Sabbie bituminose

Non avevo ragione quando ho previsto che la Transocean e gli altri produttori di piattaforme si sarebbero ripreso subito. La catastrofe si sta facendo così grave che le mainstream media continuano a proporcelo in prima pagina, invece di dimenticare tutto dopo un giorno e mezzo. Ormai la macchia ha distrutto il paradiso ecologico Chandeleur Islands, un punto importantissimo per la migrazione di molte specie di uccelli.

Ora non ho i dati di quante delle riserve di petrolio si trovano in mare, so solo che l’attenzione ora si sta spostando sulle famosi sabbie bituminose.

Per estrarre il petrolio dalle sabbie in modo meno sporco rispetto al passato è stato sviluppato un metodo chiamato in inglese Steam assisted gravity drainage, SAGD per gli amici. La traduzione potrebbe essere “Drenaggio gravitazionale al vapore”.

Si tratta di una tecnica EOR, cioè Enhanced Oil Recovery, il termine ombrello di tutte le tecniche che servono per spremere ancora un pochettino di petrolio dai giacimenti vecchi. L’estrazione primaria spesso dà solo il 10% del petrolio presente nel giacimento, e con tecnologie per l’estrazione secondaria si può arrivare a 40%, e fino a 60% con altre tecnologie per l’estrazione terziaria.

Nella tecnologia SAGD vengono trivellati due pozzi orizzontali, uno pochi metri sopra l’altro. Dal canale superiore viene continuamente e per parecchi mesi emesso vapore a pressione bassa, che scalda il petrolio e reduce la sua viscosità. Il petrolio così permea gli strati sottostanti, arrivando al canale inferiore, dove viene raccolto e pompato in superficie.

I gas invece salgono, avendo una densità più bassa.

Le pompe utilizzate sono “progressive cavity pumps” che assicurano un flusso volumetrico regolare e proporzionale alla rotazione della pompa, dando una produzione costante.

La tecnologia che ha preceduto il SAGD era il Cyclic Steam Simulation, CSS, che operava a pressione alta e spesso rovinava il pozzo stesso.

Il giacimento più importante di bitume e heavy oil si trova in Canada, le Athabasca Oil Sands. L’opinionista e ricercatore canadese Alastiar Sweeny ha creato un sito come sostegno del suo libro sulle sabbie bituminose. Lui sostiene che le riserve contengono fino a un bilione di barili (ho tradotto trillion barrels con bilione, essendo il Canda uno dei paesi che usa sia la long scale che la short scale, ma lui è di orgine anglo-sassone, quindi short scale).

Un bilione di barili sarebbe più di tutto il Medio Oriente insieme (ca 746 miliardi di barili), e corrisponde a un aumento delle riserve canadesi finora conosciuti del 400%.

Suona purtroppo come il solito “Abbiamo trovato il petrolio che ci salverà”.

I vantaggi di Athabasca a questo punto sarebbero:

  • molto meno costoso da proteggere contro sabotaggi, visto che non si trova in una zona piena di terroristi
  • se la produzione sarà veramente così alta, il Canada potrebbe operare come swing producer, evitando prezzi del petrolio sopra i 140 dollar, indicato dai sapientoni come causa plausibile di un’altra recessione
  • sempre secondo Sweeny, il rischio di perdite o contaminazione del terreno è minimo con la nuova teccnologia. Ma qua ci sono fortissime voci al contrario, che raccontano di aumenti di casi di cancri rarissimi, miniscosse continue, e la sparizione di vari animali nelle zone colpite
  • I siti di trivellazione sarebbero modulari. Una volta finito un pozzo, il tutto si sposta in un altro posto. La foresta boreale si rigenera in due generazioni. Sono praticamente cresciuta in una foresta boreale per cui posso dire che questo suona vero. In superficie, all’apparenza. Ma cosa succede con i solventi nel terreno? Nella “mia” foresta boreale dobbiamo ancora 24 anni dopo Chernobyl evitare di mangiare i funghi e i cerbiatti.

Il grandissimo rischio è l’esaurimento del fiume Saskatchewan. Ci sono report che dicono che in tutto Canada non esiste abbastanza acqua per generare il vapore necessario per l’estrazione dalle sabbie. Secondo il framework creato da Alberta Environment tutte le quattro aziende che operano nella zona rispettano i limiti di uso dell’acqua. In ogni momento il 15% del flusso sarà disponibile per uso industriale.

Nel frattempo le tecnologie solari stanno ancora lottando con problemi di rendimento energetico, e le nuove tecnologie sono in ritardo e hanno ancora bisogno di sovvenzioni statali.

Tag:, , ,

Trackbacks / Pingbacks

  1. Quelli del Capitano - Pagina 356 - Forum - SoldiOnline.it - 9 luglio 2010

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: