipendenza
  2. Economie dipendenti dal petrolio soffre più dai prezzi crescenti e il debito del paese aumenta
  3. Governi incapaci di pianificare per un futuro senza petrolio
  4. Governi corrotti senza la voglia di pianificare per un futuro senza petrolio
  5. etc…

Ormai sono convinta che è stato l’impossibilità di produrre più petrolio che ha scatenato la crisi finanziaria. L’economia non riusciva più a espandere in modo significativo dopo che la produzione di petrolio si è stabilizzata nel 2005. Il rallentamento ha fatto traballare gli Stati Uniti che ha visto scoppiare la bolla immobiliare. Ovviamente essendo stata una bolla sarebbe scoppiata comunque, solo che ora è successo a causa della mancanza di petrolio, quindi anche come causa del prezzo del petrolio.

Sembra certo che quando il petrolio comincia a scarseggiare veramente, più tardi il prossimo decennio, i paesi PIIGS saranno fritti. Le loro economie debolissime indebitati fino al collo non potranno adattarsi a una realtà senza petrolio.

Per chiarire meglio la connessione tra petrolio e PIIGS pubblico questo grafico:

In alto a destra si concentrano 4/quattro dei 5/cinque maialini. Non c’è nessuna correlazione matematica tra dipendenza dal petrolio e disavanzo pubblico, perché ci sono dentro delle eccezioni. Le eccezioni sono in forma di paesi ricchissimi, come il Luxembourg, totalmente dipendente dal petrolio, ma con le banche piene di soldi. Oppure Islanda, con poca dipendenza, ma anche pochi soldi per causa dello crac islandese. Non ho nessun dubbio che Islanda riuscirà a ricostruire il paese. Ho lasciato fuori la Norvegia per motivi estetici. Il loro disavanzo negativo stona troppo. Sarà perché sono svedese.

Quindi per avere una correlazione bisogna anche contare con i punti sopra, governi troppo ciechi o corrotti, che non hanno preparato i loro paesi in tempo, una correlazione su tre matrici.

8 responses to “PIIGS e Petrolio”

  1. Filippo Zuliani says :

    Ottimo post. Concordo con la tua intuizione sull'impossibilita' di espandere la produzione di petrolio come iniziatore della crisi. Ne ho scritto qui, se vuoi dare un'occhiata: http://www.imille.org/2009/03/il-silenzio-sulla-crisi/
    Intanto ancora complimenti per il blog e per la solidita' delle tue analisi. Brava.

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  2. Francesco Ganz etti says :

    Salve Anna e coomplimenti per il blog ; abituato all'etsrma copetenza e visionarietà di TOD e dalla melassa baby boomista di petrolio e crisi di blogosfere finalmente ho trovato una pubblica piazza di maggiore fruibilità e decenza ; Vorrei anche presentarmi : ho 35 anni e sono lbero professionista della salute, odontoiatra, con la propria attività; ho alle spalle una buona formazione filosofico letteraria e d anche scientifica col cvantaggio di essermi scelto i testi per conto mio. ( A 25 anni avevo completato la terza rilettura dell' opera completa di Nietsche.)

    Spero che tu abbia perdonato questa mia volontà di introduzione alla mia persona ed ora passo al tuo post : Piigs dipendenti dal petrolio o dpendenza del petrolio = Piigs ? Io a naso mi sbilancio più per la preponderanza del primo fattore, ma è indubbi che ormai siamo arrivati lunghi e può esserci solo un brusco arresto: riflettevo però sulla possibile insolvenza del debito pubblico italiano : ciò si tradurrebbe in un mancato pagamento dei bot ai risparmiatori e di parte dello stipendio ai dipendenti pubblici : ciò stà nella realtà delle cose, nel senso che oggi chi è più in sofferenza è il privato in particolare se giovane….Mi piacerebbe , per esempio, che il precariato fosse eliminato dal settore pubblico livellando al basso le condizioni dei baby boomer che si sono pappati tutti i diritti anni fà con un schema di Ponzi valoriale questo sì strettamente legato al loght crude e con cararttersitiche panoccidentali.
    Un saluto.
    PS: mi piace molto il tuo approccio nel discutere insieme gli articoli di TOD.

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  3. fishcanfly says :

    Io ho fatto un esame di geopolitica e quello che hai scritto qui risulta particolarmente interessante. Dico, nell'intero blog!
    Perciò ora sei tra i miei preferiti!
    Be' il mio blog è palesemente diverso, ma chissà che geopolitica e riflessioni sulla natura dell'uomo non possano unirsi?
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com
    In ogni modo, a rileggerti! 🙂

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  4. andreaX says :

    Bene, adesso vorrei evitare di dire “meglio questo, peggio quello” perchè secondo me la cosa più importante è che SE NE PARLI. Piu l'argomento dell'esaurimento delle risorse planetarie (non solo il petrolio) viene trattato più aumentano le probabilità che sempre più persone vengano a conoscenza del problema, bisogna a tutti i costi scardinare l'assurda censura che le fonti di informazione tradizionale compiono su questo tema tanto scomodo quanto osteggiato. Sone però convinto che tra non molto il problema diventerà così evidente che non potrà più essere taciuto, da nessuno, nemmeno dai politici.

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  5. oronero says :

    Ciao ai nuovi lettori, e grazie dei complimenti. Leggo e incrocio notizie e idee, è molto divertente, e lo faccio soprattutto per cercare di capire il futuro, compito impossibile. Per esempio non ho la più pallida se l'Italia alla fine va in default…

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  6. Tello. says :

    Ciao, mi presento anch'io. 39 anni, dirigente pubblico, meridionale.
    Anche io transfuga dal blog della Debora, ormai su una china inarrestabile.

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  7. Filippo Zuliani says :

    Dubito fortemente che l'Italia vada in default. L'opzione non e' nemmeno considerata dagli analisti di mercato e, qualora dovesse succedere, scatenerebbe un putiferio di proporzioni bibliche. L'Italia e' uno dei G8, uno dei piu' grandi paesi industrializzati d'Europa. Se fallisce, vanno a picco miliardi e miliardi di investimenti e si innesca un effetto domino inarrestabile.

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  8. andreaX says :

    @6

    Non denigriamo gli altri blog, come ho già scritto più blog ci sono sull'argomento meglio è.

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