Archive | marzo 2010

In Brasile mancava la benzina

Questa mattina in macchina, ferma al semaforo, mi sono fatta dare un Destak, un giornale gratuito tipo Metro che viene distribuito qua a Rio. Ho trovato una piccola notizia sul combustibile:

Inizio febbraio il governo ha abbassato il contenuto di alcol a 20% nel carburante per evitare un ulteriore aumento del prezzo del’etanolo.

Impianto Vale a Minais Gerais

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In Brasile mancava la benzina

Questa mattina in macchina, ferma al semaforo, mi sono fatta dare un Destak, un giornale gratuito tipo Metro che viene distribuito qua a Rio. Ho trovato una piccola notizia sul combustibile:

Inizio febbraio il governo ha abbassato il contenuto di alcol a 20% nel carburante per evitare un ulteriore aumento del prezzo del’etanolo.

Impianto Vale a Minais Gerais

Il prezzo di etanolo è crollato nelle ultime settimane e gli impianti di produzione vogliono anticipare alla metà di aprile il ritorno a circa il 25% di miscela di alcol nella benzina, evento previsto per inizio maggio.

Agli impianti, il costo di etanolo è diminuito del 39% in nove settimane.

I distributori di combustibile nello stato di Rio hanno visto un calo del 8,12% duranto l’ultimo mese.

L’obiettivo della diminuzione della quantità di alcol era di aumentare l’offerta di etanolo evitando allo stesso tempo di aumentare il prezzo del combustibile. …

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Non ero aggiornata sulla questione etanolo, e sono andata su google per cercare altre notizie sull’impennata del prezzo del etanolo che a febbraio ha avuto come conseguenza la diminuzione della quantità di alcol nella miscela.

Sul sito di ASPEA ho trovato una notizia molto interessante:

Pare che l’impennata del prezzo del etanolo prima di febbraio ha portato a una mancanza di benzina in molti distributori nel paese. Il presidente della BR Distribuidora, azienda del gruppo Petrobras, ha detto che il fenomeno era isolato e non riflette la realtà nazionale.

“Petrobras è stata in grado di rifornire il mercato, sia con la propria produzione, sia con le importazioni”, ha detto l’esecutivo, in un’intervista dopo aver tenuto una conferenza sul mercato dei carburanti presso la sede dell’Istituto Brasiliano di petrolio (IBP).

BR ha dovuto importare 1,2 milioni di litri di benzina per far fronte alla situazione. Secondo Lima la diminuzione dell’uso di etanolo è stato del 10%, arrivando a soli 20% a gennaio. La diminuzione è stata causata allora dalla migrazione da parte dei consumatori da alcol a benzina.

(L’etanolo è sempre molto più economico della benzina, ma dà meno chilometri. A un certo prezzo ovviamente non conviene più, e la gente comincia a comprare la benzina invece dell’etanolo)

 

Lima ha inoltre detto che “È normale avere problemi di interruzione nel rifornimento dovuto a problemi logistici.” (Problemi che erano causato dal fatto che la benzina, in effetti, nel paese non c’era.)

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Ho creato due elenchi degli eventi:

  • Mancanza di etanolo nel paese Impennata del prezzo dell’etanolo Migrazione alla benzina Mancanza di benzina nel paeseImportazione di benzina
  • Mancanza di etanolo nel paese Impennata del prezzo dell’etanolo Riduzione di alcol da 25 a 20% nella benzina per aumentare l’offerta di etanolo Caduta libera del prezzo del etanoloRitorno a 25% di alcol nella benzina

Perché hanno dovuto aumentare l’offerta dell’etanolo? Per evitare che i brasiliani perdessero la fiducia nel programma etanolo. Gli impianti temono di dover vendere l’etanolo al di sotto del prezzo di produzione, come è già successo nel 2009 a causa della mancanza di credito. Antonio Rodrigues, direttore tecnico di Unica (União da Indústria de Cana-de-Açúcar) è esterrefatto. “L’offerta è ristretta, ma il prezzo continua a scendere.”

Il ritorno a 25% nella miscela aumenterà la domanda di alcol anidro, quello usato per la benzina, di 100 milioni di litri al mese. Un’aumento necessario per il mercato, visto che le raccolte iniziano nelle prossime settimane.

Impianti di etanolo in Brasile

Russia espande mercato

NEWS da WWW.OILRU.COM

La compagnia petrolifera britannica BP ha testato varietà di petrolio russo di ESPO Blend nella sua raffineria Carson in California, confermando così che il nuovo petrolio russo viene dalla Siberia orientale, attraverso il Pacifico oceano agli Stati Uniti. Reuters cita fonti vicino alla BP.

(Cioè la Russia sta espandendo il suo mercato)

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Russia espande mercato

NEWS da WWW.OILRU.COM

La compagnia petrolifera britannica BP ha testato varietà di petrolio russo di ESPO Blend nella sua raffineria Carson in California, confermando così che il nuovo petrolio russo viene dalla Siberia orientale, attraverso il Pacifico oceano agli Stati Uniti. Reuters cita fonti vicino alla BP.

(Cioè la Russia sta espandendo il suo mercato)

La britannica BP, insieme alla società giapponese Mitsubishi e il trader europeo Trafigura, ha firmato un accordo con la russo-britannica TNK-BP per fornire petrolio su base mensile. Funzionari di BP all’inizio di questa settimana hanno rifiutato di commentare i specifici dei contratti.

Le fonti hanno inoltre riferito che l’olio ESPO Blend è adatto per il trattamento presso un’altra società BP sulla costa ovest degli Stati Uniti – Raffineria “Cherry Point” nello Stato di Washington.

Come sottolineato da parte dei commercianti, la concorrenza da ESPO Blend ha già cominciato a influenzare i prezzi più bassi del petrolio del Alaska North Slope (ANS), che tradizionalmente ha fornito le raffinerie della costa occidentale americana.

Dicembre del 2009. L’industria russa del petrolio ha cominciato a fornire un nuovo tipo di greggio  ESPO Blend nella pipeline Siberia orientale – Oceano Pacifico (ESPO). Quando sarà finita la posa di condotte alla Cina, il volume di pompaggio raggiungerà 600 mila barili/giorno (cmq pochissimo rispetto alle 20 milioni al dì che consumano negli USA). Per evitare difficoltà nel riempire la pipeline, il governo ha introdotto un tasso zero per le esportazioni di petrolio da 22 campi in Siberia orientale.

Si noti inoltre che, come descritto dai media russi, a maarzo i membri dell’OPEC per la prima volta hanno riconosciuto che l’offerta della Russia delle varietà di olio ESPO Blend crea preoccupazioni all’interno del cartello. Il petrolio nuovo russo soddisfa la domanda crescente in Asia e non rimpiazza nessuno, anche se la quota di petrolio del Medio Oriente è il declino naturale, dice l’analista IFC Metropol analista Alexei Kokin. Petrolio del Medio Oriente difficilmente compete con ESPO Blend, dal momento che la qualità di quest’ultimo è migliore. I paesi dell’Asia-Pacifico cercano di diversificare gli approvvigionamenti. E, soprattutto è piú corto il braccio di trasporto di petrolio dalla Russia, che può offrire materie prime a uno sconto, ha detto un analista di Troika Dialog, Valery Nesterov.

Peak Oil #2

Qualcuno dice, Peak Oil ok, chissenefrega, guiderò  meno!

Jeans e Ferrari: cosa hanno in comune?

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Peak Oil #2

Qualcuno dice, Peak Oil ok, chissenefrega, guiderò  meno!

Jeans e Ferrari: cosa hanno in comune?

Ma i petrolchimici sono componenti chiave per moltissimi prodotti, non solo per il carburante.

  • Nell’anno 2002 erano necessari circa 10 calorie di combustibili fossili per produrre 1 caloria di cibo consumato negli Stati Uniti.
  • Pesticidi e prodotti chimici sono fatti dal petrolio
  • Fertilizzanti commerciali sono fatti da ammoniaca, che è composto da gas naturale.

Anche GN avrà un picco nel prossimo futuro.

  • La maggior parte degli attrezzi agricoli come i trattori e rimorchi sono costruiti e alimentati da combustibili derivati da petrolio.
  • Sistemi di stoccaggio alimentare come i frigoriferi sono fabbricati in impianti alimentati a petrolio, distribuiti a base di reti di trasporto basati sul petrolio e di solito funzionano con l’elettricità, che più spesso viene dal gas naturale o dal carbone.

Anche il carbone avrà un picco nel prossimo futuro

  • Negli Stati Uniti, qualsiasi tipo di cibo viene trasportato quasi 1.500 miglia, prima che sia sul tuo piatto.
  • In Canada, qualsiasi tipo di cibo viene trasportato quasi 5000 miglia, prima che sia sul tuo piatto.
  • Derivati dal petrolio si trovano in tantissime creme per la pelle, e nella cosmetica.

Domandona: Tutte le forme di tecnologia moderna sono prodotti del petrolio?”

Risposta: Sì.

Non solo trasporto e agricoltura dipendono interamente da abbondante petrolio a buon mercato. La medicina moderna, la distribuzione dell’acqua, e la difesa nazionale, vengono interamente alimentati dal petrolio e prodotti chimici derivati.

Oltre ai trasporti, cibo, acqua, e la medicina moderna, massicce quantità di petrolio sono necessari per tutte i materiali di plastica, tutti i computer e tutti i dispositivi ad alta tecnologia.

Esempi:

  • Automobili:  La costruzione di una vettura media consuma l’equivalente energetico di circa 20 barili (840 litri) di petrolio.
  • Computer: La costruzione del computer desktop consuma dieci volte il suo peso in combustibili fossili.
  • Microchip:  La produzione di un grammo di microchip consuma 630 grammi di combustibili fossili.
  • Internet: L’infrastruttura necessaria per supportare la rete negli USA consuma 10% dell’energia elettrica del paese. L’elettricità viene prodotta con carbone o gas naturale…
  • Pannelli solari e impianti di energia eolica: La maggior parte dei sistemi di energia alternativa – inclusi i pannelli solari / solar-nanotecnologie, mulini a vento, celle combustibili a idrogeno, impianti di produzione di biodiesel, centrali nucleari, ecc tutti si affidano alle tecnologia sofisticate enormi consumatori di energia dell’industria metallurgica.In realtà, tutti i dispositivi elettrici fanno uso di argento, rame, alluminio e platino, ciascuno dei quali viene scoperto, estratto, e trattato utilizzando macchinari a petrolio o gas naturale. Per produrre una tonnellata di rame ci vogliono 112 milioni BTU o l’equivalente di 17,8 barili di petrolio. L’alluminio richiede 20 volte di più.

Peak Oil #1

Ho deciso di concentrarmi sul concetto “PEAK OIL” per un po’, leggendo i vari testi da “spolverata” che girano in Internet. Comincio da quello più pessimista, scritto da Matt Sevinar, di Life after the Oil Crash.

L’era industriale, una breve parentesi?

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Peak Oil #1

Ho deciso di concentrarmi sul concetto “PEAK OIL” per un po’, leggendo i vari testi da “spolverata” che girano in Internet. Comincio da quello più pessimista, scritto da Matt Sevinar, di Life after the Oil Crash.

L’era industriale, una breve parentesi?

Il petrolio non finirà mai perché tutta la produzione di petrolio segue una curva a campana. Questo è vero se stiamo parlando sia di un singolo campo, che del intero pianeta.

Il petrolio è sempre più abbondante quando la curva porta insù, ma sempre più scarso e costoso quando la cima è stata superata. La cima significa che abbiamo esaurito 50% del petrolio. Nella discesa, la produzione di petrolio comincia a diminuire, e il costo a salire.

In termini pratici significa che se il 2005 è stato l’anno del picco del petrolio a livello mondiale, la produzione mondiale di petrolio nel 2030 sarà la stessa del 1980. Ma nel 2030 la popolazione mondiale sarà sia molto più grande (circa due volte) e molto più industrializzata (petrolio-dipendente). Di conseguenza, la domanda mondiale di petrolio supererà la produzione mondiale con un margine significativo. Il prezzo sarà alle stelle, le economie che dipendono dal petrolio si sgretoleranno, e ci saranno guerre per le risorse.

La nostra economia è simile al corpo umano in quanto non ha bisogno di finire tutte le riserve prima di fallire. Basta un deficit di 10-15% tra domanda e offerta per distruggere totalmente un’economia dipendente dal petrolio e ridurre i suoi cittadini in povertà.

Ad esempio, quando nel 1970 ci fu lo shock petrolifero, un deficit nella produzione di soli 5% ha causato il prezzo del petrolio a quasi quadruplicarsi. La stessa cosa è accaduto in California, pochi anni fa con il gas naturale: un calo di produzione di meno del 5% ha causato i prezzi a salire del 400%.

In futuro gli shock petroliferi non saranno di breve durata come quelli citati sopra, ma segneranno l’inizio di “una nuova condizione permanente”. Secondo una stima cauta la produzione diminuirà del 3% all’anno, ogni anno. Guerra, terrorismo, fenomeni meteorologici estremi e altri fattori geopolitici probabilmente spingeranno il tasso effettivo di declino a 10% l’anno, riducendo in tal modo l’offerta complessiva del 50% in 7 anni.

L’ex vicepresidente Dick Cheney diceva i un discorso del 1999 mentre era ancora amministratore delegato della Halliburton che “Secondo alcune stime, ci sarà una media di 2% di crescita annua della domanda mondiale di petrolio nei prossimi anni, e un 3% di declino naturale di produzione dalle riserve esistenti. Questo significa che entro il 2010 avremo bisogno di ulteriori 50 milioni di barili al giorno.

Molti esperti del settore pensano che il tasso di declino sarà di gran lunga superiore a quello previsto da Cheney nel 1999. Andrew Gould, AD del colosso di servizi petroliferi Schlumberger ha recentemente dichiarato che “un tasso medio accurato della diminuzione dell’8% non è un presupposto irragionevole”. Altri analisti anticipano tassi di declino di più di 13% all’anno. Una diminuzione del 13% annuo causerebbe un calo di 75% in meno di 11 anni.

Se un calo del 5% della produzione ha causato il prezzo a triplicare nel 1970, cosa succederà a un calo del 50% o 75% ?

Stime provenienti dal settore del petrolio indicano che il calo della produzione è già iniziato. Le conseguenze sono quasi inimmaginabili. Come scivoliamo giù il precipizio della curva di produzione mondiale di petrolio, potremmo scivolare in qualcosa meglio descritto come l’età della pietra post-industriale”.

Il grafico viene da “The Olduvai Theory” di Richard Duncan, Ph.D.

Peak Oil viene anche chiamato “Picco di Hubbert”, e prende il nome dal geologo della Shell Dr. Marion King Hubbert. Nel 1956, Hubbert ha correttamente previsto che la produzione petrolifera degli Stati Uniti avrebbe raggiunto il picco nel 1970. Inoltre ha previsto che la produzione globale avrebbe raggiunto il picco intorno al 2000, solo che non sapeva che la crisi politica del petrolio avrebbe ritardato tutto di circa 5-10 anni.

a seguire…

Investimenti pesanti cinesi

Il gigante del petrolio e del gas cinese PetroChina prevede di investire incredibili 60 miliardi di dollari nell’espansione all’estero, durante i prossimi anni. Probabilmente acquisteranno compagnie petrolifere.

“Dieci anni fa, PetroChina era la proprietà dello stato, ora abbiamo l’ambizione di diventare una società energetica integrata e internazionale”, ha detto Jiang Jiemin, presidente della società, all’agenzia di stampa Bloomberg in una intervista.

PetroChina è la più grande azienda al mondo in termini di valore di mercato e con il piano di espansione della società propone di riprendere la battaglia con i giganti dell’energia Exxon Mobil e BP per il controllo del petrolio e dei beni di gas in tutto il mondo.

Per ora solo un decimo della sua produzione viene dall’estero, ma l’azienda mira a 50%.

Nell’ultimo anno la PetroChina ha speso circa 7 miliardi di dollari per l’acquisto di raffinerie e riserve in Australia, Canada, Singapore e in Asia centrale.

L’espansione di Petrochina molto probabilmente comporta l’acquisizione di compagnie petrolifere che possiedono giacimenti di petrolio interessanti e licenze di perforazione.

Investimenti pesanti cinesi

Il gigante del petrolio e del gas cinese PetroChina prevede di investire incredibili 60 miliardi di dollari nell’espansione all’estero, durante i prossimi anni. Probabilmente acquisteranno compagnie petrolifere.

“Dieci anni fa, PetroChina era la proprietà dello stato, ora abbiamo l’ambizione di diventare una società energetica integrata e internazionale”, ha detto Jiang Jiemin, presidente della società, all’agenzia di stampa Bloomberg in una intervista.

PetroChina è la più grande azienda al mondo in termini di valore di mercato e con il piano di espansione della società propone di riprendere la battaglia con i giganti dell’energia Exxon Mobil e BP per il controllo del petrolio e dei beni di gas in tutto il mondo.

Per ora solo un decimo della sua produzione viene dall’estero, ma l’azienda mira a 50%.

Nell’ultimo anno la PetroChina ha speso circa 7 miliardi di dollari per l’acquisto di raffinerie e riserve in Australia, Canada, Singapore e in Asia centrale.

L’espansione di Petrochina molto probabilmente comporta l’acquisizione di compagnie petrolifere che possiedono giacimenti di petrolio interessanti e licenze di perforazione.