Archive | aprile 2010

Ora dei treni

Un artocolo della Itar-Tass .

Anche gli esperti si stanno svegliando:  La crescita della domanda mondiale di petrolio minaccia la sicurezza e l’economia americana

Il futuro: Una locomotiva

Se non investono oggi avranno da spolverare...

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Ora dei treni

Un artocolo della Itar-Tass .

Anche gli esperti si stanno svegliando:  La crescita della domanda mondiale di petrolio minaccia la sicurezza e l’economia americana

Il futuro: Una locomotiva

Se non investono oggi avranno da spolverare...

WASHINGTON, 29 aprile. Itar-Tass. La crescita della domanda di petrolio nel mondo rappresenta una minaccia per l’economia nazionale e la sicurezza degli Stati Uniti. A questa conclusione arriva il Research Center for American Progress, vicino alla Casa Bianca.

Gli autori ci ricordano che “ogni quinto barile di petrolio arriva negli Stati Uniti da paesi che il Dipartimento di Stato ritiene pericolosi o instabili.” …”il costo di questo olio crescerà con la domanda crescente”. Inoltre, anche se Washington non compra il petrolio iraniano, un’aumento dei prezzi mondiali di $1 porterà al governo iraniano ogni anno ulteriori 1,5 miliardi di dollari.”

Secondo la IEA, “gli Stati Uniti restano vulnerabili per interruzioni delle forniture di petrolio dal Medio Oriente. Gli alleati di Washington, in particolare Canada e Messico, “sono incapaci di riempire il buco esistente. “Gran parte della produzione di petrolio del Canada viene da sabbie petrolifere, e questo carburante può durante la lavorazione inquinare l’atmosfera cinque volte più del normale. Le riserve messicane saranno finite entro il 2019”.

La domanda globale “nei prossimi 20 anni aumenterà in modo critico.” Gli USA rimarranno il più grande consumatore al mondo, ma la Cina si sta avvicinando. La società di consulenza dimostra che, se nel 2005 la Cina ha partecipato al consumo globale di petrolio solo del 3%, nel 2030, il paese può raggiungere il 13%. Un altro paese le cui “aziende sono aggressive in termini di progetti energetici all’estero,” è l’India.

Secondo il rapporto, l’aumento della domanda porterà inevitabilmente a un aumento dei prezzi. Gli esperti riconoscono che gli Stati Uniti non dispongono di risorse sufficienti a coprire la “penuria di petrolio” da solo. Anche con l’inizio della perforazione nelle aree protette in Alaska. A questo proposito, gli esperti dicono che “il modo più efficace per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibile è una diminuzione della domanda di petrolio nel paese.” Per fare questo, dovrebbero “aumentare significativamente la produzione di auto con motori ad alta efficienza energetica. Si propone inoltre di “sviluppare fonti energetiche alternative e di investire nel trasporto pubblico, in modo che la gente ha un’alternativa pratica, accessibile ed economica”.

Ora di investire nelle ferrovie, insomma. Magari anche in qualche produttore di biciclette.

Riserve di petrolio (almeno secondo dati ufficiali)

Oggi un grafico sulla quantità di petrolio che ci resta. Le “proved reserves” sono le riserve dei quali si sa con ragionevole certezza (confidenza del 90% ) … Continua a leggere…

Riserve di petrolio (almeno secondo dati ufficiali)

Oggi un grafico sulla quantità di petrolio che ci resta. Le “proved reserves” sono le riserve dei quali si sa con ragionevole certezza (confidenza del 90% ) …che possono essere estratte con la tecnologia esistente, e che l’estrazione è economicamente fattibile. L’industria li chiama le 1P, a differenza delle 2P che sono probabili, e le 3P che sono possibili.

Le 1P oggi ammontano a 1.342 miliardi di barili. Divisi in 84 milioni di barili (il consumo mondiale giornaliero), e poi diviso in 365, ci viene che abbiamo ancora 40 anni di petrolio. Al consumo di oggi, e senza contare nuove scoperte, e nuove tecnologie che ci permettono di estrarre le nostre nuove scoperte, oggi tecnologicamente troppo difficili.

Dai, non bruciamolo andando in aereo quando possiamo andare in treno, e in macchina quando possiamo andare in motori..hrm.. bicicletta!

Kuwait, fondamentali e giacimenti pieni di sorprese

Reuters: Se il petrolio sale sopra i 100 dollari crea danni all’economia, e l’OPEC reagirà

i miei commenti in corsivo

KUWAIT (Reuters) – L’Opec potrebbe pompare più petrolio per prevenire che i prezzi salgano sopra i $100, creando dei danni alla ripresa economica globale, diceva domenica il ministro del petrolio del Kuwait. Continua a leggere…

Kuwait, fondamentali e giacimenti pieni di sorprese

Reuters: Se il petrolio sale sopra i 100 dollari crea danni all’economia, e l’OPEC reagirà

i miei commenti in corsivo

KUWAIT (Reuters) – L’Opec potrebbe pompare più petrolio per prevenire che i prezzi salgano sopra i $100, creando dei danni alla ripresa economica globale, diceva domenica il ministro del petrolio del Kuwait.

Ma a Vienna il 17 marzo non avevano detto che non avrebbero cambiato le quote? Il mondo (leggi loro stesso, ma anche la Russia) stava producendo troppo petrolio per la domanda, il che teneva il prezzo a ca 70 dollari, troppo basso per i paesi OPEC, che regolandosi speravano di rispingere i prezzi in su.

Il petrolio è ben al di sotto 100 dollari al barile, gira intorno a poco più di 85 dollari al barile, che molti dell’OPEC considerano il livello giusto.

“Se rimane per un tempo prolungato sopra i $100, viene danneggiata la ripresa economica,” ha detto lo sceicco Ahmad al-Abdullah al-Sabah a Reuters.  Alla domanda se l’Opec potrebbe aumentare l’estrazione per evitare questo, la risposta era “Direi di sì, se la domanda lo giustifica.”

Prima dice che 100 dollari/barile porterebbe a un altro crollo dei mercati. E l’OPEC non può produrre il petrolio a 40-50 dollari, è troppo svantaggioso.

Dopo ammette che non sono solo i fondamentali del mercato a decidere il prezzo.

OPEC ha mantenuto invariato l’obiettivo dalla fine del 2008, anche se i prezzi hanno spinto alcuni membri ad incrementare in modo informale la produzione.

Infatti, nonostante la sovraproduzione (ammesso che ci sia), il prezzo del barile sta salendo. È forse l’afflusso degli ultimi anni di sempre nuovi fondi verso il commodity investing che gonfia i prezzi?

La mancanza di conformità tra i membri dell’OPEC stava portando a un eccesso dell’offerta: “I fondamentali ancora non sono giusti nel modo che ce lo aspettavamo”.

Ma se l’OPEC stessa nel 2008 ha ammesso che il prezzo del petrolio OPEC deve seguire i prezzi dei futures, a breve termine, mettendo fuori gioco le fondamentali, e allora di quali fondamentali parliamo?

Eppure, il quarto esportatore di petrolio più grande del mondo ha visto un balzo improvviso della domanda asiatica che sta assorbendo parte della riserva. “Sono rimasto sorpreso nel vedere l’improvviso aumento”, diceva. “Mi aspettavo di vedere la domanda crescere, ma non a questo ritmo… Guardate la Cina e l’India, stanno comprando il surplus”.

Non solo lui ha visto lo shopping della Cina.  Almeno qua abbiamo una fondamentale che in effetti potrebbe aumentare i prezzi di parecchio.

Kuwait esporta la maggior parte della sua produzione in Asia. A marzo il paese ha pompato ca 2,3 milioni di barili al giorno (bpd). Gli attuali prezzi del petrolio sono accettabili sia per produttori che per consumatori.

Una delegazione del Kuwait sarebbe partito per la Cina oggi, per continuare le negoziazioni con la Cina Sinopec Group su un progetto comune di raffinazione petrolchimica in Zhanjiang.

Nessuno si sarà perso il fatto che la Cina non ha più bisogno di importare tanto petrolio, visto che ormai è il proprietario di giacimenti e licenze, un po’ ovunque nel mondo, Kazakhistan, Russia, Venezuela, Canada…Kuwait?

Kuwait spera di firmare presto qualche tipo di accordo, ha aggiunto lo sceicco, rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli. Il mese scorso doveva essere consegnato il report sulla fattibilità e la valutazione di impatto ambientale per l’impianto di 300.000 bpd, che costerà 9 miliardi di dollar.

Ovviamente anche il Kuwait vorrebbe essere pagato il 20% in più del prezzo di mercato, come per esempio il Venezuela e la canadese Syncrude (altri miei post taggati Cina).

Lo stabilimento in Cina e un altro in Vietnam sono progetti prioritari per il Kuwait. A casa, il Kuwait continua a lavorare sull’aumento della produzione da 3 Mbd a 4 Mbd per l’anno 2020, un livello che vorrebbe sostenere per 10 anni. Il paese del Golfo arabo possiede più petrolio di quanto si pensasse, non solo nel giacimento Burgan, ha detto Sheikh Ahmad. Ha rifiutato di dare ulteriori dettagli.

Tanti analisti del settore erano da tempo convinti che l’OPEC non diceva la verità sulle proprie riserve, e che ce n’era molto più petrolio nei giacimenti di quanto hanno dichiarato. Ecco la prima prova che avevano ragione.

Kuwait detiene circa l’8 per cento delle riserve di petrolio di tutto il mondo.

Tremonti e la Grecia

Stasera niente petrolio, invece posto un semplice grafico sui criteri di convergenza Maastricht. L’ho creato usando i dati scaricabili dall’Eurostat.

Secondo me spiega bene perché Tremonti vorrebbe aiutare la Grecia invece di buttarla fuori dall’area Euro. Diciamo che la differenza tra l’Italia e la Grecia non è poi così grande.

Tremonti e la Grecia

Stasera niente petrolio, invece posto un semplice grafico sui criteri di convergenza Maastricht. L’ho creato usando i dati scaricabili dall’Eurostat.

Secondo me spiega bene perché Tremonti vorrebbe aiutare la Grecia invece di buttarla fuori dall’area Euro. Diciamo che la differenza tra l’Italia e la Grecia non è poi così grande.

Peak Oil in Arabia Saudita

L’Arabia Saudita potrebbe presto avere la prima centrale nucleare nei paesi del Golfo, se va avanti il piano appoggiato dagli Stati Uniti.

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Uno dei motivi dei paesi consumatori di petrolio per spingere questo sviluppo è che l’energia nucleare nei paesi produttori di petrolio potrebbe aumentare la quantità di petrolio disponibile per l’esportazione.

Evidentemente non ne hanno abbastanza da esportare se vogliono continuare a crescere a 5% all’anno (dai EIA 1980 – 2008).

Il governo dell’Arabia Saudita ha annunciato che una nuova sezione della capitale Riyadh sarà alimentata esclusivamente da energia nucleare. Questa sarà la prima centrale nucleare nei paesi del Golfo.

La Cina sta puntando sul solare, oltre a comprare tutto il petrolio, perché allora L’Arabia Saudita con tutto quel sole che ha, vuole il nucleare?

Se gli Stati Uniti sostengono il piano saudita per la costruzione di un reattore, si creerà il potenziale per la crescita nucleare all’interno del GCC, o Gulf Cooperation Council, di cui fanno parte Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Oman.

Tutti questi stati sono anche studiando la possibilità di produrre combustibile nucleare, in modo da poter esportare più petrolio e gas ai mercati esteri.

Sembra più il caso di “Fateci avere il nucleare, o nazionalizziamo il petrolio. È cmq tutto nostro…”

Secondo l’EIA, l’Arabia Saudita è il più grande consumatore di petrolio nel Medio Oriente e una delle principali fonti di crescita del consumo di petrolio è la produzione di energia elettrica in quanto la nazione deve bruciare olio durante l’estate per produrre elettricità. Pertanto, qualsiasi potenza generata da un reattore nucleare libera il petrolio per l’esportazione. Ciò significa più petrolio da vendere per l’Arabia Saudita, con più petrolio disponibile per il mercato globale.

Si, perché non ne hanno abbastanza.

Sembra una “win-win, a patto che la tecnologia è utilizzata pacificamente naturalmente.

Questa è gratuita.

Come noi lo intendiamo, però, i reattori ad uso civile possono essere progettati in modo che il combustibile non può essere usato per armi. Anche se ci sarà qualche rischio di combustibile nucleare usato per bombe a bassa tecnologia, che, come si capisce, è ancora possibile con il carburante usato per i reattori civili, è probabilmente meglio per le nazioni come gli Stati Uniti a svolgere un ruolo attivo nella pianificazione del nucleare nel Medio Oriente…

Si sentono minacciati ma il petrolio lo vogliono lo stesso.

Questo perché i reattori civili saranno sviluppati in ogni caso, soprattutto in una nazione con tanto capitale libero per gli investimenti come l’Arabia Saudita.

Anche gli Emirati e il Kuwait stanno mettendo in piedi programmi per l’energia nucleare. Quindi è meglio far parte del piano, che allo stesso tempo potrebbe ridurre la tensione sul mercato del petrolio.

1. L’Arabia Saudita venderà il petrolio fuori dai paesi del Golfo esattamente finché hanno bisogno dei dollari per costruire i loro impianti nucleari, e sicuramente anche qualche arsenale di armi nucleari. Poi pure loro saranno autosufficienti. Intravedo una nazionalizzazione del petrolio anche qua.

2. Il giornalista non ha mai sentito parlare di Peak Oil.

3. Finora solo la Cina aveva dimostrato chiaramente quanto è importante il concetto Peak Oil. Ora si muovono anche gli stati più importanti per la fornitura mondiale.