Questo inverni i greci sono andati giù pesanti sulle proprie foreste. Tagliano gli alberi in misura crescente da usare nelle stufe, perché gli olii combustibili usati per scaldare le case greche costano il doppio di qualche anno fa. Gli ecosistemi forestali non sono ancora minacciati, ma nel 2011 sono stati denunciati 1500 casi di abbattimenti illegali. Già ai prezzi attuali ogni anno si perdono il 10% dell’area forestale, e il futuro delle foreste sembra molto incerto in mezzo a disoccupazione di massa e economia in contrazione galoppante.
L’ambiente relativamente buono di cui gode la Grecia con ca 30% del territorio nazionale coperte da foreste, nonostante l’alta densità della popolazione di 84 persone/km2 è quindi minacciato dalla neopovertà. Il paese non è mai stato tra quelli che attraggono con forza materie prime a basso costo per la produzione industriale di prodotti i cui prezzi finali di gran lunga superano il valore delle materie prime che li compongono. Creando l’attivo della bilancia commerciale. Come la nazione industriale Italia e i suoi notevoli 35% di foreste con 200 persone pro km2. O la nazione industriale Svezia, 69% del territorio nazionale coperto di foreste con 21 persone/km2, e un bisogno di riscaldamento che supera ampiamente quello della Grecia.
L’ambiente buono di questi tre paesi, nei loro rispettivi limiti geografici e fisici, è stato reso possibile da due secoli di uso di combustibili fossili. Solo così abbiamo potuto liberare le nostre foreste da millenni di deforestazione per scaldare le case e liberare terreni per sfamare la popolazione in crescita. La Svezia oggi ha ca il 60% più foresta di cento anni fa. In Italia le foreste negli ultimi 25 anni sono cresciuti del 20%. Il merito è sia dei guadagni di efficacia dell’agricoltura nazionale, sia dallo spostamento di agricoltura nazionale in paesi dove terreno e manodopera costano meno che da noi. In Svezia l’esportazione di prodotti forestali è diventato uno dei pilastri dell’economia.
Durante gli ultimi 200 anni le regioni industrializzati del mondo hanno vissuto di combustibili fossili, sviluppando teorie economiche distaccate dai limiti fisici che ci impone la superficie terrestre produttiva.
Ora le nazioni, dai quali eravamo abituati a comprare ferro e petrolio e rame e riso a basso costo, la Cina, l’India, il Brasile, e perché no, l’Australia, anche lei intesa come fornitore e sostenitore dell’economia dell’impero britannico, vogliono sviluppo. Lo stesso sviluppo che abbiamo avuto noi, rinunciando alla fisiocrazia e scambiando inequamente proprio con questi paesi le materie prime che poi gli venivano rivendute in forma di aumentata entropia.
La Grecia sta già spolverando la fisiocrazia, come primo paese del vecchio occidente. Rinunciano al fossile, cercano di vivere dai flussi e fondi che il sole ci ricrea ogni anno. Ma scopriranno presto che l’iraggiamento solare, falde aquifere, terreni ecologicamente produttivi che bastavano a 1 milione di persone non bastano per 10 milioni.




