Visto che le rinnovabili possono vincere solo quando le <ironia>energie vere e proprie<ironia/> perdono, ci si poteva aspettare che l’abolizione del piano energetico nazionale fosse bullish per le aziende italiane delle rinnovabili quotate in borsa. E infatti, così è stato. Su alcune l’effetto referendum era anche più forte che l’effetto Merkel.
| Azienda | Dal 13/6 mattina al 14/6 chiusura, % |
| Kerself , KRS.MI | 8,54 |
| Greenvision Ambiente, VISA.MI | 4,22 |
| EEMS, EEMS.MI | 4,31 |
| Pramac, PRAM.MI | 5,82 |
| Terni Energia, TRNI.MI | 2,07 |
| Beghelli, BE.MI | 3,33 |
| Kinexia, KINX.MI | 2,73 |
| Alerion, ARN.MI | 1,33 |
| Ergycapital, ECY.MI | 11,59 |
| KR Energy, KAIT.MI | 8,95 |
| Enel Green Power, EGPW.MI | 1,56 |
| Falck Renewables, AA4.MI | 0,68 |
Tutti quanti hanno reagito con un salto di gioia. Si sono però dimenticati, e fra poco se lo ricorderanno, che saltando il PNE, anche il futuro delle rinnovabili è tutto da riscrivere. Speriamo che si mettono a scrivere entro breve, perché per alcuni pochi versi l’Italia sembrava finalmente sulla strada giusta.
L’Italia ha investito qualcosa in più nelle energie rinnovabili l’anno scorso rispetto alla media mondiale, e il consumo totale di rinnovabili è arrivato a ca 17Mtoe, quasi il 10% del consumo di energia totale.
Dal 1990 in poi le rinnovabili non-idro cominciano lentamente a crescere. L’anno scorso, nel 2010, solare, eolico etc sono aumentati di 22% e costituiscono ormai un terzo delle rinnovabili totali, e più di 3% del consumo di energia primaria totale.
Il consumo delle rinnovabili non è mai cresciuto così tanto prima, l’ultimo record era del 2003 con il 19%. A dire la verità, era dal 2004 che l’Italia non investiva al ritmo globale:
Neanche il prezzo del petrolio in forte crescita è riuscito a spingere gli investimenti nelle rinnovabili oltre il 9-10% durante i 5 anni precedenti il 2010. Ma grazie agli investimenti fatti negli anni 90, il consumo di energia da fonti rinnovabili non-idro in Italia negli ultimi venti anni è comunque cresciuto di 622%, mentre la cifra mondiale è di 463% (senza Italia, 459%).
Purtroppo, vista la notevole crescita del consumo di energia primaria di 116% dal 1965 ad oggi, ovvero da 79Mtoe a 172Mtoe,
anche la crescita delle rinnovabili di 6centoerotti% negli ultimi 20 anni non ci arriva. La percentuale delle rinnovabili in Italia, idroelettrico incluso, è decisamente più bassa oggi che nel 1965:
Da più di 13% nel 1965 a meno di 10% oggi.
Per fare in modo che quei 17Mtoe di rinnovabili che consumiamo oggi rappresentino di nuovo il 13% del consumo totale, dovremmo con qualche sforzo e parecchi sacrifici tornare a consumare 122 Mtoe, cioè il livello del 1971. Si può fare, non era certo il medioevo nel 1971. Bell’anno tra l’altro, ci sono nata.
In alternativa, calcolando con 5% di crescita delle rinnovabili, e 1% di contrazione del consumo totale, arrivo al 2015 con 163 Mtoe di consumo di energia, di cui 21 sono rinnovabili, sia idro che tutti gli altri. Il 13%. 163 Mtoe sarebbero il livello del 1997. Ancora meno medioevale del 1971. Scommetto che avevi già scartato la Uno della nonna per un modello con più impatto.
Ridurre i nostri consumi fino ad un livello di 14 anni fa non sarà impossibile. Soprattutto perché in realtà ci troviamo già al livello del 1995, se guardiamo il consumo di energia pro capite in Italia. Siamo sulla buona strada verso uno scenario Olduvai. Il consumo di energia primaria pro capite ha piccato nel 2004, un anno prima del picco del consumo massimo, ed è ora al livello del 1995, di 2,85 toe all’anno.
I dati per la popolazione sono di Istat.
Il piccolo gancio in sù del 2010 è destinato a invertire e continuare in giù, a meno che non ci sia stata da dicembre in poi una brusca frenata alla crescita della popolazione, in combinazione ad un aumento della produzione industriale, e un aumento del traffico automobilistico. Altrimenti, e sono convinta che sarà così, ci saranno meno iPad per tutti.








