O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

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Effetto referendum e le rinnovabili in Italia

Pubblicato da oronero su 14 giugno 2011

Visto che le rinnovabili possono vincere solo quando le <ironia>energie vere e proprie<ironia/> perdono, ci si poteva aspettare che l’abolizione del piano energetico nazionale fosse bullish per le aziende italiane delle rinnovabili quotate in borsa. E infatti, così è stato. Su alcune l’effetto referendum era anche più forte che l’effetto Merkel.

Azienda Dal 13/6 mattina al 14/6 chiusura, %
Kerself , KRS.MI 8,54
Greenvision Ambiente, VISA.MI 4,22
EEMS, EEMS.MI 4,31
Pramac, PRAM.MI 5,82
Terni Energia, TRNI.MI 2,07
Beghelli, BE.MI 3,33
Kinexia, KINX.MI 2,73
Alerion, ARN.MI 1,33
Ergycapital, ECY.MI 11,59
KR Energy, KAIT.MI 8,95
Enel Green Power, EGPW.MI 1,56
Falck Renewables, AA4.MI 0,68

Tutti quanti hanno reagito con un salto di gioia. Si sono però dimenticati, e fra poco se lo ricorderanno, che saltando il PNE, anche il futuro delle rinnovabili è tutto da riscrivere.  Speriamo che si mettono a scrivere entro breve, perché per alcuni pochi versi l’Italia sembrava finalmente sulla strada giusta.

L’Italia ha investito qualcosa in più nelle energie rinnovabili l’anno scorso rispetto alla media mondiale, e il consumo totale di rinnovabili è arrivato a ca 17Mtoe, quasi il 10% del consumo di energia totale.

Dal 1990 in poi le rinnovabili non-idro cominciano lentamente a crescere. L’anno scorso, nel 2010, solare, eolico etc sono aumentati di 22% e costituiscono ormai un terzo delle rinnovabili totali, e più di 3% del consumo di energia primaria totale.

Il consumo delle rinnovabili non è mai cresciuto così tanto prima, l’ultimo record era del 2003 con il 19%. A dire la verità, era dal 2004 che l’Italia non investiva al ritmo globale:

Neanche il prezzo del petrolio in forte crescita è riuscito a spingere gli investimenti nelle rinnovabili oltre il 9-10% durante i 5 anni precedenti il 2010. Ma grazie agli investimenti fatti negli anni 90, il consumo di energia da fonti rinnovabili non-idro in Italia negli ultimi venti anni è comunque cresciuto di 622%, mentre la cifra mondiale è di 463% (senza Italia, 459%).

Purtroppo, vista la notevole crescita del consumo di energia primaria di 116% dal 1965 ad oggi, ovvero da 79Mtoe a 172Mtoe,

anche la crescita delle rinnovabili di 6centoerotti% negli ultimi 20 anni non ci arriva. La percentuale delle rinnovabili in Italia, idroelettrico incluso, è decisamente più bassa oggi che nel 1965:

Da più di 13% nel 1965 a meno di 10% oggi.

Per fare in modo che quei 17Mtoe di rinnovabili che consumiamo oggi rappresentino di nuovo il 13% del consumo totale, dovremmo con qualche sforzo e parecchi sacrifici tornare a consumare 122 Mtoe, cioè il livello del 1971. Si può fare, non era certo il medioevo nel 1971. Bell’anno tra l’altro, ci sono nata.

In alternativa, calcolando con 5% di crescita delle rinnovabili, e 1% di contrazione del consumo totale, arrivo al 2015 con 163 Mtoe di consumo di energia, di cui 21 sono rinnovabili, sia idro che tutti gli altri. Il 13%. 163 Mtoe sarebbero il livello del 1997. Ancora meno medioevale del 1971. Scommetto che avevi già scartato la Uno della nonna per un modello con più impatto.

Ridurre i nostri consumi fino ad un livello di 14 anni fa non sarà impossibile. Soprattutto perché in realtà ci troviamo già al livello del 1995, se guardiamo il consumo di energia pro capite in Italia. Siamo sulla buona strada verso uno scenario Olduvai. Il consumo di energia primaria pro capite ha piccato nel 2004, un anno prima del picco del consumo massimo, ed è ora al livello del 1995, di 2,85 toe all’anno.

I dati per la popolazione sono di Istat.

Il piccolo gancio in sù del 2010 è destinato a invertire e continuare in giù, a meno che non ci sia stata da dicembre in poi una brusca frenata alla crescita della popolazione, in combinazione ad un aumento della produzione industriale, e un aumento del traffico automobilistico. Altrimenti, e sono convinta che sarà così, ci saranno meno iPad per tutti.

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Nucleare in Germania e la tua bolletta

Pubblicato da oronero su 30 maggio 2011

La Germania ha deciso di non avvalersi più dell’energia nucleare dopo il 2022. Almeno questo vorrebbe la coalizione che attualmente governa il paese. Solo che i quattro grandi fornitori di energia alla Germania, tra cui la svedese Vattenfall (gli altri sono E.On, RWE e EnBW) avranno problemi giganteschi a sostituire l’energia mancante. Vattenfall per esempio potrebbe anche fare bancarotta, visto che ha fatto enormi investimenti nel nucleare tedesco. Il paese si terrà giusto una centrale, in modo stand-by, per salvare la fornitura di elettricità dai colli di bottiglia. Tenere una centrale nucleare in stand-by costa almeno 50 milioni di € all’anno.

Il futuro tedesco per l’energia sarà invece molto più fossile di oggi, rendendosi ancora più dipendente dalla Russia. Solo che l’orso fra pochi anni non sarà più in grado di soddisfare la domanda europea di idrocarburi, ancora meno di sostituire il nucleare europeo. Nella tesi di uno studente di Aleklett viene descritto come l’Europa deve aumentare l’importazione di gas naturale del 90% fino al 2030, principalmente dalla Russia e dalla Norvegia. I calcoli danno che la Norvegia avrà il peak gas nel 2020, e la Russia nel 2035. Per il 2030 la produzione norvegese sarà in forte declino, alcune stime parlano di 20 bcm meno di oggi, quindi da li non potranno arrivare le quantità di cui abbiamo bisogno. Dalla Russia arriveranno forse il 45% in più. La eventuale crescente capacità esportativa della Russia, da per esempio le isole Sakhalin, andrà verso Cina e altri paesi asiatici in espansione, non verso l’Europa.

Quindi la decisione tedesca si traduce in carbone, un’altra di quelle materie prime che continua ad apprezzarsi, tra l’altro senza dimostrare nessuna debolezza, come avviene per gas e petrolio.

Nel 2005 è stato introdotto in Europa il sistema dei diritti di emissioni che sarà ulteriormente esteso nel 2013. Finora gli impianti di produzione di energia elettrica hanno ricevuto a gratis i loro diritti, uno dei fattori che hanno aumentato le bollette a tutti i cittadini europei, mentre i produttori riuscivano ad aumentare i margini. Fra due anni invece i giganti dell’elettricità dovranno pagare i diritti, e sarà la fine dei loro guadagni, se non raddoppiano ancora la nostre bollette.

Se prendiamo l’esempio della Vattenfall si vede che nel 2010 ha emesso ca 91 milioni di tonnellate di CO2. La statale svedese sta costruendo altre due impianti a carbone in Germania, e saranno altre 15 milioni di tonnellate. I diritti di emissione vengono ora scambiati a ca 18,50 euro/tonnellata. 106 Mtonnellate x 18,50 euro = 1.961.000.000 € ovvero 1,9 miliardi di Euro solo per emettere CO2. Operating income del gigante svedese era di 1,3 miliardi per le stesse aree di attività. Lascio al lettore calcolare cosa significa per la sua propria bolletta, ovviamente andandosi a cercare questi stessi dati per l’Italia. Forse lo farò io più avanti. Una stima timida potrebbe essere un raddoppiamento da qua al 2020.

E comunque avremo peak coal nel 2025.

Io penso che la decisione tedesca verrà disfatta, perché significa anche un enorme contrattempo per il clima. Ogni TWh prodotta dal nucleare che deve essere sostituito da idrocarburi, emette un’altra tonnellata di CO2.

E per chi non mi crede, dicendo che verrà tutto sostituito dalle tecnologie nuove, ho come al solito prodotto un grafico:

Per sostituire il nucleare la Germania comprerà energia nucleare dalla Francia, e gas naturale dalla Russia. Per quanto riguarda l’eolico on-shore hanno già sfruttato al massimo il territorio la dove il vento c’è.

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Prezzo del petrolio, aggiornamento

Pubblicato da oronero su 23 agosto 2010

Come al solito, gli esperti non sono d’accordo, né sul prezzo né sul motivo del declino della produzione. Leggi il seguito di questo post »

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