Inghilterra ci crede, (ufficiosamente)

In Inghilterra esiste una legge sulla trasparenza, chiamata Freedom of Information (FoI) Act, che definisce esattamente che cosa le varie enti governative possono tenere segreto devono rendere pubblico.

Il Guardian è uscito con la paletta e ha trovato che il Department of Energy and Climate Change (DECC), appoggiandosi sulla FoI, ha deciso che i documenti relativi a Peak Oil non sono di dominio pubblico, probabilmente per il bene del pubblico, che altrimenti si potrebbe preoccupare. Nonostante il fatto che tempo fa aveva rilasciato la dichiarazione “segretezza sul tema non è probabilmente una buona idea”.

Alcuni esperti in questioni di energia hanno rilevato che il DECC gli ha mandato una lettera chiedendo opinioni e consigli sulla questione petrolio, ma il DECC insiste che la richiesta fosse pura “routine”, e che non intendono cambiare policy.

La policy britannica sul petrolio è esattamente quella dei tecnonaivisti IEA, che prevede una produzione di petrolio pari a 105 milioni di barili al giorno per l’anno 2030. Secondo enti come la IEA basta investire di più nelle tecnologie per avere significanti aumenti della produzione. Questo mentre sempre più esperti del settore sono d’accordo con il professore svedese Aleklett e la sua ipotesi che le tecnologie aiuteranno solo a mantenere la produzione ai livelli di oggi.

Comunque il giornale Observer era riuscito ad avere documentazione che dimostra come il DECC, la banca centrale inglese (Bank of England) e il ministero per la difesa si sono messi a tavolino per discutere la situazione peak oil.

È molto interessante che proprio questi tre hanno discusso la questione. Uno, perché dimostra che in realtà non ci credono poi così tanto alla IEA; e due perché dimostra che anche loro hanno capito che la questione è più grave di “cosa mettiamo nel serbatoio”. Ci saranno gravi conseguenze per l’economia e per la difesa. Anche se non finisce li.

12/dodici mesi fa è uscita una notizia dal ministero dicendo che “La linea del governo su peak oil non è proprio giustissima (‘not quite right’). Loro devono prendere in considerazione i cambiamenti climatici e dare maggior peso alla riduzione della domanda e anche al fatto che peak oil può aumentare la volatilità del mercato.”

Ora invece ci mettono il coperchio, facendo riferimento al fatto che è “high profile” – di grandissima importanza. Rilevando i contenuti i vari ministri e banchieri non sarebbero più in grado di dire la loro liberamente, secondo la press release del ministero.

Cioè per decidere il futuro energetico del paese la democrazia è una grande rottura di scatole perché susciterebbe reazioni tipo “no, l’età pensionabile no”, e “no, non il mio lavoro bello calduccio qua al dipartimento” (ricordate la Grecia? la gente non vuole quello che è meglio per il paese, quando vede la propria comodità minacciata).

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Finora tra gli importatori solo la Cina sembra di avere una policy per Peak Oil. Chissà se una policy inglese (non)dichiarata peakoilista potrebbe cambiare le cose più velocemente in Europa?

Forse anche nell’opacissima Italia il Ministero della Difesa comincerà a chiacchierare segretamente con il Ministero dello Sviluppo Economico e la Banca d’Italia? 

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