Archive | ottobre 2010

Alaska, la non-scoperta dell’anno

Purtroppo le buone notizie che Iran, Iraq, Kuwai e Venezuela stanno scoppiando di petrolio da esportare sono state rovinate dall’USGS, che per una volta non dimostra il solito superottimismo. Continua a leggere…

Alaska, la non-scoperta dell’anno

Purtroppo le buone notizie che Iran, Iraq, Kuwai e Venezuela stanno scoppiando di petrolio da esportare sono state rovinate dall’USGS, che per una volta non dimostra il solito superottimismo.

Hanno appena diminuito le riserve dell’Alaska del 90%. Nel 2006 la cifra era di 10 miliardi, ora sarebbero solo ca 900 milioni di barili recuperabili.
Ci sono anche 8 Tcf di gas in meno dei 61 Tcf stimati nel 2002.

A differenza delle notizie positive sull’aumento delle riserve, anche quando si tratta di 300 quasi ridicoli milioni di barili, questa notizia non l’ho vista né sul Svenska Dagbladet, né sul Corriere.

Anche 9 miliardi di barili in meno non sono tantissimi in realtà, solo 100 giorni di consumo mondiale. Ma chissà se non vedremo in futuro altre diminuzioni delle riserve, almeno nei paesi di maggiore trasparenza.

I metodi usati per le stime geologiche sono più sofisticate di soli 8-10 anni fa, e prima o poi la realtà geologica raggiungerà pure le fantasie più nere di petrolio. In questo caso si è visto che durante il Cenozoico più lontano, dai 60 ai 15 milioni di anni fa (i dinosauri sono morti ca 60 milioni di anni fa), tutto il bel petrolio creato durante il Mesozoico è evaporato per colpa dell’erosione e dei movimenti geologici che hanno portato il petrolio più in alto, dove c’era meno pressione e cap rocks di minore qualità. Pensa te.

Questo avanzamento tecnologico non porta però a una diminuzione delle proven reserves per gli Stati Uniti. Si tratta di petrolio “undiscovered” cioè ancora non scoperto. Per la USGS questo è petrolio tecnicamente recuperabile a un prezzo di mercato, una volta pagato la scoperta, sviluppo, produzione, e trasporto, incluso un ritorno sul capitale. Basta appunto, scoprire dove sta.

Maastricht, aggiornato

Dall’ultimo aggiornamento sul grafico dei criteri di convergenza Maastricht è successo che ancora una volta la Grecia si è fatta beccare. Il disavanzo pubblico è più di 15% nel 2009, e ormai siamo a un quintuplo rispetto ai 3% inizialmente dichiarati alla fine dell’anno scorso.

Grandi fabulatori.

Comunque ora che lo guardo con i colori aggiornati ho notato un’altra cosa: che chi se la cava meglio in Europa, così a occhio, è chi usa ancora la vecchia valuta. Eccezione solo la Gran Bretagna.

Maastricht, aggiornato

Dall’ultimo aggiornamento sul grafico dei criteri di convergenza Maastricht è successo che ancora una volta la Grecia si è fatta beccare. Il disavanzo pubblico è più di 15% nel 2009, e ormai siamo a un quintuplo rispetto ai 3% inizialmente dichiarati alla fine dell’anno scorso.

Grandi fabulatori.

Comunque ora che lo guardo con i colori aggiornati ho notato un’altra cosa: che chi se la cava meglio in Europa, così a occhio, è chi usa ancora la vecchia valuta. Eccezione solo la Gran Bretagna.

Pipeline, intro

Ci sono 5/cinque modi diversi per trasportare il petrolio: nave petroliera, pipeline, camion, treno e aereo.

Tutto il petrolio prima o poi attraversa una pipeline, decisamente più sicuro per i trasporti terrestri rispetto ai camion e ai treni, anche se Wikipedia ha una lista notevole di esplosioni avvenute lungo le pipeline. Sono anche più economiche dei treni e hanno più capacità. Continua a leggere…

Pipeline, intro

Ci sono 5/cinque modi diversi per trasportare il petrolio: nave petroliera, pipeline, camion, treno e aereo.

Tutto il petrolio prima o poi attraversa una pipeline, decisamente più sicuro per i trasporti terrestri rispetto ai camion e ai treni, anche se Wikipedia ha una lista notevole di esplosioni avvenute lungo le pipeline. Sono anche più economiche dei treni e hanno più capacità.

Ci sono due categorie diverse, “black oil” pipeline, e “clean product” pipeline. Le black trasportano il petrolio alle raffinerie, e le clean portano il prodotto raffinato, cioè benzina, diesel, kerosene ed altro, dalla raffineria ai centri di distribuzione vicini ai consumatori.

Le pipeline per i trasporti lunghi, le “long haul” oppure “mainlines” consistono di tubature dal diametro grosso, e vengono interrotte meno volte dalle “short haul”, usati per i trasporti più brevi. Funzionano in modalità fungibile, “fungible mode”, dove lo shipper, l’impresa che spedisce il petrolio, alla fine riceve la stessa qualità di petrolio che è stata immessa, anche se probabilmente non si tratta dello stesso petrolio, cioè sono altre molecole.

Nelle pipeline più corti, con più punti di fornitura, viaggia il petrolio in modalità lotto, “batch mode”, quindi è lo stesso petrolio che viene immesso che alla fine esce.

Quando due pipeline si incontrano si forma un hub. Se questo hub è un porto, abbiamo un terminale marino. Un hub può servire più pozzi e allora viene chiamata stazione di raccolta. Di solito i hub, i terminali e le stazioni hanno anche una grande capacità di stoccaggio.

Il hub più famoso di tutti è il Cushing Hub in Oklahoma, poco a nord della Gulf Coast. Questo è il luogo dove il greggio NYMEX WTI è fisicamente consegnabile. Altri hub sono per esempio il New York Harbor, Chicago, ARA (Amsterdam/Rotterdam/Antwerp), Singapore, il Golfo Arabo, e Genova.

Il petrolio viene spedito nelle pipeline con l’aiuto di elettropompe centrifughe posti a distanze che variano da ca 32 km per terreni collinosi, a 160 km per terreni piatti. Il petrolio nella pipeline ha una velocità da 5 a 13 km/h, e viene anche aiutato da agenti chimici chiamati Drag Reducing Agents che aumentano la velocità.

Il materiale delle pipeline è quasi sempre acciaio, e per proteggerlo dalla corrosione si usa la protezione catodica, dove il metallo viene esposto a cariche elettriche di basso voltaggio.

Visto che le pipeline spesso si restringono di molecole di idrocarburi in forma di cere e materiale organico prodotto da batteri devono essere ripuliti regolarmente, usando i cosiddetti pigs (Pipeline Inspection Gauges). Esiste anche la variante “smart pigs” che contengono sensori che trovano i punti sporchi o fragili che necessitano di manutenzione. I pigs sono anche usati per dividere vari lotti, o batches, tra di loro.

Negli Stati Uniti le pipeline sono di proprietà indipendente, cioè non di proprietà delle aziende che li usano per trasportare il petrolio. La pipeline più famosa è la “Colonial Pipeline” (CPL) che percorre la tratta dal Gulf Coast fino a Linden, New Jersey, 2.400 km. La Colonial ha una velocità di ca 5 km/h e il petrolio necessita di ca 20 gg per arrivare a Linden.

Il costo di muovere il petrolio è di ca 120 centesimi al barile.

Nel 2008 ci sono stati degli uragani potentissimi nell’area del Golfo, e la Colonial ha avuto parecchie interruzioni.  Tanti distributori lungo la pipeline sono rimasti senza carburante da vendere, e dove ce n’era ancora, costava almeno 10% in più rispetto al resto del paese. La pipeline ha dovuto interrompere la consegna perché non arrivavano più i prodotti finiti dalle raffinerie, perché la stagione violenta ha reso impossibile pompare il petrolio.

Solo pochi giorni fa è stata venduta una partezipazione del 23,4% nella Colonial, per ca $1 miliardo, durante un asta dove partecipavano anche vari sovereign wealth funds , al fondo nazionale delle pensioni coreani. Pare che il mercato del momento sia quello delle infrastrutture energetiche.

Pensandoci sopra è logico che i paesi senza produzione propria di petrolio cerchino di comprarsi le infrastrutture, sia upstream (guardate cosa sta facendo la Cina da un paio di anni), e poi direi pipeline (midstream) e forse raffinerie (downstream) nei paesi (ancora) produttori. La Corea del Sud ha avuto una rapidissima crescita economica dal 1989 grazie all high-tech e un sistema educativo estremamente competitivo. Ora però il paese deve vedersela con la popolazione superanziana, e una economia globale lentissima. Il paese deve allora cercare di proteggersi contro i costi crescenti dell’energia e delle materie prime, andando a comprarsi proprio le infrastrutture.

Ugualmente, se fossi investitore, eviterei assolutamente di investire nelle stesse infrastrutture nei paesi non-produttori. Se l’Export Land Model ha ragione, per un paese non-produttore sarà quasi impossibile importare petrolio dopo il 2030, quindi sicuramente le raffinerie subiranno delle perdite pazzesche. Mi disfarei ovviamente anche dei distributori di benzina (sempre downstream), mentre sono ancora in tempo per farlo. A meno che il governo non mi dia un sacco di soldi per convertire le mie strutture all’elettrico e Biodiesel&Co.

Forse è così che bisogna leggere la notizia che Conoco vende la raffineria in Germania.   Conoco si sente sottorappresentato nel Golfo del Messico e intende spendere ca $3 miliardi per aumentare la presenza li, e nel mercato del shale gas. Prima però ha bisogno di soldi, e li troverà vendendo delle parti che ora stanno facendo guadagni, ma forse in futuro no. Altrimenti non li venderebbero.

E poi c’è la Shell che vende il segmento downstream in Finlandia e Svezia, la raffineria in Svezia e altre infrastrutture. Il motivo sarebbe che la compagnia vuole concentrarsi sulla redditività e il potenziale di crescita, che evidentemente non esistono più in quel specifico mercato. Per non creare panico tra i consumatori tutti i distributori rimarranno con il nome Shell.

Il futuro secondo me: meno imprese integrate, cioè con attività upstream, midstream, e downstream, perché quelli esistenti cercheranno di vendere la parte downstream, forse anche nei paesi produttori, ma sicuramente nei paesi non-produttori.

Se ci sono imprese che hanno afferrato il concetto peak oil, sono sicuramente loro, Shell e gli altri.

Torno in tema.

I prodotti petroliferi viaggiano dentro la Colonial in cicli di 5 giorni, quindi ca 6 cicli al mese, oppure 72 cicli all’anno, e vengono numerati da 1 a 72. I prodotti di un ciclo viaggiano in sequenze sempre uguali, o in modalità lotto segregato, o i modalità lotto fungibile.

Quelli segregati usano pigs per separare un prodotto petrolifero dall’altro dentro la pipeline, e lo shipper deve pagare extra per questo servizio, visto che due prodotti non possono assolutamente andare a inquinarsi a vicenda. Più spesso invece si tratta di lotti fungibili, dove il shipper alla fine riceve un prodotto dalle stesse specifiche che aveva immesso all’inizio, anche se non si tratta delle stesse molecole. Questo è un uso più efficace della pipeline, perché due benzine diverse da due raffinerie diverse possono essere mischiate dentro la pipeline.

La taglia di un lotto, un batch, varia da 75.000 a 3.200.000 barili, dove per esempio la taglia più piccola, 75.000, tipicamente consiste di 3 x 25.000 barili di lotti fungibili. La taglia minima per un lotto segregato è di 75.000.

Nei lotti non segregati si usa un processo chiamato sequencing, che permette la spedizione di prodotti diversi dentro la pipeline senza che questi si mischiano. Le proprietà idrodinamiche dei diversi prodotti petroliferi sono talmente diverse tra di loro che gli operatori possono monitorare la densità del fluido per determinare dove finisce un prodotto e dove inizia un altro. In un lotto di 25.000 barili si ha un mix di soli 75 barili.

Se una pipeline temporaneamente si ferma, per esempio per causa di un black-out elettrico, la pressione idraulica si abbassa e i due prodotti aumentano il grado di mescolanza. Questo non è un problema finché si tratta di due prodotti compatibili, dove quello di qualità più bassa alla fine si prende la parte mescolata. Se i due prodotti non sono compatibili, la parte mischiata deve essere ritrattata in una raffineria. Questa parte si chiama transmix.

Esempio di sequenziamento in una pipeline:

La sequenza di prodotti cambia durante l’anno basato sulla domanda stagionale.

Un’altra pipeline strategica è la Sumed , che collega il Mar Rosso con il Mediterreaneo, capacità 2,5 milioni barili al giorno, usato per muovere il petrolio saudita e arabo in generale verso l’Europa attraverso l’Egitto.

Questa pipeline è importantissima in quanto lo stretto di Suez è proprio stretto, e si riesce solo a trasportare ca 800.000 barili al giorno attraverso il canale sui tankers suezmax, una categoria di dirty crude tankers con capacità tra i 120.000 e i 180.000 DWT – Dead Weight Tonnage. Le taglie più grandi di tanker, i VLCC – Very Large Crude Carriers e gli ULCC (U=Ultra) non riesce a passare. Se dovesse succedere qualcosa al Sumed, o anche al canale stesso, le navi dovrebbero circumnavigare l’Africa aggiungendo 6.000 miglia al tragitto con buoni profitti per i proprietari delle navi e rincari dei prezzi per noialtri.

Ma siamo tranquilli, perché l’Arabia Saudita ha appena usato 44 giorni di petrodollari, ovvero $25 miliardi, per un lifting all’aeronautica. Così  i sauditi ammazzano due mosche in un colpo solo disfacendosi di un poco di quei fogli praticamente inutilizzabili, e aumentando il PIL degli Stati Uniti.

Un’altra pipeline che ho cercato di seguire è la ESPO – Eastern Siberia Pacific Ocean. Questa pipeline è stata costruita dalla Transneft e passa da Taishet via Skovorodino fino al porto di Kozmino immediatamente a nord della Corea del Nord. Da Skovorodino parte il tratto verso sud, che finisce a Daqing in Cina.

ESPO, ma senza la parte da Skovorodino a Daqing

In questa zona prima non esistevano pipeline e questo da la possibilità alla Russia di trasportare il petrolio dalla zona maggiormente in sviluppo, la East Siberia e il Far East, molto più economicamente verso est, e soprattutto, a sud verso la Cina. La Cina ha una immensa sete di petrolio, rispetto a settembre 2009 quest’anno il 6% in più, cioè 8.680.000 barili al giorno. Il paese produce 3,8 milioni di barili al giorno, e anche se si tratta di uno dei maggiori produttori ormai, non bastano, perché la Cina addirittura prevede di aumentare le importazioni di petrolio del 50% fino al 2015 .

Ora anche il Giappone ci si mette a produrre petrolio, nel senso che vogliono trarre vantaggio dalla ESPO per investire pesantemente nei giacimenti poco sviluppati ma interessantissimi in Siberia e nel Far East. Così il petrolio può arrivare in soli 3/tre giorni da Kozmino (sempre con taglie suezmax) invece che in 3/tre settimane dal Golfo.

Gli asiatici comprano sempre più petrolio ESPO e poco a poco il blend ESPO aumenta di prezzo. La qualità è migliore rispetto al benchmark Dubai ma rimane più economico da comprare, situazione che non durerà molto a lungo, quando la capacità di esportarlo migliorerà e i paesi asiatici cercheranno di prenderlo maggiormente dalla Russia. L’Arabia Saudita dovrà lottare per rimanere il fornitore numero uno della zona.

Altri fonti:

Oil 101 di Morgan Downey

Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Pipeline_transport

Colonial Pipeline

Peak oil arriva al teatro!

Mi ha scritto una mail molto bella Gabriele Porrati di www.cambiamo.org, dove mi racconta tra l’altro dell’ultima iniziativa dell’organizzazione: uno spettacolo, un pezzo teatrale sul peak oil. Deve essere una prima mondiale questa, non ho mai sentito parlare di peak oil su un palcoscenico, e sono veramente dispiaciuta di non riuscire a venire a Pavia per vedere questa iniziativa così innovativa. Continua a leggere…

Peak oil arriva al teatro!

Mi ha scritto una mail molto bella Gabriele Porrati di www.cambiamo.org, dove mi racconta tra l’altro dell’ultima iniziativa dell’organizzazione: uno spettacolo, un pezzo teatrale sul peak oil. Deve essere una prima mondiale questa, non ho mai sentito parlare di peak oil su un palcoscenico, e sono veramente dispiaciuta di non riuscire a venire a Pavia per vedere questa iniziativa così innovativa.

È davvero ora che si parli di petrolio anche fuori dai blog. Peak oil o no, Export Land Model o no, la gente ha diritto di sapere che esistono questioni che avranno effetti molto grandi sul futuro dei loro figli. I media non ne parlano, quindi noi non abbiamo la possibilità di prepararci. Questa possibilità di prepararsi deve essere una scelta personale, ora non lo è, perché evidentemente la stampa non può/non vuole/non ha il permesso, di toccare questa patata bollente. Ci vuole la stampa tradizionale perché noi blogger parliamo quasi solo a gente già convertita.

Magari ci fosse qualche giornalista vero che avrebbe voglia di pubblicizzare l’evento su un giornale grande.

Vi riporto la parte che riguarda lo spettacolo:

Questa stranezza e’ organizzata dal Progetto Cambiamo, che si prefigge di raccogliere soggetti non necessariamente omogenei, che scelgono di cooperare senza fini di lucro a scopo di promozione e divulgazione di temi ambientali, portati alla conoscenza del grande pubblico, e dei ragazzi nelle scuole. Il tema su cui si opera e’ trasversale, ed e’ quello della sostenibilita’. Al di la’ delle associazioni ambientaliste, sono raggruppate anche quelle animaliste, quelle che operano nel sociale, e nel campo dell’educazione ambientale scolastica; poi ci sono ricercatori, professori universitari, professionisti, ma anche artisti, fotografi, musicisti, personaggi dello spettacolo. Lo scopo e’ quello di fare informazione utilizzando metodi e veicoli vari. Lo scorso settembre per esempio abbiamo lanciato un nuovo festival musicale pro-ambiente e la realizzazione di una cd-compilation annessa, ed ora ci “inventiamo” uno spettacolo teatrale per parlare di petrolio e di energia.

Lo spettacolo andrà in scena il 2 novembre a Pavia, allo Spaziomusica Pavia – Via Faruffini; aperitivo dalle 19:30 – spettacolo dalle 21:00.

Sarebbe bellissimo se ci fosse un grande interesse e un grande pubblico. Andate a vederlo!

Scaricate qua: c101102-pcdnv-sa il documento approfondito sul tema.

Ciao Gabriele, e ti saluto tutte le foreste.

Qualità del greggio agg., diesel

Nella serie: aggiornamento dei grafici, ho aggiornato con gli ultimi dati il grafico per la qualità di greggio che arriva nelle raffinerie americane. Rispetto a maggio la situazione è peggiorata ancora, nonostante sembrava che ci fosse un miglioramento durante l’estate.

Continua a leggere…

Qualità del greggio agg., diesel

Nella serie: aggiornamento dei grafici, ho aggiornato con gli ultimi dati il grafico per la qualità di greggio che arriva nelle raffinerie americane. Rispetto a maggio la situazione è peggiorata ancora, nonostante sembrava che ci fosse un miglioramento durante l’estate.

Rispetto ai dati disponibili a luglio, con un aumento del 60% di zolfo, e una diminuzione del 5% sull’API (leggi qua un’intro sull’API), ora siamo a 63% e -7%.

La variabilità crescente del greggio sta creando qualche problema ai costruttori di motori americani, specificamente quelli diesel. Quando compagnie come Ford e GM progettano un motore, lo fanno usando un carburante specifico. I produttori di motori possono garantire il motore, ma non certo quello che viene messo dentro.

I problemi derivano dal fatto che strutture molecolari diverse vengono raffinate diversamente, e alla fine ne escono sempre più diesel diversi. Anche se il motore non si rompe, non ci si può più fidare dei dati sulle prestazioni di un certo motore, visto che non si riesce praticamente a  comprare la miscela per la quale il motore è stato costruito.

È chiaro che gli Stati Uniti potrebbero volutamente comprare il petrolio più scarso, visto che costa meno e loro sono praticamente gli unici al mondo ad avere abbastanza raffinerie in grado a processarlo. Per loro potrebbe essere un vantaggio economico, ma purtroppo penso che invece si tratta di “prendiamo quello che ci danno”. In tutto il mondo sta scendendo la qualità del greggio, perché abbiamo raccolto tutti i frutti più bassi, e ora ci restano solo i rami molto in alto.

Il processo di raffinare il greggio quindi diventa sempre più costoso, perché il greggio contiene sempre più zolfo e le leggi diventano necessariamente sempre più rigide. Ora anche gli Emirati hanno dichiarato che vogliono arrivare ai livelli europei di 10 ppm e mettersi al primo posto per diesel pulito. Ora sono al posto 46, da paragonare agli US, posto 44. Ma ovviamente non hanno neanche una raffineria capace di togliere lo zolfo dal diesel. Ancora da costruire.

Diesel è un sottoprodotto risultante della produzione della migliore qualità di benzina, il prodotto che da alle raffinerie il margine di profitto. Questi diesel che escono dalle raffinerie sono sempre più diverse tra di loro, perché il prodotto di partenza non è mai uguale. Per renderli utilizzabili e meno variabili vengono miscelate tra di loro, e anche con altri prodotti come il kerosene, durante l’inverno.

Negli US ci sono già 5 stati che hanno omologato l’uso di biodiesel, dai 2% ai 5%, anche questo è un trend in chiara crescita. I motori GM e Ford ora supportano fino a 20% di biodiesel, mentre quelli europei sono fermi a 5%. Per il primo gennaio 2011 è previsto che i biocarburanti in Europa aumentino a 10% nelle benzine e a 7% nei diesel.

In futuro ci sarà probabilmente anche diesel prodotto dal gas che prima veniva bruciato dalle raffinerie. Il processo Gas-to-Liquid genera un diesel praticamente libero di zolfo, e rende le raffinerie più efficaci.

In ogni caso il diesel avrà un ruolo crescente nel nostro futuro. Il prezzo della benzina alla pompa può solo crescere (oggi JP Morgan dice che secondo loro il greggio arriva già quest’anno ai 100$), e gli automobilisti devono cercare di risparmiare dove possono.

Allora sembra chiaro che i consumatori, a breve termine, useranno una tecnologia stranota, funzionante, che non si deprezza neanche molto nel tempo rispetto ai motori benzina, ed è pure versatile in quello che puoi buttarci dentro: il motore diesel.

Fonti:

http://www.bankspower.com/fridaynightnews/show/51-A-Diesel-Owner%E2%80%99s-Worst-Enemy%E2%80%94Fuel

http://www.bymnews.com/news/newsDetails.php?id=76354

http://www.lohud.com/article/99999999/NEWS01/105100001/Long-popular-in-Europe-diesel-cars-poised-for-big-U-S-future

http://www.moneycontrol.com/news/world-news/findingbalance-uae-eyes-sustainable-growth_491844.html