O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

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Titoli di stato e spread Italia-Germania

Pubblicato da oronero su 10 agosto 2011

Un ultimo sguardo ai titoli di stato, prima che la BCE mette in atto la Securities Markets Programme per comprare bond Italiani e Spagnoli per ridurre lo spread con i titoli tedeschi.

Secondo questo report l’Italia necessita di almeno 36 miliardi di euro questo mese, e più di 155 miliardi fino a fine anno.

Quindi, gli interessi sui titoli:

Si vede subito che i mercati hanno totalmente perso la fiducia nella Grecia a breve termine, penalizzando i bond da 2 a 5 anni. Più in la si vede che pensano che potrebbe migliorare, visto che gli interessi da maggio ad oggi sono diminuite.

Su Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda niente di nuovo. C’è chi è peggiorato di più, e chi di meno. Per l’Irlanda mi mancano i titoli a 7 anni.

E Germania ha continuato a rinforzarsi. Quando qualcuno vende i titoli spazzatura, deve poi comprare roba di migliore qualità. Così gli interessi sui Bund si abbassano.

Vediamo anche un’illustrazione sul famoso spread, parola che sul Sole24 riescono a inserire in praticamente ogni articolo:

A maggio lo spread andava da ca 120 bps per i duennali fino a ca 170 per i decennali. Oggi si va dai 270 ai 280. È evidente come i mercati giudicano molto più rischioso il credito italiano oggi rispetto a 3 mesi fa.

Per chi ha voglia di leggersi qualcosa di più lungo sul perché Italia non ce la fa, può scaricare il documento dell’IMF. Grafici sull’esportazione italiana in discesa da 20 anni e evasione delle tasse il doppio che in Spagna e Portogallo.

Aggiornamento: Ho trovato questo bellissimo potpourri con il mio politico preferito Nigel Farage che spiega già nel 2008 cosa significa lo spread tra i titoli di stato della zona euro: Che un euro non vale l’altro, e che la unione monetaria non potrà resistere.

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Debito – Disavanzo 2007 – 2010

Pubblicato da oronero su 6 aprile 2011

Ho scaricato dal sito dell’IMF i dati su disavanzo e debito pubblici, per gli anni 2007 e 2010.

Ogni singola freccia per i paesi probabilmente messi peggio in Europa, Belgio etc fino all’Italia puntano in su verso destra. In ogni singolo paese il disavanzo è aumentato, ovviamente aumentando anche il debito pubblico. Il disavanzo di quest’anno si somma al debito dell’anno prossimo.

Mi sembra abbastanza chiaro che sarà impossibile tornare indietro in un modo significativo. È vero che l’Italia nel 2010 ha migliorato il disavanzo, solo -4,6% sul PIL, invece dei -5,3 del 2009. Ma guardando i numeri si tratta di un risparmio di 70 milioni di euro o giù di li, grazie pare a dei fattori macroeconomici più favorevoli di quanto atteso nel 2010. Ma questi pochi soldi in più sono già stati spesi nei primi mesi del 2011 perché il petrolio ormai è a 120 dollari al barile.

Il piccolissimo miglioramento dell’Italia nel 2010 era solo temporaneo, e comunque non si trattava certo di costringere dipendenti pubblici ad andare in pensione più tardi. Si trattava di togliere insegnanti dalla scuola pubblica e costringere i genitori a comprare sempre più materiale scolastico.

Detto questo, il disavanzo è spesso anche soggetto di contabilità creativa. Per esempio investimenti nell’infrastruttura possono essere ammortizzati su tantissimi anni, invece di creare subito un grosso impatto sul disavanzo. Solo che si tratta di uno stato, non un’azienda, quindi ogni anno vengono fatti grandi investimenti, per non parlare di manutenzioni, nell’infrastruttura.

Un altro modo per imbellire il disavanzo è il metodo statunitense, di semplicemente dichiarare che le guerre contro il terrorismo non pesano sul disavanzo. Tutta la campagna Iraq+Afghanistan, ma anche la ricostruzione di New Orleans, non vengono inseriti nel budget.

Ma i debiti si accumulano lo stesso.

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PIIGS e Petrolio

Pubblicato da oronero su 6 ottobre 2010

Su The Oil Drum qualche giorno fa c’era un commento di Louis de Sousa, che racconta del giornalista portoghese Jorge Nascimento Rodrigues, che da anni informa il pubblico sul fatto peak oil, anche tramite il giornale più grande portoghese, l’Expresso. Leggi il seguito di questo post »

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