Spesso si legge sui blog economici e anche qualche volta nei giornali, che uno degli effetti della crisi finanziaria è la difficoltà per le aziende di farsi prestare soldi dalle banche, soprattutto a degli interessi convenienti. Questo potrebbe influire negativamente sugli investimenti nelle energie rinnovabili, flussi che sono comunque molto facili da prevedere e calcolare, oltre a rappresentare un futuro un pochino più sostenibile e migliorare le nostre possibilità di decrescere la società senza troppi dolori nei prossimi decenni.
Quindi sarebbe auspicabile che la gente potesse prendere in mano propria la questione energetica, anche senza agevolazioni statali, ma soprattutto senza interventi del governo, che complicando tutti gli iter mettono bastoni tra le ruote. Gli unici interventi permessi dovrebbero aiutare a superare gli ostacoli tipo NIMBY (Not In My Back Yard).
In un contesto meno burocratico, più favorevole all’imprenditoria, troviamo il metodo di finanziamento dei progetti chiamato “crowd funding”, che funziona sia su scala piccolissima che su scala grandissima. La pagina wiki è piena di esempi di artisti che sono riusciti a finanziare i tour, o il lancio di un nuovo disco, tramite campagne di crowd funding su Internet, ma non vedo perché non dovrebbe funzionare anche con le rinnovabili.
Un esempio potrebbe essere un paio di piccoli comuni agricoli che si mettono insieme per comprare a dei prezzi migliori, l’unione fa la forza, un impianto di energia eolica, o solare. Mentre senza sussidi statali potrebbe non essere una buona idea per un privato a investire nel solare, a meno che non pensa veramente a lungo termine, se si riesce ad avere i vantaggi di scala nel comprare le installazioni, e poi anche vendere l’eccesso di energia, e i certificati di emissione, non dovrebbe essere impossibile portare il progetto a redditività.
Questa soluzione funziona quando a livello comunale ci sono già sia i soldi, che, e soprattutto, le persone capaci di convincere la comunità. Pannelli solari hanno dei tempi d’ammortamento lunghissimi, e tempi lunghi anche per arrivare a redditività, anche se i libri dimostrano utili netti.
Googolando ho trovato solo questo progetto:
Solar Mosaic Oakland, che raccogliendo $500.000 installerà 140KW di pannelli solari sui tetti di sette palazzi del comune di Oakland.
“Now, for the first time, there’s a way for every person in the country to ‘go solar’ by buying tiles in a community solar project.”
Ma è sicuramente solo il primo di molti.
Ma se un privato vorrebbe investire nel solare, e non ha i soldi, come fa?
Si potrebbe pensare a una soluzione dove un’impresa solare agisca come banca. La gente riceverebbe interessi EURIBOR a 12 mesi (oggi a 2,148), più di quanto ti da la banca, e la possibilità di guadagnarci qualche cosa se il prezzo dell’elettricità aumenta. Ovviamente non si tratterebbe di conti in banca con la garanzia, quindi l’impresa deve tenere un tasso più alti di liquidità di quanto si permette una banca. Che ne so, 25%?
In questo caso, l’impresa riceve dei soldi a delle condizioni molto favorevoli, e i risparmiatori guadagnano più di quanto prenderebbero mettendo i soldi in banca.
Prima parlavo di scala anche più grande. Li si potrebbe pensare a qualche azienda agricola enorme, magari produttore di latte. Installando un caseificio accanto alle stalle, con pipeline direttamente dai robot si risparmierebbe probabilmente migliaia di km di trasporto su ruote ogni anno. Poi potrebbero usare il calore del latte per il riscaldamento dell’azienda agricola, e costruire “pipeline” anche dalle stalle per il letame (fertilizzanti), per portarlo direttamente in dei pozzi centralizzati in mezzo ai campi di grano. Da li basterebbe usare dei lunghissimi tubi per collegare questi “pozzi” a dei macchinari per la fertilizzazione. I macchinari devono purtroppo usare un carburante fossile per distribuire il tutto, ma in futuro anche questi potrebbero essere operati da pannelli solari, con un cavo in parallello al tubo del fertilizzante. Ci sono soluzioni innovative, basta cercarli. Tutto questo finanziati da un crowd, in forma di soldi immessi all’attività come se fosse una banca.
Più difficile sarà ricevere i finanziamenti per un’impianto di biogas, che costano parecchio, fino a 2 milioni di euro. Un finanziamento possibile sarebbe dare i propri soldi in cambio a dei buoni per i prodotti dell’azienda, ovviamente se abiti vicino. L’idea rimane quella di costruire un’azienda agricola a grande scala ma a zero uso di fonti fossili.
Una famiglia che compra 4 litri di latte la settimana, spende ca 16 euro al mese, oppure 192 euro all’anno. Con un interesse di 5%, se la famiglia ha investito 1000 euro, riceve indietro 50 euro (bisogna comunque dichiararlo come capitale) oltre alla parte del prestito che deve esser ripagato. Se i termini dicono 10 anni, allora la famiglia prende 150 euro in forma di latte. L’anno dopo 1000-100=900×5% = 45 euro +100 di ammortamento = 145 euro di latte. Etc.
In questo modo ci vogliono 2000 famiglie che investendo 1000 euro a testa fanno in modo che l’azienda agricola più grande della zona possa mettere su quell’impianto a biogas, indubbiamente uno delle nostre fonti future di carburanti.
La buzz word futura da imparare quindi è Crowd Funding.
Segnalatemi pure altre iniziative di crowd funding se ne conoscete qualcuna!








