O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Posts contrassegnato dai tag ‘Wti’

Mancati futuri guadagni canadesi

Pubblicato da oronero su 14 febbraio 2012

Oggi ho scaricato un po’ di numeri per capire cosa c’è che non va con il greggio pesante canadese, a parte l’ovvio. Ultimamente le quotazioni di alcuni juniors che seguo soffrono, e si dice per colpa dello spread.

In questo caso lo spread non ha niente a che fare con la Germania, c’entra solo il WTI. Dei sette benchmark del petrolio più comuni, ogni anno vengono prodotte quantità minori. Al loro posto arrivano altri petroli, di più bassa qualità, che si propongono anche come benchmark, senza sfondare. Per esempio i greggi pesantucci canadesi, come il Western Canada Select. Il WCS è seguito da chi investe in Alberta, e si propone come nuovo benchmark con i suoi 250.000 barili al giorno, ma in realtà il dato che interessa agli investitori è lo spread al WTI. Questo aggiunge un livello di complessità, perché non solo il WTI ha la sua volatilità, ma anche il WCS. I prezzi di entrambe le qualità dipendono in una situazione normale, senza guerre – minacce di guerre, atti di terrorismo etc, dalla solita offerta, dalla domanda stagionale, limiti dei pipeline, e capacità delle raffinerie di usare il petrolio pesante. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Petrolio | Contrassegnato da tag: , , , , | 5 Comments »

Fine del rilascio dalle SPR

Pubblicato da oronero su 22 novembre 2011

Il rilascio di Strategic Petroleum Reserves quest’estate ha reso la correlazione tra inventario SPR negli Stati Uniti e il prezzo spot del WTI ancora più alto, 0.87 (da 0.86 a fine giugno). Una correlazione alta indicherebbe che più viene stoccato nelle SPR, più alto sarà il prezzo WTI. È già successo varie volte nel passato che lo SPR fosse stato usato per correggere un prezzo che evidentemente veniva considerato troppo alto. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Petrolio | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Lo strano caso (ormai passato) del contango

Pubblicato da oronero su 11 novembre 2011

È dall’inizio di ottobre che il prezzo del WTI è in continua crescita. Non solo, la situazione contango si è invertita, ormai da tre settimane, in un backwardation anche sui contratti a medio termine, diciamo un anno.

Graficamente si presenta così:

Si vede che più o meno intorno al 26 ottobre si è invertita la curva.

Una situazione di backwardation di solito rispecchia una situazione di forte domanda subito per la quale non vale la pena lasciare il petrolio in magazzino, mentre un contango significa domanda debole oggi, quindi al produttore si paga un premium per tenerselo in magazzino per il futuro.

Più la domanda oggi è debole, più si pagano i contratti futures, fino a creare un super-contango, dove il produttore potrebbe anche scegliere il magazzino dei magazzini, cioè il giacimento sotto terra. In altre parole, non produce più, esattamente quello che è successo nell’autunno del 2008 quando in pochissimo tempo la domanda, in questo caso inteso come consumo effettivo, è sceso di 600 mila barili giornalieri.

Il contango può anche capitare se non esiste abbastanza spazio fisico per il petrolio prodotto, allora si compete per il poco spazio disponibile.

Nel 2008 invece il contango era dovuto non solo a domanda debole, ma anche a mancanza di credito. I trader commerciali si aspettavano un premium per comprare e stoccare oggi il petrolio da vendere domani, per paure di futura poca accessibilità a credito e una forte preferenza di contanti.

Questo round il WTI è stato in contango da maggio fino all’inizio di ottobre. Non c’è mancanza di credito, non c’è limitato accesso a magazzini, quindi resta solo la domanda debole.

No:

Nel 2008 c’è stata la grande discesa dal vecchio normale di 20 milioni al giorno al nuovo normale di 19 milioni al giorno. Ma non vedo ulteriori indebolimenti. Anzi, da maggio a giugno, proprio quando iniziava il contango, la domanda è aumentata come al solito quando inizia il driving season.

Ho fatto parecchi giri in rete, ma senza trovare delle spiegazioni che mi soddisfacessero del tutto. La bravissima Isabella Kaminska di FT Alphaville ha scritto una serie di articoli sullo strano caso del backwardation da un punto di vista totalmente speculativo. Anche per lei non è il backwardation la situazione anomala, ma piuttosto il contango degli ultimi mesi. Investitori speculativi avrebbero scelto di non prendere consegna, ma piuttosto reinvestire più avanti sulla curva, così aumentando le futures a medio/lungo termine.

I produttori o comunque investitori commerciali avrebbero stoccato sempre di più, vendendo oggi i contratti futuri a dei sovraprezzi per compensare per i costi di stoccaggio. A un certo punto, la mancanza sul mercato fisico di quei barili avrebbe ribilanciato la curva.

Il suo argomento, interessantissimo, è che sono stati i fondi d’investimento ad agire come swing producer. I dollari stampati da Helicopter Ben sono stati prontamente reinvestiti durante il 2009 e il 2010 nei contratti futuri, incentivando i produttori a tenere il greggio in magazzino.

Chi guadagnava erano questi intermediari posizionati correttamente per trarre vantaggio da flussi di liquidità prevedibili solo a loro. Istituti finanziari grandissimi avrebbero così la possibilità di controllare i prezzi spot, rilasciando fondi sul mercato se il prezzo era troppo basso (aumentando i futures a medio/lungo termine così costringendo produttori a non vendere oggi), oppure trattenendo i soldi in modo da incentivare il rilascio di greggio dai magazzini.

Questo per il WTI. Il Brent finora è stato molto meno nel mirino degli investitori speculativi, cosa destinata a cambiare a gennaio 2012. Brent verrà incluso nel indice Dow Jones con un peso di 5,3% rispetto agli 9,7% del WTI, giù da 14%. È probabile che il WTI avrà un ruolo sempre meno importante, anche se il DJ ha scelto di dare più importanza al WTI che al Brent, anche questa una cosa destinata a cambiare.

Cosa succederà a gennaio allora?

Probabilmente ci saranno flussi di investimenti ancora maggiori nel Brent che oggi. Il Brent è comunqe in backwardation da tanti mesi, perché effettivamente c’è una domanda forte. Russia produce sempre più petrolio ma consuma sempre di piú internamente, e esporta sempre più verso l’Asia. Lo spread di Urals con il Brent che storicamente è intorno ai 2-4$ ormai si trova a ca 40 cent. Libia non produce ancora a pieno regime e in Nigera ci sono stati tanti problemi di sabotaggio.

Ogni tanto c’è una flessione nel prezzo del Brent, causato dalle preoccupazioni sulla situazione economica. Ma la verità è che l’inventario del Brent non è così bassi dal 2003. A settembre, per il terzo mese di fila, il Brent stoccato era sotto la sua media quinquennale, e i giorni coperti da petroli immagazzinati sono scesi da 58,6 in agosto a 57,9 in settembre.

Per tornare a gennaio. Con questi fondamentali della domanda diciamo solidi, il prezzo non potrà scendere. Ovviamente se vedremo un brutalissimo credit crunch come nel 2008 scenderà comunque. Ma altrimenti questi afflussi di fondi d’investimento, scappando dal mercato WTI, potrebbero causare un contango nel Brent, con lo spot più basso delle futures, ma anche a prezzi più alti di oggi.

agg. : Ovviamente su ZH subito si parlava del QE3. Su ZH si parla di QE3 tutti i giorni.

Pubblicato in: Petrolio | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

Libia e prezzo del petrolio

Pubblicato da oronero su 24 ottobre 2011

Un’altra domanda da porsi ovviamente riguarda il petrolio.

Se guardiamo i prezzi spot storicamente il Brent e il WTI se seguono come cagnolino e padrone.

Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Petrolio | Contrassegnato da tag: , , , , | 6 Comments »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 48 follower