O R O N E R O

Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to pause and reflect. Mark Twain

Archive for the ‘Petrolio’ Category

Annuncio di servizio: Migrazione blog

Posted by oronero su 16 luglio 2012

Ciao cari

Sto migrando il blog. Il nuovo indirizzo è www.osservamondo.com (non c’era più nessun tipo di dominio libero con la sola parola oronero) su piattaforma blogger invece di wordpress.

Ho inserito tutti gli articoli e anche i commenti sono presenti. Il modello non è ancora quello definitivo, continuerò a cambiare l’aspetto finché non ho trovato quello giusto, con spazio per tutti gli extra che mi piacciono.

Vi invito a leggere la sezione “Sul blog” per informazioni sull’uso di cookies.

beijos

A

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TA, Brent

Posted by oronero su 13 luglio 2012

Come ci si poteva aspettare, i numeri taroccati della crescita cinese sono arrivati perfettamente in linea con quello che la comunità investitrice voleva sentire. Il Brent di conseguenza ritenta di rompere la resistenza intorno a 100-101 e va anche a toccare la MM50.

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Anche TOD ha problemi con i decline rate di Maugeri

Posted by oronero su 10 luglio 2012

Segnalo solo dalla mia postazione vacanziera che TheOilDrum ora ha fuori un’articolo guest post di Stephen Sorrel, che anche lui come me raggiunge la conclusione che qualcosa non quadra con i decline rate che Maugeri ha usato per annunciare la sua rivoluzione petrolifera. Ovviamente l’articolo di Sorrell è molto più chiaro e leggibile del mio, e dimostra come il prezzemolino per pura ignoranza scientifica paragona mele con arance.

The bottom line is that Maugeri has made some very optimistic assumptions about global average decline rates, failed to provide adequate justification for them and misrepresented the estimates made by others. Adopting more realistic estimates would significantly change his results.

Al momento non ci sono commenti all’articolo.

 

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I numeri della rivoluzione

Posted by oronero su 27 giugno 2012

È uscito il report di Maugeri, scritto come fellow all’interno del “The Geopolitics of Energy Project” del Belfer Center del Kennedy School of Government di Harvard. Il Belfer Center è finanziato in parte dalla BP, quindi Maugeri è finanziato dalla BP.  L’anno è il 2012, elezioni americane, con tutto quello che significa per il prezzo della benzina al pubblico americano.

Il report si intitola OIL: THE NEXT REVOLUTION e estrapola una produzione petrolifera per il 2020 di 49 milioni di barili sopra gli attuali 93. Dopo che Maugeri detrae barili dovuti al mancato completamento di alcuni progetti, il numero scende a 29 milioni di barili.

Poi il nostro fellow aggiunge la depletion rate, nel glossario del documento descritto come “Il declino naturale della produzione di un giacimento dopo anni di produzione. Potrebbe essere parzialmente compensato dalla crescita delle riserve.” Questo ci toglie più di 11 milioni, e l’aumento quindi si ferma a 17,6 milioni di barili. In più, di produzione giornaliera, rispetto a oggi. Leggi il seguito di questo post »

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Che differenza fa l’aumento di produzione?

Posted by oronero su 23 giugno 2012

Il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente ormai dall’inizio di aprile.

Il Brent ha fatto un vero death cross l’8 giugno, cioè una media mobile a 50 periodi (in questo caso giorni) che scende sotto la MM200, dove però anche la MM200 è in discesa. L’ultimo incrocio del 29 settembre era un death cross falso visto che la MM200 stava ancora salendo:

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Capacità di raffinazione e il prezzo del petrolio

Posted by oronero su 16 giugno 2012

Quando nel dicembre 2005 la produzione di uno dei greggi più ricercati del mondo, il Bonny Light nigeriano, è sceso di quasi 30% su base mensile da gennaio 2006 all’aprile 2009 (-17% su base annua), ha certamente collaborato con la domanda mondiale in forte aumento per far schizzare in alto il prezzo del petrolio, finito a $147, prima di crollare.

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Peak oil e le compagnie aeree

Posted by oronero su 6 giugno 2012

Cosa succederà ai trasporti aerei quando le compagnie non avranno più nessun margine di guadagno? Una risposta è ovviamente che il traffico aereo privati come lo conosciamo oggi sparirà.

Ho ascoltato l’intervento ASPO “Can we fill the gap” di Charles Schlumberger, il responsabile per trasporti aerei alla banca mondiale. Schlumberger ha un curriculum di tutto rispetto con una lunghissima esperienza nel settore.

Il discorso è del 2010, ma l’ha poi rifatto un poco modificato in altre occasioni. Si sottolinea che Schlumberger parla alla conferenza ASPO come persona privata convinta di uno scenario peak oil, e non nella sua veste di superconsulente. Leggi il seguito di questo post »

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Infatti il picco ancora non c’è. Analisi tecnica

Posted by oronero su 31 maggio 2012

In settembre 2011 ho scritto che da un punto di vista dell’analisi tecnica, utile strumento per cercare pattern e trend nei dati, in aprile 2011 non avevamo ancora visto il picco della produzione di petrolio convenzionale.

Se guardiamo quindi la produzione secondo un punto di vista del chartista, ad aprile 2011 non eravamo ancora in peak oil. Mancano i dati degli ultimi quattro mesi, per sapere se l’inizio della nuova recessione abbia rotto o no il canale in giù.

Andando a ripescarmi lo stesso grafico con i dati per gli ultimi mesi del 2011 mi sono data ragione per tutte le volte che ho detto che recessione e demand destruction occidentale non importano un fico secco quando Chindia sta ancora crescendo.  Canale rialzista della produzione ininterrotta: Leggi il seguito di questo post »

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L’effetto del Export Land Model sull’Italia

Posted by oronero su 26 marzo 2012

L’esercizio di oggi è di quantificare l’effetto del ELM sull’Italia, cercando di capire per quanti anni l’Italia può ancora importare petrolio. Di petrolio ce ne al mondo, ma ancora non sappiamo se ci sarà sempre un mercato.

Per prima cosa bisogna capire quanto petrolio viene prodotto nel mondo. Includendo anche i recenti “altri liquidi”, quelli per i quali usiamo tanta energia per produrli quanta ne viene fuori. Pazienza, è energia meno pregiata.

Per i miei scopi devo fare una previsione della produzione futura. Dal grafico si vede che la produzione di petrolio vero e proprio è ferma dal 2005.  Visto che ormai anche la IEA è convinta che il plateau di produzione di petrolio convenzionale sia stato raggiunto, stimo=indovino fino al 2015 un aumento di 0,5% all’anno, poi un declino di 1,5% all’anno. Comunque molto meno di per esempio quei 6% di declino annuale dei giacimenti nordatlantici. È pur sempre possibile che arrivino gli unicorni a produrre petrolio pesante e sabbioso al ritmo di un petrolio convenzionale.

Il processing gain pare in lieve aumento sulla produzione di greggio. Dal 1980 ad oggi è raddoppiato, anche se lo sviluppo dal 2004 è rallentato.

Non sapendo quanto si possa migliorare ancora, lo stimo a quel 3% degli ultimi 6-7 anni.

La produzione di natural gas plant liquids sta crescendo, ma purtroppo non riesco a trovare i numeri sulle riserve. Si tratta di gas fossile con una quantità importante di idrocarburi pesanti, frazionabile in alcuni gas diversi e infine benzina. Lascio crescere questa categoria di 2% per ancora un decennio e poi diminuire al ritmo di 1,5%.

Gli “Other liquids” sono cresciuti in media 2,5% dal 2000 ad oggi. Li faccio crescere di 2,5% all’anno, da qua e per sempre, perché sono certa che ne verranno sempre prodotti di più, anche quando non avremo petrolio. Il petrolio finisce, le braccia no.

Il tutto si presenta così:

Totalmente irrealistico, come tutte le stime. Forse l’Africa è davvero la nuovo Arabia. Oppure non lo è e allora il declino di produzione sarà molto più rapido di quanto disegnato da me.

Per capire poi quanto di questo petrolio è esportabile devo detrarre il consumo dei produttori del petrolio. Molti dei produttori stanno ancora aumentando il consumo di petrolio, in parte perché il petrolio viene prodotto in paesi poco industrializzati e stanno giusto incominciando a tagliarsi fette di torta, in parte perché tanti di quei paesi sono poco o per finta democratici, dove l’unico modo per tenere tutti belli tranquilli è garantire alla popolazione energia a basso costo grazie a sostanziose sovvenzioni. Soprattutto i paesi arabi hanno avuto crescite del consumo esponenziali negli ultimi decenni.  Il grafico multiplo rende l’idea, tutto in migliai barili al giorno:

Nel prossimo grafico ho tracciato la produzione mondiale di petrolio, linea blu, contro il petrolio teoreticamente disponibile per l’esportazione tolto il consumo di alcuni grandi produttori. Ho stimato per Arabia Saudita e Russia una crescita del consumo di 2,5% all’anno per un decennio, e poi decrescita di 1% per il resto del periodo. Stati Uniti da subito -1% all’anno, dati EIA fino all 2011:

Ovviamente poi bisogna togliere il consumo del Messico (-1%), Cina (2,5% per 5 anni, poi -1%), Brasile (2,5%, -1%), Canada (-1%), Iran (2,5%, -1%), Iraq (2,5%, -1%), UAE (2,5%, -1%), Venezuela (2,5%, -1%), Kuwait (2,5%, -1%)e Indonesia (2,5%, -1%). Tutti produttori che avranno precedenza sul mercato del petrolio. E vogliamo competere con la Germania? Via anche il consumo della Germania. E poi via il consumo del produttore di materie prime Australia, il consumo del pur sempre forte Giappone, Africa – sempre materie prime sono, India, Corea del Sud, Francia e Granbretagna.

Dopo i consumatori forti rimane questa quantità di petrolio sul mercato:

Italia a questo punto deve solo competere sul mercato petrolifero con: Grecia, Spagna, Polonia, Turchia, Svezia, Norvegia, Finlandia, e altri europei piccoli consumatori o deboli economicamente, Singapore, Taiwan, Hong Kong, Argentina, il resto del Sudamerica, altri paesi orientali e mediorientali etc., insomma tutto il resto del mondo.

Dal 1992 al 2006 questi paesi hanno aumentato stabilmente ma lentamente il consumo di petrolio:

Ma dopo il 2006 come gruppo il consumo si trova su un plateau. Alcuni di questi paesi sono più deboli degli altri e faccio decrescere il consumo di 0,5% all’anno, come gruppo.

Riassumo. La produzione di petrolio aumenta di 0,5% fino al 2015 e poi declina. Arabia Saudita, Cina, India, Russia, Africa e alcuni altri paesi aumentano il consumo di 2,5% per alcuni anni e poi decrescono. Per l’area OCSE ho deciso per una decrescita di 1% da subito. Economie deboli decrescita.

Infine, per l’Italia scometto su una decrescita del 2% all’anno, d’ora in poi.

E allora la quantità di petrolio disponibile sul mercato tracciato contro il consumo dell’Italia, si presenta così:

A giudicare dal grafico è dal 1995 ca che l’Italia un po’ deve lottare per avere quei barili in più. Quali sono i paesi che non se lo sono potuto permettere, lasciando sul mercato i barili pescati dall’Italia?

Con i miei parametri molto miti è solo dal 2024 che mancherà permanentemente un surplus sul mercato delle esportazioni. Ovviamente i guai non iniziano nel 2024, ma molto prima. È probabile che gli Stati Uniti useranno forza per avere il petrolio che manca. E qualsiasi petrolio in più, grazie a shale oil e greggi pesanti canadesi, andrà alla Cina.

L’Italia ha comunque pochissimi anni di finestra per cambiare l’infrastruttura del paese in uno non dipendente dal petrolio. Vorrei vedere un piano del Dipartimento dell’energia, e un altro dell’esercito, e uno delle varie difese civili, e poi certamente i piani d’urto dei comuni. Avanti, mandatemeli!

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TA sul Brent 21/03/12

Posted by oronero su 21 marzo 2012

Dieci mesi fa ho scritto che il Brent dal gennaio 1999 era cresciuto al ritmo di 22% all’anno.  Mancano ancora due mesi ma facendo la solita operazione A = P(1 + (r/n))nt  e risolvendo per r con A=124$, P=10$ e il numero di anni 13 anche se ci siamo solo quasi, mi viene un r = 21,3% di crescita annualizzata. Dal 1999. Abbiamo ancora due mesi di suspence per arrivare ai 22%.

Ai tempi un commentatore ha corretto il mio valore iniziale mettendolo a ca 17,5$ invece che 10$, il che avrebbe  dato r=16,9%. I suoi motivi sono validi, ma lo sono anche i miei. Analisi tecnica non è esattamente una scienza. Una parte importante è riconoscere a occhio pattern e trend. E il mio trend di 22 si sposa perfettamente con i bassi del prezzo fino al crollo del 2008.

Il grafico in scala semilog. I 1175% di crescita in 13 anni corrispondono incirca a quei 22% che continuano a valere.

Ma il commento diceva anche “Quando usiamo una retta per rappresentare una tendenza, bisogna che l’area dello scarto negativo uguagli quella dello scarto positivo.” Se guardiamo sopra, vediamo che il prezzo è rimbalzato sulla linea del trend per tre volte, prima di tendere l’elastico talmente tanto che la correzione ha portato il prezzo a scendere sotto quello che era stata per anni una linea di supporto. Se il commentatore ha ragione sullo scarto negativo uguale a quello positivo, il prezzo potrebbe continuare il trend del 22%, rimanendo per molti anni sotto quello che ora è una linea di resistenza.

Poi in ottobre 2011 ho scritto che  forse si stava formando un bull flag. In quel caso avevo ragione, e di seguito ha rotto sia la resistenza di 115$, che la seguente di 120$. Per due volte il prezzo ha cercato di stabilirsi sopra il picco precedente del aprile 2011 di 126$, ma ora è di nuovo sui 124$.

Il trend principale è in ascesa, dopo il golden cross che si è formato il 23 febbraio quando la media mobile 200 è stata superata dalla media mobile 50, entrambi in salita. Quando è successo l’ultima volta il 15 settembre 2010 il prezzo è stato il salita per 7 mesi di fila.

Dal grafico sotto con le candlesticks si vede bene che ci troviamo in un bel canale rialzista, che dovrebbe continuare ancora per qualche mesetto.

In questo momento non ci sono motivi per pensare che il prezza debba correggere più di tanto, ma non dimentichiamo che c’è anche la resistenza in forma del picco dell’anno scorso. Dopodiché ci attende il All Time High di 147$.

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