O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

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Che differenza fa l’aumento di produzione?

Pubblicato da oronero su 23 giugno 2012

Il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente ormai dall’inizio di aprile.

Il Brent ha fatto un vero death cross l’8 giugno, cioè una media mobile a 50 periodi (in questo caso giorni) che scende sotto la MM200, dove però anche la MM200 è in discesa. L’ultimo incrocio del 29 settembre era un death cross falso visto che la MM200 stava ancora salendo:

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Capacità di raffinazione e il prezzo del petrolio

Pubblicato da oronero su 16 giugno 2012

Quando nel dicembre 2005 la produzione di uno dei greggi più ricercati del mondo, il Bonny Light nigeriano, è sceso di quasi 30% su base mensile da gennaio 2006 all’aprile 2009 (-17% su base annua), ha certamente collaborato con la domanda mondiale in forte aumento per far schizzare in alto il prezzo del petrolio, finito a $147, prima di crollare.

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Razionamento diesel

Pubblicato da oronero su 19 marzo 2012

Quando in settembre ho capito che avrei avuto bisogno di muovermi ogni tanto in macchina, e che non mi interessava né car pooling né noleggio, perché non abbastanza flessibili, mi sono messa come di consueto a fare dei calcoli per capire se conveniva diesel o benzina. Che non sarebbe stata elettrica è ovvio.

Con le distanze che faccio non c’era nessun motivo per prendere una diesel, di qualsiasi modello, invece della versione benzina.  2.000 € in più se non 3.000 sul prezzo – anche se usata, manutenzione più onerosa, nessun interesse a rivenderla su un mercato convinto che solo il diesel valga, l’assicurazione più cara, tutte considerazioni che pesavano negativamente sul lato diesel.

Poi però, da picchista, mi sono detta che in fondo il diesel conviene perché lo puoi produrre anche senza petrolio. Se nel 2030 non esiste più il mercato esportazione del petrolio, è ragionevole pensare che già fra qualche annetto ci siano razionamenti della benzina. Ancora non abbiamo inventato la macchina del tempo. Quindi non possiamo spedire indietro nel tempo 40 milioni di anni la quantità di denaro necessaria per aumentare la produzione alla fonte, con una sana operazione domanda/offerta.

Con un razionamento della benzina possibile, meglio forse comprare una macchina diesel: Soia, colza, mais, grassi animali, olio commestibile usato. Tutto può alimentare il motore diesel. Anche se quello fatto con olio commestibile meglio usarlo solo in Hawaii che a Stoccolma, perché d’inverno si solidifica.

Tutti i motori diesel in Europa e anche gli US devono accettare come minimo 5% di biodiesel, e la Scania produce motori che arrivano al 100% sin dal 1996. È probabile che non siano i motori diesel a essere il problema ma piuttosto altre parti collegati al motore. Cioè anche se la macchina non è certificata biodiesel 100%, il motore stesso non avrebbe problemi. Lasciando a parte il discorso etico dei terreni agricoli riservato ai combustibili. Siamo già talmente oltre.

E li ero già bella convinta del diesel. Se non fosse per qualche perplessità. Se di solito sono convinta che tutti sbagliano sempre, anche in questo caso dovrebbero sbagliare. Quindi comunque benzina?

Il ragionamento iniziava dalla Scania. I camion che trasportano tutte le nostre merci, materie prime e anche il nostro cibo in giro per Europa hanno bisogno di diesel. E il parco macchine europee, sempre più diesel. Ultimamente sembra che non ci sia nessuno che compri macchine a benzina.

I prezzi diesel in Italia hanno quasi raggiunto il livello della benzina, la differenza è di soli 9 centisimi ca. In Svezia durante l’autunno scorso il prezzo del diesel ha superato quello della benzina. I 5 centesimi di dfferenza hanno generato articoli sui giornali nazionali.  Adesso in primavera la situazione è tornata normale nel senso che la benzina costa di nuovo più del diesel. Diesel più caro della benzina era accaduta prima soltanto durante l’inverno 2007-2008.

Secondo l’articolo svedese di novembre il motivo della corsa del diesel è la mancanza di capacità produttiva delle raffinerie europee, insieme al rinnovo del parco macchine europee, sempre più diesel. Un decennio di prezzi diesel bassi e motori diesel sempre più efficaci hanno indotto i consumatori a eguagliare diesel con risparmio.

Ma non è così, come abbiamo potuto vedere già due volte. L’economia del 2007 non tornerà mai più, ma è bastata una finta ripresa per spingere il diesel insù durante l’inverno passato. Per far abbassare di nuovo il diesel ai prezzi convenienti ci vorrebbe una nuova crisi finanziaria, come quella che ha corretto i prezzi diesel 3,5 anni fa, quando per alcuno mesi l’industria europea ha recitato al rallentatore.

Alla fine ho preso una macchina a benzina fidandomi di alcuni noti controindicatori, di cui la mia stessa propensità verso il diesel. (E poi è ovvio che non potevo perdermi l’offerta di una A-Klasse a 4000€ con soli 10mila km alle spalle.)

Ed è questa settimana con soddisfazione un poco amara che vedo che Aleklett mi dà ragione. È uscito su una rivista di economia e investimenti un articolo dal titolo leggermente minaccioso “La minaccia razionamento del diesel”. Oggi pare sia anche uscita sul blog in inglese.

Praticamente Aleklett è convinto che se vuoi guidare fra 10 anni devi comprare una macchina a benzina. Questo perché negli ultimi 5 anni la produzione di petrolio è solo leggermente aumentata, ma la quantità di petrolio sul mercato libero è diminuita drasticamente.  In soli 5 anni più di 8% del petrolio è sparito dalla piazza, perché i paesi produttori lo tengono sempre più stretto.

Questo mentre Chindia&Co ha aumentato l’importazione di 3 milioni di barili al giorno. L’area OCSE ha perso 15% del petrolio liberamente acquistabile.

La difficoltà di reperire petrolio a basso costo, e la mancanza di compratori dei prodotti petroliferi in una Europa in recessione ha già chuiso parecchie raffinerie. Ma un conto è la benzina per le macchine dei privati, un conto è il diesel per l’industria alimentare, agricola, manufatturiera, logistica. Secondo un  manager delle raffinerie Preem, l’impresa svedese piú grande del settore, con una capacità di 18 milioni di m3 all’anno, oggi in Europa mancano all’appello 30-40 milioni di metri cubi di diesel.

Il diesel mancante viene comprato negli Stati Uniti, che poi da noi compra la benzina che serve agli americani. Un equilibrio delicato che potrebbe rompersi se gli americani cominciano a scommettere seriamente sul diesel.

La conseguenza delle necessità dell’industria, della mancanza di raffinerie, e della probabile domanda futura statunitense secondo Aleklett è un razionamento del diesel entro 10 anni. La IEA per il 2012 stima un’aumento della domanda per il diesel a 1,6%.

Cosa arriva prima allora, razionamento diesel o benzina?

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Petroplus bancarotta, raffinerie, prezzo del petrolio

Pubblicato da oronero su 24 gennaio 2012

Questa mattina leggo su FT che Petroplus, il più grande raffinatore indipendente europeo, è insolvente dopo che negoziazioni con finanziatori sono falliti, e le manca 1 miliardo di euro di credito. Chiuderanno immediatamente la raffineria Coryton. La bancarotta del raffinatore significa anche default su 1,75 miliardi di sterline – 2,1 miliardi di euro, di obbligazioni. Leggi il seguito di questo post »

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Fine del rilascio dalle SPR

Pubblicato da oronero su 22 novembre 2011

Il rilascio di Strategic Petroleum Reserves quest’estate ha reso la correlazione tra inventario SPR negli Stati Uniti e il prezzo spot del WTI ancora più alto, 0.87 (da 0.86 a fine giugno). Una correlazione alta indicherebbe che più viene stoccato nelle SPR, più alto sarà il prezzo WTI. È già successo varie volte nel passato che lo SPR fosse stato usato per correggere un prezzo che evidentemente veniva considerato troppo alto. Leggi il seguito di questo post »

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Libia e prezzo del petrolio

Pubblicato da oronero su 24 ottobre 2011

Un’altra domanda da porsi ovviamente riguarda il petrolio.

Se guardiamo i prezzi spot storicamente il Brent e il WTI se seguono come cagnolino e padrone.

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Sanzioni contro la Siria

Pubblicato da oronero su 3 settembre 2011

Secondo me sono un pugno in aria, queste sanzioni da parte della CE. I politici europei che ultimamente stanno parlando di un ritorno del petrolio libico, e quindi hanno preso coraggio e mettono un embargo alla Siria, si sbagliano di grosso se pensano che la produzione libica tornerà presto, e ai livelli prebellici.

Non importare più petrolio dalla Siria, significa solo che finalmente lo potrà comprare la Cina. Che tra l’altro sta litigucciando con la Russia per il prezzo del petrolio ASPO, quello siberiano. L’esportazione siriana era comunque mininimisso e l’Italia praticamente l’unico cliente in Europa.

Il prezzo del petrolio è molto sensibile all’offerta, dove un piccolo disturbo porta a dei grandi aumenti del prezzo. Non importa tanto quanto costa, lo compriamo lo stesso. Arabia Saudita ha bisogno di 100 dollari al barile, almeno. Troppe capriole logiche?

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Saudi annunciano il primo rallentamento

Pubblicato da oronero su 15 agosto 2011

Soffro di un bias per quanto riguarda l’Arabia Saudita. Non ci credo mai quando scrivono che ora aumenteranno la produzione, oppure ultimamente, che terranno la produzione ai livelli attuali perché per l’anno la media dei prezzi era già abbastanza.

Ma quando scrivono che taglieranno la produzione, faccio meno fatica a crederci. Questa volta sono più preparati che nel 2008 e infatti

“Saudi Arabia may start cutting oil output ‘much sooner’ than it did after the financial crisis in 2008 because it now needs crude prices of at least $85 (Dh312.2) a barrel to pay for spending…”

Era chiaro che non sarebbe sceso a 30$ come nel primo round.  Ho scritto il 7 agosto

“L’altra volta il petrolio ha messo 6 mesi prima di trovare il fondo, intorno ai 30 dollari. Ora non credo arriveremo a tanto (poco), forse 50? La domanda è cresciuta globalmente in questi tre anni, e c’è anche meno petrolio sul mercato.”

Un giorno dopo, l’8 agosto, ci avevo ripensato e ho scritto

“Sinceramente non credo il WTI vada sotto i 70$ e il Brent sotto gli 80$. Chiaramente mi posso sbagliare, ma penso proprio che ci saranno interventi delle borse all’incontrario prima che questo possa succedere. Perché come fanno i governi a permettere ancora una volta che tutti i progetti di esplorazione vengano fermati? Interverranno.”

Invece sono i saudi, preoccupati per il pianificato aumento di quasi 40 miliardi $ di spese nel 2011, a ordinare al mondo di accettare che loro ora rallenteranno le pompe.

Oggi i WTI è a 86$ e il Brent a 109$.

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Non è questa la crisi energetica

Pubblicato da oronero su 8 agosto 2011

Non stavo comoda dicendo che questa crisi è stata causata dai prezzi energetici alti. Non mi sembra che il petrolio c’entri tanto. In questi anni mi sono abituata a pensare che il Brent e il WTI sarebbero arrivati a prezzi più alti dei vecchi picchi, prima che arrivasse un nuovo crollo dei mercati.

Per me è comunque positivo una correzione del prezzo del petrolio, era troppo alto e penalizzava fortemente i bilanci delle famiglie. Che non hanno nessuna colpa in tutto questo.

Ho aggiornato il grafico di due post fa in modo che rispecchi un po’ meglio quello che sta succedendo ora, partendo dal presupposto che la crisi sovrana non è collegatissima al prezzo attuale di Brent&co.

Rosso: prezzo petrolio, Verde: ciclo economico, Nero: fabbisogno petrolifero (non energetico)

Quindi, nel 2008 il famoso crollo dei mercati, il crollo del prezzo del petrolio, il minore fabbisogno di prodotti petroliferi. Ricordiamo che il consumo è sceso di soli 1,5% globalmente, mentre il consumo di energia totale ha continuato ad aumentare. Le industrie hanno semplicemente scelto altre fonti.

Poi dal 2009 e durante tutto il 2010 una lenta crescita che ha fatto felice tutti gli investitori sulle borse.

Questa primavera del2011 abbiamo visto vari interventi da parte delle borse di materie prime mirati ad abbassare i prezzi. Il Brent era arrivato a 126 dollari, troppo per i consumatori. Ci sono riusciti, ma solo temporaneamente.  Dopo ogni intervento il Brent riprendeva la sua corsa insù, spinta dalla domanda globale. Su scala globale niente demand destruction.

Secondo me ho comunque disegnato il tratto rosso del prezzo petrolifero in caduta troppo lungo. Sinceramente non credo il WTI vada sotto i 70$ e il Brent sotto gli 80. Chiaramente mi posso sbagliare, ma penso proprio che ci saranno interventi delle borse all’incontrario prima che questo possa succedere. Perché come fanno i governi a permettere ancora una volta che tutti i progetti di esplorazione vengano fermati? Interverranno.

Come si vede, ho disegnato il ciclo economico dopo questo crollo dei mercati in continua ma lenta salita. Nel 2009 il PIL mondiale si è contratto 0,qualcosa%, poi nel 2010 un aumento di ca 5%. Per il 2011 era previsto un rallentamento, ma comunque intorno ai 4%. Siamo già a metà anno.

Penso che sia PIL mondiale, che fabbisogno petrolifero globale, verranno trascinati dall’Asia e dal Sud America. Globalmente si avrà un forte rallentamento, colpa della contrazione del OCSE, ma comunque in positivo, perché non si tratta di una crisi energetica in primis.

La crisi energetica arriverà, ma non ora. Ho messo il 2013 per la vera crisi energetica.

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Conseguenze del AA+ e prezzo petrolio

Pubblicato da oronero su 7 agosto 2011

Questo weekend credo non ci sia un singolo blogger che non stia pensando alle conseguenze del downgrade del credito degli Stati Uniti da parte di S&P. Faccio una lista delle possibili conseguenze, stile Financial Post . Alcuni dei quali si avveranno, alcuni no, alcuni a lungo termine, altre avranno effeto domani mattina.

Gli esperti stanno indovinando come mai prima, e non avranno più ragione di noi altri. Siccome un downgrade degli US non è mai successo prima, siamo fuori dalla mappa, Fukushima-style. Ovviamente tutti gli “esperti” americani sono indignati di fronte a questa ingiustizia, come lo sono sempre stati quelli grechi.

Cominciamo guardando quello che è già successo.

La borsa saudita è chiusa venerdì, e aperta sabato. Sono già cinque anni che questa borsa è anemica , ma ieri ha perso ben 5% . Oggi è in lievissima ripresa. È un indicazione di quello che potrebbe succedere fra poche ora sia a Milano che a Stoccolma, non una risposta pronta.

Oggi invece la borsa israeliana è stata fermata dopo un crollo di 7% sull’indice TA 25.  A Tel Aviv si fa trading da domenica a giovedì, ed era quindi chiusa venerdi quando lo SP500 ha perso 0,04% e il DAX intorno ai 2,7%. Un crollo di 7% è decisamente più grande di quanto dovrebbe essere una reazione normale a quelle due borse importanti. Ma è sempre solo una scommessa.

Anche l’indice di Dubai è sceso oggi del 3,7% .

Tanti fondi e istituzioni non possono tenere bond senza un rating AAA e saranno costretti a vendere quelle americane domani mattina. Probabilmente compreranno bond di altri paesi con un rating AAA ancora intatti, per esempio svedesi. Questo dovrebbe aumentare i tassi americani e abbassare quelli svedesi (è solo un esempio). Ovviamente i fondi possono decidere di fidarsi più di Moody’s e Fitch, e non agire proprio. Non è poi detto che ci saranno movimenti grandi sul mercato delle obbligazioni, del quale si dice che è un grande anticipatore dei mercati che quindi dovrebbe aver già previsto una cosa del genere.

Poi ci sarà ancora meno credito disponibile, soprattutto ad aziende già in difficoltà, che non potranno sopravvivere una nuova crisi solo 3-4 anni dopo la prima.

Di certo c’è solo che i piccoli risparmiatori saranno come sempre i perdenti, visto che non hanno i mezzi per reagire a questo tipo di notizia abbastanza in fretta.

Saranno perdenti anche per la perdita di lavoro che farà contrarre i consumi non necessari, come lo scambio di macchina. Marchionne si trasferirà permanentemente in Brasile, uno dei pochi posti dove continueranno a comprare le sue macchine. Quest’ultima previsione non si avverrà sicuramente.

E i fondi pensioni, aiuto. Proprio le persone che non riusciranno a protestare fisicamente saranno i maggiormente colpiti.

La Cina ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti di proteggere il loro investimento nei bond americani, ovviamente senza essere ascoltati. Ora dicono anche loro di dover ripiegare su altri investimenti.

In ogni caso, il petrolio continuerà giù, per quanto tempo non si sa. La domanda per il petrolio soffrirà tanto quando i governi riducono pensioni e sussidi a tutti, e le banche non daranno più prestiti alle aziende per investire e espandere. Per ora sarebbe un’ottima cosa uscire da qualsiasi azione petrolifera. Soprattutto quelle complicate, le tar sands canadesi e il heavy verranno penalizzate per gli altissimi costi d’estrazione quando le qualità buone finalmente diventeranno economiche. Tanto le azioni si potranno ricomprare fra 4-6 mesi a dei prezzi bassissimi.

L’altra volta il petrolio ha messo 6 mesi prima di trovare il fondo, intorno ai 30 dollari. Ora non credo arriveremo a tanto (poco), forse 50? La domanda è cresciuta globalmente in questi tre anni, e c’è anche meno petrolio sul mercato.

Quasi un anno fa ho scritto un post per chiarire, soprattutto a me stessa, ma vorrei che lo leggeste, cosa potrebbe succedere al prezzo del petrolio in futuro.  La tesi è che durante un crollo finanziario la curva della domanda si sposta a sinistra più velocemente di quanto reagisca la curva dell’offerta, arrivando a un bassissimo prezzo di equilibrio.

Avevo scritto:

Per la gente, il prezzo basso è un segnale che tutto è normale. Ma di fatto abbiamo recessione e perdita di posti di lavoro, che indebolisce ancora di più i nostri governi indebitati.

Alla gente piace il prezzo basso, significa normalità. Ma le compagnie petrolifere freneranno di nuovo massicciamente sui progetti e sulle tecnologie nuove, e questa volta sono più preparati e lo faranno più in fretta. Tutta la curva dell’offerta si sposterà a sinistra in meno tempo dell’altra volta, mentre nel mondo comincerà una piccola ripresa, però a livelli più bassi.

Avrei voluto già prima racchiudere il movimento prezzo petrolio e il movimento ciclo economico in un unico grafico, ma non sapevo mai come farlo, finché non ho trovato in rete una presentazione sul peak oil, in svedese, di un comune vicino Stoccolma chiamato Knivsta (intelligenti questi politici)

Non riuscite a leggerlo purtroppo, sono cmq cose che già conoscete, ma un grafico mi è piaciuto in particolare:

Verde: il ciclo economico

Nero: il fabbisogno energetico

Rosso: il prezzo del petrolio

Il primo picco rosso rappresenta il prezzo del petrolio a 147$, che probabilmente è stato un complice importante nel crollo del ciclo economico e del fabbisogno energetico nel 2007-2008. In seguito il prezzo ha ripreso a salire, e secondo lo slide avrebbe dovuto raggiungere un prezzo maggiore del record vecchio, il che farebbe di nuovo crollare il ciclo economico, che però si era fermato a un livello più basso.

Mi piace il grafico perché si vede come ci saranno sempre ripresa economica seguito da ripresa del fabbisogno energetico e ripresa del prezzo del petrolio, dove però i primi due non arrivano mai al picco precedente, mentre il terzo dovrebbe superare il record precedente. Che arrivi una crisi sovrana che spinge giù i prezzi, invece di una crisi finanziaria per colpa di un picco del prezzo petrolio non era previsto dal grafico.

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