Peak Oil e il mistero dell’Unione Petrolifera

Chi si aggiorna regolarmente sul petrolio non si sarà persa la notizia che anche la Bundeswehr ora è riuscita a far trapelare un segretissimo report sul panico della difesa tedesca di fronte al picco del petrolio. La Merkel ringrazia l’anonimo trapelatore, con il popolo tedesco preparato al peggio sarà più facile far passare delle nuove leggi poco appetibili. Il report tedesco è adorabilmente tedesco, terra terra senza mezzi termini.

E mi sono incuriosita. Che cosa potrebbero pensare in Italia, della questione picco?

Allora ho passato parte del weekend lungo per l’indipendenza del Brasile leggendo il Annual Report 2010 dell’Unione Petrolifera, pubblicato in inglese all’inizio di agosto e scaricabile sotto “news”.  È una traduzione del testo in italiano, pubblicato alla fine di giugno.

L’UP è un associazione delle aziende che operano nel settore petrolio e energia in Italia. Il presidente è Pasquale De Vita, carriera in ENI, IP e Agip, e i vice sono Alessandro Garrone – AD di ERG, Alessandro Gilotti – presidente di Kuwait Petroleum Italia, Gian Battista Merlo – presidente ExxonMobil Italia, e Umberto Scarimboli – AD di API e IP.

Quindi un’associazione guidata dal massimo expertise italiana sul petrolio, e mi interessa moltissimo sapere cosa ne pensano della possibilità dell’esistenza di un momento in cui la produzione mondiale di greggio sarà al suo massimo (e quindi dopo scenderà).

Cercando velocemente nel testo inglese neanche una traccia del termine “peak oil”, ma non ha importanza, ci sono tanti modi per descrivere il fenomeno senza usare parole che in tanti trovano allarmisti.

Il report comincia con una panoramica della situazione economica globale e l’andamento del mercato petrolifero. Niente di nuovo, lo sapevamo che non siamo più i signori della terra:

In termini di spinta economica dello sviluppo mondiale i paesi maturi hanno visto il loro ruolo centrale sparire.

Solo la stabilità delle economie non-OCSE (820 mila b/d) ha permesso di contenere la perdita complessiva con la domanda di petrolio dalla Cina e dall’India, in aumento del 7,9 e del 5,5 % rispettivamente.

Segue la tabella dei 50/cinquanta maggiori compagnie petrolifere, NOC e privati, e la diminuzione media di 15% negli investimenti petroliferi, per colpa del crollo del mercato.

Dopo parla delle raffinerie e come hanno perso gran parte dei loro margini in questi due anni. La stima per il 2015 però è di 10 milioni di b/d di capacità in più, localizzato in Asia, visto che la domanda verrà da li. Saranno soprattutto concentrati sugli heavy crudes. Gli vantaggi dei paesi asiatici sarebbero la mancanza di legislazione ambientale, una notevole capacità finanziara, mercati in espansione, parco macchine in crescita esponenziale.

In meno di 10/dieci anni i players sul mercato sono cambiati radicalmente…

Poi come dal nulla il colpo anti-peak:

Rispetto ad alcuni anni fa, ci sono meno dubbi sulla futura disponibilità di petrolio, anche se enormi investimenti saranno necessari per raggiungere questo obiettivo.

Secondo gli esperti, in qualunque modo la situazione si evolve, continueremo ad avere petrolio per il resto del XXI secolo

Lo United States Geological Survey stima la quantità totale di petrolio convenzionale esistente nel mondo a 7.000-8.000 miliardi di barili

…petrolio non-convenzionale, la cui quantità è almeno pari a quella del petrolio convenzionale.


Quindi le stime italiane sono di 16.000 miliardi di barili ancora tutti da usare! Con un consumo giornaliero di 86 milioni (livello di oggi) in effetti abbiamo ancora 500 anni di petrolio. Cifra molto diversa dalle stime dell’EIA di 1.300 miliardi di barili, che basterebbero per altri 42 anni.

E poi producono questo grafico sulla produzione di petrolio:

Nel 2020 un bel 35 milioni di barili al giorno verranno prodotto da giacimenti ancora da scoprire (area azzurra chiara).

E dove si trova il mistero?

Per controllare alcune frasi ho deciso di scaricare la versione italiana. Solo che le frasi non si trovavano dove mi aspettavo, perché i due testi sono molto diversi. I capitoli hanno gli stessi nomi, ma il contenuto diverge ovunque, ma soprattutto in un punto importantissimo: il testo italiano parla anche di peak oil.

A pagina 11 elencano i fattori fondamentali e non-fondamentali per il rialzo dei prezzi del petrolio:

Sotto i fondamentali c’è la ridotta spare capacity dell’OPEC, la sempre peggiore qualità del greggio e l’aumento dei costi di estrazione. Sotto i non-fondamentali c’è “Effetto ‘Peak Oil’”.

E non c’è traccia di quei 14.000 – 16.000 miliardi di barili di riserve inseriti un mese e mezzo dopo nel testo inglese. C’è solo una tabella dove indicano le riserve come 181.678 milioni di tonnellate, quindi sono andata qua per convertirli in barili, e ovviamente viene fuori 1.300 miliardi di barili. 42 anni.

E poi:

In una fase in cui la domanda di energia è destinata a crescere e la scoperta di nuove risorse è più difficile che in passato, le IOC vedono ristretto il loro margine di azione. Le attese delle major sono per un aumento della produzione, oggi sicuramente meno ottimistiche rispetto a qualche anno fa.

Spiegano anche chiaramente che cosa è successo nel 2007:

La produzione non ha saputo adeguarsi con la necessaria rapidità a questa maggiore domanda, creando perduranti situazioni di squilibrio, particolarmente evidenti nell’ultimo trimestre del 2007, in cui il deficit di offerta è stato di 0,5 milioni barili/giorno.

Per riassumere: Il testo in inglese ha meno dubbi sulla futura disponibilità di petrolio, il testo in italiano dice che la scoperta di nuove risorse è più difficile che in passato.

—————————-

E io non riesco proprio a capire che cosa l’Unione Petrolifera possa guadagnare facendo credere agli eventuali lettori stranieri che l’Italia vede un futuro pieno di petrolio. Il testo più vecchio, di fine giugno, in italiano, è così tanto più realista.

2 responses to “Peak Oil e il mistero dell’Unione Petrolifera”

  1. Francesco says :

    Complimenti, bell'articolo, molto interessante!
    Sapevo dei report tedesco, inglese e americano (pentagono), ma non ero informato su quello italiano.

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  2. nickvandeerpeers says :

    Ciao Anna,
    in effetti poni una bella domanda, la risposta potrebbe essere però molto semplice; forse il governo di Mr.B, vuole fare la solita bella figura con gli investitori stranieri, per non perdere occasioni di business fanno la faccia di bronzo.

    Buona domanica

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