O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

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Anche TOD ha problemi con i decline rate di Maugeri

Pubblicato da oronero su 10 luglio 2012

Segnalo solo dalla mia postazione vacanziera che TheOilDrum ora ha fuori un’articolo guest post di Stephen Sorrel, che anche lui come me raggiunge la conclusione che qualcosa non quadra con i decline rate che Maugeri ha usato per annunciare la sua rivoluzione petrolifera. Ovviamente l’articolo di Sorrell è molto più chiaro e leggibile del mio, e dimostra come il prezzemolino per pura ignoranza scientifica paragona mele con arance.

The bottom line is that Maugeri has made some very optimistic assumptions about global average decline rates, failed to provide adequate justification for them and misrepresented the estimates made by others. Adopting more realistic estimates would significantly change his results.

Al momento non ci sono commenti all’articolo.

 

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Peak oil e le compagnie aeree

Pubblicato da oronero su 6 giugno 2012

Cosa succederà ai trasporti aerei quando le compagnie non avranno più nessun margine di guadagno? Una risposta è ovviamente che il traffico aereo privati come lo conosciamo oggi sparirà.

Ho ascoltato l’intervento ASPO “Can we fill the gap” di Charles Schlumberger, il responsabile per trasporti aerei alla banca mondiale. Schlumberger ha un curriculum di tutto rispetto con una lunghissima esperienza nel settore.

Il discorso è del 2010, ma l’ha poi rifatto un poco modificato in altre occasioni. Si sottolinea che Schlumberger parla alla conferenza ASPO come persona privata convinta di uno scenario peak oil, e non nella sua veste di superconsulente. Leggi il seguito di questo post »

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Infatti il picco ancora non c’è. Analisi tecnica

Pubblicato da oronero su 31 maggio 2012

In settembre 2011 ho scritto che da un punto di vista dell’analisi tecnica, utile strumento per cercare pattern e trend nei dati, in aprile 2011 non avevamo ancora visto il picco della produzione di petrolio convenzionale.

Se guardiamo quindi la produzione secondo un punto di vista del chartista, ad aprile 2011 non eravamo ancora in peak oil. Mancano i dati degli ultimi quattro mesi, per sapere se l’inizio della nuova recessione abbia rotto o no il canale in giù.

Andando a ripescarmi lo stesso grafico con i dati per gli ultimi mesi del 2011 mi sono data ragione per tutte le volte che ho detto che recessione e demand destruction occidentale non importano un fico secco quando Chindia sta ancora crescendo.  Canale rialzista della produzione ininterrotta: Leggi il seguito di questo post »

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Peak oil anche al Vaticano?

Pubblicato da oronero su 30 maggio 2012

Sviluppi interessanti ci aspettano se anche il Vaticano comincia a muoversi…

Dalle statistiche del blog:

Ciao papa, sei benvenuto tra noi!

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Peak oil nel parlamento svedese

Pubblicato da oronero su 30 maggio 2012

Non riuscite ovviamente a capire cosa dicono nel video ripreso nel parlamento svedese.


http://www.riksdagen.se/sv/Debatter–beslut/Interpellationsdebatter1/Debatt/?did=GZ10355&doctype=ip

Si tratta di un cosiddetto dibattito di interpellanza, interpellationsdebatt, dove il ministro interpellato da un membro del parlamento ha avuto 4 settimane per inventarsi una risposta.

Qua è Per Bolund dei verdi svedesi che chiede al ministro di finanza Anders Borg come se la caverebbe la Svezia in uno scenario di forte contrazione delle forniture di petrolio.

Anders Borg evidentemente non aveva voglia di rispondere, e ha lasciato la risposta alla collega Anita Broden.

Che risponde come ci si aspetterebbe, dopottutto è la prima volta che la questione viene discussa apertamente in parlamento. Quello che discutono indubbiamente dietro porte chiuse non lo possiamo sapere. Leggi il seguito di questo post »

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La fine del Brent

Pubblicato da oronero su 7 marzo 2012

Anche il 2011 si somma agli anni post-2001 che la produzione di petrolio nel mare del nord diminuisce. Secondo un articolo di FT per il Granbretagna si tratta di -18% nell’ultimo anno, 3 volte tanto il solito declino della produzione. La colpa sarebbe degli aumenti delle imposte alle compagnie di esplorazione e produzione da 20% a 32%.

Quindi la geologia detta un declino di 6% all’anno per il mare del nord, mentre un’aumento delle imposte di 60% peggiora il declino di 200%: tanti progetti di esplorazione di giacimenti difficili sono stati messi nel freezer. Uno si chiede se in attesa di rimozione delle imposte (estremamente improbabile), o in attesa di 200$ al barile, che renderebbe anche questi progetti fattibili.

La zona è molto matura e il numero di pozzi esplorativi è praticamente fermo dal 2000. L’unica speranza rimane la zona West of Shetland che è relativamente poco esplorata.

Ho tirato giù un po’ di dati EIA per i tre produttori importanti del mare del nord, Danimarca, Norvegia e Granbretagna:

Consumo più esportazione supera la produzione totale sin dagli anni ’80, perché la zona deve comunque importare alcuni prodotti petroliferi. Ma il punto è che la produzione nel mare del nord ha abbondantemente superato il plateau. Mancano in realtà alcuni dati. Per la produzione per il 2011 ho preso quello degli 11 mesi gennaio-febbraio estrapolando dicembre. Per la zona viene fuori un -10%, complessivamente meno grave di quei -18% per la Granbretagna dell’articolo del Financial Times.

Poi ho fatto anche una stima delle esportazioni per il 2010 e 2011, prendendo la media 1984-2009 di 68% sulla produzione.

Year-on-year il cambiamento della produzione si presenta così:

Il 2011 è la mia stima che si basa sui primi undici mesi del 2011. Non dovrebbe essere sbagliatissima.

Situazione simile lato esportazioni:

Stranamente i dati EIA si fermano al 2009. Quindi 2010 e 2011 sono stime che si basano sulle esportazioni storiche di 68% all’anno. Se avessi basata la stima solo sull’ultimo decennio la situazione sarebbe ancora più grave, visto che la media è di tre punti più alta, 71%.

Con un piccolo esercizio di economia lineare totalmente irrealistica, ho creato il grafico fino al 2020:

Diminuzione consumo 0,05% all’anno, declino produzione da 6% nel 2012 fino a 9% nel 2020 (sempre la media del decennio precedente), e esportazione sempre fermo a 68% sulla produzione.

Già nel 2014 il consumo supera l’esportazione, con ripercussioni pesantissimi sulla bilancia commerciale. Nel 2019 il consumo supera anche la produzione e il mare del nord a tutti gli effetti non è più produttore netto.

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“There’s no Tomorrow”, breve documentario peak oil

Pubblicato da oronero su 17 febbraio 2012

Vi segnalo questo chiarissimo documentario animato stile propaganda anni 50, ovviamente sul picco energetico. Prodotto da Incubate Pictures.

Nessuna novità per i lettori, ma tutto spiegato eccezionalmente bene.

Un dato divertente e spaventoso: Le gomme della tua macchina sono l’equivalente di 28 gallon, o 0,66 barili di petrolio. Io personalmente posseggo sia estivi che invernali, ma presumo che a livello mondiale questo sia un’eccezione. Comunque, 28 gallon x 1 miliardi di macchine al mondo fanno 28 miliardi di gallon, o 670 milioni di barili. Più o meno come quel nuovo elefante della Statoil dello scorso estate.

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Psicologia del picco energetico

Pubblicato da oronero su 15 febbraio 2012

Leggo molto, tanti libri tecnici dei più svariati argomenti, anche se ultimamente sta apparendo narrativa post-picco che mi interessa, e tantissimi blog. Leggo blog di economia e clima, e blog di peak oil, e molte altre cose che non c’entrano qua. Leggo alcuni giornali online per non farmi sedurre da allarmismo e complotti, anche se i giornalisti usano un linguaggio troppo morbido per me: i fatti ci sono, ma non abbastanza nero su bianco. L’unico giornale che stimo, se si può usare questa parola in un contesto linguistico, è il Financial Times, al quale sono abbonata online, appunto perché non usano parole morbide. Leggi il seguito di questo post »

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Brent, una nuova fase

Pubblicato da oronero su 13 febbraio 2012

Non è sfuggito a nessuno che Nature, tramite un articolo in comment, cioè una voce di dibattito rivolto ai non del settore, ha riconosciuto l’argomento peak oil.

È stato giustamente commentato da tutti che l’hanno potuto leggere. Io non avevo voglia di spendere quei 30$ che costa se non si ha l’abbonamento, quindi mi sono affidata alla recensione di Ugo Bardi. Alla fine dell’articolo ci sono anche i link ad altri articoli che commentano il comment. Anche la mitica Gail Tverberg ha aggiunto la sua recensione, qua il link a EnergyBulletin. Leggi il seguito di questo post »

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Report 117 su peak oil sotto il tappeto

Pubblicato da oronero su 23 gennaio 2012

Secondo il Daily Telegraph nel marzo 2009 è uscito un documento sul peak oil, preparato dal australiano BITRE – Bureau of Infrastructure, Transport and Regional Economics per il ministro delle infrastrutture Anthony Albanese.

Ma il documento non è mai stato pubblicato. Il contenuto era troppo controverso. Invece è stato mandato a vari organizzazioni europei, il che probabilmente spiega come un francese di nome Jean-Marc Jancovici è riuscito a pubblicarlo sul web sotto il nome “Report 117: Transport Energy Futures — Long Term Oil Supply Trends and Projections”. Leggi il seguito di questo post »

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