Archive | luglio 2010

Cosa crea motivazione?

Sono in vacanza (e ci sto prendendo gusto), cosi posto solo questo youtubino molto carino sulle vere motivazioni del nostro lavoro. In inglese.

Cosa crea motivazione?

Sono in vacanza (e ci sto prendendo gusto), cosi posto solo questo youtubino molto carino sulle vere motivazioni del nostro lavoro. In inglese.

BP, un saluto da Guanabara

Dieci anni fa, nel 2000, la statale brasiliana Petrobras ha causato una grossa perdita di petrolio nel Guanabara Bay.

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BP, un saluto da Guanabara

Dieci anni fa, nel 2000, la statale brasiliana Petrobras ha causato una grossa perdita di petrolio nel Guanabara Bay.

Nel video postato su youtube  un pescatore parla di come ancora oggi non ci sono granchi. La quantità di pesci è diminuita moltissimo e tante specie non esistono più in quelle acque. I pescatori locali hanno perso il loro mezzo per vivere. Navigando intorno alla baia ci sono tante zone di mangrovie ancora morte:

Ai tempi il governo aveva promesso che in 10 anni la zona sarebbe stata rimessa a posto, anche se ammettevano che era un lavoro lungo e difficile. Oggi, nonostante i continui lavori e più di 200 milioni di dollari spesi dalla Petrobras, l’ecosistema non riesce a riprendersi.

La quantità di petrolio che è stata rilasciata era di 8000 barili, in totale.

Se divido 200 milioni di dollari con 8.000 barili, viene un costo di 25.000 dollari al barile, per le opere di risanamento.

Prendendo questa cifra, cosa succede applicandola al Golfo del Messico?

Per capire meglio, 8.000 barili corrispondono a ca 20% (stima probabilmente molto in basso) della fuoriuscita di petrolio nel Gulf of Mexico, ogni giorno.

Se diciamo quindi che la perdita nel GOM corrisponde a 40.000 barili ogni giorno, per ormai 70 giorni, vengono in totale 2.800.000 barili.

2.800.000 barili x 25.000 dollari = 70.000.000.000 di dollari, 70 miliardi di dollari.

Finora hanno speso ca 3,5 miliardi di dollari, quindi ancora 66,5 miliardi da spendere.

66 miliardi è 6 volte tanto la valutazione degli asset che BP ora vorrebbe vendere alla Apache. Vedremo se non dovranno vendere anche altri giacimenti e licenze.

Quali vantaggi per l’Italia?

Oggi su zerohedge c’era notizia completo di video che parlava del retail italiano e quanto soffre soprattutto la moda italiana della crisi. 

E allora mi sono ricordata delle parole di Richard Heinberg nel film Oil, Smoke & Mirrors (a 3,30 min): Continua a leggere…

Quali vantaggi per l’Italia?

Oggi su zerohedge c’era notizia completo di video che parlava del retail italiano e quanto soffre soprattutto la moda italiana della crisi. 

E allora mi sono ricordata delle parole di Richard Heinberg nel film Oil, Smoke & Mirrors (a 3,30 min):

“… eppure la gente non parlerà del picco del petrolio. Parleranno della disoccupazione. Parleranno del prezzo elevato dei prodotti alimentari. Parleranno del fatto che non si può più salire su un aereo di linea e viaggiare perché il settore aereo è crollato, ci sono solo pochi operatori ancora in piena attività ed i biglietti sono astronomicamente costosi. Parleranno di guerre o attentati terroristici. Avranno completamente perso di vista l’evento che ha causato tutto questo.”

(In italiano: Petrolio, Fumo e Specchi)

“L’evento che ha causato tutto questo” sarebbe Peak Oil. Per illustrarlo ho creato un grafico con praticamente tutti i paesi produttori sovrapposto (poco scientificamente) dal prezzo del petrolio:

Si vede che nonostanto i prezzi abbiano cominciato a salire rapidamente nel 2004 la produzione è rimasta allo stesso livello. Praticamente nessun paese è riuscito ad aumentare ulteriormente la produzione. Nel luglio del 2008 alcuni greggi avevano uno spot price sopra i 145 dollari.

A quel punto la domanda di petrolio è crollata a causa dei prezzi altissimi che hanno rallentato l’industria. Nel 2009 la produzione globale di petrolio è scesa per la minore domanda dall’industria.

È per il mancato aumento della produzione dopo il 2004 che la maggioranza del peakoilisti sono convinti che siamo ormai in discesa.

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Guardando i numeri, così ad occhio, sembrerebbe che ca 45 dei 50 produttori hanno passato il picco.

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E se siamo in discesa, quali vantaggi può avere l’Italia rispetto agli altri paesi industrializzati?

Presupponendo che l’Italia riuscirà a produrre abbastanza elettricità…

  • Direi che prima di tutto esiste ancora tanta piccola produzione in giro. Aziende di famiglia, con tanto know-how concentrato nello stesso luogo. Ci sarà un grande boom per la piccola-piccolissima impresa che opera localmente.
  • E forse tanta piccola produzione potrà essere ricreata, visto che la produzione italiana si è spostata in Tunisia e in Cina solo recentemente. Forse ci sono addirittura laboratori con macchinari ancora in giro? In Svezia l’industria di base ha cominciato a fuggire già 50 anni fa.
  • Come possiamo vivere insieme in un mondo con sempre meno risorse? L’Italia avrà molto meno difficoltà di ricordarsi il concetto famiglia, rispetto alla Svezia o gli US.
  • La facilità di crescere cibo in Italia…grande vantaggio. Lo svantaggio è che c’è troppa gente e poco terreno. Chi ha un po’ di terra sarà fortunato.
  • Poi cinicamente, in Italia siamo già abituati che ogni anno l’istruzione viene ridimensionato. Orribile, ma vero. Ma, forse non sarà del tutto sbagliato, togliere quella tremenda pressione della maturità, per non parlare dell’uni? Oggi una persona giovane non riesce a convincere i genitori che NON deve studiare giurisprudenza come la mamma, con tanti anni di sofferenza e mancata tranquillità e mancati guadagni come risultato.
  • Torneremo a parlare le lingue dei nostri vicini di casa, insieme al trend verso l’inglese?
  • Per chi avrà la pensione, in Italia la situazione sembra più solida rispetto alla Svezia o gli US, perché almeno non sono legate all’andamento della borsa. (per quanto ne so)

Qualità del greggio sempre più scarsa

Cristallo di zolfo siciliano

Lo zolfo nel petrolio ne abbassa il valore. Lo zolfo riduce il contenuto di energia del greggio rimpiazzando le molecole di idrocarburi. In più, lo zolfo corrode i tubi di metallo e i serbatoi negli impianti di produzione e raffinazione, inquina quando viene bruciato, e danneggia la marmitta catalitica dello scarico. Continua a leggere…

Qualità del greggio sempre più scarsa

Lo zolfo nel petrolio ne abbassa il valore. Lo zolfo riduce il contenuto di energia del greggio rimpiazzando le molecole di idrocarburi. In più, lo zolfo corrode i tubi di metallo e i serbatoi negli impianti di produzione e raffinazione, inquina quando viene bruciato, e danneggia la marmitta catalitica dello scarico.

Il greggio può essere descritto come dolce, con basso contenuto di zolfo, o acido, con alto contenuto di zolfo. Acido è tipicamente un greggo con più di 1,5% di zolfo, e dolce con meno di 0,5%.

Visto che lo zolfo si attacca più facilmente alle molecole di idrocarburi pesanti complessi, i greggi con più alto contenuto di zolfo sono anche quelli con gravità API più bassa. Quindi doppiamente qualità bassa.

I due greggi più famosi sono entrambi light/sweet: il WTI con zolfo allo 0,24% e API° 38, e il Brent Blend con zolfo allo 0,37% e API 37°.

Dall’altro estremo della scala, gli heavy/sour, si trovano p.es. Bachaquero (Venezuela) con  zolfo 2,4% e API 17°, e il Maya (Mexico) con zolfo 3,4% e API 22°.

La proporzione della produzione di greggi acidi nel mondo sta crescendo. La maggioranza del famoso “petrolio facile” è/era anche di buona qualità, mentre le nuove scoperte sono sempre più scarse nella composizione delle molecole di idrocarburi e inquinanti come zolfo e metalli.

Le raffinerie nel mondo sono ottimizzati per trattare greggi con API tra 30° e 35°, ma ora il greggio che arriva nelle raffinerie è sempre più pesante.

Dai dati scaricabili dall’EIA si vede che il contenuto do zolfo in 25 anni è cresciuto del 60%, mentre la API gravity è scesa da 32,6° a 30,9°, -5%:

Negli ultimi anni tanti governi hanno cominciato a imporre restrizioni sulla quantità di zolfo ammissibile nella benzina e nel diesel. Grazie ai controlli ambientali, le raffinerie dovono rimuovere lo zolfo dai prodotti finiti usando impianti costosi per la idrodezolforizzazione (HDS – hydrodesulfurization) o idrotrattamento (HDT – hydrotreater). Raffinerie senza impianto HDS o HDT non possono trattare i greggi acidi.

Il processo HDS significa che idrogeno viene utilizzato per la reazione con lo zolfo e l’azoto del prodotto finito (benzina, diesel etc) per creare H2S (acido solfidrico) e NH3 (ammoniaca), in presenza di un catalizzatore a pressione e temperatura elevate. Acido solfidrico e ammoniaca possono essere rimossi facilmente dal prodotto di raffinazione.

Il problema del HDS è la fornitura di idrogeno, dove la produzione di idrogeno rappresenta il costo più alto. Se una raffineria ha bisogno di un hydrocracker, per trattare greggi molto pesanti, potrebbe non trovare abbastanza idrogeno per togliere lo zolfo.

Insieme la normativa più restrittiva e la materia prima sempre più scarsa aumentano i costi per le raffinerie. Per produrre prodotti conforme alle specificazioni, sempre più greggio devo essere passato per l’HDS. Gli Stati Uniti sono stati fortunati negli ultimi anni, visto che il paese possedeva già impianti dell’ultima generazione, capaci di trattare greggi pesanti e acidi.

Tanti altri paesi devono ancora ristrutturare le vecchie raffinerie per poter ricevere i greggi heavy/sour.

I prezzi della benzina dipendono certamente dal prezzo del petrolio, ma anche dai trattamenti sempre più costosi per produrre benzina da petrolio sempre più scarso.

Rare Earth Minerals, Cina taglia

Secondo Businessweek la Cina ha deciso di tagliare l’esportazione delle Rare Earth Minerals, evento atteso con timore da tutto il mondo da almeno un paio d’anni. Questi minerali sono necessari per la produzione di macchine ibride come la Toyota Prius, o l’iPod della Apple, e tanti altri prodotti di altissima tecnologia. Continua a leggere…

Rare Earth Minerals, Cina taglia

Secondo Businessweek la Cina ha deciso di tagliare l’esportazione delle Rare Earth Minerals, evento atteso con timore da tutto il mondo da almeno un paio d’anni. Questi minerali sono necessari per la produzione di macchine ibride come la Toyota Prius, o l’iPod della Apple, e tanti altri prodotti di altissima tecnologia.

Le consegne dalla Cina per la seconda metà del 2010 avranno un tetto di 7,976 tonnellate, una riduzione di quasi il 72%.  In totale quest’anno, la Cina esporterà ca 30.000 tonnellate, -40% rispetto al 2009. Oggi, la Cina produce ca il 90% di questi minerali, e tiene ca il 97% delle riserve.

Probabilmente il mondo sopravvive anche senza l’iPod, ma senza harddisk per computer e generatori (neodimio),  le turbine eoliche, e i pannello fotovoltaici?

Per non parlare delle macchine elettriche…In rete si legge spesso (meno spesso ora di una volta comunque) nei commenti dei blog peak-oil che basta scambiare le macchine a benzina con quelle elettriche per risolvere il problema delle emissioni di gas serra, e la futura mancanza di benzina.

Ci si dimentica, o si ignora, il fatto che le nuove tecnologie sono dipendenti da metalli molto rari, con delle riserve limitate, e per di più collocati in Cina.

La Toyota ha già cercato il lantanio in tutto il mondo. Ogni Prius ha bisogno di 12 kg di lanthanum solo per la batteria NiMH (20 kg per il modello nuovo del 2009). E se la Toyota si prende tutto il lanthanum sul mercato, non rimane nulle per costruire i catalizzatori delle macchine a benzina. Le macchine elettriche non sembrano avere un futuro roseo, almeno finché non si riesca a creare delle batterie più efficaci con altri metalli.