Carbone in Brasile

Visto le previsioni sul carbone, ho cercato di capire la situazione carbone qua in Brasile. Non se ne parla molto, visto che il Brasile non ha molto carbone di buona qualità, e tutto gira comunque intorno al petrolio. Ma il Brasile consuma ca 30 milioni di tonnellate all’anno (o 12 MTOE, o 6 TWh), responsabili di 6% dell’energia necessaria per l’industria siderurgica, e 1,5% della produzione di elettricità.

I 12 MTOE di carbone consumati nel 2009 corrispondono a ca 30 milioni di tonnellate.

Nonostante il Brasile sia uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo, con una produzione di 2 milioni di barili al giorno, il governo ha deciso che il paese deve sviluppare anche la produzione di carbone, oggi a 5 milioni di tonnellate all’anno (o 2 MTOE o 1 TWh).

Per affrontare prezzi futuri dei combustibili più alti, il Brasile dovrebbe sostituire il diesel nella generazione di energia termoelettrica, con il carbone.

Oggi il carbone è responsabile per la generazione di 6 TWh, da portare a 21 TWh, per il 2012. (Una famiglia italiana tipo consuma 2.700 KWh = 0,000027 TWh all’anno)

Come nel resto del mondo, anche in Brasile i laboratori di ricerca dei produttori cercano soluzioni più pulite per l’uso di carbone nell’industria, soprattutto per evitare le tasse sul CO2 imposto dallo stesso governo che gli chiede uno sviluppo delle operazioni. Le tasse e le nuove normative ovviamente rendono più spinoso mettere in piedi nuovi progetti di impianti. Le normative chiedono tra l’altro progetti di riforestamento proporzionale alla generazione di energia programmata. Gli impianti progettati e già installati devono anche presentare una relazione annuale per la mitigazione dell’anidride carbonica.

Le innovazioni tecnologiche che possono ridurre l’impatto ambientale del carbone sono il target degli investimenti in tutto il mondo, ma ci sono ancora dubbi sui reali benefici o applicabilità. Il metodo principale è ancora la cattura e sequestro del carbonio (CCS – carbon capture e storage), considerato vitale per il futuro del settore. In Brasile è la Petrobras in collaborazione con alcune università che ha messo su i laboratori di ricerca. I primi progetti commerciali saranno operativi nel 2020. Anche la Cina nel 2009 ha annunciato la costruzione di impianti con la capacità di raccogliere le emissioni di CO2.

Dal grafico sopra prodotto con i dati BP si vede che nel 2009 il consumo è sceso tanto, -13% dall’anno precedente. La crisi finanziaria della fine del 2008 ha ridotto la domanda dall’industria, e poi ci sono state delle piogge fortissime, che hanno reso molto più produttivi gli impianti idroelettrici, che comunque soddisfano ca 85% della domanda di elettricità.

La seconda cosa che si nota è che il consumo di carbone oggi è 6 volte più alto della produzione. Anche se il Brasile triplica la produzione da 2 MTOE a 6 MTOE in 2 anni, arriverebbe a coprire solo la metà del consumo.

Un altro motivo ancora per aumentare la produzione nazionale brasiliana è il nostro vecchio amico, la Cina. Nel 2009 la Cina è stata costretta a pagare un sovraprezzo di 50 miliardi di dollari per il ferro che serve per l’industria siderurgica. Ovviamente il grande paese ora vuole aumentare la produzione nazionale di ferro, aumentando la domanda di carbone nel mondo. Nel 2009 il prezzo del carbone siderurgico (coaking coal) era di 129 dollari/tonnellata, e ora ci sono notizie che la Cina ha fissato il prezzo lungo termino per il 2010 a 200$.

Se la differenza consumo – produzione per il Brasile rimane al livello del 2009, ca 25 milioni di tonnellate, sono 5 miliardi di dollari da pagare nel 2010 per alimentare l’industria siderurgica brasiliana.

Le varie compagnie minerarie, soprattutto quelle con produzione di coaking coal per l’industria siderurgica, non avranno problemi di trovare clienti. Le riserve mondiali sono enormi, calcolati a bastarci per oltre 100 anni, anche aumentando il consumo di 2% all’anno.

Niente peak carbon.

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